post commenti
  • La scuola di una volta

    Qualche curiosità originata dai racconti di chi ha frequentato le aule nella prima metà del Novecento. L’occasione è quella di parlare di scuola con Maria Pina, ossia con una persona ai cui tempi l’istruzione era considerata un optional: ma non come oggi, a causa del Coronavirus, bensì per mancanza di mezzi.

    Allora, già ai ragazzini di undici anni, terminate le scuole elementari, si poneva la scelta se andare a lavorare o continuare a studiare. Questa seconda possibilità, però, si dava solo se la famiglia era in grado di affrontare finanziariamente gli studi: infatti, l’unico modo per proseguirli era l’iscrizione a un collegio. C’è infatti da precisare che fino al 1963, a Bedonia, non era presente una Scuola Media Statale e la prosecuzione degli studi poteva avvenire appunto solo presso il nostro Seminario. La retta per i seminaristi era contenuta, ma non solo: i meritevoli e bisognosi potevano anche contare su un trattamento economico di favore.
    I maschi di Bedonia erano dei privilegiati, perché è vero che erano in collegio, ma vicino a casa; anche se al momento dell’iscrizione dovevano dichiarare, per iscritto, che l’intenzione era quella di diventare sacerdoti. All’interno del Seminario era possibile studiare per tre anni di Medie, due di Ginnasio e tre di Liceo Classico, mentre chi decideva di proseguire si recava a Piacenza per altri quattro anni di Teologia.

    Una buona parte di questi ragazzi, terminati i tre anni delle scuole medie o i cinque del Ginnasio, abbandonava il Seminario per proseguire gli studi altrove. Uno dei motivi poteva senz’altro essere imputabile alla “disposizione”, ossia al dover indossare dopo il terzo anno, in IV Ginnasio, l'abito talare: veste nera lunga, abbottonata fino a piedi, e tricorno sul capo: il rito della vestizione avveniva nel giorno dell’Immacolata, l’8 dicembre, e da quel momento si passava anche alla camera/studio singola.
    Inutile sottolineare che le doti scolastiche di questi ragazzi, in gran parte piacentini, erano veramente complete e con un’ottima preparazione in tutte le materie, soprattutto in latino e greco: dei circa 130 studenti presenti in media, molti terminavano il corso, diplomandosi, e in buon numero addirittura proseguivano laureandosi in altra sede.

    Per le femmine, invece, era più difficile proseguire gli studi dopo le elementari. Alcune ragazze si iscrivevano all’Avviamento, una sorta di scuola professionale, esistente anche a Bedonia, mentre chi decideva di conseguire il diploma di terza media o magistrale doveva recarsi in collegio a Compiano, nell’istituto allestito presso un’ala del castello e condotto dalle suore. Per chi invece poteva permetterselo, c’erano naturalmente altri collegi, ma più lontani: Parma, Pontremoli, Bobbio, Chiavari, Rapallo e Piacenza (quest’ultima città solitamente era scelta da chi aveva congiunti preti).  

    Fino alla fine degli anni ’60, a Bedonia, c’era un gran numero di laureati maschi, mentre poche erano le donne, ma solo per la mancanza della scuola media. Per fortuna subito dopo la Seconda Guerra Mondiale, intorno al 1947/48, il lungimirante e benemerito, nonché ex seminarista, Maestro Vittorio Rossi (in foto di copertina) istituì, col contributo dell’Amministrazione Comunale, una Scuola media privata e legalmente riconosciuta che durò fino al 1963, anno in cui divenne Scuola statale. La sede era all’ultimo piano del palazzo comunale e gli insegnanti erano giovanissimi laureati di Parma, tranne alcuni provenienti da Genova. Tra questi, Mons. Francesco Serpagli, ex seminarista, persona preparatissima, colta e amante della musica, anche se con carattere un po’ originale, e il Prof. Mancini, insegnante di matematica, di cui si diceva non fosse laureato, ma che era veramente bravo e capace di rendere facile e comprensibile a tutti la sua materia.

    Le classi erano poco numerose, mediamente di 10-12 alunni, e per frequentarle si doveva pagare una retta mensile: così per molte bambine, Maria Pina compresa, venne l’occasione di continuare gli studi senza allontanarsi dal proprio paese. Gran parte delle ragazze, poi, sceglievano la strada dell’insegnamento: “Mi ricordo anche che per recuperare gli studi venivano tanti ragazzi di Borgotaro, e tra questi ci fu anche il futuro allenatore Eugenio Bersellini”.

