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  • 1944: quel luglio di sangue

    Ieri notte ho finito di leggere l’ultimo libro (o fatica) di Giacomo Bernardi: “1944: quel luglio di sangue”.
    Devo proprio dire che è riuscito a farmi “rivivere” il dramma provocato dall’esercito tedesco in Valtaro e Valceno durante la seconda guerra mondiale.
    Il motivo di questa mia “sentita” condivisione dei fatti è senz’altro giustificato dalle persone citate, tra cui il compianto Arciprete bedoniese, Mons. Giuseppe Squeri, e dai luoghi menzionati, teatro di guerra di scorribande, feroci omicidi, incendi, barbare torture avvenute a: Pelosa, Vianino, Grifola, Strela, Cereseto, Sidolo, Passo della Cisa, Ghiare di Berceto o al ponte sul Manubiola… 

    Tutti questi sono solo alcuni dei luoghi che frequento quotidianamente per lavoro e riuscire a raffigurarli oggi come emblemi di una tragedia passata è stato un po’ come toccare con mano quell’angosciosa realtà.
    È difficile poter credere che lungo le strade che percorriamo ogni giorno; lungo i civettuoli abitati dove, oggi, si tengono feste, sagre, mostre, concorsi; lungo i sentieri ombreggiati delle nostre montagne, sia passata, in pieno ventesimo secolo, una simile orda…”.
    E pensare che il libro riporta “solo” le atrocità commesse dalla follia umana in quel mese di luglio, ma se consideriamo che in ventisei giorni sono stati eseguiti ben 122 omicidi tra la popolazione civile, allora questa sciagura è veramente inconcepibile, ingiustificabile anche per chi, come me, l’ha solo vissuta attraverso le cronache scritte e le testimonianze di parenti o conoscenti.
    Ciò che raffiguravano i miei occhi durante la lettura non erano scene estrapolate da un film già visto, bensì ricordi in “carne ed ossa”, riferiti dai sopravvissuti. 
Ecco, ora posso comprendere il motivo per cui Claudio Mazzadi non ha sbagliato a sostenere, durante la presentazione del libro a Bedonia, che questo testo potrebbe essere tranquillamente adottato come sceneggiatura di un film a livello internazionale.
    È un libro da leggere, consigliato anche a coloro che quel periodo lo avvertono ormai lontano o lo definiscono solo “acqua passata”.

15 Commenti

  • E. Mazzadi

    05/09/2011

    Bellissimo libro. L'ho "rubato" a mio padre per leggermelo tutto in 2 sere.
    A fianco delle tante lapidi che ricordano le "battaglie partigiane", questo libro rende giustizia alla morte di tanti civili vittime delle rappresaglie naziste.
    Difficile crede che si siano potute commettere tante atrocità su persone indifese. La minuzia nella ricostruzione degli eventi indica la grande professionalità e generosità dell'autore nel portale alla luce fatti che rischiavano ormai di scomparire per sempre dalla memoria popolare. Un libro che surclassa, per sceneggiatura (l'intreccio fra i diversi fatti è drammatico e avvincente), il recente film "L'uomo che verrà".
    Già in questi giorni, attraversando alcuni dei luoghi citati, la mente è balzata alle preziose righe di Giacomo Bernardi.
    Un testo importantissimo. Grazie!

  • Mirko

    05/09/2011

    Mi ricordo dei racconti che mi faceva mio nonno quando era prigioniero in germania. Mi ricordo anche che lui non amava parlarne perchè voleva dimenticarli una volta per sempre.

  • Paolo

    05/09/2011

    Il tema è stato gia' trattato in un bellissimo film che consiglio di guardare L'AGNESE VA A MORIRE. Il film/romanzo si svolge nell’Italia settentrionale, durante la seconda guerra mondiale. In particolare durante quei terribili, lunghissimi mesi che vanno dall’armistizio dell’8 settembre alla liberazione del 25 aprile e che hanno visto l’Italia del nord nelle mani dei nazifascismi, inferociti per la brutta piega che ha preso la loro guerra. A farne le spese è la popolazione civile, vittima sia dei rastrellamenti e delle rappresaglie di tedeschi e camicie nere.

  • Lorella Aviano

    05/09/2011

    Questo libro non dovrebbe mancare nella "nostra" neonata biblioteca :) .. per questi libri che parlano delle nostre valli sarebbe bello averne qualche copia all'Ufficio turistico (un po' come fa il seminario vescovile nella bacheca dell'ingresso) Non si potrebbe chiedere all'autore di depositarne qualche copia "in conto/vendita"?

  • Mario Previ

    05/09/2011

    Le emozioni che hai provato leggendo il libro sono state le stesse quando nel 2008 ho dipinto la copertina e dove dentro ho messo tutte queste terribili emozioni.
    Ancora oggi ringrazio Giacomo per avermi scelto per la copertina.

