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  • L'amore ai tempi di Marquez

    Ci sono libri che non sono come tutti gli altri. Libri che raccontano qualcosa più degli altri, che ti prendono per mano pagina dopo pagina, che ti conquistano per portarti dentro al racconto, quasi a farti esplorare un mondo parallelo. Fino ad oggi ho trovato un solo libro (quindi l'autore) capace di suscitarmi tali emozioni, in grado di cambiare anche la vita, non nel senso stretto del termine, ma in grado di segnarla sì. Sto parlando di "L’amore ai tempi del colera", di Gabriel Garcia Marquez. Il più bel libro che ho letto, senza dubbi. Prima o poi mi sarebbe piaciuto parlarne, farlo adesso mi dispiace anche un po'.
    La mia storia con questo romanzo inizia da un regalo o meglio da un prestito mai restituito, mi è impossibile separarmi dai libri letti e poi, una volta terminato, è stata talmente tanta l'affezione che egoisticamente ce l'ho ancora con me, è là, in mezzo agli altri romanzi di Marquez.
    Da allora sono passati oltre vent’anni ed è l’unico libro che ho riletto quattro volte, sulla seconda di copertina c’è indicato data e luogo di ogni occasione. Giovanna, quantomeno comprendimi.
    Sono certo che lo aprirò ancora, come fosse la prima volta, è una lettura in grado di trasformare la realtà in sogno, la fantasia in speranza. Perché limitarsi?
    Oggi Marquez ha definitivamente posato la penna sul tavolo, non scriverà più. Ma uno scrittore può morire?

5 Commenti

  • Micol

    18/04/2014

    GG devi leggere ad ogni costo “Memoria delle mie puttane tristi” sempre di Marquez e sempre se non lo hai già letto. È questo il libro che ho letto già due volte e che ogni tanto riprendo in mano anche solo per leggere frasi sottolineate. Ne hanno fatto anche un film ma non l’ho visto (speriamo in bene).
    Tornando al libro, non voglio raccontarti nulla, ma se ami Marquez credimi in parola.
    È la descrizione dell’essere umano quando ama, senza preclusioni, pregiudizi, frasi fatte, senza mai il banale dei racconti dedicati alle storie d’amore.

  • Piero Rizzi Bianchi

    18/04/2014

    Vedi un po' la relatività dei gusti: io ricordo di aver letto, direi un trentinaio di anni fa, "Cent'anni di solitudine", suo celebrato capo d'opera, e quello che mi rimase fu solo l'immagine di cortili ("patios") abbacinati e la grande fatica di arrivare al termine di una narrazione ciclica ad oltranza, non dico priva di interesse ma che divora continuamente se stessa...
    Ho da tempo pronti da regalarti i "Racconti" di Théophile Gautier, cesellati con sublime raffinatezza: dopo questo tuo intervento, sono due volte curioso di vedere cosa ne penserà un signor lettore come te, Gigi.
    In ogni caso, viva la lettura: meno che quella fatta sui "libri elettronici"! :)

  • Marco Biasotti

    19/04/2014

    Sono d'accordo, Gigi, è forse il più bel libro scritto nel novecento, gli altri due di Marquez che ho avuto il piacere di leggere sono, l'autunno del patriarca e il Generale nel suo labirinto, netevoli.
    Ci ha lasciati una grande penna, ma i suio libri saranno immortali!

    ....a Piero Rizzi Bianchi vorrei dire che non esiste una lettura di serie A e una di serie B, se io mi sono laureato a 44 anni lavorando, ho potuto farlo solo grazie a un e-reader che in pochi cm quadrati contiene migliaia di libri, oggi continuo a leggere così, una comodità impareggiabile.
    Le lettere che i miei occhi vedono sono le stesse delle sue stampate sulla carta, è la mente che legge caro Piero!
    Senza contare l'enorme risparmio economico e di alberi abbattuti!

  • Manetta Senior

    19/04/2014

    Indubbiamente, Florentino Ariza.

  • Piero Rizzi Bianchi

    20/04/2014

    Hai capito, Gigi? Cancella immediatamente da questo "post" l'immagine del tuo LIBRO preferito, che gronda di clorofilla, e mettici invece quella di un bell'aggeggio elettronico, che vada ad aggiungersi agli altri cento che ormai ci circondano la vita, in attesa della nostra definitiva bandiera bianca!
    I libri elettronici non sono per me argomento di discussione. Posso solo gridare a piena voce una parola: MAI!
    Del signor Marco Biasotti, che spero di poter conoscere (o ri-conoscere) di persona, posso comunque apprezzare la tenacia dimostrata nell'essersi laureato lavorando, oltre al fatto di firmarsi con nome e cognome, cosa che dovrebbe essere basilare e scontata ma che su questo "blog" non lo è affatto...

 

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