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  • Giorgio e il Partigiano Carbonaro

    Se pur in ritardo è giunto il momento di “Partigiano Carbonaro”. E' il libro dove sono raccolte diverse esperienze legate alla Resistenza nel Parmense, una narrazione di Lodovico Stefanini con i testi del giornalista Stefano Rotta.
    Avrei dovuto parlarne a Giugno, subito dopo che lo lessi, ma con l’avvicinarsi dell’estate, quindi con gli innumerevoli eventi da raccontare, la mia intenzione di parlarne nel blog si è procrastinata fino ad oggi, a settembre.
    Nei comprai due copie, una per me e una per mio suocero Giorgio. Volli regalarglielo perché avevo letto che molti degli accadimenti narrati, in particolare quelli ambientati a Caffaraccia, dove visse la sua adolescenza da sfollato, gli sarebbero stati famigliari. Dopo averlo letto mi disse che ci avrebbe tenuto ad inviare un commento per il mio blog, gli era parso un libro diverso dai soliti, dove si raccontava la realtà, senza tanti giri di parole.
    L’intervallo estivo ha però, malauguratamente, mutato alcuni ruoli, il post che segue sarà il suo e troverà posto in prima pagina e non tra i commenti. Quel suo foglio a quadretti, come al solito scritto in stampatello e a matita, l’ho appena trascritto:

    Ho letto il libro di Lodovico Stefanini e Stefano Rotta “Partigiano Carbonaro”, mi è piaciuto molto, ed ora sono qui, con la penna in mano e gli occhi rivolti al cielo, per cercare di scrivere un trafiletto per invitare altri a leggerlo con la speranza che lo capiscano come l’ho capito io o anche di più e meglio perché lo merita.
    Sfoglio il libro per trarne ispirazione e mi capita di leggere la prima pagina di presentazione, collocata prima dell’indice e che non avevo letto prima; sono ventuno righe che iniziano così: “State per leggere un libro allegro. Ma come? Il terrore delle pallottole che fischiavano… la paura di essere fucilato da un giorno all’altro… ecc. ecc.”. Mi rendo conto che l’ottimo giornalista che ha collaborato alla stesura del libro ha saccheggiato tutto e anche di più e meglio delle considerazioni che avrei fatto io.
    Complimenti, Lodovico Stefanini e Stefano Rotta hanno realizzato un’opera bella. Esistono al mondo tante piccole e grandi opere d’arte, non sono mosso da alcun pensiero agiografico se dico che questo libro è un’opera d’arte. Lodovico ha messo il sentimento (la sostanza), Stefano l’immagine (la forma). E come scrive nel breviario di estetica Benedetto Croce: “Il sentimento senza l’immagine è cieco e l’immagine senza sentimento è vuota”. La vera arte è sintesi a priori estetica di sentimento e immagine nell’intuizione.

5 Commenti

  • Vale DB

    03/09/2014

    Beh io ne comprai una copia, che mia madre mi rubo', e mio padre uguale, la cosa è dilagata in famiglia, con i miei zii che ne comprarono altre copie, mio zio infatti ha conosciuto Lodovico tanti anni fa, e anche lui sta scrivendo un libro!
    Da qui il passo è stato breve, altre copie recuperate per i cugini americani e francesi...... sta navigando all'estero ormai.

  • Vittorio M.

    03/09/2014

    Ho letto il libro, ed essendo io figlio di gente di Caffaraccia, dove ho trascorso i giorni più belli della mia gioventù , ho ritrovato storie che da orecchio di fanciullo avevo sentito dire da " vecchi" del paese ma prese così con la spensieratezza dei tempi, ora però le mie orecchie da persona adulta avevano il desiderio di risentire quelle storie di fatti tragici che la mia gente aveva vissuto, ma purtroppo molta di quella gente non c'era più e il mio desiderio di sapere stava diventando utopia.......fino a Giugno quando Ludovico mi ha fatto un regalo davvero grande !!!

  • Sabina Z

    03/09/2014

    Un consiglio che prendo al balzo, siamo noi la nostra storia e non bisogna dimenticare

  • Trilussa

    03/09/2014

    Partigiano Carbonaro mi era stato offerto assieme alla Gazzetta e lo acquistai. E’ un ottimo elemento di rottura, ha permesso al lettore di liberarsi dai fantasmi degli scrittori di parte a cui è stata costretta la società negli anni seguenti. Ma questo libro lo si può davvero, effettivamente e integralmente valutare solo dopo averlo letto, da qui il mio consenso al giudizio espresso attraverso l’acuta recensione del signor Giorgio.

  • Remo Ponzini

    06/09/2014

    Avevo assistito, nel novembre scorso, alla serata organizzata dal giornalista Stefano Rotta presso il Bar Mellini. Erano presenti. oltre a Pietro Gnecchi, diversi ex partigiani della vallata compreso il signor Stefanini. Fu in incontro interessante perchè ognuno aveva la sue storie da raccontare.
    Non ho letto il libro di cui si parla ma mi viene da pensare che sia totalmente diverso dai tanti scritti su questo argomento. Lo deduco dalla frase iniziale citata " State per leggere un libro allegro .....".
    Sono sobbalzato anch'io visto l'argomento ma ritengo che il duo Stefanini/Rotta abbiano voluto dargli una impronta carica di senso dell'umorismo per renderlo più piacevole ed assimilabile.

    Mi incuriosisce senz'altro ed a questo punto non mi resta che leggerlo considerando l'apprezzamento e la promozione dell'amico che ci ha lasciati Giorgio Bracchi. Mi sono commosso nel leggere questa recensione perchè con lui c'era stato, proprio qui su Esvaso, uno fitto scambio di corrispondenza che aveva, come argomento centrale, la " lingua italiana". Il suo dizionario era ricchissimo di vocaboli desueti e di espressioni assai argute e convenimmo che, per salvare la nostra lingua, era necessario possederne e memorizzarne il maggior numero possibile. E difatti anche in questo suo ultimo scritto ha usato un vocabolo " agiografico" di cui non conoscevo il significato.

    " Ogni giorno bisogna imparare qualcosa " . Eravamo d'accordo entrambi su questo preambolo.
    Ciao Giorgio ti ricorderò sempre con stima ed affetto.

 

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