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  • Fiocchi rosa e fiocchi blu

    Nei giorni scorsi è tornato alla ribalta il dilemma se far indossare oppure no il grembiule nella scuole (a Bedonia e Borgotaro questa moda non è mai tramontata).
    Se tornasse obbligatorio non potrei che esserne felice.
    Non credo che il motivo vada ricercato in un ricordo affettuoso, nonostante quella 'divisa' l'abbia indossata per cinque anni, ma perchè lo trovo uno dei tanti metodi corretti per iniziare a dare regole chiare ad un bambino: la scuola è scuola, la famiglia è famiglia.
    Però ci sono già le prime 'lagne' dei soliti 'lagnosi': 'E' un'eccessiva omologazione', oppure 'E' una costrizione assurda', per non parlare poi di chi afferma che sia un inno al 'ventennio'.
    Per quanto mi riguarda, ovviamente ai tempi che furono, mi faceva perlomeno sentire 'uguale' agli altri, per altri intendevo quelli che si vestivano a 'Parma' e non al 'sabato', al mercato, mentre oggi le passerelle di esibizionismo o competizione sono diventate, purtroppo, la norma.
    Sono persuaso che il grembiulino possa dare un aiuto a quella sobrietà, educazione e rispetto che, a mio modesto parere, trovo piuttosto carente nella scuola di oggi.
    Ritorneremo a vedere oppure no quelle belle fotografie di scolaresche con il grembiulino stirato e i fiocchi inamidati?

31 Commenti

  • fiascotti

    25/07/2008

    non posso fare altro che "quotarti" alla grande !

  • Vita

    25/07/2008

    Sono assolutissimamente d'accordo con te. Tu pensa che io il grembiule l'ho portato fino al quinto ginnasio: bianco alle scuole elementari e medie (anche se alle medie, ad un certo punto protestammo e non lo mettemmo più); nero (da ventennio, eh?)al liceo classico e, pure l', trascorso il ginnasio ci ribellammo perchè era nella nostra natura di adolescenti. però, fintanto che l'ho portato non ho mai avvertito quel senso di disparità tra me e chi vestiva firmato e alla moda da capo a piedi.
    Nè oggi posso dire di essere stata traumatizzata dal portarlo! :-)

  • Peonia

    25/07/2008

    io che appartengo alla generazione di chi è nato a fine anni 80, questo cambiamento l'ho vissuto in pieno.
    Ricordo di aver portato un bel grembiule bianco solo fino alla terza elementare...era pratico sicuramente per sporcarsi meno.
    Non sà se portare un grembiule o una divisa serva a sentirsi tutti uguali...credo che la soluzione vada cercata al di là del solito apparire...

  • Annalisa

    25/07/2008

    Come mamma ricordo questo, dal punto di vista pratico:
    -bisognava averne almeno 2 per i casi di emergenza (comunque è una spesa ...)e altrettanti fiocchi.
    -se era nero ...forse lo sporco alla fine di una giornata scolastica si nascondeva...ma non troppo ...Se era bianco, vi lascio immaginare...!
    -nella prima parte dell'anno scolastico e nell'ultima, quando cominciava a fare caldo, era impossibile indossarlo.
    -i fiocchetti non stavano mai a posto ...
    So che qualche insegnante lo rivorrebbe per le ragioni a cui avete accennato anche voi, e le capisco anche ... ma, oltre ai motivi pratici detti sopra, trovo che non sia un grosso problema andare a scuola vestiti come si vuole, fermo restando l'applicazione del solito buonsenso che consiglia abbigliamento pratico, comodo, adeguato al contesto e alle attività che si devono svolgere.
    (Qualche istituto ha dovuto inserire alcune norme del regolamento scolastico per evitare look da spiaggia o da "wrestling" od altro ...)
    Personalmente non mi piace l'appiattimento obbligato, e credo in regole da condividere che superino l'apparenza.
    Proprio in questa direzione, sia come genitori che come insegnanti, dovremmo abituare i ragazzi a superare le mode e le tendenze superficiali, frutto di condizionamenti, per non mettersi in competizione con nessuno e giudicare l'abbigliamento se condo utilità (o altro criterio personale condivisibile...)
    Questo riguarda anche l'acquisto di materiale scolastico più o meno pubblicizzato o "firmato".
    Come al solito, noi adulti abbiamo trasmesso loro l'idea sbagliata che esistono differenze tra persone a seconda di cià che appare!

  • ciaosonorita

    25/07/2008

    in questi giorni sotto l'ombrellone ho sentito un sacco di commenti sulla questione grembiulino....
    Devo dire di essere particolarmente "divertita" da questa strana diatriba... io, che nella scuola ci sono dal 1977 non ho mai visto bimbi senza grembiulino (fatta eccezione per i soliti ribelli)... per quanto mi riguarda grembiule dalla prima alla quinta... nero (sto pensando però di farlo dipingere ai bimbi con l'impronta delle mani dei compagni...vedremo).
    Qui permettetemi una picccola acidità... siamo certi che la bagarre sui grembiuli sia reale? mi spiego meglio... il primo intervento sulla scuola della neo minstra è stato: " maestro unico, risparmiamo sugli stipendi dei maestri e paghiamo meglio i professori"... Piccolo particolare... 1 unico maestro non riesce a coprire il tempo scuola della scolaresca... il giorno successivo titoloni sui giornali... il tempo scuola dei bimbi non si tocca non preoccuapatevi... Nuova uscita... prof assenteisti.. Visita fiscale dal primo giorno... benissimo, non ho nulla in contrario... peccato che non ci siano i soldi... normativa modificata e in calce si legge che poi tutto sommato spetta al dirigente competente decidere...
    Tutto questo mi porta ad una domanda...perchè all'istruzione (e non solo) non c'è mai un ministro che venga anche solo lontanamente dalla scuola e sappia quel che puà dire/fare?

