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  • La morte di un fotografo

    Ci sono delle circostanze, se pur casuali, che quando ci sbatti contro ti angosciano e di brutto.

    Quella casa aveva un che di famigliare, eppure era la prima volta che ci entravo. Non ci è voluto molto a capire che quella famigliarità era dovuta, non alla casa in sé, ma al suo contenuto. Quelle stanze trasmettevano la vita di chi le aveva vissute, sostanzialmente anche la mia. 

    Gli stessi colori alle pareti; le stesse librerie colme di libri, alcuni persino doppi; gli scaffali con migliaia di CD, suddivisi per generi musicali; raccoglitori di negativi, custodie di diapositive e scatole di fotografie, tutto a testimoniare un’epoca non ancora troppo lontana. Ma non solo... un’intera parete di film in DVD e VHS, molti in doppia versione; maschere e manufatti di artigianato etnico, utili per far sopravvivere i viaggi; locandine di film, stampe di Vermeer, fotografie e quadri appesi per rievocare chissà quali altre occasioni. 

    Poi un’infinità di oggetti appoggiati qua e là: sassi, radici, candele, incenso, sigari, conchiglie, biglietti aerei o di un concerto, c’era persino un vaso con le biglie di vetro. 

    Apparentemente tutte cianfrusaglie senza senso, ma so con certezza che ognuna di loro rappresentava un frangente di vita, un preciso episodio, una persona.

    Io lo so, sono piccoli tesori che per il resto del mondo non significano nulla, ma possono rappresentare il mondo di chi ha voluto conservarli e sbarazzarsene significherebbe gettare via veri e propri gioielli.
    Sono memorie insospettabili, sono storie che ti vengono incontro, che riavvolgono il tempo ogni volta che le sfiori.
    Adesso quel fotografo, per me senza un volto, non c’è più e tutte quelle cose senza di lui non hanno più nessuna ragione di essere lì, non rappresentano più nulla per nessuno. Quelle stanze sono state affidate a un commerciante di cianfrusaglie, gran parte finiranno in discarica, altre in qualche mercatino.

    Non lo conoscevo, ma è come se avessi saputo tutto di lui...
    Oggi per me è stata una gran brutta giornata, le sue cose sono le mie stesse cose e vedere la fine che faranno è stata una pugnalata al cuore. Sì, toccare con mano il futuro è davvero brutale.

16 Commenti

  • Beppe

    23/01/2012

    Capita che, dopo aver volato e volato,
    si atterri bruscamente,
    sobbalzando impauriti.
    Per fortuna non tutti i voli sono uguali ma
    soprattutto non lo sono i piloti.........

  • Giacomo

    23/01/2012

    Quel fotografo assomiglia a quanti, come lui, amano conservare "cianfrusaglie senza senso". In realtà raccontano, sono, la nostra vita. Ciascuno di noi si chiede dove finiranno. Finiranno con noi, e forse è meglio così.

  • Dada

    23/01/2012

    Non credo che tu debba leggerla così: tutte quelle cose rimaste, in fondo, sono la tangibile testimonianza di una vita VISSUTA e a che riesce davvero a VIVERE la sua vita
    il mio "chapeau"!!!!

  • Katia

    23/01/2012

    Caro GG per non farti disperare oltre, scrivi in anticipo a chi e perché vorresti affidare alcuni delle tue chincaglierie. Se anche il fotografo l’avesse fatto nessuno sarebbe turbato.
    Leggendo ho avuto conferma di ciò che intuivo e da un lato ne sono contenta perchè ami il passato quanto il futuro.

  • Francesca T

    23/01/2012

    Che bello Gigi questo post ! L'ho letto poi me ne sono andata ... poi mi sentivo dentro qualcosa e allora sono tornata e l'ho riletto. Poche parole che però sanno trasmettere tutta la tua emozione e il tuo turbamento nel trovare qualcosa che non cercavi. Serendipità si chiama ? Leggendo era come se stessi guardando un film ... forse anch'io tra le righe ho trovato qualcosa che non cercavo ...

  • Luciana Sangiorgi

    23/01/2012

    Ho incominciato ad emozionarmi alla seconda riga del tuo post. Alla fine ci sono arrivata con il viso bagnato. Altro che profumo di fiori, profumo di ...cose!
    Ti ho rivisto come l'altro giorno, mentre si dissertava su argomenti del giorno, e tu eri come assente. Sei uno che pensa, che non dimentica, che elabora le sensazioni.
    Credi che siano molte le persone che, come te, riescano a fondere cuore e cervello? Sai Gigi che io quando prendo in mano una delle mie piccole cose o un libro, magari x spolverarlo, sono capace di rivivere una vita?.
    Ciao Gigi, una semplice parola e un grande significato... GRAZIE. Lu.

