Il Bar Majö di Tornolo

Lo storico locale nato nel 1903 come osteria con "Pensione estiva" e poi trasformatosi in bar
La presenza ininterrotta di certi locali pubblici, siano bar o trattorie, segna un forte valore umano per il territorio, che va ben oltre l'atto di fermarsi a bere qualcosa o di degustare una cena. È il caso del Bar Majö, gestito da più generazioni dalla stessa famiglia, che a tutt’oggi, dopo 118 anni, rimane per Tornolo, pur non essendo al centro del paese, un importante punto di riferimento e di aggregazione sociale, tanto più dopo la recente chiusura, ci auguriamo solo momentanea, del Bar Centrale.

Mi ricordo quando, da ragazzini, si andava a fare il bagno al Groppo, e il "gelato" più vicino era proprio quello del Bar Majö: se non c'era l'anima buona che ti prestava il motorino per fare in fretta, ritornavi quasi sempre con il "cuore di panna" sciolto sul manubrio della bicicletta. Domenica mattina mi sono fermato per fare colazione, e così, nell'attesa di cappuccino e focaccia, ho raccontato questo aneddoto di gioventù alla signora Giovanna: la quale, nonostante i suoi 88 anni, ha ancora lo spirito -e soprattutto la voglia- di non mollare quel bancone: "Lo sa che questa è la licenza commerciale in attività più vecchia del Comune di Tornolo?".

Giovanna Mazza, classe 1933, in precedenza è stata un'insegnante: "Ho fatto scuola un po' dappertutto, nei Comuni di Bedonia, Tornolo e Borgotaro. A quel tempo ogni frazione aveva le elementari e quando ho iniziato a insegnare non era facile raggiungerle. La vita che facevamo noi maestre non la puoi neanche immaginare, però non mi sono mai spaventata, ai sacrifici ero abituata. Pensa che da ragazza abitavo alla Possessione -una località tra Tornolo e Tarsogno- e i primi due anni di scuole medie li ho fatti a Bedonia: otto chilometri all'andata e otto chilometri al ritorno, sempre a piedi e in qualsiasi stagione. Poi i miei genitori mi mandarono in collegio a Parma, dai Salesiani, e lì ho fatto la terza media e i quattro anni di magistrali".

Nel frattempo entra nel bar il figlio Paolo: "Vedo che ve la raccontate… aspettate che vi accendo la stufa". Seduti al tavolino diventiamo così tre, un buon pretesto per continuare a fare due chiacchiere. Paolo, intuito l'argomento, prende in mano l'album delle fotografie e mi mostra una cartolina dei primi anni '50 (in allegato) e da quel momento i due iniziano a raccontarmi la vera storia di questo locale: "Lo aprì nel 1903 Cardinali Maria, che di soprannome faceva Majö: uno dei nomignoli usati per distinguere tra loro le molte donne che allora portavano questo nome. A quel tempo la "Pensione estiva" era al di là della strada, invece l'osteria è sempre stata qui dove siamo adesso. Dopo la Prima Guerra Mondiale anche la figlia Aurelia iniziò ad aiutare la madre nell'osteria, poiché, fin da bambina (era nata nel 1898), aveva sempre dato una mano in cucina: il suo trasformarsi in cuoca fu quindi del tutto naturale. Fino agli anni '60 c'era anche la balera con i tradizionali fisarmonicisti locali, tra cui il mitico Putacéllu, ma oltre al ballo si facevano pranzi per i matrimoni e si organizzavano feste per il carnevale, l'ultimo dell'anno, per Santa Apollonia e San Bernardino. Poi, dalla metà degli anni '70, l'attività di trattoria cessò per proseguire solo come bar, ad eccezione di qualche pasto preparato ai militari in occasione delle elezioni. Aurelia rimase comunque dietro al bancone fino al 1982".

In quello stesso anno c'è il cambio della guardia: a versare vino e a preparare caffè, arriva il figlio Giuseppe, o Pepinu da Majö, che proseguirà fino al 2003; dopo di lui, ecco sopraggiungere a tempo pieno la moglie, la nostra Giovanna, anche se nei mesi estivi e nei fine settimana, fin dal 1957, ha sempre aiutato la famiglia nella locanda, ed ancora oggi porta il testimone di questo benemerito esercizio pubblico. Una donna che ha saputo convivere piacevolmente con il peso del tempo che le trascorreva accanto, mostrando sempre cordialità e rispetto verso i suoi affezionati clienti, come se fosse ai suoi primi giorni di lavoro.