  • Pippi70

    25/07/2008

    Sulla possibilità di vedere bambini vestire grembiuli stirati ho pochi dubbi, ma sui fiocchi inamidati, beh qualche dubbio mi sorge spontaneo... Esistono ancora mamme che hanno tempo o voglia di stirare e inamidare le divise scolastiche? Che rottura queste maestre che pretendono il grembiule, non siamo mica nell'ottocento! Mi sembra già di sentire i commenti... Secondo me il vero punto importante è: E' ORA CHE LA SCUOLA SI RIAPPROPRI DEL SUO RUOLO EDUCATIVO E NON SI FACCIA PIU' SCHIACCIARE DA TUTTI QUEI BENPENSANTI CHE CONTINUANO A DETTARE LEGGE SENZA SAPERE DI COSA STANNO PARLANDO! E' possibile che quando si deve prendere una decisione bisogna consultare: i genitori, gli esperti, i rappresentanti delle diverse religioni ed etnie, i quali ovviamente esprimono pareri contrastanti e mai finalizzati ad un fine comune. Quale? Il bene dei nostri bambini, naturalmente. Sarà ora che qualcuno cominci a pensare a come poter dare ordine ai numerosi problemi che assediano il nostro Paese e anche la scuola italiana ha bisogno di una sistematina. E forse l'obbligo di indossare il grembiule è un buon punto di partenza, riappropriandoci della nostra identità di cittadini e scolari italiani.

  • max

    25/07/2008

    Il grembiule? Solo un buon inizio! Se questo è un passo verso la sobrietà e la serietà. La scuola sta sfornando migliaia di somari. Questo è il problema. Una volta studiavamo con una sola maestra/o, ora non ne bastano tre. Qualcuno sa dirmi dov'è il problema? Possibile che sia colpa sempre e soltanto dei Ministri che non capiscono? Non è neanche questione di destra o sinistra: nessuno riesce a metterci mano seriamente.
    Comunque, prima di ogni cosa facciamo in modo che i ragazzi studino ed imparino e che vengano valutati per il loro merito.
    max

  • Annalisa

    26/07/2008

    Scusa Max,
    la sobrietà e la serietà, indispensabili per improntare una buona scuola, non possono partire dall'adozione o meno del grembiule...
    La scuola è un argomento molto complesso da trattare, a maggior ragione su un blog, ma proverà a dire qualcosa: insegno alle elementari da quando avevo 18 anni, percià da 32...!
    Credo d'aver visto un po' di tutto: ministri vari, riforme, corsi d'aggiornamento, iniziative, progetti, generazioni diverse di alunni e genitori, alcuni dei quali sono stati miei scolari a loro volta...
    Ebbene, io credo che se la scuola fosse gestita veramente da chi se ne intende, cioè insegnanti appassionate e illuminate (come in tutti i campi lavorativi, non siamo tutte così, ma capisco anche quelle che dicono : "Ma chi ce lo fa fare...!) da dirigenti e ispettori esigenti ma rispettosi, e da ministri competenti, non ci sarebbero le contraddizioni di cui parli tu, o forse ci sarebbero ugualmente , perchè la scuola sembra un animale che si morde la coda... E' vero: nonostante la buona volontà di molti, non se ne viene a capo...
    La scuola sta sfornando somari forse perchè vi si svolgono troppe attività che disperdono e impediscono l'approfondimento e l'esercizio di quelle che abbiamo sempre considerato prioritarie?
    Ma l'arte, la musica, il movimento, le iniziative ecologiche o umanitarie sul territorio non sono altrettanto importanti? Proprio nel momento in cui un bambino deve assorbire, emozionarsi, entusiasmarsi, partecipare a cià che lo circonda ...!
    Pensa a noi, se fossimo vissuti in un clima così creativo e stimolante...!
    Quando c'era una maestra sola (c'ero anch'io, naturalmente da alunna...!) si facevano poche cose ripetute, schematizzate (credo bene che si imparassero...!) e imposte, mai sollecitate o fatte scaturire dal desiderio di conoscere o dalla creatività personale.
    Forse non è necessario essere in tre, ma a parte suddividersi opportunamente (anche secondo le proprie predisposizioni personali e gli aggiornamenti svolti) gruppi di materie che richiedono una programmazione adeguata alle esigenze dei ragazzi, in due hai la possibilità di fare piccoli gruppi per differenziare l'insegnamento, di essere supportata in iniziative, di condividere responsabilità, ma anche impegni di tipo psicologico e sociale, a volte anche di supporto e aiuto alle famiglie...
    Bisogna dire che non solo i bambini non sono come quelli di una volta, ma nemmeno i genitori, e nemmeno la società, per cui gli insegnanti devono attrezzarsi a capire i cambiamenti di tutti, cercare di trasmettere partecipazione e desiderio di conoscenza, trovare il metodo più adatto per farlo, aggiornarsi (magari da soli e a proprie spese...), rendere conto di tutto questo in modo puntuale, formale e controllabile al proprio dirigente, ma anche agli utenti della scuola ...
    Dopo questo sproloquio, come mi sento io, dopo 32 anni di insegnamento, ve lo dico un'altra volta...!

  • ciaosonorita

    27/07/2008

    inoltro...

    Maledetti professori
    di ILVO DIAMANTI
    IL "PROFESSORE", ormai, primeggia solo fra le professioni in declino. Che insegni alle medie o alle superiori ma anche all'università: non importa. La sua reputazione non è più quella di un tempo. Anzitutto nel suo ambiente. Nella scuola, nella stessa classe in cui insegna. Gli studenti guardano i professori senza deferenza particolare. E senza timore. In fondo, hanno stipendi da operai specializzati (ma forse nemmeno) e un'immagine sociale senza luce. Non possono essere presi a "modello" dai giovani, nel progettare la carriera futura. Molti genitori hanno redditi e posizione professionale superiori. E poi, la cultura e la conoscenza, oggi, non vanno di moda. E' almeno da vent'anni che tira un'aria sfavorevole per le professioni intellettuali. Guardate con sospetto e sufficienza.
    Siamo nell'era del "mito imprenditore" . Dell'uomo di successo che si è fatto da sè. Piccolo ma bello. E ricco. Il lavoratore autonomo, l'artigiano e il commerciante. L'immobiliarista. E' "l'Italia che produce". Ha conquistato il benessere, anzi: qualcosa di più. Studiando poco. O meglio: senza bisogno di studiare troppo. In qualche caso, sfruttando conoscenze e competenze che la scuola non dà. Si pensi a quanti, giovanissimi, prima ancora di concludere gli studi, hanno intrapreso una carriera di successo nel campo della comunicazione e delle nuove tecnologie.

