La provincia di Parma è territorialmente tripartita: fascia di pianura, fascia pedemontana, fascia montana. Basta guardare la cartina geografica per cogliere le differenze. Un legislatore/decisore accorto che, anche blandamente, abbia la fisionomia del Principe di cui parla Machiavelli, intuirebbe che ogni "fascia" ha bisogno di politiche originali e mirate alle specifiche vocazionalità.
Ciò che va bene per la pianura non va bene per la montagna ( e viceversa).
Tutto è differente: il clima, l'orografia, la viabilità, i tempi del lavoro e della vita....Il Principe che non c'è, dovrebbe comprendere come serva che l'uomo si adatti al territorio e non viceversa. Comprendere questo vuole dire evitare quelle scelte violente e invasive, come importare produzioni aliene, con la scusa di portare sviluppo. La montagna ha le sue peculiarità che vanno assecondate. Non ci sono "standard" da applicare, ma scelte mirate da compiere. Dunque, la prima cosa che si deve comprendere, che attiene alla sfera culturale, è che lo sviluppo ( termine quanto mai vago e ambiguo), non necessariamente deve coincidere con l'implementazione di ecomostri che violentano il Capitale Naturale.
Nel terzo millennio, ci sono attività economiche e finanziarie che,pure non producendo manufatti,spostano ricchezza, senza confezionare uno spillo! Infatti, le prime cinque multinazionali al mondo per fatturato, offrono servizi ( Google, Amazon, Facebook, Yahoo, Microsoft). Il vecchio modello economico, basato su ciclo denaro-merce-denaro, a cui corrispondeva l'esigenza di disporre di grandi quantità di energia, di superfici da riservare a implementazione di opifici, di un sistema viario e ferroviario strategico e capillare ( soprattutto sviluppato nella direzione della Mitteleuropa), ha molto meno senso che in passato. Oggi le "autostrade" sono quelle digitali e, come ci insegnano molte aziende sul mercato, la base della produzione e della vendita sta nell'informazione e nella sua oculata gestione. Se le cose stanno così, allora ciò che per anni ha rappresentato la dannazione della montagna, ossia il suo isolamento, oggi, non solo è divenuto un problema superabile, ma persino un grande vantaggio.
Infatti, di pari passo con uno sviluppo caotico, basato sull'idea della crescita senza fine, abbiamo assistito a due fenomeni estremamente preoccupanti: l'esplosione demografica e il peggioramento progressivo e, purtroppo irreversibile, degli ecosistemi. Oggi, alla luce dell'esperienza di due secoli e mezzo: periodo sicuramente con molte luci e altrettante ombre, serve un ragionamento di ampio respiro che incoraggi profondi cambiamenti, di metodi e indirizzi. Dobbiamo cominciare a ragionare di entropia; perciò dell'esigenza di adottare sistemi "chiusi", basati sull'economia circolare, sensu Georgescu Roegen. Ossia del fatto che non ci possiamo piu' permettere nè di intaccare il Capitale Naturale per ottenere energia e materie prime, nè di perpetuare un sistema basato sullo spreco, sull'usa e getta.Oggi è imperativo che si parli di "materie prime seconde"; ossia che un prodotto dismesso, totalmente o parzialmente, diventi materia prima per un ulteriore prodotto, secondo la logica dei "mattoncini Lego". Se si rompe un pezzo o diviene obsoleto, cambi quello, non tutto il manufatto e quello che cambi non lo butti, ma lo reimpieghi.La montagna, per sua precipua vocazionalità, può essere, in questo senso, un grande laboratorio ad alta efficienza e bassissima entropia.I montanari, da sempre, sono abituati a non buttare e a riciclare il piu' possibile.
Occorre inserire un altro elemento: ossia ragionare sulle comunità che si fanno sistema circolare. Qui si innesta l'esigenza del consumo a chilometro zero, l'autoproduzione; nonché valori come la sussidiarietà, la condivisione, anche con forme che superino lo scambio merce-denaro, con forme attuabili di baratto. Non sono le idee che mancano e neppure gli esempi basati sulla resilienza delle comunità. Il compito del "Principe" è quello di comprendere per decidere. Dote rara, di questi tempi.
Esvaso.it
13/11/2017Le testimonianze del Convegno sono state di coloro che già operano e credono in uno sviluppo possibile di valle:
Alberto Chiappari, Evoluzione e prospettive dell’agricoltura di Montagna;
Nicolò Madoni, Il ruolo della scuola nel settore ambientale e agro-forestale;
Antonio Mortali, La certificazione forestale PEFC: un'opportunità per i boschi della Valtaro.
Altre interessanti esperienze in atto:
Stefano Cacchioli, Il caseificio di Borgotaro fra tradizione e innovazione;
Amos Chiappa, L’allevamento nelle aree periferiche;
Dario Confalonieri, La produzione del formaggio di capra;
Mario Marini, L’agriturismo e il binomio agricoltura-turismo;
Massimo Monteverde, Il consorzio della patata Quarantina genovese;
Francesco Querzola, Il frutteto bio e l’avvio della "Fattoria della Carità";
Iris Wittwer, Il consorzio carne bio Valtaro Valceno .