82 - 14 Marzo 2022
Dal ghiaccio dell'Artico al sole della Valtaro
Carlo Devoti, ideatore della Scuola di Sport Barilla, fu precursore indiscusso nell'ospitare in valle i giovani provenienti dalle repubbliche ex sovietiche. Nel periodo che stiamo vivendo viene naturale ripercorre queste sue esperienze
Mi dicevano che il mio bisnonno Pietro avesse le radici a Santa Maria del Taro. Di mio nonno Giuseppe, invece, ne so qualcosa di più. Nei primi anni del '900 fu arruolato nell’esercito, ed essendo un buon conoscitore di cavalli, fu inviato in Russia per selezionare gli animali per la nostra Cavalleria. Terminato il servizio di leva espatriò in Inghilterra e come lavoro svolse il "carrettiere" (la foto in allegato). A Londra conobbe mia nonna Lisa, la sposò ed ebbero sei figli, tra questi mio padre. Dopo qualche tempo ritornò a Ponte dell’Olio e il lavoro restò lo stesso: il carrettiere. Disponeva di sei cavalli e tre birocci con cui faceva la spola, per scambiare il grano con l'olio, fra "Ponte" e Chiavari. Poi nel 1918, ancora giovane e con una numerosa famiglia, l'epidemia di "Spagnola" gli fu fatale.
La prima volta che sentii parlare di Russia fu grazie a mia nonna Lisa, era lei che ci raccontava delle vicissitudini del marito in terra sovietica. Sono convinto che fu proprio da quel frangente che nacque il mio interesse per la Russia. Un coinvolgimento che vissi anche da sportivo quando giocai contro le ineguagliabili squadre nazionali di pallavolo dell’Unione Sovietica: "Universiadi 70" di Torino e alla "Preolimpica 71" a Monaco di Baviera.
Il successivo incontro con questa popolazione avvenne a Bedonia nel 1996. Erano gli anni che i russi furono costretti, causa la recente tragedia di Cernobyl, a trovare località turistiche alternative per le loro vacanze. I luoghi prescelti dai cittadini dell'ex Unione Sovietica erano principalmente il Mar Nero e la Crimea, lì erano presenti un gran numero di colonie e villaggi turistici, ma le radiazioni, non avendo confini, si erano estese fino a raggiungere queste aree rendendole poco sicure. In quel periodo l’interesse per la nostra Scuola Sport Barilla cresceva così tanto da spingersi fino in Siberia. Fu così che ospitammo a Bedonia, tramite la mediazione dell'agenzia austriaca Eurotours di Kitzbühel, un gruppo di giovani provenienti dalla città di Nadym, nel Circolo Polare Artico -luogo da cui si snoda il grande gasdotto che porta il gas in Europa. Durante quell'estate, nei vari turni, soggiornarono circa 200 giovani e loro guide.
A destare il mio interesse fu una lettera di accompagnamento contenente i loro dati anagrafici: risiedevano tutti nelle più svariate regioni della ex Unione Sovietica. La curiosità fu poi assolta dai loro accompagnatori: "Nadym è una città molto recente, collocata in una regione selvaggia e inaccessibile a nord della Siberia, dove solo elicotteri e aerei potevano arrivarci. La difficoltà del nostro Governo fu quella di renderla allettante al fine di sfruttare gli enormi giacimenti di gas e petrolio. La strategia fu l'incentivazione economica, tant'è che giunsero famiglie da tutta l’Unione Sovietica attratte dallo stipendio di 600 dollari al mese, oltre ad altre agevolazioni, fra cui le vacanze per loro e per i loro figli in divertenti località".
Per questi "ragazzi di Bedonia" fu un’esperienza sicuramente positiva e gradita dalla stragrande maggioranza, ma non sempre apprezzata dai loro accompagnatori poiché si aspettavano una vacanza all’insegna del “tutto compreso”. Grazie a questa esperienza ci rendemmo conto dell’esistenza di un “altro mondo” fatto di giovani "affamati", non certo di cibo, di cui disponevano in abbondanza, ma di tutte quelle opportunità sociali che nella loro realtà russa erano limitate, pur essendo Nadym una cittadina di 100 mila abitanti, ma che convivevano, per molti mesi dell’anno, con una temperatura che arriva fino a -50°,
Ricordo ancora oggi il loro interesse per il sapore dei cibi, per i colori, la voglia di divertirsi, la voglia di vivere e la loro grinta, compresi quei lunghi coltelli che portavano alla cintola con assoluta indifferenza… che ovviamente gli requisii, con un loro grande stupore, per poi riconsegnarli al momento della partenza.
Un altro aneddoto è quello dei dollari. I Russi avevano con sé molti dollari che spendevano poi a Bedonia per acquistare indumenti, oggetti di oreficeria e soprattutto frutta che gustavano con grande piacere, oltre alle cipolle che consumavano come fossero mele.
Un particolare curioso fu la consegna dei loro dollari affinché li cambiassi in Lire. Il cassiere della banca mi disse, quasi meravigliato, che era la prima volta che vedeva dei dollari del nuovo corso, tant'è che dovette informarsi presso la sede centrale per poter effettuare il cambio per il timore che fossero falsi. In poche parole: quei Russi, provenienti dall’estremo nord della Siberia, possedevano i nuovi dollari ancor prima che fossero messi in circolazione in Italia: la forza del petrolio, pensai!
In quelle settimane c'era anche Suria, una delle loro accompagnatrici, e fu salvata da un infarto grazie alla rapidità di intervento della nostra infermiera Angela Rossi, della locale Croce Rossa e poi dell'ospedale di Borgotaro. Il marito e il figlio la raggiunsero immediatamente e ci ringraziarono infinitamente: "Se la stessa cosa fosse accaduta a Nadym, la nostra Suria sarebbe sicuramente morta".
La mia professione e la mia vocazione sportiva mi hanno sempre portato a ritenere l'arte dello sport uno strumento efficace per contribuire a migliorare la comprensione, la tolleranza e il rispetto fra i popoli.
Carlo Devoti
14/03/2022Grazie Gigi, un prezioso ricordo dei bei tempi trascorsi a Bedonia che ricordo con grande piacere anche se a volta intervallati con incomprensioni. Fai bene a ricordarli e mi auguro ci siano altre opportunità per descriverne altri certo che faranno piacere a tutti. Ciao, Carlo.