    Competenze apprese "fuori" da scuola. così i professori sono scivolati lungo la scala della mobilità sociale. Ai margini del mercato del lavoro. Figure laterali di un sistema - la scuola pubblica - divenuto, a sua volta, laterale. Poco rispettati dagli studenti, ma anche dai genitori. I quali li criticano perchè non sanno trasmettere certezze e autorità; perchè non premiano il merito. Presumendo che i loro figli siano sempre meritevoli.
    Si pensi all'invettiva contro i "professori meridionali" lanciata da Bossi nei giorni scorsi. Con gli occhi rivolti - anche se non unicamente - alla commissione che ha bocciato "suo figlio" agli esami di maturità. Naturalmente in base a un pregiudizio anti-padano. I più critici e insofferenti nei confronti dei professori sono, peraltro, i genitori che di professione fanno i professori. Pronti a criticare i metodi e la competenza dei loro colleghi, quando si permettono di giudicare negativamente i propri figli. Allora non ci vedono più. perchè loro la scuola e la materia la conoscono. Altro che i professori dei loro figli. Che studino di più, che si preparino meglio. (I professori, naturalmente, non i loro figli).

    Va detto che i professori hanno contribuito ad alimentare questo clima. Attraverso i loro sindacati, che hanno ostacolato provvedimenti e riforme volti a promuovere percorsi di verifica e valutazione. A premiare i più presenti, i più attivi, i più aggiornati, i più qualificati. così è sopravvissuto questo sistema, che penalizza - e scoraggia - i docenti preparati, motivati, capaci, appassionati. Peraltro, molti, moltissimi. La maggioranza. In tanti hanno preferito, piuttosto, investire in altre attività professionali, per integrare il reddito. O per ottenere le soddisfazioni che l'insegnamento, ridotto a routine, non è più in grado di offrire. Sono (siamo) diventati una categoria triste.

    Negli ultimi tempi, tuttavia, il declino dei professori è divenuto più rapido. Non solo per inerzia, ma per "progetto" - dichiarato, senza infingimenti e senza giri di parole. Basta valutare le risorse destinate alla scuola e ai docenti dalle finanziarie. Basta ascoltare gli echi dei programmi di governo. Che prevedono riduzioni consistenti (di personale, ma anche di reddito): alle medie, alle superiori, all'università. Meno insegnanti, quindi. Mentre i fondi pubblici destinati alla ricerca e all'insegnamento calano di continuo. Dovrebbe subentrare il privato. Che, però, in generale se ne guarda bene. Ad eccezione delle Fondazioni bancarie. Che tanto private non sono. D'altra parte, chissenefrega. I professori, come tutti gli statali, sono una banda di fannulloni. O almeno: una categoria da tenere sotto controllo, perchè spesso disamorati e impreparati. Maledetti professori. Soprattutto del Sud. Soprattutto della scuola pubblica. E - si sa - gran parte dei professori sono statali e meridionali.

    Maledetti professori. Responsabili di questa generazione senza qualità e senza cultura. Senza valori. Senza regole. Senza disciplina. Mentre i genitori, le famiglie, i predicatori, i media, gli imprenditori. Loro s' che il buon esempio lo danno quotidianamente. Partecipi e protagonisti di questa società (in)civile. Ordinata, integrata, ispirata da buoni principi e tolleranza reciproca. Per non parlare del ceto politico. Pronto a supplire alle inadempienze e ai limiti della scuola. Guardate la nuova ministra: appena arrivata, ha già deciso di attribuire un ruolo determinante al voto in condotta. Con successo di pubblico e di critica.

    Maledetti professori. Pretendono di insegnare in una società dove nessuno - o quasi - ritiene di aver qualcosa da imparare. Pretendono di educare in una società dove ogni categoria, ogni gruppo, ogni cellula, ogni molecola ritiene di avere il monopolio dei diritti e dei valori. Pretendono di trasmettere cultura in una società dove più della cultura conta il culturismo. più delle conoscenze: i muscoli. più dell'informazione critica: le veline. Una società in cui conti - anzi: esisti - solo se vai in tivù. Dove puoi dire la tua, diventare "opinionista" anche (soprattutto?) se non sai nulla. Se sei una "pupa ignorante", un tronista o un "amico" palestrato, che legge solo i titoli della stampa gossip. Una società dove nessuno ritiene di aver qualcosa da imparare. E non sopporta chi pretende - per professione - di aver qualcosa da insegnare agli altri. Dunque, una società senza "studenti". perchè dovrebbe aver bisogno di docenti?

    Maledetti professori. Non servono più a nulla. Meglio abolirli per legge. E mandarli, finalmente, a lavorare.

    (25 luglio 2008)

  • tatagi

    27/07/2008

    evaso sei un incanto! che bella foto! questi dodici pulcini di prima elementare a dir poco sono stupendi!!!!!! che dire della maestra Maura,a guardarla si capisce che vi aveva tutti nel cuore, anche il piu' monello! Le maestre delle elementari non si dimenticano,anche se ai miei tempi erano abbastanza severe. Non so se lei e' stata la tua insegnante, se lo e' stata sicuramente ti ha insegnato tante belle cose di cui tu hai fatto tesoro. ciao

  • ciaosonorita

    27/07/2008

    Scusa Annalisa,
    mi son resa conto solo ora di non averti mai risposto... s' come avrai visto anche da altri miei interventi sono una maestra pure io... matematica e inglese in prima... a settembre in seconda.
    Le mie "nuove scommesse" sono impegnative. Avevo proprio bisogno delle vacanze, ero prosciugata. Se non ho capito male a settembre toccherà a te la prima. In bocca al lupo. Io insegno da 12 anni e di prime ne ho fatte 8 (facendo inglese...). Non so se sono io, ma li trovo sempre un po' più faicosi. Nell'intervento sul grembiule hai saputo esprimere quello che pensavo (e non sapevo dire). Un bacio. Rita

  • Sergej

    28/07/2008

    Benna Riccardo..... presente!
    Sono dei bellissimi ricordi....ciao ricki

  • Annalisa

    28/07/2008

    Piacere, ciaosonorita!
    Avevo voglia di conoscerti: tra colleghe ci si intende subito... a distanza ... (Forse meno se c'è da lavorare insieme...!!!).
    Sul blog avrei preferito non rivelare che sono "maestra", perchè puà essere sviante ...Pazienza ! Tanto non sarei stata capace di nasconderlo!
    Inoltre la considero un'opportunità per far conoscere il nostro lavoro, così tanto bistrattato, ma così importante ...!
    A questo proposito consiglio, a chi vuole, di dare un'occhiata al sito dell'Istituto dove insegno, per vedere i vari progetti didattici attuati, il blog degli alunni, i concorsi e le "accoglienze"ad inizio anno scolastico.
    www.comprensivoturbigo.it
    (Io e la mia collega, a settembre 2007, abbiamo prospettato ai nostri ragazzi di quinta l'anno scolastico come un'olimpiade, comprese le finalità ...)
    Io insegno italiano, storia, arte e immagine, motoria (affiancata da uno specialista); tengo un laboratorio di giardinaggio; faccio animazione con gnomi, fate e folletti, come motivazione ad attività di italiano, immagine, giardinaggio...(Mi diverto molto anch'io...!). Una volta insegnavo anche Francese...!
    La scuola mi ha dato e mi dà ancora, per fortuna, la possibilità di concretizzare le mie predisposizioni, di comunicare il mio pensiero, di entusiasmarmi e di sperare ...
    Tornando a noi, Ciaosonorita, se vuoi scrivermi, chiedi ad Esvaso la mia e.mail: mi farebbe piacere!
    Posso farlo anch'io per la tua?
    Un caro saluto!
    Annalisa

