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  • Dalla torbiera al Monte Nero

    Il piacere di raggiungere la cima del Monte Nero, 1677 metri, diventa poca cosa se ciò che incontri nel frattempo è altrettanto meritevole. Tutto inizia lasciando la strada asfaltata, con il sentiero che attraversa la torbiera e porta dritto alla “Tana di Monte Nero”, un luogo incantato, quasi fuori dal tempo. Si tratta di una micro zona risalente all’ultima glaciazione avvenuta 20.000 anni fa. Lì è possibile osservare degli esemplari di Abete Bianco di alcuni secoli, tra cui il famoso “Barbalbero”, un abete di 120 centimetri di diametro, con un’età stimata intorno ai 500 anni. Si tratta dell’unica pineta di Pino Mugo e Abete Bianco situata al di fuori delle Alpi.
    Poi il cammino riprende e la salita si fa sentire. Raggiunta la cima tutto si apre, i nostri monti sono tutti lì davanti: Penna, Orocco, Pelpi, Ragola, Maggiorasca, Bue e poi giù fino al Lesima nell’Oltrepò Pavese… non solo, là in fondo c’è persino il mare e un’isola che si mostra timidamente, poi lo sguardo si abbassa e compare il gioiello ben custodito di quel luogo, la visione tanto desiderata, il Lago Nero.

4 Commenti

  • Giovanni D.

    14/09/2014

    Bella scarpinata, belle foto... direi... una bella giornata salutare!

  • B. Mauro

    15/09/2014

    Fantastiche foto! E che ritratti! Ci sono "fotografi" che studiano a tavolino e concordano con la modella la posa, l'espressione; Gigi Cavalli ne fa a meno: scatta e colpisce nel segno! Foto che parlano...

  • Claudio M.

    15/09/2014

    Condivido: giornata bella, in questa specie di estate; bellissime le foto che continuano
    l'attimo fuggente e poi... un Gigi, così itinerante a piedi negli ultimi anni, non si era mai visto. E poi ultimo, ma non ultimo, una piacevole compagnia.

  • Giuseppe Serpagli

    15/09/2014

    Vedere posti così belli, e veramente incontaminati e magistralmente fotografati, non lontano da Bedonia é tonificante nel pauroso e bellicoso caos del mondo di oggi. Colgo l'occasione per lanciare un piccolo "grido di dolore" per la progressiva sparizione di uno dei frutti più caratteristici del Bedoniese: le castagne. Ho fatto un sogno: tornare a Bedonia verso metà ottobre e andar nei boschi a raccogliere castagne (anche pagando il pedaggio ai padroni dei boschi). Non pretendo le castagne favolose che c'erano sulla Costa un tempo (ancora non troppi anni fa, come mi diceva il compianto Bortolo Mocellin), ma qualche chiletto che non siano propro tavelle. Tanto per fare un po' di baletti. Pare incredibile che - tra tante iniziative (e tanto bla-bla-bla) volte a rilanciare il turismo (é una storia che sento da almeno 50 anni) - nessuno pensi a mettere nei boschi i bachi buoni che mangiano quelli cattivi che impediscono ai frutti di formarsi. O la castagna non é abbastanza bio, da tornare di moda? Eppure in Emilia Romagna sono bravissimi a "marciarci" col bio o presunto tale!
    Peppino Serpagli - Milano

 

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