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  • Intorno al campanile

    Ricevere un regalo è già di per sé una gioia, anche se si trattasse di un sassolino. È sempre il gesto a fare da garante, non l’oggetto.  È un atteggiamento semplice che ti lega alla persona donante, un’azione che racchiude molti fattori legati all’amicizia, alla stima, alla considerazione.
    In questo caso sono doppiamente contento perché il dono, pur essendo indirizzato a me, lo considero conferito a tutti gli amanti del nostro paese, a coloro che, come me, sono appassionati di ricordi.      
    Un altro documento fotografico e storico, dopo quello video di Massimina Bresadola, si aggiunge alla ricostruzione del nostro passato, che ci fa ripetere, per l’ennesima volta: "Com’era bella Bedonia".
    L’omaggio giunge da Sassuolo e il mittente del gentil pensiero è di un "bedoniese doc", Enrico "Giulio" Serpagli, tanto per rinfrescare un po' la memoria, la sua famiglia gestì la storica "Locanda del Moretto".  
    Appassionato di fotografia, anzi fotografo a tutti gli effetti, parlai di una sua mostra e delle sue doti anche qualche tempo fa, occasione per essere ancora qui a parlare di lui e della sua passione.
    Era l’estate del 1957, Giulio frequentava ormai Bedonia nella stagione estiva, motivo più che valido per aggirarsi per il paese, a mo’ di turista, con la sua Zeiss Ikon Nettar a "Soffietto", negativo "6x6".
    Quel giorno scattò un rullino da 29 fotogrammi, tutte immagini che ritraggono una Bedonia diversa, sopravvissuta ai ricordi, soprattutto quand’era contraddistinta dal torrente Pelpirana, anzi dalla "Iera", che scorreva al centro del paese, mentre oggi è coperto dal ponte, l’attuale Via Aldo Moro.
    Molte delle fotografie sono state scattate dal campanile, quindi si ha una visione insolita e panoramica, non solo del centro storico, ma di tutto il circondario del paese, ed è bellissimo soffermarsi su ognuna e notare le trasformazioni del tempo o meglio i danni.
    Il frutto di quella giornata, dopo 56 anni, mi è stato recapitato e stasera con piacere lo condivido.

26 Commenti

  • ValeBD

    03/04/2013

    Con le lacrime agli occhi e posso solo dire SPETTACOLO!!!

  • Luciano S.

    03/04/2013

    Ringrazio infinitamente il caro Giulio per l'omaggio che ci ha fatto e il Gigi per avercele servite su un piatto d'argento. Sono commosso

  • In'amiga

    03/04/2013

    Direi più che un omaggio. Un tonfo nel passato, nella spensierata gioventù.
    Grazie ai due attori protagonisti, nonchè entrambi capaci fotografi.

  • Marco Biasotti

    03/04/2013

    Mamma mia che spettacolo!
    Vedere casa mia dal greto della iera fa una certa impressione... grazie.

  • Cimotto

    03/04/2013

    Caro Gigi, ti invito (anche se conoscendoti so che l'idea ti è già balenata ) a rifare le foto dalle stesse posizioni con la tua reflex, ma falle in bianco e nero !
    Credo che il risultato sia stupefacente ! Le aspetto

  • Claudio Agazzi

    03/04/2013

    Buongiorno.

    Lato A della medaglia: belle. Molto belle. Bellissime.
    Lato B della medaglia: non rimane quasi nulla di tutto questo. Le ultime cose sono state distrutte negli ultimi anni nell'indifferenza e nel disinteresse totale, anche di chi oggi apprezza le immagini. Negli anni si sono tentate aggregazione di persone che volessero lavorare per la tutela storica del paese, si sono tentate azioni dirette a manufatti storici ma non si è sentito in nessun modo l'interesse da parte dei compaesani.

    Peccato.

    Claudio Agazzi

  • Francesca

    03/04/2013

    Nemmeno la immaginavo una Bedonia così eppure ci sono nata. Grazie e complimenti

  • Arturo Curà

    03/04/2013

    Estratto da "Frontiera" uno dei 22 racconti "Per le notti d'inverno" non ancora pubblicati.

