La Baderna

Lo storico negozio incappò in una diatriba con il Comune, tanto da far nascere una protesta cittadina
Siamo nel periodo dove nessuno era contro un altro, e tutti si aiutavano come potevano. Persino tra i commercianti, pur in tempi di "vacche magre", vigeva una sorta di lealtà e altruismo. Le persone che abitavano la "Pieve" si conoscevano tutte, e molto spesso si univano in sorprendenti gare di solidarietà per far fronte alle frequenti difficoltà.

La storia che andrò a raccontare oggi narra proprio una di queste circostanze, e riguarda una delle più antiche botteghe bedoniesi, quella della famiglia Reboli (da tutti conosciuta come "Baderna"): bottega doppia, poiché da un lato c’era il locale della “Latteria” e dall’altro il negozio di “Commestibili” (l’attività è ancora in esercizio, se pur con un’altra gestione).

Nella foto di copertina è visibile uno dei fratelli Reboli, Gaetano, in posa tra il negozio e i cartelloni del Cinema Orfeo, che in quei giorni (1954) proiettava il film-commedia "Papà Pacifico".
Ne approfitto per citare anche i nomi, alcuni davvero curiosi, dell’intera famiglia Reboli fu Oreste: Maria, Giuseppe "Beppe", Defensore, Scipione, Attila, Teresa e Gaetano, dopodiché c’era anche don Paolo.

Siamo nella metà degli anni ’60, e il latte veniva distribuito in latteria: c’era il bancone con sopra il bidone in alluminio con il rubinetto per venderlo sfuso e le massaie lo acquistavano nella bottiglia di vetro "a rendere" da un quarto, mezzo o da litro.
Ed è proprio in questo luogo che nacque una diatriba tra il Comune di Bedonia e la latteria Reboli, quando quest'ultima venne temporaneamente chiusa per motivi sanitari:

Bedonia 24 Giugno 1966


Poiché in data 17-6-1966 è stata revocata dal Sindaco di Bedonia l'autorizzazione sanitaria per la vendita di latte alla ditta Reboli Maria, i sottoscritti formulano formale PROTESTA per l’operato effettuato dal Comune di Bedonia nei confronti della predetta ditta, che da circa 50 anni ha sempre fornito, a noi e alle nostre famiglie, latte ottimo, che abbiamo comperato nello stesso ambiente attuale, sempre pulitissimo, confortevole e pieno di luce.

Alla luce di questo inaspettato provvedimento scattò una vera e propria protesta, messa in atto da commercianti e clienti, per mezzo di una petizione scritta. Il documento originale, messomi a disposizione da mio fratello Carlo, visibile in allegato, riporta le firme di tanti Bedoniesi: persone che molti di noi avranno sentito ricordare, ma anche conosciuto direttamente.

Una "Protesta", così viene da loro chiamata, contenente 150 firme, tutte appartenenti a persone nate, cresciute e morte a Bedonia; tra queste ho trovato anche le firme dei miei nonni, Luigi Cavalli e Valentina Sghia, una sorpresa che mi ha emozionato. Sono quindi certo che queste pagine coinvolgeranno anche voi, soprattutto quelli che avranno la pazienza di leggersele tutte, una dopo l’altra, in cerca dei nomi più cari e più noti.
Seguono le firme
nel PDF allegato.

PDF: il documento originale

Ha collaborato a questo post: Carlo Cavalli



19 Commenti
  1. Claudio Agazzi

    Molto bello.

    Tempi che ci hanno sfiorato e dei quali ancora trasudiamo per eredità.

    Claudio Agazzi

  2. Gabriella Bertoli

    Quanti bei ricordi !!! Alla domenica finito il catechismo tutti andavamo dalla Baderna per farci fare dalla Maria o dalla Teresina il panino con la nutella o a comprare dolcetti vari !

  3. Giovanni

    Il 2° firmatario da Sx probabilmente è mio padre Capella Renato...

  4. Maria Pina Agazzi

    Tra queste firme c'è anche quella di mia mamma. Mi ricordano tante persone che ho conosciuto. La famiglia Reboli era originaria di Tarsogno e imparentata coi Lagasi "Falampo". Erano tutti dei personaggi originali e il loro punto di riferimento era la sorella Maria, Teresina era addetta alla cucina, Attila era emigrato in Francia e gli altri fratelli curavano il terreno in via Rona (ora Casa Fiordaliso/Valsana).
    Famoso il loro torrone e "U straccadenti" detto croccante

  5. Marco Bernabò

    Il terreno che era dei Baderna è quello dove è edificata la casa di mio Papà in via Roma 56. Quello della Fiordaliso/Valsana era di un altro proprietario. Ricordo questo particolare perchè, quando scavarono le fondamenta della nuova casa, tirarono su di tutto; barattoli di conserva, ossa di animali, gomme vecchie ecc ecc.

    Mio nonno Giovanni e mio papà si ricordavano che uno dei fratelli, purtroppo non ricordo quale, ogni giorno si recava del podere e scaricava tutto ciò che secondo lui poteva fertilizzare il terreno. Anche i suoi, diciamo così..... bisogni, finivano in Via Roma. Tante cose sono state assorbite, ma altre, tipo le gomme e le ossa grosse, sono ancora presenti. La cascina di mattoni rossi, viene ancora chiamata dalla mia famiglia, la cascina di Baderna.

    Ho ancora il rogito dell'acquisto del terreno con sopra tutti quei nomi, che io con gli occhi di bimbo li figuravo come dei fumetti.