  • max

    28/07/2008

    Se bastasse il grembiule avremmo risolto tutti i nostri problemi, almeno per quanto riguarda la scuola. Tra l'altro la neoministra si è guardata bene dall'imporlo: "La scelta spetta ai singoli Istituti. Per me è cosa buona". Meglio lanciare il sasso e noscondere la mano.
    Su questo tema sono molto sensibile, ho il nervo scoperto. A seguito di una discussione sul tema, ciaosonorita ha interrotto anche il rapporto epistolare.
    Forse non riesco ad essere chiaro come vorrei. Secondo me la SCUOLA, al di là dei pur ottimi stimoli in tutti i campi, deve dare della conoscenza. Come si fa ad apprezzare una poesia, se un ragazzo che frequenta le superiori ha dei dubbi su come scrivere CRESCERE? Con la i o senza? Non è uno scherzo! Quali sono le fondamenta su cui costruirà la sua di crescita? Come potrà essere un bravo musicista se non deve necessariamente studiare la Musica? Se non gli si fa ascoltare che del frastuono e in modo confuso? Cosa puà dare una maestra senza entusiasmo? Che stimoli ha un ragazzo al quale non viene riconosciuto il suo impegno? Tanto è lo stesso! Il posto di lavoro è una cosa seria, ma fare l'insegnante è una missione. Combattiamo tutti quelli che vogliono distruggere la scuola dall'esterno e dall'interno. Facciamo in modo che i nostri ragazzi possano arrivare a Vercelli senza l'aiuto del navigatore satellitare, che riescano a fare un calcolo anche senza la calcolatrice, che conoscano le parole senza ricorrere al correttore del programma di video scrittura e che per guardare una stella volgano senza esitazioni lo sguardo verso il cielo...

    max

  • Alcione

    28/07/2008

    Bello, bellissimo l'articolo di Diamanti, a cui non si puà aggiungere nulla (purtroppo) perchè mi pare abbia fornito un ritratto impietoso ma assai reale della nostra società. detto questo, una noticina sulla diatriba 'grembiule si, grembiule no': avendo fatto parte delle scuole in Inghilterra, non avevo solo un grembiule ma una divisa! Che a me, però, piaceva un sacco! Non sono una persona inquadrata, nè tanto meno di destra, però condivido in piena il commento di Esvaso. specie da quando ho sentito la mamma di una bimba di 4 anni dire: 'Io non compro mai nulla alla B------n perchè non voglio che la mia sia vestita come tutte le altre. Compro solo da X o Y, ma aspetto le svendite perchè altrimenti non me lo posso permettere'. Che tristezza! Insomma, si insegna ai figli che è meglio mangiare pane e cipolla tutto l'anno pur di sfoggiare l'ultimo modellino jeans costosissimo e firmatissimo (a proposito, ma a bimbi così piccoli i vestiti non vanno stretti nel giro di qualche mese???).

  • Alcione

    28/07/2008

    orpo! rileggendo quanto ho scritto prima di getto (io di "gietto"??? hahahaha!) mi sono resa conto di una svista: non volevo assolutamente dire che il "nostro" Esvaso sia nè inquadrato, nè di destra... a dire il vero non lo so, e manco mi interessa saperlo! quindi, caro Esvaso, se dal modo in cui ho scritto il mio intervento sembra che ti associ a questi due attributi...PERDONAMI!!!

  • meri g

    28/07/2008

    A Borgotaro i grembiuli sono una realtà da tempo, tutti neri (senza fiocchi per carità)ma credo che i problemi della scuola non siano legati all'apparenza.

  • Annalisa

    28/07/2008

    Max,
    ma se Ciaosonorita non ti scrive più, rischi grosso anche con me ...! Ti salva il fatto che sei un poeta, ami i fiori e le donne...
    Allora... fammi capire: le conoscenze che la scuola deve dare devono essere quelle che hanno dato a noi, cioè calate dall'alto come dogmi? Senza riferimenti alle scoperte e ricerche in atto? perchè lo dice l'insegnante? Nozioni ripetitive e noiose che non ti invogliano per niente?
    O piuttosto devono essere ricerca insieme di conoscenze da fonti diverse, in un'atmosfera di curiosità motivata, nata da necessità concrete e dal desiderio di capire e approfondire cià che ci circonda?
    Certo! Se si facessero prevalentemente esercizi ortografici, prima o poi, entrerebbero in testa anche i casi della "i", ma se non ricordo male, anche ai miei tempi, nonostante gli esercizi, a qualcuno non entrava ugualmente...
    I ragazzi di oggi, comunque, non riuscirebbero a stare in una scuola come quella di una volta, perchè sono diversi: esigono un motivo per imparare, non un 'imposizione ...e sicuramente dei buoni esempi, delle persone coerenti, competenti ed entusiaste.
    Prima di insegnare loro la teoria della musica, occorrerebbe far ascoltare un po' di tutto, facendo scaturire le sensazioni provate...
    Se la conoscenza da sollecitare è quella che ho cercato di spiegare all'inizio, non ci sarebbe bisogno di usare nè il satellitare, nè la calcolatrice, nè altro, tranne che in casi estremi, percià rari...
    Siamo proprio la maggioranza di noi insegnanti a cercare di sviluppare in loro l'indipendenza da certi mezzi, imposti dalla società sotto le vesti di "cose indispensabili" o "alla moda"e spesso dobbiamo fare a "braccio di ferro" coi genitori che questi aggeggi usano per essere come gli altri...
    però...! Potevate lasciarmi fare le mie vacanze...!!

  • Davide

    29/07/2008

    Non risolverà i problemi della scuola italian...ma sicuramente è un primo passo (spero) verso un nuovo corso!