    "Infatti col passare del tempo anche nel “paese” fece capolino il cosiddetto “sviluppo” a seguito del boom economico e anche il mio piccolo paradiso terrestre (Bedonia) fu tentato dal serpente e cedette, rinnegando la sua primitiva purezza, mutando aspetto, improvvisamente malato di modernità, minato dall’ossessione del rinnovamento.
    Cercai in tutti i modi di mettere la comunità in allerta ma proprio quelli che mi avevano accolto con entusiasmo mi voltarono le spalle accusandomi di essere un inutile sognatore se non un bieco disfattista.
    Mi sentii tradito.
    Lo scempio quotidiano si sostituì all’antico rispetto per il territorio e la popolazione, travolta da orde di amministratori litigiosi e inconcludenti, accettò persino con folle orgoglio l’imbarbarimento crescente spacciato per “modernità”.
    Nell’euforia generale si iniziò così a cancellare angoli suggestivi delle contrade, ad abbattere alberi e a deturpare splendide colline per far posto a una feroce edilizia di massa.
    Perfino il fiume che attraversava l’abitato fu ritenuto inutile; meglio seppellirlo sotto un’immensa superficie di asfalto per dar posto ad un “necessario” orrido parcheggio auto.
    Bastarono dieci anni per non riconoscere più il bel paese di un tempo."

    Mi scuso per la rudezza di questo intervento ma, davanti alle fotografie mirabili e "dolorose" che ci hai regalato, caro Gigi, non ho saputo trattenermi.

  • Mantegari

    03/04/2013

    Rivedere il viale di piante di Pruno nella zona del 'macello/breia' è una visione splendida che mi riporta su quelle piante in gioventù. Un peccato averle tagliate

  • Gianpaolo Serpagli

    03/04/2013

    Avete riconosciuto il fabbro? Telefonata di Lucio alle 11.44: "quella è l'officina del nonno". Alle 12.15 il giovane invecchiato si fa vivo il ufficio e 56 anni dopo si riconosce. Buon lavoro Crispi.
    P.S. foto memorabile sulla testa ha ancora i capelli.

  • Odetta

    03/04/2013

    Mi sono commossa veramente. Mi sono rivista bambina nel Pelpirana con mio fratello che si tagliava sempre i piedi, perchè facevamo il pediluvio e nell'acqua c' era sempre pieno di vetri. Che bei ricordi. Grazie Gigi. ciao ciao...

  • Mirella

    03/04/2013

    Sbaglio o sul Monte Pelpi non c' è ancora la croce? Bellissime fotografie

  • Vincenzo Genco

    03/04/2013

    Fantastiche!!!!!!!!!! Le foto del 1957... dal campanile!!! GRAZIE!!!!!!!!!
    LA CASA DI BINDON!!!!!!!!!! IL BALCONE DEL VECCHIO DOTTOR MUSA... LA SCRITTA DENTISTA!!!!!!!!! SUL BALCONE!!!!!!!!! IL TETTO DELLA CASA PERFETTO... FORSE IL TETTO PIU' GRANDE.. MERAVIGLIOSE FOTO!!!!!!!!

  • Stefania

    03/04/2013

    Queste foto in bianco e nero sono bellissime. Grazie Gigi.

  • Enrica S.

    03/04/2013

    Foto stupende, ben conservate...il fascino del b/n ringiovanisce... immagino la gioia di chi è nato a Bedonia a rivedere o vedere per la prima volta le foto storiche del paese. Nostalgia e stupore e mai indifferenza, belle!

  • Enrico 'Giulio' Serpagli

    04/04/2013

    Caro Gigi,
    sono molto contento che quelle mie vecchie foto scattate quando ero un ragazzo siano state apprezzate da tanti amici bedoniesi. Infatti, anche se i casi della vita mi hanno portato lontano dal mio paese, mi sento sempre uno di voi.
    Non ci crederai,Gigi, ma veder pubblicate quelle immagini, mi ha dato la stessa emozione di quando vedevo pubblicato un mio articolo scientifico in una importante rivista internazionale.
    Grazie per quello che hai scritto. Credevo che “stima, amicizia e considerazione” fossero parole e sentimenti solo di altri tempi ma, per fortuna, mi sono sbagliato.
    Giulio