  6. Maria

    Bellissimo racconto... mi hai fatto ricordare la mia infanzia e un posto così l'ho incontrato in un piccolo paesino sul mare dove trascorrevo tutta l'estate... era bellissimo andare a prendere il latte appena munto la sera con il porta latte in alluminio di 1 litro e a volte anche qualche dolce della bottega affianco.. sorrido al pensare che il mondo non era così diverso tra paesi.

  7. Andrea Dellanzo

    I tempi in cui, a volte, valeva il buonsenso, prima delle leggi.

  8. Pia Moro

    Mi hai riportato alla mia fanciullezza che con 10 lire le sorelle ci mettevano caramelle nelle mani stese... bellissimi ricordi.

  9. Maria Pia

    Sempre bello Gigi leggere queste pennellate di memoria...
    C’è anche la firma di mia nonna Leonilde.
    Ricordo vagamente l’ultimo dei “Baderna” lo vedevo dalla finestra, ma i miei ricordi partono già con Anna, e poi in anni molto più recenti Sabina ed ora anche Giada.
    A Bedonia certe cose restano così... immutate e “Baderna” è una di quelle, nessuno in paese ha il dubbio di quale negozio possa essere anche oggi... Curioso che nessuno dei proprietari abbia mai avuto questo nome...

  10. Virgy

    Bellissimi ricordi della nostra gente! I "straccadenti", non li facevano loro, li faceva per loro mia zia Lina e li faceva cuocere nel forno dei Tedaldi. La ricetta originale è di mia nonna paterna Ines Salini.

  11. Darwin

    L'evoluzione della firma: un tempo la maggioranza metteva prima il cognome e poi il nome. Oggi quasi tutti antepongono il nome al cognome...

  12. Isabella Musa

    Certo che lo ricordo. A parte il latte, ci compravamo la requilizia. Le due sorelle sempre gentili e i due fratelli. Beppe giocava a scacchi con mio papà

  13. Manuela Biolzi

    Ho visto le firme di mia nonna Natalina e mia zia Maria. Grazie Gigi per farci rivivere certi ricodi

  14. Nicola Cattaneo

    Scrivo anche io così completiamo la presenza di famiglia...
    ma Beppe di Baderna ma che personaggio era... aneddoti e battute irriferibili ma indimenticabili.

  15. Rita Rossi

    Io ho lavorato dalla Baderna. Bei tempi.

  16. Peppino Serpagli

    Bello il ricordo dei Baderna, il cui negozio era favorito anche dalla centralità nella Pieve.
    Oltre alle sempre gentili Maria e Teresa, ricordo i loro nipoti (Susanna e Jean-Claude, se non sbaglio) miei coetanei che venivano in villeggiatura da Marsiglia.
    Il latte lo vendevano in tanti (prima dell'arrivo di Parmalat), tra cui anche i "Lugagnan", nonni materni della compianta Marisa Serpagli.
    A casa mia e ad altri utenti di Via Mons. Checchi lo portava Delchini dalla sua fattoria vicino alla strada per Roncole.

    Peppino Serpagli

  17. Remo Ponzini

    L'argomento è stato sviscerato dai numerosi commenti e resta poco da aggiungere. Però mi sovviene qualche particolarità curiosa che riguarda questa famiglia assai singolare. Erano persone uniche, a se stanti, che vivevano nel loro ambiente ristretto e che non amavano condividere il loro "modus vivendi" con l'esterno. Una singolarità che riguardava soprattutto i due maschi.

    Ma uno della famiglia era emigrato in Francia ed aveva due figli che d'estate venivano a trascorrere le vacanze presso gli zii. Si chiamavano Susanne e Jean Claude. Anche loro avevano il marchio e "l'imprimatur" comportamentale tipico dei "Baderna". Susanne si differenziava per i suoi abbigliamenti arditi e spigliati (per quei tempi) ed era guardata con stupore ed invidia dalle donne. Per la strada svolazzava e pareva sempre che avesse la testa fra le nuvole.
     
    Con Jean Claude riuscii a stabilire un certo rapporto amichevole anche perchè ii suoi comportamenti "sui generis" mi incuriosivano parecchio. In definitiva era un bravo ragazzo ed io non capivo se il "diverso" era lui o noi bedoniesi che vivevamo in un paese lontano dalle città. Con il passare degli anni non li vidi più anche perchè i loro zii mancarono.

  18. Giovanna Fiduciosi

    Mi ricordo "la bottega della Baderna" è domenica, alle due inizia la dottrina all asilo, in fretta finisco di mangiare perché, con 20 lire in tasca, devo correre dalla Baderna prima che arrivino gli altri e mi mettano fretta: -maria,maria- la piccola signora scende da una scaletta buona, apre la portina sul retro e mi fa entrare. Passo tra i sacchi di riso e di pasta sfusi, un forte odore di merluzzo salato mi infastidisce. Il negozio è seminudo perché è domenica e le ante non sono state tolte: è giorno di festa e al pomeriggio il negozio è chiuso. Mi avvicino allo scaffale dei vasi di vetro che contengono le caramelle da una lira. Ce ne sono di verdi, le mentine a forma di lettere dell'alfabeto, di numeri, di colorate, ci sono le gialle, quelle d'oro, le pasticche bianche. La Maria è sempre paziente e aspetta che mi decida, intanto fra un po' arriveranno anche gli altri. Come me, hanno 20 lire da spendere. Faccio mentalmente i conti su ciò che posso comprare: 2 verdi, 2 gialle, 2 rosa, una liquirizia... ma quella costa 5 lire. E la Maria tranquilla apre un vaso, poi l altro e... finalmente ho speso la mia paghetta e me ne vado felice, salutando e mettendomi una mentina rosa in bocca.

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