  • Annalisa

    29/07/2008

    Comunque...
    a questo punto, alla luce di cià che si continua a sentire anche dai media, riguardo agli atti di vandalismo e agli atteggiamenti a rischio, la scuola, secondo me, è "costretta" a delle priorità tra conoscenze da trasmettere, che comunque oggi non si fa fatica ad acquisire coi nuovi mezzi, (avendo la capacità di discernere, però, in mezzo a tanti "bombardamenti") e comportamenti da comprendere, condividere ed adottare nel gruppo e nella società, per una finalità molto ambiziosa, peraltro indicata dai programmi scolastici: formare l'uomo.
    Dobbiamo rinunciare senza nemmeno provarci?
    Personalmente non è nel mio carattere...!

  • EM

    31/07/2008

    Caro Esvaso, che bel regalo!
    Già avevo letto, nei racconti di "Esvaso '70" e nel tuo post in cui rivelavi il tuo insospettabile essere daltonico, dei ricordi legati alla "maestra Maura".
    Io che sono uno dei nipoti dell'inflessibile educatrice (quanto ci ha tediato da piccoli, ormai in pensione, unici bersagli delle sue lezioni di italiano, latino, matematica, igiene..) credo sia il dono più bello per una persona che sta giungendo alle ultime pagine della propria storia terrena: sapere che i semi sparsi sono germogliati.
    Grazie davvero a nome della nonna!

  • ciaosonorita

    03/08/2008

    Sono definitivamente rientrata dalle vacanze e ho letto gli interventi successivi all'articolo che ho postato in una delle mie ultime passate in internet.
    In effetti in spiaggia mi erano fischiate le orecchie, ma non credevo fosse per le citazioni fatte di me in questo spazio.
    S' Max, ho smesso di scrivere, ma perchè siamo grandezze incommensurabili... non c'è dietro chissà quale ira, ma solo l'amarezza di rendermi conto che nulla di quello che posso dire o, peggio, posso essere ti interesa o ti possa far rivedere alcune posizioni, di certo giustificate, dato che per i tuoi figli con il mondo della scuola hai avuto ed hai a che fare...
    Le emozioni che mi suscitavano le mail che ci siamo scambiati erano di avere a che fare con una persona ricca di poesia, fiori e un bel "muro di convinzioni"... certo ti invidio, ma non riesco proprio a relazionarmi in questo modo... il limite è mio, mi spiace.
    Comunque, cià non toglie che potremmo parlare di altre cose, solo che non mi vengono in mente...se proponi tu qualche argomento ti seguirà volentieri.
    Annalisa, non credo possa accadere lo stesso, perchè viviamo sulla nostra pelle ogni giorno amarezze, delusioni, gioie, conquiste e soprattutto SPERANZE!
    Da quello che scrivi poi mi pare che siamo in assoluta sintonia quasi su tutta la linea.
    Da domani si ricomincia a riflettere, progettare e costruire il percorso, i percorsi che porteranno l'anno prossimo i miei "ragazzacci" a crescere un altro po'.
    Esvaso, ma me lo dici quale sei tu? o meglio, ci sei tu in una di queste foto?

  • Annalisa

    04/08/2008

    Ciao Rita!
    Bentornata, anche se avresti preferito rimanere...!
    Ora, però, parto io: non vado chissà dove...
    Per la prima volta dopo tanti anni vado a fare vacanza come da piccola : nel mio paese natio in Valceno!
    Ho progettato un po' di cose da fare l': vedremo...! E poi devo riscoprire la valle...ma per questo spero ci sia tempo...!
    Quindi non sono intenzionata, ancora, a pensare a progetti didattici, anche perchè mi vengono meglio certe intuizioni ed improvvisazioni...Ti spiegherà...!
    Scrivimi pure anche sulla mia posta: non avrà il pc ma cercherà un internet point per comunicare e scaricarla .
    E' o non è Bardi il paese più cablato d'Italia...?(Ehm...ehm...!)
    Per quanto riguarda la foto di Esvaso in prima elementare, io ho indovinato...! Prova anche tu! (Un altro Totoesvaso...!?)

    P.S. A te e agli altri amici del Blog chiedo: caso mai volessi dilettarmi a sentire buona musica o a ballare, quali locali mi consigliereste a Bedonia, Borgotaro e dintorni ?
    Indicativamente per un'età >35 e <60... comunque la musica mi piace quasi tutta : i miei figli mi hanno "istruita" anche sul "metal"!
    Sempre che alla sera non sia stanca di girare...
    Grazie a tutti e un salutone!
    Abbraccio a Rita!

  • Annalisa

    04/08/2008

    Bentornata, anche se avresti preferito rimanere...!
    Ora, però, parto io: non vado chissà dove...
    Per la prima volta dopo tanti anni vado a fare vacanza come da piccola : nel mio paese natio in Valceno!
    Ho progettato un po' di cose da fare l': vedremo...! E poi devo riscoprire la valle...ma per questo spero ci sia tempo...!
    Quindi non sono intenzionata, ancora, a pensare a progetti didattici, anche perchè mi vengono meglio certe intuizioni ed improvvisazioni...Ti spiegherà...!
    Scrivimi pure anche sulla mia posta: non avrà il pc ma cercherà un internet point per comunicare e scaricarla .
    E' o non è Bardi il paese più cablato d'Italia...?(Ehm...ehm...!)
    Per quanto riguarda la foto di Esvaso in prima elementare, io ho indovinato...! Prova anche tu! (Un altro Totoesvaso...!?)

    P.S. A te e agli altri amici del Blog chiedo: caso mai volessi dilettarmi a sentire buona musica o a ballare, quali locali mi consigliereste a Bedonia, Borgotaro e dintorni ?
    Indicativamente per un'età +35 e -60... comunque la musica mi piace quasi tutta: i miei figli mi hanno "istruita" anche sul "metal"!
    Sempre che alla sera non sia stanca di girare...
    Grazie a tutti e un salutone!
    Abbraccio a Rita!

  • piopio

    04/08/2008

    Per Annalisa.... se passerai le vacanze in Valceno ti consiglio LA VARIANTE vicino Varsi, a Borgotaro al BAGARRE... io avrà una camicia rossa e tu.....????