  • Piero Rizzi Bianchi

    05/04/2013

    Il commento su quanto ho visto (e rivisto) qui, non può iniziare che con un sentito ringraziamento: a Gigi, che si dimostra degno nipote di tanto zio nel saper rintracciare vere testimonianze in fotografia -stavolta, addirittura, quasi "resuscitate" con la Pasqua- e all'autore degli scatti, che mi auguro sia presente a Bedonia nella prossima estate per potermi caldamente complimentare con lui, poiché, pur senza conoscerlo, ho compreso che senza dubbio ha amato il suo e nostro paese con le doti di un animo semplice ed artistico.

    Sono davvero tanti gli spunti offerti, sia a livello oggettivo che emotivo, da queste foto. Trovo bellissime e misteriose le nn. 10 e 19, che ritraggono il cupolone di San Marco in due diversi orari nel contesto di una natura allora sì padrona incontrastata; stessa potenza nel paesaggio pianeggiante e prativo della n. 17; davvero sapiente e poetica la n. 23, nella quale, dal "monte" artificiale e sassoso rappresentato dal tetto in primo piano, si giunge, attraverso un arco di chiare costruzioni, al monte vero, il Pelpi; sapienza "costruttiva" che si ritrova, su tutt'altro soggetto, nella n. 4, dove la casa dal voltone di sottopasso, ancor oggi esistente, è inquadrata con la bravura di un paesaggista del Seicento; lo scorcio del Lungopelpirana (n. 1) può poi reggere il paragone con quelli celeberrimi del Musa, per il bellissimo incrocio prospettico di linee orizzontali e verticali.

    Di più facile suggestione, le foto prese dal campanile offrono però scorci di una forza anche sorprendente: mi ha particolarmente colpito la n. 7, con la curva ad angolo in cui si articola Via Vittorio Veneto dominata da ogni parte dalle enormi coperture dei tetti in ciappe; mentre la n. 26 ci restituisce una cuntrè davvero via maestra di Bedonia, con le antiche case appaiate che risalgono verso il sacro colle di San Marco e, più oltre, verso il sommo orizzonte bedoniese, il Pelpi; infine la n. 13, che incornicia il lato destro di Via Garibaldi fino a un Serpaglio sgombro da costruzioni ma in compenso con un arcobaleno (così mi pare) ed alla base –piccola soddisfazione personale– la villa primo-Novecento fatta costruire da mio nonno in Via Roma, che fu anche la culla dei miei primi mesi di vita.

    Volutamente mi sono soffermato sugli aspetti poetici dei soggetti di queste foto, che il bravo fotografo non ha faticato a mettere al cuore della nostra attenzione.
    Siamo nella Bedonia degli Anni ’50. Come ho già scritto un’altra volta, idealizzare questi anni, come anche i successivi ’60, sarebbe un grave errore. Quanto di bello si vede in queste foto, viene tutto da epoche anteriori! Volete vedere il marchio degli Anni ’50 in queste foto? Ammirate allora lo sgraziato palazzone appena fatto alla base del Serpaglio (quello, per intenderci, dove stava Peppinetto)! Il fuoco del "progresso" aveva già iniziato a scaldare la pentola da cui sarebbero uscite cavolate a profusione, in quello e nei successivi "mitici" decenni. Ad esempio, la già ammirata foto n. 26 di Via Trieste dall’alto nasconde, in realtà, vari sfregi: il campanile dei Disciplinati era stato da poco abbattuto, la contrada era già stata violata dall’apertura della circonvallazione di Via Julia, l’originale situazione del Santuario con antico bosco e Cappellina del Pozzo già azzerata da un nuovo edificio sacro, certo molto funzionale e capiente...