    In quegli anni non c’era palestra né professore di educazione fisica, ma era lo stesso maestro Rossi, agile e scattante, a presentarsi nel lungo corridoio per impartire qualche esercizio: le parallele, il salto e, forse ancora impregnato del recente passato, tante marce militari. Al termine del triennio, veniva da Parma una commissione di insegnanti per esaminare e valutare gli studenti.

    Dal 1963, con l’innalzamento della scuola dell’obbligo fino alla terza media, sorsero poi i “Centri di Ascolto” e portarono le scuole medie nelle frazioni più grandi di Bedonia. Raggiungevano i paesini dei giovani universitari e dei diplomati maestri (non di ruolo), i quali, assecondati da un programma televisivo predisposto (in onda al mattino sull’unico canale RAI), tenevano le lezioni. Per fare un altro raffronto con l’oggi: un metodo antesignano delle attuali lezioni online. Dopodiché, alla fine del triennio, gli studenti meritori, quelli che superavano l’esame, conseguivano il tanto agognato diploma di terza media.  

    Sempre al maestro Rossi va il merito di avere creato a Bedonia, dal 1952 al 1954, anche la Scuola magistrale, plesso scolastico collocato presso a cà du Bancarèe in via Vittorio Veneto (a fianco dell’Osteria del Moretto). Senza dubbio fu un bedoniese intraprendente questo nostro Vittorio Rossi, certamente dalla "bacchetta" facile, ma è ad oggi dimenticato: non c’è infatti nessuna scuola o istituzione a lui dedicata, nonostante gli vada riconosciuta la lodevole iniziativa di aver fatto ottenere a tanti Bedoniesi il tanto sospirato “pezzo di carta” che preparava alla vita. E a questo proposito, approfitto dell’occasione per ricordare che la scuola elementare bedoniese è ancora priva di un’intitolazione, a differenza della media, giustamente dedicata al grande Don Giovanni Agazzi.

    P.s.
    Ringrazio, oltre alla maestra Maria Pina Agazzi, anche Remo Ponzini per avermi fornito, da ex seminarista, alcuni aneddoti legati al Seminario Vescovile di Bedonia. Nella quinta foto allegata è presente Remo, nei panni di seminarista, in gita a Compiano.

10 Commenti

  • Pietro Borella

    15/09/2020

    Io ho studiato in Seminario dal 1960 al 1967/68 e insieme al sottoscritto molti ragazzi delle valli Ceno e Taro e della provincia di Piacenza. Monsignor Serpagli (laureato in lettere antiche a Bologna, allievo del Calcaterra che a sua volta fu allievo del Carducci) è stato mio professore (Italiano -Greco-Latino). Tutti i sacerdoti, comunque, meriterebbero di essere ricordati per aver dedicato la loro vita alla nostra formazione, non solo scolastica.

    Allego foto della vestizione.... (foto 6)

  • Remo Ponzini

    15/09/2020

    Visto che l'Esvasante mi ha tirato in ballo ritengo doveroso addentrarmi nei miei ricordi seminariali risalenti agli anni cinquanta. Non lo faccio con gioia perchè mi tocca rivangare un periodo giovanile della mia esistenza travagliata ed infelice. Avrete capito che ero "costretto" a starci unicamente per non deludere i miei genitori che volevano il "prete" in famiglia. Ma mi limiterò a parlare di scuola per non andare fuori tema.

    Sorvolo su tutto ciò che è stato già scritto nella presentazione ed andrò a ripescare qualche lontano ricordo. In seminario la scuola era severissima. Gli insegnanti erano preti che si erano distinti negli studi. Bravissimi nelle materie classiche (italiano, latino, greco antico, francese, filosofia, storia, geografia) ed un po' scarsucci in matematica in quanto, per l'esercizio sacerdotale, contava poco essere edotti in equazioni differenziali, ellittiche o altro.

    Per prendere la licenza statale delle medie (a Borgotaro), del ginnasio e del liceo (a Pontremoli) bisognava superare due esami iniziando da quello interno. Quello statale era arduo perchè con i "privatisti" erano molto più esigenti. Stesso discorso per le medie istituite dal maestro Vittorio Rossi. Ricordo che quando entrai in seminario mio padre pagava una retta mensile di diecimila lire. Cifra importante per quei tempi post bellici. Ciao a tutti.