  • Annalisa

    06/08/2008

    A piopio,
    grazie per la dritta: LA VARIANTE so dov'è e mi sembra carina ma non ci sono ancora stata... ma LA BAGARRE non sarà un po' troppo da ragazzi/ini (anche se i ragazzi oggi sono quelli di 35/40 anni...)?
    Hai visto la fascia d'età che ho indicato? Anche se ho abbondato in tutti e due gli estremi...
    E locali dove si ascolta solamente o si vedono spettacoli?
    Generalmente vesto di nero, la sera, o nero /giallo, nero /bianco!
    Ma dopo una giornata in verde, inteso come erba, boschi, giardino, panorami...chissà se avrà voglia di uscire la sera ...
    Ma soprattutto se vorrà lasciarmi andare mio marito.....!
    Con simpatia!

  • formichina

    08/08/2008

    Grazie Pippi70, finalmente qualcuno che sa parlare del "mondo" della scuola...ben venga il grembiule, da noi si porta ancora, a "fare" una scuola di non più asini ma una scuola di chi ha voglia di imparare. Probabilmente si è perso il punto di arrivo della scuola, questo è dovuto all'insegnamento o meglio all'insegnante che oggi è più bambino dell'alunno...corsi, corsini, corsetti che fanno di molti docenti, ma non di tutti, dei badanti.
    Baci a Gigi

  • Annalisa

    09/08/2008

    Ciao, Formichina,
    sto per andare al mio paese, nel senso che vado a villeggiare dove sono nata, ma da quello che scrivi mi sembra che vorresti mandarci (al loro, non al mio...!) tutti gli insegnanti...!
    Percià non ho tanta voglia di scrivere: mi sembra d'averlo fatto abbastanza su questo argomento...
    Siccome, forse, appartengo alla categoria dei "non di tutti", come hai indicato tu, mi scappa di dire qualcosa, per difenderli, comunque, quasi tutti ...
    Se portare il grembiule fosse la condizione per aver voglia di imparare, com'è che anche ai nostri tempi (...20/30/40 anni fa ...)quando tutti avevano il grembiule, ugualmente, pochi avevano voglia di imparare...forse meno di oggi, e molti bambini che invece adesso aiutiamo a valorizzarsi, nonostante le scarse capacità, finivano nelle "classi differenziate" o in classi di "scarto"?
    Se mi dici che serve ad evitare differenze esteriori o ad impostare un clima di rigore, posso essere d'accordo, ammesso che queste due finalità non si possano ottenere in altro modo, più faticoso, ma più umano ed esemplare...
    Sull'insegnamento non mi ripeto: qualcosa ho già detto ...ma è un argomento troppo vasto e non basterebbe un corso di laurea.
    così pure sugli insegnanti, criticabilissimi, solo se si conoscesse davvero come lavorano, o come dovrebbero...che non è come ce lo ricordiamo noi! (Anch'io ho fatto le elementari 40 anni fa ...!)
    Siete voi genitori (ho indovinato, per quanto riguarda te?)che ci vorreste in parte bambini perchè a scuola i vostri figli ci vadano volentieri, magari divertendosi...oppure vi importa che facciamo i badanti, nel senso di pura custodia, quando voi non ci siete, vacanze comprese, altrimenti "dove li mettiamo?"
    Tra quello che ci viene richiesto dal Ministero, dal Dirigente scolastico, dalle materie e dall'orario stabiliti, dalla psicologia, dalla società, dal territorio, dalle vostre esigenze,(ma starà dimenticando sicuramente qualcos'altro...!) cerchiamo (non tutti, è vero, ma come in tutti i lavori...) di usare anche umanità e buon senso, qualità doverose per chi sta con le persone , piccole o grandi che siano, che non ci vengono richieste ufficialmente e che, purtroppo, non appartengono a tutti...!
    Quando riprenderà l'anno scolastico fammi sapere come va: ne possiamo parlare!
    Buone vacanze a te e a me!

  • CSR

    12/09/2008

    O è morto o fa il maestro
    Lettera aperta al Ministro dell'Istruzione, Università, Ricerca
    di Paola Conti, insegnante di scuola dell'infanzia