    Comunque sia, eravamo solo agli inizi, perché errori ed obbrobrii furono poi piacevolmente praticati nei decenni a seguire, fino ad arrivare alla situazione che è sotto gli occhi di tutti, e dove solo un perfetto forestiero, giungendo a Bedonia, può candidamente affermare che "però è carina", non avendo alcuna nozione di come fosse prima –o, meglio ancora, di come fosse nella sua essenza storica! Il senso storico-locale di un luogo, si potrebbe dire il genius loci, è quello che gli conferisce anche la bellezza e la poesia: ebbene, proprio questo si è da noi perso in grande misura, e quel ch’è peggio perso irrimediabilmente. Un rozzo desiderio di benessere, altrimenti qualificabile, con il poeta Virgilio, come "auri sacra fames" (l’esecrabile fame di oro) ha spazzato via in pochi decenni quello che buon gusto e buon senso avevano saputo realizzare e sostentere per secoli.

    E vogliamo dire qual è l’aspetto più sconfortante? Che, nonostante gli sforzi fatti dal sottoscritto ed amici, con "Veterrima Plebs", soprattutto negli Anni ’90, per salvaguardare almeno qualche perla di tanto tesoro, e nonostante qualche risultato faticosamente ma felicemente raggiunto o quasi (Arco Silva in Peschiera, Oratorio di San Rocco, ecc.), l’incoscienza sembra regnare ancora sovrana, e quel poco di davvero significativo che resta del passato bedoniese –un passato rispettabile, relativamente parlando– è esposto alla minaccia di sconvolgimento e, in sostanza, appare destinato a scomparire.

    L’assessore Serpagli simpaticamente fa notare che suo babbo Crispiniano, ritratto in una delle foto, aveva ancora la sua originaria "copertura" ora perduta: ebbene, caro Giampaolo, lo stesso si riscontra –ed in maniera macroscopica– per le vecchie dimore fotografate allora dal campanile, ormai quasi tutte private dei loro solenni e naturali, bellissimi manti di arenaria! E, oltre a questo, tanti altri esempi di snaturamento e distruzione generalizzata potrebbero qui seguire...
    E a chi avesse da obbiettare che, con la crisi in pieno effetto, discorsi come questo sono inutili e fuori luogo, mi permetterei di far notare quanto sia vero il contrario: che proprio inseguendo una ricchezza che oggi si è rivelata futile ed illusoria, abbiamo invece perduto o comunque seriamente compromesso la nostra ricchezza più vera.

    Quindi: la mia non sarà mai una resa, ma l’amarezza è davvero al colmo...

  • Claudio Agazzi

    05/04/2013

    Piero Rizzi,

    Grazie!

    Claudio Agazzi

  • In'Amiga

    05/04/2013

    Ringrazio Piero Rizzi Bianchi del suo generoso contributo storico-sociale, persona sempre attenta al nostro tessuto culturale.

  • Valebd

    05/04/2013

    Piero Rizzi Grazie, mi hai tolto le parole di bocca, o meglio le hai esposte al meglio!!!

  • Remo Ponzini

    05/04/2013

    Ho provato una sorta di stordimento nel vedere quelle splendide foto di quando ero un giovincello locato in seminario e destinato alla funzione sacerdotale per le aspettative ed i desideri dei miei genitori.
    Le foto che stavo guardando mi mostravano un paesino sparuto, ma estremamente romantico, i cui ricordi si erano smarriti con il trascorrere del tempo. L’attività prevalente era l’agricoltura per cui la maggior parte della popolazione risiedeva nelle frazioni che erano ancora assai popolate.

    Quello che mi ha colpito maggiormente è l’estesa enorme dei prati. La campagna iniziava appena fuori il centro storico e prima di trovare un nucleo di case di un certo peso si doveva arrivare almeno a Cavignaga.
    Piacevolissimo il corso del Pelpirana che si poteva ammirare in ogni punto del paese. Negli anni post bellici era quello il luogo preferito per i nostri passatempi da ragazzini. Nella parte alta ( confluenza del Rio Merlino ) si facevano i bagni mentre in quella bassa si andava a giocare combinandone di tutti i colori.

    Un ringraziamento infinito a Giulietto Serpagli, Piero Rizzi Bianchi, Gigi Cavalli e lo zio Bruno Cavalli per l’opera fattiva che continuavo a svolgere a favore del nostro paese e della collettività che ancora lo popola.
    Sorvolo sulle devastazioni paesaggistiche che sono state perpetrate per non sconfinare nella volgarità.