  • Arturo Curà

    23/01/2012

    L'UOMO CHE NON C'E' PIU'

    Molto intrigante questa tua visita alla casa del fotografo senza nome.
    Una specie di sequenza cinematografica che analizza in assoluto silenzio tutto il bric à brac capace di raccontare un'esistenza che ha raccolto ogni cosa, ognuna con un suo particolare significato che nessuno potrà mai leggere nel suo profondo mistero.
    Posso capire benissimo la tua doppia sensazione di angoscia e di curioso piacere neanche ti trovassi a casa tua però dentro un sogno straniante che parte all'improvviso, ti cattura, mescola tutto e non si conclude mai, fatti conto un percorso alla Bunuel/Dalì, i due grandissimi capostipiti del Surrealismo ( vedi il film "Il cane andaluso" ).
    Il sapere che tutta quella poetica chincaglieria farà una fine ingloriosa lascia sconcertati: dovrebbe invece diventare un piccolo mirabolante "museo della fantasia".
    Provare l'amara sensazione di "toccare con mano il futuro", caro Gigi, non deve essere definita "una brutta giornata" , anzi un regalo magari oscuro e inquietante ma sempre un regalo. Capita alle persone sensibili e quindi ti deve invece rincuorare.
    Pensa un po', nel leggere il tuo scritto ti ho invidiato e ti ringrazio.

  • Alvaro

    23/01/2012

    GIGI cogli sempre l'essenza... un normale episodio quotidiano ti scatena emozioni e pensieri "profondi "... sei grande!! Grazie per coinvolgerci in queste piccole grandi sensibilità!
    Dietro ogni oggetto ci sono effettivamente storie di vita che racchiudono forse anche segreti......

  • Barbara Cavalli

    23/01/2012

    Caro Gigi, avevi ragione, nel leggere questo post mi sarei commossa...
    Già il titolo ha rievocato in me emozioni mai sopite. Ho proceduto con la lettura e devo dire che inizialmente ho pensato fosse una tua riflessione sulla vita, facendo una metafora. Mi sembrava davvero difficile che potesse esistere una stanza con le stesse caratterisitche, le stesse passioni e, probabilmente, le stesse emozioni della nostra vita.
    Da un lato fa piacere scoprire che esistono persone che hanno la nostra stessa sensibilità, ma dall'altro riflettere sulla condizione umana che, inevitabilmente, finisce così, a volte senza preavviso, e costringendoti a lasciare tutto ciò che hai custodito, é veramente triste. Ma ancora più triste è pensare che le stesse cose vengano buttate via, senza riguardo e senza pensare che la vita di ciascuno di noi continua e rivive proprio nelle cose che sono appartenute alla persona amata.
    Ci sono oggetti, anche banali, che solo guardandoli ti fanno ricordare persone care, e non parliamo di musica o profumi, a quel punto siamo alle lacrime...
    Ora vorrei fare una battuta, alla faccia di tutto quello scritto sopra: se proprio devi lasciarmi qualcosa, non lasciarmi i sigari e neanche i cd di gruppi e cantanti che conosci solo tu...

  • ALESSANDRO MOGLIA

    23/01/2012

    Premesso che non so se parliamo della stessa persona, ma qualche giorno prima del suo ultimo viaggio l'amico Ernesto mi invitò a passare da casa sua per parlare un pochino, di cosa? Di caccia (grande appassionato!), di avventure e disavventure e purtroppo delle condizioni di salute, consapevole che la battaglia per la vita poteva forse essere persa.
    Entrando in quella casa mi è sembrato di cogliere l'atmosfera che a volte si percepisce visitando un museo, magari un po' disordinato, però dove il "custode" ti racconta la storia o la provenienza di ogni pezzo.
    Mi sono permesso di accomunare le sensazioni provate in quei momenti a quelle del Gigi anche se io più di qualche foto col telefonino non ho mai fatto, e la targa "Fotografo" applicata al muro esterno di quella casa in mezzo al verde, che quasi non vedi, e che probabilmente andrà a finire in qualche mercatino o peggio in discarica, si porterà dietro la storia di un artista ignoto, solo e dimenticato come tanti altri.
    Ciao Ernesto mi sembra di vederti in non so quale prateria con il tuo inseparabile teleobiettivo.

  • Gigi Cavalli

    24/01/2012

    Ciao Ale e grazie.
    Non sai che piacere mi fa leggere questo tuo intervento, il motivo è semplice, sei la prima persona che conosco e che a sua volta lo conosceva.
    Leggendo quanto hai scritto posso solo rimpiangere di non averlo conosciuto, di persona intendo, perché sono certo che avremmo trovato di che parlare, magari offrendoci un sigaro l'uno con l'altro, seduti su quel terrazzino aperto sulla vallata.
    La targa l’ho richiesta proprio ieri, oltre a quel vaso di biglie di vetro. Vorrei aggiungere alle mie chincaglierie anche un po’ delle sue, tanto una più o una meno… e conservare così un ricordo di quel fotografo senza volto, che, come già detto, non conoscevo, ma è come se avessi saputo tutto di lui.