    Gentile Ministro,
    potrei cominciare dicendo che la scuola ha problemi diversi dal ripristino del grembiule, ma non lo farà proprio per il rispetto dovuto a quei problemi. Come i Suoi ultimi predecessori, anche Lei ha commesso un errore di prospettiva: il Ministro Moratti pensava di doversi occupare delle famiglie; il Ministro Fioroni credeva di doversi occupare dei ragazzi (sospinto anche dai numerosi episodi di cronaca); Lei ritiene che sia Suo dovere pensare a noi insegnanti. E alla scuola chi ci pensa? Mi scusi se glielo ricordo, ma ci sono altri Suoi colleghi che si dovrebbero occupare di questi soggetti (Ministro della Funzione Pubblica, quello delle Politiche giovanili, quello degli Affari sociali). Lei è prima di tutto il Ministro della scuola: è ad essa che deve pensare, al suo funzionamento, alla sua organizzazione, alla sua qualità. E se per fare questo, talvolta è necessario scontentare alcune famiglie, una parte di studenti, la categoria dei docenti: pazienza! Non si puà accontentare tutti. Quando si cerca di farlo, in genere si creano solo dei pasticci. così il Ministro Moratti ha istituito l'anticipo, cercando di rispondere ad esigenze e bisogni presunti dei genitori e facendo un danno irreparabile alla scuola; così il Suo diretto predecessore ha emanato tutta una serie di circolari e norme volte a ripristinare serietà e ordine (recupero debiti, prove aggiuntive negli esami.) che hanno creato solo confusione e sconcerto; così Lei, nelle Sue prime dichiarazioni, richiede più impegno agli insegnanti, rivendicando per loro, al contempo, maggiori riconoscimenti di carriera e di stipendio. Mi perdoni il modo diretto con il quale glielo dico ma "Lasci perdere". Lei sa meglio di noi che non ci sono le risorse economiche per mantenere certe intenzioni. Dire poi che queste verranno reperite dai risparmi ottenuti dalle riduzioni di personale e dalle razionalizzazioni (chiusura di sezioni, classi, scuole) è come porgere una pala ad un condannato a morte e annunciare che puà scavarsi la fossa delle dimensioni che vuole, per stare più comodo. Cosa potrei farmene di qualche euro in più di stipendio (ammesso e non concesso che venissero davvero utilizzati così) a fronte di un aumento del rapporto alunni/insegnanti, della cronica mancanza di strutture, materiali, strumenti, dell'aumento delle problematiche sociali cui devo far fronte senza il minimo supporto? Lei rilascia interviste nelle quali dichiara che la presenza di molti bambini stranieri nelle nostre classi non la preoccupa in quanto vi intravede una risorsa piuttosto che un problema. Anche io la penso così. Ma perchè la "profezia" si avveri c'è bisogno di risorse, umane e materiali. C'è bisogno di compresenze in quelle classi perchè quei bambini possano essere seguiti sin dalle prime fasi del loro inserimento, c'è bisogno di mediatori culturali che costruiscano ponti di relazioni con le famiglie, c'è bisogno di strumenti che facilitino la comunicazione dei saperi. Lei è davvero convinta che si possa fare tutto questo in sezioni di scuola dell'infanzia di 28 bambini o in classi di scuola primaria di 25 o di scuola secondaria di 30 alunni? E contestualmente, pensa di aumentare le ore di permanenza e di mandare a regime l'anticipo nella scuola dell'infanzia senza potenziare gli organici, senza valutare le strutture esistenti? Ci pensi, Ministro, quando scriverà la prossima circolare sulle iscrizioni.
    Ma Lei insiste nel parlare del ruolo dell'insegnante e ripristina il voto in condotta come strumento per riappropriarsi del controllo sulla classe, per ristabilire quell'ordine che sembra inesorabilmente perduto, se solo ci si affaccia su molti siti esposti nella rete. Non le pare un po' semplicistica come risposta? Plauto, in una sua commedia, riferendosi a un tizio che non si trova più, fa dire ad un personaggio: "O è morto o fa il maestro!". Già, perchè ai tempi di Plauto fare il maestro era un lavoro da schiavi e quindi era lecito accostare la sua situazione esistenziale a quella di un defunto, di qualcuno che, socialmente, non esisteva. Poi ci sono stati tempi in cui, quando passava un maestro (o perfino una maestra) per strada, le persone salutavano e si toglievano il cappello in segno di rispetto e considerazione. Chi ci ha ricacciato nella condizione di schiavitù? Di chi è la colpa di questo declino inarrestabile? Tutta e solo degli insegnanti? Possibile che si concentri, in virtù del caso, in questa categoria tutta l'ignoranza, l'incompetenza, la mancanza di deontologia professionale dell'universo mondo? No, gentile Ministro, non puà essere e non è così. Tutto questo è il frutto di politiche sbagliate, di scelte colpevoli fatte da chi avrebbe avuto il dovere di salvaguardare l'onorabilità della categoria per difendere la scuola della Repubblica. E invece sono dieci anni che non si bandisce un concorso ordinario per titoli ed esami e si continua ad assumere personale sulla base di criteri arbitrari, fortunosi, non trasparenti. Lei obietterà che il concorso non garantisce di per sè l'assunzione di buoni insegnanti; e questo è pur vero. però istituisce un principio di uguaglianza di opportunità tra chi aspira alla professione, fissa (attraverso il programma di esame) alcuni indicatori di competenza che vengono richiesti, stabilisce che si debba studiare ed essere preparati. Negli ultimi anni si è assunto di tutto: precari "storici", insegnanti di religione (che immancabilmente, dopo il passaggio in ruolo, hanno rinunciato a quell'insegnamento per entrare nei ruoli comuni) e chi più ne ha più ne metta. Che dire di quelli cui è consentito considerare l'insegnamento come una fonte di guadagno integrativo rispetto ad un altro lavoro, quello vero, più prestigioso e spesso più redditizio? E di quanti sono stati assunti in virtù di punteggi ottenuti per l'assistenza a familiari bisognosi e che poi vengono spediti a insegnare a centinaia di chilometri di distanza, o per invalidità che non consentirebbero neanche di lavorare in un centralino e ai quali vengono affidate classi di 25/28 ragazzini? Fra di loro ci sono sicuramente persone di valore, ma è un fatto assolutamente casuale, non voluto, non necessario. Si dà l'impressione, cioè, (ma non è solo un'impressione), che per fare l'insegnante basti iscriversi in una graduatoria e poi aspettare più o meno pazientemente che la fortuna giri a tuo favore e che venga estratto l'anno in cui hai lavorato di più. E invece questo è un mestiere alto, complesso, difficile, che richiede una solida formazione teorica e un'altrettanto forte propensione alla ricerca. I maestri non fanno scuola: fanno la scuola. più dei dirigenti, degli ispettori, dei ministri. Sono loro che proiettano gli individui verso il loro futuro, che ne orientano le scelte, che educano le intelligenze verso traguardi inizialmente insospettabili. O almeno, questo dovrebbero essere. Certo non ci puà aspettare tanto da degli schiavi, da ombre confuse, strattonate da tutti, alla ricerca vana di un orizzonte di senso cui aggrapparsi. S', Ministro, perchè anche questo manca; anzi, si fa di tutto per farlo mancare. Ho letto proprio oggi che nelle scuole lombarde si insegnerà la rianimazione cardiovascolare. Bravi! E poi? perchè non la tracheotomia o come prevenire l'insorgere delle verruche? E di insegnare a leggere e scrivere potrebbero occuparsi i volontari delle Misericordie! I ragazzi si schiantano con le auto il sabato sera? La colpa è della scuola ed è lei che deve rimediare con un apposito corso di educazione stradale. Le adolescenti rimangono incinte? La responsabilità è della scuola e via ad un progetto di educazione alla sessualità consapevole. Scoppiano gli incendi d'estate? perchè non proporre un fantastico percorso di educazione ambientale? Non si sa dove mettere i bambini di due anni perchè mancano i nidi? Mandiamoli a scuola! A questo si deve aggiungere l'incessante avvicendarsi di riforme e riformine più o meno epocali e storiche che piovono dal cielo senza che nessuno ne senta il bisogno o la necessità. Che senso ha tutto questo? Sono davvero questi i compiti degli insegnanti? Ci avete trasformati in dilettanti allo sbaraglio, in bricoleurs più o meno entusiasti, in animatori disperati alla continua ricerca di "giochi di prestigio" capaci di "intrattenere" per qualche ora un pubblico distratto ed ostile; continuate ad offendere senza capire, ad insultare senza aver mai neanche provato ad ascoltare. perchè i ragazzi o i genitori dovrebbero aver rispetto di noi, se i ministri per primi dichiarano pubblicamente che siamo un mucchio di fannulloni incompetenti privi di qualunque coscienza professionale? A che puà servire il sette in condotta in un clima di questo tipo? perchè vede, Gentile Ministro, io non sono mai stata tenera con la mia categoria: l'ho sempre trovata deludente e francamente indifendibile. Ma io posso dire questo, perchè ogni mattina vado a scuola e sostituisco i colleghi che mancano, e organizzo le attività in modo che le classi non debbano essere divise, coordino progetti, reperisco il materiale, cerco di spiegare a genitori confusi come interpretare norme illogiche e incongruenti (per esempio che bambini di tre anni possono stare a scuola 50 ore a settimana, mentre per i loro fratellini di sei anni ne sono sufficienti 27). Lei e i Suoi colleghi invece, non potete. perchè Lei dovrebbe essere la garante della difendibilità della categoria, perchè è Lei che assume, è Lei che forma, è Lei che firma i contratti, è Lei la responsabile istituzionale della qualità della scuola. Lo so che "la congiuntura internazionale non è favorevole e che l'eredità del precedente governo è pesante" ( come vede, sto studiando da ministro anch'io), ma nessuno le chiede sforzi eroici. Intanto, invece di sparare nel mucchio, sarebbe interessante cominciare a distinguere. Quanti dei fondi stanziati dal Suo Ministero per i progetti e i Piani nazionali si "perdono" tra agenzie, comitati più o meno scientifici, esperti e coordinatori più o meno qualificati, e quanti vanno invece agli insegnanti che dovrebbero essere "i veri protagonisti dell'innovazione"? Sarebbe bello che, oltre ad un'analisi approfondita delle carenze, si cominciasse a riflettere sul come sia possibile che le scuole di questo paese continuino il loro lavoro nonostante tutto, si cominciasse a discutere di come si insegnano le scienze, come si fa per far comprendere la matematica, per far amare la lingua e la poesia, come si risponde alla noia, al disagio, alla mancanza di orizzonti ideali all'interno dei quali crescere, all'interno dei quali costruire il proprio futuro. Un Ministro che invece di cercare di lasciare un segno di sè appiccicando il suo nome all'ennesima "rivoluzione" scolastica, stimolasse un dibattito serio e competente sul ruolo della scuola nel paese, coinvolgesse le energie e le intelligenze con l'obiettivo di creare un clima, una tensione costante, un'attenzione profonda sul mondo della scuola, è destinato a rimanere un'illusione? Ci dobbiamo rassegnare al chiacchiericcio sulle maestre pedofile, al pettegolezzo sulle prof riprese coi telefonini, a confrontarci e a dibattere sulle parodie della scuola, stile Amici di Maria De Filippiù
    Nel Suo discorso programmatico alla Commissione Cultura della Camera, Lei ci ha chiesto uno scatto d'orgoglio. Ci ha spronato a dimostrare che "non siamo cattivi come ci dipingono". Gentile Ministro, io lavoro nella Scuola dell'Infanzia da venti anni e in questi venti anni non ho fatto altro che questo: essere orgogliosa del mio lavoro e cercare di dimostrare con i fatti, giorno per giorno, che quel lavoro aveva un senso e un valore. Ora basta: io sono stanca. Non ho più voglia di dimostrare niente a nessuno. Badi bene: non ho detto che non più voglia di lavorare nella scuola. Questa, inspiegabilmente, mi è rimasta. Continuerà ad andare a scuola ogni mattina, a lavorare con e per i bambini, con e per le famiglie, come ho sempre fatto. Ma senza retorica e senza pensare (come ingenuamente ho fatto in questi anni) che questo mio lavoro possa avere un senso più generale, che possa andare al di là e oltre quei bambini e quelle famiglie che ho davanti. però Le propongo una sfida e si tratta di qualcosa di semplice, mi creda. Lei è avvantaggiata rispetto ai Suoi predecessori perchè io non mi aspetto nulla da Lei e quindi anche il più piccolo gesto, sarebbe sufficiente. Mi stupisca, Ministro: abbia Lei per prima uno scatto d'orgoglio, mi dimostri che la scuola Le sta a cuore almeno quanto a me, che non ha accettato un incarico così prestigioso solo per fare da graziosa cornice alle conferenze stampa del Presidente del Consiglio, insieme alle Sue avvenenti colleghe. Come Le ho detto, mi accontento di poco. Provi a dire (per esempio) che le norme contenute nell'articolo 64 della Legge Finanziaria sono necessarie anche se pesanti, ma che l'aumento del rapporto alunni/docenti è assolutamente insostenibile perchè non si puà lavorare con trenta bambini dai tre ai sei anni, non si puà insegnare a leggere e scrivere a ventisei bambini della scuola primaria, non si puà combattere la dispersione in classi di più di trenta adolescenti. Si arrabbi, alzi la voce, minacci le dimissioni se non verrà cambiata la norma. Sappiamo entrambe che non La ascolterebbero e io non pretenderei certo che mantenesse la minaccia (in questo paese non si dimette mai nessuno) però sarebbe in bel gesto, un segnale di vita che mi riscuoterebbe dall'amarezza che mi pervade. Mi stupisca, Ministro, oppure taccia. Fino a qualche anno fa Le avrei chiesto di metterci nelle condizioni di lavorare, di aiutarci a lavorare meglio. Oggi Le chiedo solo di lasciarci in pace.