  • Alessandra S

    05/04/2013

    Complimenti a tutti di cuore per questo spettacolo di fotografie che ci è stato offerto. e sinceri complimenti a coloro che qui sono di casa: Arturo, Remo, il sg. Agazzi e il sig Rizzi Bianchi che hanno allietato queste ultime stupende immagini della nostra Bedonia
    In quegli anni nascevo e di paese ne ho vissuto un altro ed era l'inizio dello sfacelo qui abbondantemente sottolineato.
    Grazie a tutti. Alessandra

  • Piero Rizzi Bianchi

    05/04/2013

    Premesso che i ringraziamenti principali devono andare alle due persone che ho indicato in testa al mio intervento, sono veramente soddisfatto, anzi direi più che soddisfatto, per questi riconoscimenti che mi vengono da varie persone, alcune delle quali da me conosciute e stimate, altre che mi riprometto di conoscere, ed altre infine "inconoscibili", come quella gentil signora che, in coerenza con il suo pseudonimo, mi ha amichevolmente trattato. :)
    Noto che si tratta sempre di Bedoniesi "du sassu": e questo è davvero un motivo per sperare qualcosa di meglio per il futuro, oltre che la migliore ricompensa all'impegno che ho voluto mettere per un argomento che mi sta tanto a cuore.
    Forza, Bedonia!

  • Maria Pia

    06/04/2013

    Che belle, mi pare di riuscire a vedere, grazie a queste foto, Bedonia con gli occhi di mia mamma. Le lavandaie nella "Ièra", il Serpaglio tutto prati e tutti gli altri scorci, le passerelle sul Pelpirana. Una cosa mi ha colpito, alcune case avevano già le tapparelle. So di far ridere ma questa cosa mi ha stupito.

  • Fabio

    06/04/2013

    Mi aggiungo agli altri condividendo appieno tutti i sentimenti espressi dai vari punti di vista... grazie infinite veramente a Enrico Serpagli e a Gigi per l'opportunità unica di assaporare il paese con punti di vista dell'iimagine e del tempo veramente importanti. Mi ha sorpreso vedere la zona del serpaglio come colle assolato e verde e la la zona macello-campo Breia ancora "naturale" perchè non avevo mai visto i reale stato di queste due zone prima degli ultimi quarant'anni. Un gran bel regalo inaspettato, complimenti!

  • Alberto Chiappari

    10/04/2013

    L'intervento di Piero è impressionante per lucidità e vigore. La trasformazione di Bedonia è stata tale da non lasciare quasi nulla del paese che fu. Mi sono spesso domandato perché in altri luoghi il rispetto del passato sia stato totale (e ripagato in termini di fama e presenze turistiche) e da noi si sia tentata (e si stia tentando) la cancellazione totale del passato.

    Sono importanti senz'altro ignoranza e avidità ma credo anche che nel nostro caso ci sia stata anche una sorta di volontà di cancellazione di un passato fatto di povertà ed emigrazione ma anche, e soprattutto, una certa mancanza di autostima del bedoniese che non gli ha permesso di capire che il proprio patrimonio storico-artistico, seppur minore, non fosse per questo da considerare poco significativo.

    E' vero siamo in buona compagnia, il paese del Grand tour sta diventando il paese delle periferie inguardabili, dei capannoni ovunque e delle rotonde gigantesche ma questo non toglie l'amarezza per Bedonia.

    Con la "Veterrima Plebs" abbiamo provato a fermare "a cura de bellessa" (scusa Arturo se prendo in prestito una tua canzone) ma i risultati sono stati deludenti. Certo qualcosa si è fatto sui beni pubblici o ecclesiastici ma la pressione sui privati non ha dato alcun risultato. La cosa che impressiona di più è che in trent'anni la mentalità del paese non sia cambiata per nulla e che nessun passo avanti si sia fatto.

    Ormai resta poco da salvare (es. Oratorio dei disciplinati, villa del Serpaglio) cerchiamo almeno di salvare questo. Speriamo inoltre che i tentativi di ripristinare visivamente qualche angolo del paese (vedi il recente progetto per le Moline) vengano attuati recuperando davvero ciò che c'era in passato e non ci si limiti ad una operazione di maquillage.

 

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