Il Bar Majö di Tornolo: dagli anni '30 ad oggi



8 Commenti
  1. Moglia Alessandro

    Bravo Paolo un abbraccio alla mamma 💕

  2. Dolores

    È sempre bello ricordare il passato... le tradizioni.. le persone... che così facendo rimangono vive per sempre.
    Noi a scopolo avevamo la trattoria-emporio Panbianchi dove potevi trovare... dal pane alla stoppa... dai vetri al salame di loro produzione... dai gelatini di zucchero alle stringhe. Era un misto di odori, fragranze e profumi tipici di quegli ambienti sempre più rari, ma indimenticabili. Ti accoglieva la Majetten-na con Pinen... poi Drea con Gina... poi Giuseppe con Clara... da padre in figlio... che ti accoglievano con un sorriso x un aiuto...due chiacchiere ed un caffè.
    Ora è rimasta solo un'accogliente abitazione degli ultimi esercenti che hanno conservato il mitico... antico 'BRONZEN' sulla porta che segnala la presenza... è il caffè assicurato.

    I soprannomi un tempo erano necessari x differenziare le persone che x usanza erano omonomi... assumendo alla nascita il nome del nonno/a... Qualche volta ulteriormente personalizzati con FU... DI e DE.... Maria, Giuseppina, Giovanna, Domenica, Giuseppe, Giovanni, Andrea.
    MARIA: Majetta, Majetten-na, Marietta, Mariola (Maria De Peren (Pietro), Maria De Minu (Domenico), Maria De Marcagna.
    GIUSEPPINA: Peppen-na, Pinota, Giuseppen-na.
    GIOVANNA: Gia'na, Giuvanen-na, Giannen-na, Giannina, Gianola.
    DOMENICA: Dumenica, Meghina, Menichina, Megga, Meghen-na
    GIUSEPPE: Giuseppen, Giuspon, Pen, Pinen, Pinon, Pinotu.
    GIOVANNI: Giuvanen (di Baron e Du Caselu), Zan, Gian, Gianettu, Gianelu, Gianen.
    ANDREA: Drea, Drien, Drion.

    Il nostro Gigi che ci allieta sempre con fantastici articol, penso si chiami Luigi.
    Io sono Dolores de Peren (Pietro) di Pariòti e da Maria du Linu de Scoperu... che approfitta x farvi gli auguri di tante belle cose x le feste ormai prossime.

  3. Piero Rizzi Bianchi

    Viva la fedeltà a un lavoro, a un luogo, a dei rapporti umani! E' a queste condizioni che la vita umana si nobilita e riscatta, aprendosi a una dimensione di salvezza: quella stessa che ci porta, oggi, il Bambino Gesù.
    Auguri di un S. Natale in interiore letizia.

  4. Peppino Serpagli

    Molto bella la storia di questo bar più che centenario. Non lo conoscevo, ma probabilmente ci sono passato davanti tante volte quando, più di mezzo secolo fa, facevo un giro in motorino da Bedonia a Tornolo e Tarsogno con ritorno via Campi e Bertorella. Forse é il bar più longevo dell'Alta Valtaro.

    Auguri a tutti.
    Peppino Serpagli

  5. Annalisa

    Che meraviglia Paolo complimenti, siete insuperabili di gentilezza e di buoni esempi!!!
    empre nel cuore!!! Buone e belle cose per voi!!!

  6. Francesca

    Complimenti a tutti gli abitanti di Tornolo, meraviglioso paesino che vedevo illuminato tutte le sere quando con mio marito Lucio Lami, abitavamo in estate alla "Madonna del Faggio"... ricordi belli e preziosi ! GRAZIE TORNOLO ! Francesca Lami

  7. Géraldine

    Forza la squadra del bar Majö ! Che gentilezza, quel posto carino per fermarsi e chiacchere ! Quelle belle et longue histoire!☺️

  8. Lena Jansson

    Come si chiama Majö?
    Il Mio nonno è di Bedonia ma sono swedese, ö enuna lettera di Scandinavo! 💐🇮🇹🇸🇪

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