Anch'io ricordo vagamente la signora Federici, austera e precisa, con una specie di divisa scura. Come ricordo vagamente il mio omonimo U Cilan, che quand'ero piccolo vendeva gelati in una villetta dove ora c'é il fatiscente Las Vegas. E anch'io vidi il mare per la prima volta dopo un viaggio in taxi, probabilmente guidato da U Binu (Mallero).
Subito dopo la guerra (ricordo il ponte ferroviario di Bogliasco ancora distrutto), eravamo andati a Genova ad aspettare il piroscafo che riportava in patria da New York la Celina, madre del Tony Serpagli di Via Trieste.
Di macchine ce ne erano così poche in giro che io, i gemelllini (Giorgio e Giancarlo Mariani), Fabrizio Chiappari e altri giocavamo al Giro d'Italia sull'asfalto di Via Mons. Checchi. Disegnavamo col gesso una specie di stivale e poi, a colpi di dita, facevamo muovere i tappi (e ticelle) delle gassose di Felloni per arrivare al traguardo.
Raramente uscivamo dal nostro "quartiere" di Oltrepelpirana, avevamo tutto lì vicino: per i bagni c'era il laghetto di Ronconovo, per i giochi ai cow-boys c'era la ora forestificata Terrarossa, per sciare con le slitte c'erano il prato scosceso dove ora c'é il palazzo Tognetto o quello Du Neigru (sotto la "casa bruciata") vicino ai vecchi giardini pubblici di Ri Grande.
Peppino Serpagli - Milano
Conoscevo benissimo i signori Federici, bravissime persone. Il loro famoso garage e la loro macchina. Bei ricordi. Grazie Gigi di tutte queste belle storie che ci racconti sempre. Un Grande Saluto da Roma
Ciao Gigi, veramente mi ricordo molto bene dei Federici e in special modo della Signora che ogni volta che la vedevo al volante il cuore mi faceva un sussulto... e un giorno mi sono fermata a lungo a guardarla e mi son detta "un giorno anch'io guiderò una macchina!?!" E quando per la prima volta sono entrata in Bedonia al volante mi sono ricordata della Signora che e' stata per me come un'ispirazione per una ragazzina un po' sognatrice. Come vedi Gigi questi per me sono ricordi di una fanciullezza spensierata, ho bei ricordi anche di Cilan il gelataio, delle suore e dei ragazzi cresciuti in Via Vittorio Veneto. Grazie per i bellissimi articoli, penso che hai sbagliato carriera.
Bellissimi il post, le foto e le ricerche.
Bellissimi i commenti, ricordi di Remo, Peppino da Milano, Franco da Roma e di Pia.
Tra i due autisti nominati, Bino Mallero era il piu' "Ecologico": arrivava sul Bocco con la millequattro e poi lasciava andare in folle la sua auto fino a Borgonovo e riprendeva a motore per raggiungere Chiavari. Forse avrà consumato un poco i freni-pasticche...
Franco ricorderà che quando andavamo al "Breia" a giocare con la squadra del Curato, si passava vicino alla rimessa della Federici non tanto per vedere le auto da piazza, ma per ammirarne la bella nipote Francesca.
Io che non sono di 'Bedonia Bedonia', non vorrei intromettermi nei vostri ricordi, ma proprio non ci riesco: i ricordi mi attraggono!
Questi non sono ricordi personali, ma quelli che mi hanno raccontato 'la mia gente'.
- Un giorno era tornata 'da via' una ragazza scopolese e sua madre era corsa trafelata nell'emporio di Pambianchi e con le mani sul viso, aveva esclamato con ènfasi: "Tu sè Pinèn, l'è rivà a cà a mè fiòra con na carò-sa sènsa cavài!..."
(lo sai Giuseppe, è arrivata a casa mia figlia con una carrozza senza cavalli)
- Un'altra volta invece, mia madre, mia zia Paola e la Leli da Giuvàna de Taravèla, erano andate alla sagra de San Pèru a Cereseto e racimolato due soldi, si erano comperate un gelato in tre da Cilàn.
E mentre raccontavano, rivivevano quel momento con la stessa ed immutata gioia: " E zò a leccàlu jùnna àra vòta...."
(e via a leccarlo uno alla volta)
La ricordo molto bene, essendo la mamma di Mariuccia, è nonna di Francesca e Stefano (all'ora eravamo di casa), una donna forte fino all'ultimo, con il suo ciuffo corvino e la sua fierezza nel portamento, una grande donna. Grazie Gigi 😘
Grande. Una storia che mio padre mi ha raccontato di questa donna vicina a Federici U Bino che quidava una Autobianchi A1100
Remo Ponzini
08/03/2017Mi ha fatto molto piacere questo post perchè ha risvegliato i ricordi della mia infanzia. Correva l'anno 1946 o 47 e da due o tre anni facevo il chierichetto nella chiesa di Bedonia. Ricordo che iniziai a cinque anni quando ancora non sapevo leggere. Dovetti imparare a memoria tutte le risposte in latino della Santa Messa.
E, soprattutto, dovevo alzarmi al mattino alle 5,30 per andare a servire il celebrante.
Si vede che ero già un predestinato ad entrare in seminario per volere dei miei genitori. A quei tempi non si discuteva in casa. Si doveva solo ubbidire.
Ma venne il giorno in cui i sacrifici da chierichetto furono premiati. Allora l'arciprete di Bedonia era Mons. Sanguinetti originario della Liguria. Ci offrì una gita sino a San Fruttuoso con viaggio in taxi sino a Rapallo. Alla partenza si presentò alla guida la signora Emilia. Stralunai, pur sapendo che anche Lei era abilitata, perchè mai avrei immaginato che ci avrebbe condotto una donna che aveva a lato il prete di Bedonia.
Era elegantissima. Vestiva con una sorta di divisa e con un cappello molto appropriato. Avete presente gli autisti dei Lord inglesi che si vedono nei film ? Idem.
Una macchina bellissima e lucidata a specchio che però si sarebbe impolverata nelle strade bianche di quei tempi. Mi accomodai nei sedile posteriore con un'altro chierichetto e con Lino Salini sacrestano. Una emozione infinita per quei tempi ed una giornata straordinaria che non dimenticherò mai.