Un essere speciale

Un ricordo personale di Franco Battiato, genio incontrastato della musica italiana e Maestro di vita
Questa non vuol essere una notizia, il mondo già lo sa. È solo un ricordo introspettivo per ricordare una persona che stimavo e trascorrere così qualche minuto ancora in sua presenza, anche per una sola, astratta, sensazione di gratitudine, un po' come fa l'ombra della luce.

1979: quattordici anni. Tra le mani, pronto da mettere sul "piatto", il 33 giri L'era del cinghiale bianco: sonorità, arrangiamenti e testi mai ascoltati prima, ma anche la copertina non era da meno, così come il brano Magic Shop, straordinariamente bello, mistico e futurista. C'era anche da calcolare che il brano più gettonato nei jukebox di quell'estate era Tu sei l'unica donna per me di Alan Sorrenti.
Avevo deciso di comprare quel disco anche in vinile dopo averlo ascoltato sulla A112 di Roberto, il Torinese, probabilmente mentre andavamo a Tomba, meta estiva di quelle estati, e fu lì che gli chiesi: "Di chi è questa musica?". La risposta fu di un nome a me sconosciuto: "Franco Battiato, ti copierò la cassetta". Da quel momento in poi, Battiato, non l'ho più abbandonato, anzi andai a comprarmi anche gli otto album precedenti, tutti di musica sperimentale suonata con vibrafono, sintetizzatori e con l'organo Hammond, sonorità che forse comprendeva solo lui, fatto è che allora li consideravo dischi inascoltabili, però poi si cresce, in tutti i sensi.

L'anno successivo uscì Patriots, anche in quel caso un'aspettativa ben ricompensata. Il grande salto però avvenne nel 1981 con La voce del padrone... il suo primo disco pop, anche se a modo suo, ma che arrivò indistintamente a tutti. Ricordo che in quell'estate, oltre alle migliaia di persone al suo concerto di Ramiola, non c'era auto da cui non uscisse dal finestrino Summer on a solitary beach; così come le orchestre riproponevano, a grande richiesta, Bandiera bianca; oppure il registratore del bar del Groppo che passava incessantemente dal lato A al lato B, ad oltranza, senza che nessuno si lamentasse o dicesse "Ma basta!"... tutti lì, a cercare quel Centro di gravità permanente che roteava attorno ai nostri corpi assolati e spensierati, magari con lo sguardo al cielo, osservando per la prima volta gli uccelli che volteggiavano sopra le nostre teste: "Voli imprevedibili ed ascese velocissime, traiettorie impercettibili e codici di geometria esistenziale”.

Proprio quest'inverno ho letto: "Tutti i dischi e tutte le canzoni, dal 1965 al 2019", un libro di Fabio Zuffanti che spiega, album dopo album, canzone per canzone, oltre alle singole copertine, quel mondo effimero di Battiato, un testo che consiglio di leggere poiché veramente esaustivo.

Franco Battiato è stata una persona che mi ha trasmesso e lasciato tanto, molti titoli delle mie fotografie hanno preso e prendono spunto dai suoi testi, perché in fondo non sono solo parole incorniciate dentro a delle note, ma impareggiabili poesie.

Il punto più alto della sua lirica arriva poi con la canzone eclettica La cura, un testo che non ha bisogno di spiegazioni e analisi, è solamente da ascoltare. Un inno all'amore assoluto e incondizionato, tanto da non spingermi oltre, ognuno lo interpreta a suo modo, in base a quello che sente, all'esperienza di vita, alla propria essenza.

Caro Maestro, ho voluto dedicarti queste parole poiché mi hai donato le leggi del mondo, spiegato quanto è difficile trovare l’alba dentro l’imbrunire ed infine perché sei stato e sarai un essere speciale.
Live Roma 2016: La cura


3 Commenti
  1. Sonia Basini

    Mondi lontanissimi, gravità permanente, codici di geometria esistenziale, correnti gravitazionali, insieme allo spazio e la luce. Gli è stato dedicato meritatamente un Asteroide con il nome "18556 Battiato". L'espressione dell'infinità del genio.

  2. Paolo m

    Al concerto nel campo di Ramiola c'ero anch'io con la ragazza che è diventata poi mia moglie. Tante e belle emozioni che non andranno perdute

  3. Emanuele Chiappero

    Il Maestro Franco Battiato, come altri prima di lui, era già purtroppo "scomparso" da tanto tempo.
    Perlomeno fin da quando la ( sua e cara ) musica italiana ha iniziato ad essere sempre più maltrattata dalla logica della superficialità, dell'arrivismo e di una sempre più generalizzata omologazione. Con le dovute eccezioni, naturalmente.
    Le persone - mi riferisco soprattutto a chi si occupa di musica - che possono realmente e coerentemente piangere un Maestro del calibro di Franco Battiato non sono poi così tante in fondo.
    E questo andrebbe sottolineato proprio nel giorno in cui chiunque sente proprio l'onere morale di dipingere il Maestro come la propria guida umana e spirituale di riferimento.
    Mi permetto solo di dire che oggi, se fosse stato davvero così, la sostanza della nostra musica italica attuale sarebbe qualcosa di molto diverso da ciò che è invece ritenuto iper degno di nota e, più comunemente, hype.
    Franco Battiato era un artista fuori dal coro, in tutto e per tutto. Ed oggi un pezzo come '' La cura " sarebbe considerato magari troppo complicato e forse poco funzionale, per non parlare della " Prospettiva Nevsky " che nella migliore delle ipotesi non verrebbe neanche ascoltata da chi di dovere prima di essere eventualmente prodotta.
    E potremmo andare avanti ore.
    Se dire questo non serve ad alleviare il vuoto artistico che lascia, se per un verso ( forse ) potremo nel tempo accettare l'idea che un Maestro come Franco non ci sia più fisicamente, di certo fa un po' strano vedere la sua dipartita così tanto pianta anche da chi, oggettivamente, lo aveva già riposto nel cassetto dei ricordi da una marea sconfinata di tempo.
    Ciò detto sempre con le dovute eccezioni. La musica di Battiato andrà protetta, magari studiata e mai dimenticata. Insieme ad essa l'impegno artistico, compositivo, morale e critico.
    La speranza più bella e prospera è che tanti giovani e magari futuri artisti ne ascoltino i capolavori, con il coraggio di andare fuoristrada ed essere sempre artisticamente se stessi.
    Questo renderà Franco per sempre vivo.
    Ancora una volta,
    Ciao Maestro

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