Il fabbricante d'organi

Un manoscritto del 1910 ci rivela affidabilità, serietà e impegno di un artigiano nel suo lavoro
Il mestiere di questo diligente artigiano è nel frattempo quasi scomparso. Siamo agli inizi del '900, e in quel periodo il costruttore di organi era un lavoro manuale tra tanti altri: stagnino, cappellaio, vetraio, calzolaio, impagliatore o materassaio. La maggior parte di questi mestieri si è estinta o drasticamente ridimensionata lungo il secolo scorso, ma fortunatamente i documenti rimangono affinché ne resti memoria.

Il "preventivo" esaminato, conservato presso l'archivio parrocchiale di Bedonia, è una chiara testimonianza di come, a quest'epoca, i mestieri fossero intrinsecamente artigianali e di come ogni specifica mansione fosse considerata un'arte peculiare e preziosa, nonché meritevole di un giusto compenso.

Siamo nel 1910, e l'Arciprete di Bedonia, mons. Angelo Raggi (1848-1913), richiede un intervento di manutenzione all'organo della chiesa parrocchiale di Sant'Antonino, il cui destinatario è il signor Giuseppe Cavalli di Piacenza: quello stesso professionista che, 17 anni prima (1893), era intervenuto sulla versione originale, ma ormai cadente, dello strumento settecentesco, ricostruendolo in una nuova e più ampia forma.

La risposta che segue è un manoscritto unico e prezioso, in cui nulla è lasciato al caso e niente può essere frainteso. Pur considerando che all'epoca le persone erano più formali e cerimoniose, specialmente nell'ambito religioso, e che Mons. Raggi sia tuttora ricordato per la sua inappuntabile ed esigente serietà, il curatissimo testo dell'artigiano piacentino, anche a distanza di cento e più anni, riesce a suscitare ammirate valutazioni -e tanto più se paragonato alle modalità di lavoro di oggi.

Com'è noto, il nostro organo è muto da lungo tempo: alcuni ricorderanno il suo utilizzo per mano di mons. Francesco Serpagli (1908-1973), per poi terminare definitivamente la sua funzione, alla metà degli anni ’70, con il maestro Mario Vassallo.
Nel 2005, l’allora parroco don Pietro Testa richiese, ad un fabbricante di organi piacentino, un preventivo per rimettere nuovamente in funzione lo strumento, ma la cifra di 135.000 Euro si dimostrò troppo gravosa per le casse parrocchiali.

 

Illustrissimo Signore e Molto Reverendo Arciprete

A giorni io passerò da Bedonia quindi credo bene mandare un Progetto dei lavori necessari che occorrono pel conservamento dell’istrumento a renderlo al primiero stato. Così avrò il tempo di consultarlo e farlo consultare anche dall'Onorevole Fabbriceria e a chi crede bene e così darmi una risposta al mio passaggio.
Colgo colla presente per salutarlo e professarmi Suo Devoto Servo.

Progetto di pulitura all'organo della Venerabile Chiesa di Bedonia.

L'organo sarà interamente lavato cioè tutte le canne di metallo e di legno, legature e crivelli. Il Somiere maggiore e quello del secondo Organo saranno puliti sia internamente che esternamente come nella segreta. I Somieri dei Bassi pure saranno puliti sia dentro che fuori ripassando pure la loro meccanica.
La tastiera oltre la pulitura sarà registrata e livellata come pure perfezionata nel tatto.
I crivelli oltre la pulitura occorrendo saranno rinforzati.

Le canne di metallo saranno pulite dentro e fuori rinforzando quelle che si fossero piegate e cambiando quelle che si fossero guastate in modo da non potere intonare colle altre. Le canne di legno saranno pure pulite dentro e fuori intonandole ed accordandole.
Le tastiere oltre la pulitura saranno regolarizzati i loro movimenti. La pedaliera sarà pulita e rinforzata regolarizzando pure i suoi attaccamenti. I condotti del vento saranno rimpellati dove si verificherà perdite di vento. Tutto l’interno dell’organo sarà pulito così la sua meccanica e registrata.

Di detta opera si stabilisce la somma di Italiane £ 470. Dico quattrocento settanta pensando il sottoscritto a tutto ed agli miei tanti viaggi. Resta a carico della Fabbriceria il vitto ed alloggio per una sola persona, cioè del sottoscritto ed il Levamantice.
Dopo provato l’organo il Fabbricante sottoscritto garantisce l’Opera per anni sei dal giorno dell’inaugurazione. Per facilitare la spesa il sottoscritto farà una dilazione e cioè trecento Lire a opera compiuta e cento settanta dopo un anno.

In fede il Fabbricante D’Organi

Cavalli Giuseppe

Via San Matteo n° 10

Piacenza

10 settembre 1910

Ha collaborato a questo post:

PDF - Il manoscritto

L'organo di Sant'Antonino (stato attuale)



3 Commenti
  1. Roberto Savoldi

    Da come sia diventato un lavoro di eccezionale rarità quello del restauratore d'organo lo si può dedurre dal costo richiesto a Don Pietro nel preventivo del 2005 di 135 Mila euro, considerando che le 470 lire richieste nel 1910 per restaurare l'organo corrispondono a circa 2500 euro attuali.
    Certo che le cifre richieste per un restauro, a mio parere spropositate, sono la causa di tanti organi fermi che possiamo soltanto ammirare visivamente e non apprezzarne il suono.

  2. Virgy

    Peccato che non sia più in funzione. Che bello quando andavamo con il coro a cantare lassù.
    L'ultima volta che l'ho sentito suonare è stato per mano di Arturo Curà in occasione del mio matrimonio (1975) e suonò l'Ave Maria.

  3. Manuela Biolzi

    Grazie, ci porti sempre a ricordare momenti belli della nostra gioventù. Ricordo la scaletta interna per arrivare all'organo, dove a Natale andavamo a cantare e la paura che non reggesse il pavimento.

Commenta

Somma e invia : 1 + 12 =
Accetto Non accetto


Resta aggiornato

Post simili

La scuola di una volta

Un racconto per conoscere da vicino la realtà scolastica del nostro passato, ben diversa da oggi

L'amante di Caneso

La storia tra la duchessa Maria Luigia d'Austria e il locale capocaccia Giacomo Cavalli

Il ritorno di don Lino

Mons. Lino Ferrari lasciò l'incarico 20 anni fa, ora torna al seminario di Bedonia come rettore

Il fabbricante d'organi

Un manoscritto del 1910 ci rivela affidabilità, serietà e impegno di un artigiano nel suo lavoro

La Madonna di San Marco: ieri e oggi

Le prime ricorrenze erano caratterizzate da tanta devozione e poco divertimento, un po' come sarà l'edizione di quest'anno

Il senso della Malvasia

L'evoluzione enologica parmense: quando non basta essere "Food Valley"

La panchina del Penna

È nata in questi giorni una diatriba sulla collocazione di questo manufatto e relativi confini di appartenenza

Caro Lucio ti scrivo

Visto che se n'è andato lontano, questa notte sento la necessità di scrivere a Dalla