I tempi che cambiano

Da bambino ci andavo in bicicletta e di solito con la canna di bambù appoggiata sul manubrio. Alla cascata di Borio ci sono ritornato. Sono passati oltre trent’anni.
Mi sembra ieri quando mi fermavo a guardare a bocca aperta Claudio Martini che si tuffava coraggiosamente a testa in giù dalla cascata e altrettanto reale la leggenda narrata che nel sovrastante “lago dei cinque metri” nemmeno il temerario Filippo riuscì mai a toccare il fondo.
Ricordo anche che poi i tempi cambiarono, la cuccagna era finita, da lì a poco tutti smettemmo di andare in quel punto a fare il bagno o a pescare, la “Ceramica” era ormai entrata a regime e i liquidi che scaricavano in quel tratto di fiume trasformavano l’acqua in mille colori: “a Maurino gli sono venute tutte le bolle e i cavedani che ha pescato Ottardo sono gialli”.
Da allora sono passati tre decenni, ed ora, grazie alla tecnologia, il fiume è tornato pulito, però i motivi che creano problemi sono sempre gli stessi: i tempi che cambiano.
 
P.s.
Dopo l’ultima piena del fiume Taro la cascata era scomparsa. Nella scorsa primavera è stata ricostruita. Guardandola mi è anche sorto un presentimento: la precedente è durata diversi decenni, nonostante fosse stata costruita con le traversine in legno e binari della ferrovia, quest’ultima, sebbene il fiume sia ridotto praticamente a un rigagnolo, lo dubito.

La diga di Borio e i dintorni...



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