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  • La chiesa verrà restaurata

    In questo momento, a vederla da lontano, sembra un grosso pacco regalo, ma credo che lo diverrà realmente una volta terminati i lavori. Le operazioni di restauro della chiesa parrocchiale di S. Antonino sono iniziate e si protrarranno fino alla fine dell’anno. Il programma prevede che occorrerà l’intero periodo estivo per la sistemazione delle coperture e delle facciate, mentre nel prossimo inverno si proseguirà nell’interno con la realizzazione di un nuovo impianto di riscaldamento a pavimento e successivamente con la ristrutturazione degli affreschi della volta. Ricordiamo che il primo lotto di lavori era stato affrontato lo scorso anno con la ristrutturazione della torre campanaria (58.000 Euro).
    Questa seconda fase, curata dall’Arch. Enrico De Benedetti di Piacenza, in collaborazione con l’Arch. Lucio Serpagli di Bedonia, prevede lo smantellamento dei vecchi manti di copertura (tegole), con successiva impermeabilizzazione dei tetti e la realizzazione di una nuova struttura in legno su cui verrà posato un nuovo rivestimento in pietra.
    Con l’avanzare dello stato dei lavori il ponteggio sarà smantellato per essere rimontato sul fronte principale. A questo proposito, uno dei tanti pensieri che affligge il bedoniese è la possibilità che venga smantellato il rivestimento della facciata in marmo travertino eseguito non più di cinquant’anni fa e pertanto non ancora vincolato dalla Sovrintendenza. I tecnici incaricati, dopo un’attenta analisi dello stato di fatto, ritengono che una simile operazione, seppur affascinante, sia da escludere per le manomissioni irreparabili che l’edificio ha subito negli anni a seguito degli interventi eseguiti sul profilo della copertura: la differenza di pendenza tra la parte alta del tetto, modificata spaventosamente negli anni ‘60 e quella più bassa delle cappelle laterali infatti non permette più di avere profili paralleli in facciata, ora corretti dal rivestimento in marmo. Un altro fattore non poco trascurabile è che non esistono rilievi sufficientemente precisi della facciata originaria che consentano di ricostruirne l’apparato decorativo. In ultimo, una simile operazione avrebbe un’incidenza eccessiva sul bilancio economico della Parrocchia che ha trovato i finanziamenti presso vari Enti, tra cui la Fondazione della Cassa di Risparmio di Parma e Piacenza e la CEI (Conferenza Episcopale Italiana), ciò è potuto accadere grazie all’interessamento di Mons. Domenico Ponzini, direttore dell’Ufficio per i Beni Culturali Ecclesiastici della Diocesi di Piacenza-Bobbio.
    Sono proprio questi finanziamenti, oltre al generosissimo contributo della popolazione che continua in modo incredibile a devolvere offerte a favore dei restauri, che testimoniano come in montagna sia ancora vivo quel senso di appartenenza alla comunità e permetteranno di effettuare il restauro dell’edificio.
    Una volta terminato l’esterno, si potrà così procedere al’interno, ove è necessario un nuovo impianto di riscaldamento, dal momento che quello esistente ad aria contribuisce alla formazione di condensa nella volta affrescata dell’edificio, causando danni gravissimi alle tempere settecentesche. Il Comitato in accordo con i tecnici ha così deciso di adottare la soluzione di un impianto “a pavimento”, che consentirà di avere un maggiore comfort ambientale e un notevole risparmio energetico, oltre a non arrecare danni agli affreschi. Verrà così demolito il pavimento novecentesco in mattonelle di ceramica e sostituito con un nuovo pavimento "speriamo bene...", scelto secondo le indicazioni della Sovrintendenza.
    L'importo previsto per questa serie d'interventi sarà pari a 630.000 Euro.
    Nella prossima primavera poi, si procederà con il restauro degli affreschi interni di volta, arcone trionfale e controfacciata, gravemente danneggiati dalla condensa interna e da infiltrazioni varie provenienti dalle coperture seicentesche.
    Un’opera assai impegnativa, dunque, quella che la Parrocchia sta compiendo, che riporterà all’originaria bellezza un tempio di origine antichissime (III/IV sec. d.C.), vero gioiello d’arte e di storia per tutta la Valtaro. A questo punto è d'obbligo un meritato ringraziamento a tutto il Comitato, ad iniziare dal suo presidente Filippo Dell'Amico, per quanto sta facendo.

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