    Nella foto n. 5 allegata, guardando in alto da destra a sinistra, sono il primo.

  • Luciana Bertorelli

    15/09/2020

    Anche mio fratello Mauro ha frequentato il Seminario. Eravamo a Genova già da alcuni anni quando espresse il desiderio di entrare in Seminario per fare il sacerdote.
    Mia madre gli preparò un corredo vero e proprio con tutta la biancheria etichettata con le sue iniziali MB, una spesa non indifferente per la famiglia che attraversava un periodo non prospero con il negozio appena aperto di Farinata.
    L'avventura ebbe inizio ma dopo solo due anni Mauro lasciò, sconfortato dalla durezza della scuola (ed anche di alcuni insegnanti)... Forse voleva solo essere più vicino al monte Ragola!

  • Ruggero

    15/09/2020

    Molto bello questo racconto... spero sia il primo tempo... e a seguire l’ex seminarista Remo (primo da destra nella 5a foto!!) dovrebbe irrompere con i suoi racconti scolastici e sui temi in italiano scritti sopra a banchi fissi, buco per la china, ma niente rotelle?!?!

  • Peppino Serpagli

    16/09/2020

    Begli anni quelli delle scuole medie del maestro Rossi, che mi pare costassero 10.000 lire al mese, all'inizio degli anni '50. Ricordo in particolare gli ottimi professori di lettere: una signorina di Pavullo, la signorina Cucinotta e il Sig. Cantarella (o Campanella), che probabilmente abitavano "dau Peritu". L'insegnante di francese, una certa Scibona, che abitava a Borgotaro, era spesso assente. La sostituiva Giannino, figlio del maestro Rossi, che ci insegnava musica.

    In classe con me c'era anche Cecchino (Francesco Sparanero poi Franco Nero). Il padre era carabiniere, ma non mi pare che fosse graduato, tanto che lui e la famiglia abitavano nella "casa di ricotta" in Via Roma, dove abitavano anche i Giorgi, altra famiglia di un carabiniere, e la famiglia della Mirella Lucchi. Solitamente le famiglie dei marescialli (come quella del padre dell'amico Piergiorgio Corrieri) abitavano al primo piano della caserma che era di fronte a casa mia in Via Mons. Checchi.

    Tra i miei compagni di classe alle medie del maestro Rossi c'erano anche: Fabrizio Chiappari, Sonia Mutti, la Gioconda, la Resteghini, un Bernabò di Cavignaga e un Dughi di Momarola.
    Del seminario ricordo solo quando il 7 dicembre, in grande e allegra campagnia, portavamo le vesti da pre-prete, cucite da mia nonna Bettina e dalle sue aiutanti: la Lucettta Taburoni (poi sposata in Ferri) e la Giulia (du Ciccutellu, poi sposata in Serpagli).

    Peppino Serpagli




  • Remo Ponzini

    17/09/2020

    L'amico Ruggero, appena mi legge, inizia a "ruggire"; forse per fare onore al suo nome. Penso che un po' di seminario avrebbe fatto bene anche a lui. Personalmente ero già allenato a prendere le "rigate" sulle mani dal maestro Vittorio ma in seminario era molto peggio.
     
    Io non ero certamente uno studente modello...anzi. Nelle ore di studio preferivo sfogliare gli atlanti geografici di cui ero affascinato o rileggevo, per la decima volta, il romanzo "I promessi sposi". Era l'unico consentito oltre ai tanti libri sulla vita dei santi che scartavo. Esattamente come hai scritto tu. Con la "china" sul libro scolastico... inattivo e l'altro sulle ginocchia assai gaudente.

  • Enrico 'Giulio' Serpagli

    17/09/2020

    Caro Gigi,
    ho letto con simpatia il tuo racconto su “La scuola di una volta” e sono perfettamente
    d’accordo che la figura del maestro Rossi vada rivalutata non solo perché è stato un ottimo maestro ma soprattutto perché ebbe la lungimirante visione di avere una scuola media “laica” a Bedonia.