  • max

    13/09/2008

    Ho letto la bellissima lettera.
    Ho idea di farne una copia e portarla al prossimo Consiglio d'Istituto. Mi piacerebbe che tutti la sottoscrivessero: Dirigente, professori, collaboratori, genitori, maestri e personale di segreteria.
    Una raccomandazione per i genitori: "Fate i genitori".

    Buona Scuola ai ragazzi (studiate) ed agli Insegnanti (I nostri ragazzi sono nelle vostre mani, grazie per ogni attenzione che avrete la forza di donargli).

  • max

    13/09/2008

    ... riporto:


    Autore:
    Travet

    geografia creativa
    Lo scorso anno la maestra di mia figlia (5° elementare) ha spiegato che non avrebbe fatto studiare le regioni italiane poichè, a suo dire, non sarebbe stato utile insegnarle da un punto di vista amministrativo; meglio sarebbe stato farlo da un punto di vista funzionale. Nella mia somma ignoranza non ho afferrato il concetto, ma mia figlia non conosceva le regioni italiane. Ho dovuto insegnargliele io e farle studiare a memoria anche le principali province. però hanno fatto una bella gita alla Ipercoop, per studiare ecologia. Non mi sento scandalizzato ma solo un po' triste.
    Travet

    anch'io sono un po' triste, e spero solo di affidare i miei figli ad insegnanti "giusti", tanto della Scuola non interessa niente a nessuno.

    max

 

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