Bel ricordo di tante persone care, tra cui la Lisetta che mi confezionava i calzoncini per andare alle elementari...e poi: "Meghen", Guesepen, Giuvanen Verti e "U duttu" Luigen, amici della mia famiglia.
Meghen, Domenico Verti, quando andai negli anni settanta a trovarlo da "Macy's", mega negozio al centro di New York, che ricopriva un intero isolato e si alzava di circa venti piani, mi regalò una racchetta Spalding e tanti racconti, tra cui quello di quando servì "JFK" Presidente USA, vendendogli camicie e polo, nonchè quello di quando si incontrò per la prima volta con Don Renato Costa, proprio a NY.
Spero che su Esvaso appaia presto il tuo nuovo racconto su Meghen e gli altri fratelli Verti.
Grazie. Claudio
Il segreto di una buona sarta era il taglio. Mia nonna Bettina aveva una grossa assa di legno (tipo mastra per la pasta) su cui tagliava la stoffa con grosse forbici dopo aver segnato con un gesso dove tagliare.
Nei periodi di massimo lavoro (la prima vestizione dei seminaristi nel giorno dell'Immacolta) aveva qualche aiutante, come la già citata Luccetta Taburoni Ferri (du Péru) e più saltuariamente la Giulia du Ciccutellu (moglie di Italo Serpagli). Per cui il 7 dicembre eravamo in tanti a portare in allegria le nuove vesti in seminario. Pensate che lavoro fare le asole nelle vesti dei preti d'una volta, tra cui l'indimenticabile Don Costa! Io la ricordo più come sarta dei preti. Sebbene lavorasse per tutti. Da quando la ricordo io (anni 50), ha sempre avuto due macchine da cucire. Poi quando gli indumenti erano troppo consumati (rammendo dopo rammendo, riciclo dopo riclico) si portavano allo stracciaio (U strasee), che probabilmente poi li vendeva come stracci a Prato.
Altro che l'usa e getta di oggi, allora si riciclava tutto e tutti bevevamo (almeno nella Pieve) la buonissima acqua dei rubinetti che veniva da Monti. E quindi non c'erano le famigerate bottiglie di plastica da smaltire. Oltre ai citati negozi che vendevano stoffe, da noi veniva un commesso viaggiatore di Parma, certo Bola, con il suo campionario di stoffe anche pregiate, come la pura seta per le donne. Probabilmente venivano altre donne a comprar stoffe viste nel campionario. E poi si cucivano a macchina gli orli delle pregiate lenzuola di "pelle d'uovo" per i corredi delle future spose. Insomma roba da "Quando eravamo povera gente" di Cesare Marchi. O più, indietro nel tempo, da "Mille lire al mese" di Gianfranco Vené e "Pane nero" di Miriam Mafai.
Peppino Serpagli
La mia mamma a Bardi da bambina ha imparato l'arte del cucito proprio all'asilo dalle suore e ancora oggi, seppur la vista e le mani le giocano qualche scherzo, fa degli orli a mano da fare invidia alle più sofisticate macchine da cucire! Pensa che gliene abbiamo regalata una nuova ma non la usa perché sostiene di far più presto a mano! Dalle sue mani scarti e pezzi di stoffa insignificanti sono diventati abiti di carnevale letteralmente cuciti addosso fin da quando ero piccola. Io invece so far giusto il minimo indispensabile e rimpiango di non aver voluto imparare prima, quando avevo tempo e freschezza, a destreggiarmi con ago e filo. Penso che nelle scuole bisognerebbe tornare ad insegnare anche quella che una volta si chiamava "economia domestica": cucina cucito piccoli lavori di idraulica e falegnameria, perché i nostri giovani potrebbero riscoprire il piacere e la passione di svolgere anche lavori manuali che ormai si stanno perdendo...
Buon pomeriggio signor Cavalli ,nella fotografia di Anzola mi pare di aver riconosciuto mia madre che mi ha raccontato più volte di questi corsi.E'possibile in qualche modo avere questa fotografia visto che ingrandendola dal blog si sgrana. La ringrazio cortesemente. Monteverde Manuela.
Ciao Manuela,
la mail che mi hai indicato non è valida.
Buongiorno gentile signor Cavalli,mi scuso probabilmente ho invertito l'indirizzo ora non ci dovrebbero più essere ostacoli,la ringrazio e spero in una sua risposta. Monteverde Manuela.
Gio
29/08/2019Bellissimo articolo Gigi...
Un'arte preziosa quasi dimenticata e in questi ultimi decenni anche sottovalutata dai grandi sistemi di produzione.
Se teniamo tanto al nostro Made in Italy credo ci sarà un ritorno reso più contemporaneo ed accessibile naturalmente...
Solo un ricordo meraviglioso del mio primo colloquio alla ricerca di lavoro come disegnatrice a Roma presso l' atelier di Clara Centinaro nell' ottobre del 1992...
Entrai in questo palazzo elegantissimo con la mia cartella di disegni per abiti da sera..ambiente tutto bianco panna...mi ricevette con garbo senza conoscermi e dopo una breve chiaccherata mi mostrò gli armadi pieni di abiti da sera e da sposa incredibili...il bianco in tutte le sue sfumature faceva da padrone!
Mi diede numerosi consigli su come proseguire la mia ricerca nell' ambito della moda....La moda è ricerca per questo andrebbe valorizzata partendo dalla memoria storica!