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  • Sergio Ferrari: un amico

    Ci aveva tenuto compagnia in parecchie serate, e diciamocela tutta, è anche grazie a lui e a quel suo scovare "da mastino napoletano" trattorie, osterie, locande sparse per tutta la valle, che abbiamo gustato sapori quasi scomparsi della nostra antica tradizione. Avevamo persino la sensazione che i paesini più erano sperduti (mediamente 'ottomila' curve) più era buono quello che ci faceva preparare.

    E' vero, era una persona schiva, originale nel carattere, riservato nell'esprimere i sentimenti, severo anche nei suoi riguardi, metodico all'inverosimile, nelle trattorie che frequentava aveva persino una tazza personale per il caffè; maniaco della puntualità, arrivare all'appuntamento cinque minuti in anticipo era già considerato un piccolo ritardo, ma coloro che lo conoscevano bene sapevano 'afferrarlo' e allora era fatta. Ma c'è di più, era un grande artigiano, grande ed approfondito conoscitore della meccanica, di tutto quello che erano ingranaggi, leve, molle, caricatori.
    Tutto quello che era manualmente aggiustabile era la sua materia. Era un riparatore dell'irreparabile. Ma non solo, era anche un meticoloso collezionista, un vero esperto, preparato negli argomenti riguardanti i suoi numerosi hobby, che erano davvero tanti.

    Le macchine fotografiche erano la sua grande passione che risale addirittura agli anni '40, con la sua prima macchinetta fotografica di marca Italiana (che purtroppo non ricordiamo più il nome, ma crediamo fabbricata a Genova) regalatagli da suo padre, a sua volta valido artigiano. Crediamo sia riuscito a ricomperarne una identica in questo periodo, dopo avere venduto la sua ed essersene pentito. L'ha ricomperata però di diverso colore, la sua originale era verde ed ora è marrone.
    Lui era così, raccontava ai suoi amici questi piccoli particolari della sua vita. Rimaneva attaccato a tutto quello che gli aveva dato emozioni. Dalle riviste tecniche dagli anni '50 ai nostri giorni, alle lettere commerciali delle case orologiere e fabbriche di armi sempre di quegli anni, conservava gelosamente tutto quanto, purtroppo anche i cinquant'anni dei suoi scatti fotografici, era davvero un evento poter vedere una sua fotografia, il più delle volte erano "stereo", quelle con il visore.

    Dopo avere compiuto gli studi superiori in una scuola tecnica ad Intra, in provincia di Verbania, si affiancò a suo padre nell'attività di orologeria, cercando di apportare un'ulteriore spinta nelle riparazioni degli orologi, nella messa a punto di armi da fuoco e di macchine fotografiche. Era un genio. Sapeva riconoscere a distanza, senza un minimo dubbio, la marca, il tipo, l'anno di fabbricazione, il modello, quante ne erano state fabbricate... di orologi, armi, e macchine fotografiche.
    Non c'era guasto di queste 'macchine di precisione' che lui non potesse riparare. Se non trovava sul mercato il pezzo, o come diceva lui il 'pesso', se lo costruiva ex novo, mettendo in funzione tutto il suo arsenale di strumenti di precisione, alcuni addirittura da lui medesimo costruiti.

    Amante di tutto quanto costruito negli anni '50 e '60, l'epoca alla quale è rimasto legato. Ricordiamo infatti una delle sue automobili la favolosa Alfa Romeo 2000 Touring. Ricordava sempre l'aneddoto che lui era a Rapallo con la sua auto mentre giravano il Film "La congiuntura" con Gassman (e crediamo Tognazzi 'Tognassi'). Che macchina avevano nel film gli attori? Ma l'Alfa Romeo 2000 Touring, quella uguale al nostro Sergio. E poi la sua Montreal 2500 6 cilindri a V del 1972... intervallate inspiegabilmente da una Prinz di colore beige e dall'indimenticabile Skoda verde.

    Ma i geni si sa, sono così. Un buongustaio di prodotti nostrani. E' lui che ci ha fatto assaggiare la torta di patate ai Gabriellini di Bardi, cotta nel forno a legna e senza la teglia 'un vero godimento', la 'baciocca' di Codivara (vicino a Varese Ligure) preparata con maestria nel classico 'testo'; gli 'spinaroli' ad Illica, celebre il suo ordinativo 'mi raccomando spinaroli con le tagliatelle e non tagliatelle con gli spinaroli'.
    Rimarranno sicuramente famose anche quelle sue mangiate di polenta ed aglio, se l'andava a mangiare vicino ad Albareto (si doveva sentire l'odore dal bivio di Bertorella), oppure il baccalà fritto, o polenta e cinghiale a chili; e che dire degli interi salami e pancette stagionate a dovere. Odiava tutto quello che è fast food, anticipando di decenni quella moda attuale dello slow food.

    Mai mangiato un hamburger o le patatine fritte; la pizza? Roba da giovani che non capiscono un 'casso'. Diceva sempre che invecchiare era una grande fregatura e che non sarebbe mai arrivato all'età di suo padre. Ha avuto ragione anche qua. E' stato un epicureo, si è goduto la vita, ha saputo trarre dalla sua esistenza tutto il bello che c'era da godere. E' stato sicuramente fortunato, ma ha giocato un ruolo fondamentale anche quel suo difficile ma in fondo tanto simpatico carattere.
    Addio caro Sergio, sei riuscito ad arrivare prima anche lì dove sei adesso, però a noi, stavolta, concedicelo... di arrivare un po' in "ritardo".

1 Commenti

  • Cabelor

    28/05/2011

    Ho conosciuto Sergio che ero un ragazzo, presentato da comuni amici. Appreso il mio cognome, mi raccontò di come avesse riparato la Leica 3f di mio papà, comperata subito dopo la guerra ed inviata senza esito ad un riparatore a Milano. La macchina fotografica aveva un problema sulla seconda tendina che lui riparò magistralmente.
    L'episodio mi venne in seguito confermato da un comune amico fotografo. La Leica è ancora in mio possesso (e ci mancherebbe altro) con le sue ottiche, un Summar 50mm.e un tele Elmar 90mm. con relativo mirino antiparallasse, un ingegnoso autoscatto esterno un esposimetro al selenio e la custodia originale in cuoio. Naturalmente ancora perfettamente funzionante.
    Ho frequentato poco Sergio e me ne rammarico, ma da quel poco ho capito che era un gran signore. Ciao Sergio.

 

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