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  • Andiamo all'osteria

    Le osterie di un tempo erano un po’ tutte uguali e con la stessa atmosfera: una sala con il bancone, una piccola cucina, e, solitamente, l’insegna gialla “Birra Wuhrer” accanto alla porta, l’ombra del pergolato di uva Frambosa e il campo da bocce posto sul fianco. Da sempre il luogo preferito di bevitori, giocatori di carte, contadini e mediatori… le donne, invece, vi entravano solo ed esclusivamente per recuperare il marito: “Ciuccu cumme in asi”… Un posto che nel mezzodì si trasformava in sala da pranzo, dove, con le dovute fatiche degli osti, si apparecchiavano i tavoli, costringendo gli abituali avventori a riconsegnare le carte da briscola, tracannare il bicchiere di rosso e sloggiare al più presto.

    Chi meglio di Maria Pina, figlia di un oste e di una cuoca, può descrivere sapori, profumi e gesti tipici di questi locali che da sempre hanno affondato le loro radici dentro alla vita quotidiana di un paese? Così mi racconta l’interno di quelle che erano le osterie di Bedonia fino agli anni ‘60, probabilmente con qualche rimando anche alla sua, quella “du Perìtu”, dove è nata e cresciuta con i suoi genitori.

    Ad ascoltare alcuni particolari c’è da non crederci, talmente lontani dall’oggi che sembrano testimonianze risalenti al medioevo. La vitalità di un’osteria era ben rappresentata, oltre che da “rossi” e “bianchi”, dal fumo. La gran parte degli avventori fumava: sigaro, pipe e sigarette, tutte senza filtro e arrotolate a mano, con tabacco e cartine conservate in un piccolo sacchetto di carta, il "bu-etéin".

    Appese alle pareti c’erano delle tavolette di legno con incollato sopra un foglio di “carta a vetro”, servivano per accendere i fiammiferi di legno, i bricchetti. Vicino ad ogni tavolo, sempre nel muro, c’era un cartello metallico con scritto: “LA PERSONA CIVILE NON SPUTA IN TERRA E NON BESTEMMIA”, con indicato sotto l’articolo di legge e la sanzione in caso di inosservanza, mentre per terra, vicino ad ogni tavolo, c’era… la sputacchiera, che serviva per “battere” la cenere, ma soprattutto per coloro che il tabacco lo masticavano, anzi lo “ciccavano”. 

    I posacenere ancora non c’erano, quelli pubblicitari, donati dalle ditte di liquori, arrivarono successivamente: e così il pavimento era ricoperto da un tappeto di mozziconi di sigarette, tabacco e cenere. Le cicche venivano poi raccolte da alcuni anziani, che, dopo aver recuperato e fatto seccare quel poco tabacco che restava, lo vendevano ai fumatori di pipa per poter guadagnare qualche palanca extra.

    Tra il bancone del bar e la cucina c’era solitamente un mobile in legno, rivestito internamente da fogli di lamiera, con quattro scomparti: tre per mantenere al fresco carne, burro, bibite e altre vivande, mentre uno conservava il ghiaccio. Quest’ultimo prezioso elemento, non facile da produrre e conservare, veniva consegnato tutte le mattine da u Curàdu du Barbìsu per mezzo di un carrettino pieno di parallelepipedi ghiacciati, prodotti dalla ditta Felloni Domenico nella ghiacciaia, quella che si trovava su dal “Cristo”.

    Le osterie presenti nel capoluogo, nella metà del secolo scorso, erano: Pelinu (Bar Concordia), U Rìssu "Locanda Mercato", Sapettón (La Pergola), Mantelli (Bar D Caffè ed ex Bar Sport Botti), Moretto "Serpagli e Palanche", Perìtu (via Trento), Zabétta (Bar Italo), Soffientini (Via Vittorio Veneto), Bindeléin (poi Giuvachéin, oggi La Pieve, via Divisione Julia), Gino Mallero (Ex Gino Vaccari in Via Don Stefano Raffi), Colomba (poi Richétta/Tre Ponti) e Bagnétta (via Trieste). Dopodichè c'erano quelle che presidiavano le strade di accesso al paese: Franchi (Sopra San Marco), Cervara (Casello/Libbia), U Rìssu (Costa Belvedere), Jüstéin-na (Località Follo/Villa Bertoli).