    Sono stato suo scolaro in quarta e quinta elementare (anni scolastici 44/45, 45/46,) e uno dei primi studenti della “sua” scuola media (anni scolastici 46/47 - 47/48 - 48/49). Era molto severo ma anche molto bravo. Ricordo ancora quando si costruì in classe la pila di Volta utilizzando delle monetine di rame e dei dischetti di zinco che venivano separati da dischetti di carta assorbente imbevuta in acqua salata, o quando, per farci capire l’energia elettrostatica, ci mostrò che una “pallina” di polpa di sambuco (allora non c’era la plastica) appesa a un filo di réfe, veniva attirata da una penna strofinata su un panno di lana.

    Ricordo anche un episodio simpatico. Avevo scritto in un tema che nell’orto e nel giardino del nonno Moretto, dopo un forte temporale, venivano fuori dalle loro tane moltissime grosse lumache. Eravamo nel primo dopoguerra e il maestro Rossi, che aveva tre figli da mettere a tavola tutti i giorni (Giannino è stato per alcuni anni il portiere del Bedonia), mi disse “Giulietto se mi porti un cesto di lumache, ti darò i soldi per il gelato”. Dopo il primo temporale, raccolsi subito una grande quantità di lumache e gliele portai. Ma i soldini per il gelato li sto ancora aspettando.

    Negli anni della pensione e della vecchiaia, il maestro Rossi aveva l’hobby di intagliare il legno e una volta, quando ero in vacanza a Bedonia, mi regalò un bellissimo (e gigantesco) rosario di legno che lui aveva intagliato e che conservo gelosamente, ma che potrei regalare se i vari oggetti e statue che aveva intagliato venissero recuperati e messi in mostra nella scuola (allego foto).

    Giuliettu du Morettu

    Foto: https://www.esvaso.it/dati/fotoalbum/fotoalbum_170920191201_rosario.jpg

  • Remo Ponzini

    21/09/2020

    Un ricordo particolare all'esame statale della terza media in Borgotaro.

    C'era anche l'esame di ginnastica in palestra. I seminaristi erano tutti in fila per affrontare il salto in alto posto a metri 0,90. Eravano tutti con le scarpe normali di cuoio perchè era una materia non considerata. Oltretutto avere un paio di scarpette di gomma era un lusso.

    Ebbene nessuno riuscì a superare l'asticella. Anzi fu un susseguirsi di scivoloni sul pavimento lucidato a specchio. Una scena da "Paperissima sprint" che avrebbe fatto sbudellare dal ridere anche i sassi. Il Preside fece le sue rimostranze con il Rettore del Seminario ma la frittata ormai era stata fatta.

  • Peppino Serpagli

    21/09/2020

    Sarebbe interessante conoscere la data della foto che hai messo in testa al tuo articolo. E anche sapere perché ci sono tante ragazzine (piccole italiane?) e un solo ragazzo, che ti assomiglia un po'.
    Passando ad altro, segnalo che anche Leopoldo Innocenti ha frequentato le scuole medie del maestro Rossi a Bedonia. Dopo una brillante carriera come giornalista e inviato speciale di Radio Rai (spesso in posti pericolosi del Medio Oriente), si é trasferito da pensionato a Berlino. Se ben ricordo, il compianto Attilio Biolzi mi aveva detto che Leopoldo voleva venire a Bedonia a presentarvi e il suo libro "Auf wiedersehen Italia", ma poi non se ne fece nulla.
    Peppino Serpagli

  • Gigi - Esvaso.it

    21/09/2020

    Caro Peppino, ti confermo che la foto risale al "Ventennio", ma non c'è indicato l'anno dello scatto.
    La parte sinistra è formata da ragazzi, hanno anche la maglietta differente, con la scritta "Bedonia" e un "fascio" centrale; mentre alla destra ci sono le ragazze con la fascia tricolore e un gagliardetto sul petto da "Piccole italiane".
    Alle spalle uno dei due anelli da palestra.
    Non sono al corrente della vicenda Innocenti.

 

Commenta

Accetto Non accetto
Scrivi la somma e invia: 9 + 7 =
Resta aggiornato


Cancellazione POST

Se desideri cancellare e gestire i tuoi post clicca qui ed accedi alla tua area riservata.
Se non utilizzi piu' la mail con cui hai scritto il post che vuoi eliminare contattaci e cercheremo di aiutarti: esvaso@gmail.com