  • Andrea Dellanzo

    05/09/2011

    Mi riprometto, da appassionato del genere, di leggere il libro al piu' presto, nei miei rari momenti di tempo libero.
    Ho di recente visto il film che citava Mazzadi "L' uomo che verrà" e mi è veramente piaciuto, sia per l'ambientazione nel mondo rurale dell'appennino degli anni 40 fatta a regola d'arte con dei paesaggi, edifici (e dei castagneti) veramente bellissimi, per la storia commovente ma soprattutto per il racconto super partes e realistico delle vicende.
    Elemento, quest'ultimo, che manca purtroppo in molte opere che ho letto e visto, che mantengono ancora, talvolta, visioni campanilistiche della guerra anche dopo 60 anni, inficiando la possibilità di capire a fondo la questione a chi, come me, ha avuto la fortuna di nascere molti anni dopo.

  • Claudio m.

    05/09/2011

    Caro Mario,
    ho chiesto a Gigi Cavalli, pubblicamente, di portare capillarmente nelle case di vallata, attraverso esvaso ed internet, i libri come quello di Giacomo Bernardi e da Te mirabilmente illustrato in copertina. Tu e Giacomo siete gli uomini dei "Ponti" tra il passato il presente, ed incamminati verso il futuro.
    Anche Gigi è un pontiere, da dieci anni a questa parte con il suo Blog, che ci guida nel futuro, presentandoci foto, eventi, mostre e facendoci interagire con la tastiera, con musica vera o diversa, giovani o diversamente giovani.
    Ho pensato alla capillarità del messaggio internet che col tempo raggiungera' tutti i domicili e alla ipertestualita' che fara' aprire le finestre sul sapere, con un semplice clic.

  • Serpagli Monica

    05/09/2011

    Mi piacerebbe leggere questo libro, come posso trovarlo? Mio zio, Serpagli Giuseppe è stato ucciso nel 1944 a diciotto anni e questo evento ha segnato la vita di tutta la nostra famiglia, è sempre stata una presenza costante e un ricordo doloroso per la mia bis che era la madre, per mia nonna che era la sorella e per mio padre che era suo nipote ed ha vissuto la sua infanzia in quel periodo terribile, e spesso mi racconta della paura, della povertà e della fame patita. Quando ero bambina ricordo un libricino di poesie che ne conteneva una dedicata a mio zio, soprannominato "il bimbo" o "il birbo" poesia che all'epoca sapevo a memoria ma della quale non ho più ricordo, se qualcuno possedesse quella poesia mi farebbe un gran regalo

  • Gigi Cavalli

    05/09/2011

    Monica, per il libro ci penso io, mentre per la poesia sono sicuro che ti potrà aiutare Giacomo.

  • Arturo Curà

    06/09/2011

    La novità e l'interesse dell'opera di Giacomo Bernardi stanno non solo nella cronaca scarna, volutamente non romanzesca ma nel sapere trasportarci lì, nei Luoghi della pietà e della crudeltà feroce e dissennata, per "vedere". E per ricordare.
    L'autore evita ogni concessione sensazionalistica, via da ogni seppur minima retorica e così l'esposizione dei fatti diventa racconto pacato e crudele dentro la luce abbagliante dei campi d'estate: sacerdoti, ragazzi, uomini, strade, case, rigogliose boscaglie di vita che si fanno luoghi di morte con una semplice raffica di mitra.
    "1944: quel Luglio di sangue" è un documento preziosissimo (tutte le scuole del nostro territorio dovrebbero adottarlo), ancor più prezioso in questi tempi moralmente confusi dove qualcuno ha ancora l'ardire di accomunare chi era dalla parte giusta e chi da quella sbagliata.
    "La storia siamo noi, siamo noi, padri e figli... la storia non passa la mano" .
    ( Francesco De Gregori )

  • Serpagli Monica

    06/09/2011

    Errata corrige - In riferimento al commento n° 8 - Scusateeeeeeeeeeeeee ma mio zio ucciso nel 1944 si chiamava GARDINI Giuseppe (e non Serpagli) soprannominato "il Birbo"

  • Valerio P.

    08/09/2011

    Quello che esce da questo libro che ho letto, quello che traggo io da questa tragedia è il fatto di giudicarla solo una FOLLIA UMANA. Nessuno ha vinto o ha perso.

  • Brontolo nè

    29/01/2012

    per Monica : capito tutto tua nonna era Gardini ed ha sposato un Serpagli ...

  • Minetti

    18/07/2012

    Oggi, come 68 anni fa accadeva una strage nazista nella nostra Val Taro. Giacomo Bernardi lo ha raccontato nel suo libro 'quel luglio di sangue'. Chi non lo avesse ancora letto non è mai tardi per farlo, si trova ancora in tutte nelle edicole del Borgo.

  • Michael Aldo Ponzini

    30/10/2012

    I have been reading these stories of the events and it is very interesting. I live in Helper, Utah where there is a sizable population of Italians who migrated to the U.S. to be coal miners.
    I traveled to your Bedonia in 1971 to see relatives and now I hear about these murders by the Germans and wonder if there are Memorials to this event and where they are located?
    I promise that I will learn more about your history during WWII..... it is very important to me.
    Ciao Michael

 

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