    Prossimamente andremo nelle frazioni, anche in questo caso con un gran numero di osterie e alloggi. 

6 Commenti

  • Stefano G

    21/01/2020

    Bello e interessante, ma mi permetto due 'battute':

    - non credo che i baristi attuali rimpiangano l'era delle sputacchiere 🧐;
    - il sindaco di Milano Sala ha previsto, a breve, il divieto di fumo alle fermate dei mezzi pubblici e, dal 2030, il divieto di fumo all'aperto. ... fra un po' spariranno anche i posacenere).

    (P.S. non fumo)
    Veramente un ricordo di un mondo che fu 🙄🙂.

  • Fiora du Curado

    21/01/2020

    GRAZIE DI AVER RICORDATO MIO PAPA' CORRADO. LAVORAVA DA FELLONI ED ERA PROPRIO LUI CHE ANDAVA IN GIRO A CONSEGNARE IL GHIACCIO.

  • Giuseppe Beppe Conti

    21/01/2020

    BRAVO GIGI.
    Non tradire mai le tue origini, non dimenticare chi sei stato. La vita è un viaggio e, se non vuoi perderti, devi ricordare sempre da dove sei venuto.

  • Nevudu de Treisette

    21/01/2020

    Bellissimi ricordi. Quante volte sono andato con mio nonno al Casello e da Franchi. Bravo Gigi

  • Peppino Serpagli

    22/01/2020

    E c'era anche il Bar Tripoli, posto tra gli alimentari "Baderna" (molto attivi come latteria) e la tabaccheria che era di fronte al negozio di scarpe dei Raggi. Non ricordo se nella pasticceria Biasotti (ora bar Lucia) vendessero anche alcolici.
    Peppino Serpagli

  • Dolores

    25/01/2020

    Quando ero piccola io (anni 50.60).. era il bar di Italo quello che la mia famiglia frequentava maggiormente. Specialmente la mamma che depositava le borse della spesa... Dopo il giro dei negozi... in attesa della corriera per bardi e quindi x scopolo. Ma era un punto di riferimento e anche il più comodo x le mamme che dovevano accudire i propri bimbi. Da Italo si era come a casa... come molti anni prima... Mia mamma si era trovata protagonista di un piccolo spaccato di vita paesana. Sua madre seppur poco più di ventenne... per il troppo lavoro che durava dalla sua infanzia... era stata colpita da una forma acuta di dolori agli arti e non essendoci ancora la mutua... era andata a Genova a fare la serva ad un dottore che nel contempo la curava. Quando bussò alla sua porta... lei nascose le sue mani deformate dai dolori convinta che se le avesse viste non l'avrebbe assunta.... La prima cosa che dovette fare fu un bucato esagerato.... E passarono i mesi... Senza poter tornare a casa... Nel frattempo nonno Lino mandava avanti casa e campagna... Accudendo anche la piccola Maria (mia madre) che cresceva.
    Poi finalmente arrivò il giorno del ritorno e nonno Lino preparò Maria col suo abito migliore... Le pettinò due treccine e arrivato a Bedonia la nascose dietro una tenda del bar di Italo dicendole di aspettare x fare una sorpresa. Senza però spiegarle a chi... Quando mia nonna arrivò e si apri la tenda... non ci fu una corsa felice della piccola... ma tanti pianti... non avendo riconosciuto la mamma.
    Erano passati lunghi e interminabili 8 mesi... Di pena e dolore per tutti e tre.... x la malinconia... Per il distacco... Era tardi ormai e di corriere non ce n'erano piu'... Così "presero" una stanza a Bedonia... ma non dormirono nemmeno un secondo... La piccola Maria continuava a urlare a suo padre... nel suo ancora incerto parlare... Gu diro a ara me mama che tav'è a fa u ninen con una brutta dunacia.... (lo dirò certo alla mia mamma che vai a letto con una brutta donnaccia)..... Non l'aveva riconosciuta! Ce n'è voluto del tempo per convincere la piccola... ma nemmeno un istante x cambiare idea a sua madre che sentenziò: duru' o ne duru' ne te lasu mai po'... (dolori o no... non ti lascio mai più).

 

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