La Pieve di Gravago in Val Noveglia

L'Alta Val Ceno: sapienti architetture, tanto antiche quanto spontanee, si immergono in una natura rigogliosa
A Pieve di Gravago, piccola frazione del Comune di Bardi, sono sempre andata il sabato della festa di Sant'Anna, quando le limpide serate di luglio rendono ancor più suggestivo questo luogo.

Già da Bardi lo si vede, quando s’imbocca la strada per la Val Noveglia, illuminato a giorno e, più ci si avvicina, le luci della maestosa chiesa di S. Anna, con i profumi ed i colori della festa, danno il benvenuto a giovani ed anziani; pur dentro a questo clima allegro e spensierato mi ha sempre incuriosito l’antico lavatoio lasciato in “penombra”, anche durante i giorni di sagra, un vero peccato, meriterebbe più risalto, perché anche “lui” fa parte della storia passata e vissuta di Pieve.

Così, spinta dal mio desiderio di scoprire e conoscere, mi sono accostata in un pomeriggio d’autunno a questo piccolo presepe di montagna. Prima mi son diretta a vedere il “Bosco di Sant'Anna”, un castagneto con piante secolari, ben custodito dagli abitanti ove, per tradizione antica, si fa la grande festa popolare in ricorrenza di Sant'Anna, l’ultima domenica di luglio.

Un tempo, mi racconta una signora del posto, dopo il rito religioso in chiesa, la gente si radunava nel bosco a consumare un umile pranzo al “cesto”, ma da qualche lustro la tradizione della festa viene onorata da una ben organizzata cucina da campo, allestita e gestita dall’Associazione Sportiva di Noveglia, dove tutti lavorano con costanza e dedizione, per far rivivere le vecchie usanze e gustare la cucina rustica.

Spostandomi di poco sopra il bosco, prospiciente la strada comunale che dalla chiesa accede alle case intorno al castagneto, sorge una piccola ma elegante costruzione tutta in pietra, risalente probabilmente alla fine dell’Ottocento, il lavatoio coperto, con annesso l’abbeveratoio a tre vasche ed il pozzo.

Se ora quest’opera può passare inosservata agli occhi del turista distratto, un tempo questa rispondeva al requisito di “Fontana pubblica” ed era un punto d’incontro e dialogo fra la gente, il fulcro del paese… nel frattempo la signora rievoca: quante parole, ricordi e conoscenze si son fatte attorno all’acqua sorgiva che andava ad alimentare il torrente Rosta o rio Fontana…".
 
Sarei rimasta lì a lungo, ad ascoltarla, a riposarmi tra le fronde dell’antico bosco, dai suoi caldi colori e ad ammirare l’armonia con cui gli abili muratori della zona hanno posato le pietre del lavatoio, ma dovevo andare sino alla Chiesa, non potevo non vederla.
La chiesa è arroccata sulla roccia, domina il paese e la vallata, ed il campanile, staccato dal corpo dell’edificio sacro, oltre a scandire i rintocchi delle messe, segna il trascorrere del tempo con il suo orologio posto sotto le campane che un tempo funzionavano a “suon di corda”. Il tempo trascorre anche per me e devo rientrare, felice di aver visto alla luce del sole questo gioiello della valle del Rosta, affluente del Noveglia, subaffluente del Ceno.

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