58 - 15 Dicembre 2015
Alberto, l'Ironman
La gara più ambita e più sognata, dove non è tanto importante arrivare primi ma bensì arrivare
Prima di parlare di quale prova ha affrontato Alberto Delchiappo bisogna sapere di cosa si tratta. Il Triathlon è uno sport caratterizzato dall'insieme di tre discipline, nuoto, ciclismo e corsa. Una delle distanze predefinite del Triathlon è la Ironman, considerata anche la più dura da affrontare. La gara più ambita, più sognata, più chiacchierata da tutti i triathleti. Una competizione dove non è tanto importante arrivare primi ma bensì arrivare. “Meglio se vivi”, mi permetto di aggiungere, visti i tempi e le distanze: 3,86 km a nuoto, 180,26 km in bicicletta e 42,19 km di corsa.
La gara in questione si è svolta a Zurigo. Gli atleti al nastro di partenza erano 2.300, mentre coloro che sono riusciti a tagliare il nastro del traguardo sono stati 1.995 e il nostro Alberto si è aggiudicato il 137° posto di categoria con il tempo di 12 ore 25 minuti e 51 secondi.
Per affrontare una competizione come la Ironman c’è bisogno di preparazione, oltre che fisica, mentale. In pratica è una sfida con se stessi.
Quando ho saputo di questa prova gli ho chiesto di raccontarmi il motivo che l’ha spinto a iscriversi ad una simile gara e cos’ha rappresentato per lui terminarla.
Solo ora, dopo alcuni mesi, trovata la giusta armonia mentale, è riuscito a descrivermi quelle motivazioni. Un bel regalo di Natale.
Chi mi conosce mi associa alla bici e al ciclismo; in valle quando m’incontrano mi chiedono sempre se vado ancora in bici, la risposta è sempre quella: “Credo che non smetterò mai”.
Da alcuni anni però pratico il Triathlon, un’evoluzione che nasce nel 2008 dopo un grave incidente in bicicletta: diverse fratture alla gamba sinistra, alla spalla e altri traumi vari che tuttora condizionano la quotidianità.
Non scorderò mai la reazione di mia moglie, già esasperata, visto che ha lasciato la bici incidentata (spezzata in più parti) davanti alla porta di casa, in modo che la vedessi ogni volta che uscivo ed entravo… per i primi mesi in carrozzina e poi in stampelle. Ho avuto l'incidente ad aprile, la bici sono riuscito a spostarla con le mie mani ai primi di ottobre, quando ho abbandonato le stampelle. Dopo due anni di interventi e riabilitazione ho provato a ricominciare con qualche gara agonistica; purtroppo era più forte di me, la paura aveva sempre il sopravvento e non riuscivo più a vivere il mondo del ciclismo con la giusta serenità.
Un altro timore però mi macinava in testa ed era quello di non riuscire più a fare quello che facevo prima, di non essere in grado di fare ciò che la mia testa voleva fare.
Incominciai una serie di allenamenti e qualche piccola gara, dopo qualche mese ero "pronto" per affrontare il mio primo Elbaman 70.3.
Il triathlon è stato un amore a prima vista, da sportivo posso tranquillamente affermare che sia lo sport più bello in assoluto, più completo con un ambiente sano e, sportivamente parlando, puro.
Quindi perché non pensare alla gara più ambita, più sognata, più chiacchierata da tutti i triathleti, ovvero la Ironman? Questa non è solo una corsa, è una icona, uno status symbol. Così la testa ha iniziato a frullare.
Nonostante il trauma dell’incidente decisi che era ora di provare a farla grossa, la mia testa era lì già da un po', me lo chiedeva, lo voleva, l'anno che si prospettava davanti era anche quello giusto per poter impostare un piano di allenamento importante: nove allenamenti a settimana e qualche gara. Un ritmo andato avanti per quattro mesi.
Poi il momento è giunto. Dopo tante paure è perplessità ecco l’iscrizione all'Ironman di Zurigo, gara prevista per luglio 2015.
Ho impostato un piano di allenamento molto vario per il primo periodo, da novembre ai primi di marzo, che prevedeva un paio di volte alla settimana il nuoto, bicicletta quando era possibile e corsa un paio di volte alla settimana.
Poi ad aprile ho avuto un brutto incidente in bici durante una gara e mi ha tenuto fermo per due settimane, poi la sentenza choc: “Alberto i tuoi tendini sono perfetti, ma il problema è che hai un ginocchio da protesi”.
Un colpo durissimo. Tutt'ora. Ciò vuol dire stop alla corsa, stop al Triathlon, stop allo sport che amo. Da quel momento ho praticamente smesso di correre, avevo anche pensato di rinunciare alla gara a Zurigo, ma poi ha vinto, come sempre, lei, la mia testa. E poi, vada come vada…
Sono partito, come per tutte le gare importanti, con la mia famiglia. Mia moglie che, oltre ad esser una grande appassionata di sport, è la mia carica, la mia droga ed i miei figli che sono le mie mascotte, i miei porta fortuna.
Ho vissuto la Ironman come la conclusione di un percorso. Durante la gara ho voluto con me, anche se non fisicamente, le persone che mi hanno aiutato di più e mi sono state più vicine, a loro ho chiesto di darmi un oggetto da portare con me durante la corsa… è stato fantastico, sentivo la loro energia, passo dopo passo!
Alla fine sono riuscito a terminare la gara: nuoto in 1:22:43 - bici in 5:58:19 - maratona in 4:48:35.
Gli ultimi km ho pensato molto, ho ringraziato il cielo e chi mi ha accompagnato in questi 226 km, ho cercato mia moglie e i bambini come sempre, gli ho sorriso... mi sono inchinato per ringraziare un pubblico fantastico e poi ho tirato un urlo come a voler buttar fuori tutta la rabbia che avevo dentro!
Da sportivo mi piacerebbe insegnare a qualcuno questa mia esperienza, mi piacerebbe riuscire a far capire che la testa vince su tutto... attenzione non si improvvisa niente, ma a comandare e farci superare tutte le difficoltà è sempre lei: “Anything is impossible”.
Sì, niente è impossibile.
Michele Porcari
15/12/2015Tutti in piedi.... giù il cappello.... ti ricordi: portatemi là' poi ci penso io... ti ho sempre stimato ora con le lacrime agli occhi, che pochi sanno, ti ridico BRAVO Alby