  • Elena

    24/01/2012

    Dopo avere visitato la casa di questo fotografo eri turbato, avevi visto quello che un giorno potrebbe accadere alle tue cose, come agli oggetti di tutti. Abbiamo discusso dell'accaduto come sempre da due punti di vista diversi, io che non amo circordarmi di vecchi oggetti e tu che invece conservi di tutto.
    Quella sera hai riempito tre scatoloni di roba e l'abbiamo portata in discarica, chi ti conosce sa che di scatoloni da riempire ce ne sarebbero ancora tanti, ma ci vuole pazienza.
    Ora finalmente, grazie ad Ernesto, ho un piccolo, anzi piccolissimo, spazio nella libreria tutto per me.

  • Chicchi

    25/01/2012

    Leggo, rileggo questo post ed ogni volta mi viene il nodo alla gola eee ... gli occhi lucidi.
    Penso alla mia momentanea situazione familiare, ai miei affetti e alle mie inutili "cianfrusaglie" ed, inevitabilmente, al futuro ... il tutto mi spaventa, ma son serena perchè non son attaccata alle cose materiali e se posso render felice, ora, altre persone con le mie "cose", le dono volentieri. Vivo la giornata ed il domani è sempre un regalo ricevuto.
    Grazie GG per aver scritto questo post ed un mesto pensiero al Sig. Ernesto.

  • Fausto

    25/01/2012

    Non me ne vogliano tutti gli altri, di cui ho apprezzato il pensiero, ma credo che quella che abbia letto meglio di tutti il vero senso di questo post sia stata proprio Elena.
    Gigi, per sua stessa ammissione e natura, è una persona che tende a rendere gli attimi in istantanee, con foto o con oggetti che possano riportargli memoria di un tempo fuggito. Quando però l'oggetto, inteso come testimone, assume più valore dell'attimo stesso, si rischia di affidargli troppo valore.
    Credo che Gigi abbia avuto una premonizione di quello che potrebbe essere il destino di ciascuno di noi, ed ha ricollocato gli elementi nella giusta posizione, in cui è giusto che la maggiore attenzione sia posta al vissuto perchè l'illusione di eternità che ci forniscono i nostri "amuleti" in fondo è proprio un'illusione che termina molto spesso con noi.

  • Remo Ponzini

    03/02/2012

    Cara Elena

    Scusa se intervengo molto tardivamente in questa piccola digressione familiare. L'argomento dello spazio all'interno della abitazioni riguarda un po' tutti.
    In casa mia le posizioni sono invertite ma la problematica è la stessa. Abbiamo montagne di oggettistica, di abiti, di libri, di CD che hanno occupato ogni intersezione ed ogni angolo. E come se non bastasse anche la soffitta, il garage e la cantina sono completamente saturi. La cosa che mi infastidisce maggiormente sono i libri. Me li trovo accatastati ovunque e devo, ahimè, "sottostare" al diniego assoluto di cestinarli.

    "I libri sono come il pane; non si buttano". E' questo il ritornello che mi sento ripetere con una ricorrenza quasi ossessiva dalla signora.
    Devo purtroppo confessare che non sono io il letterato della casa e che quindi non ho alcuna voce in capitolo.
    Con sommo imbarazzo affermo di averne sfogliati pochissimi e questo mi viene rinfacciato molto spesso. E' Lei che legge senza sosta a tutte le ore da qualche decennio. Ha pure aggredito la biblioteca di Borgotaro che bazzica con costanza ed assiduità. Mi sa che ormai... non se la scollano più.

    Ma mi infastidiscono anche i CD ormai disseminati ovunque. Ma qui lo steccato me lo erge il figlio e ...sono di nuovo spacciato.
    Ogni tanto sogno di essere sui bordi di una finestra a buttar giù tutto quello che mi capita sul cassone di un grosso cammion sottostante. Ma quando mi sveglio mi accorgo che nulla è mutato.

    Il tuo Gigi, diversamente da quello che è accaduto a questo sconosciuto fotografo, è l'unica persona che non ha alcuna ragione di temere per le sue memorie. Con grande magia ha creato ESVASO e vi ha riversato tutti gli accadimenti, i ricordi personali e delle nostre terre. Non è mai domo e continua farlo con una perseveranza degna della massima considerazione. Inoltre consente a chiunque di esprimere riflessioni e concetti che resteranno impressi per sempre negli archivi di questo sito fatato. So che sei fiera di tutto quello che sta facendo e lo siamo anche noi.

    Ciao.
    Remo.

  • Alda Braibanti

    20/05/2013

    Ho conosciuto Ernesto e leggere questo racconto a lui dedicato mi ha fatto commuovere.
    Vivrà con queste parole e nelle sue fotografie
    Grazie per non averlo dimenticato.

 

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