58 - 15 Luglio 2026

Quando la Valtaro incontra il vino

Presentate a Borgotaro le nuove annate prodotte dalla cantina Bassoli & Vernocchi

Ci sono serate che non si limitano a una degustazione. Diventano un racconto fatto di persone, di territorio e di quella passione capace di trasformare un'idea in un progetto concreto.

È quello che è accaduto al ristorante "Così è… se vi pare" di Borgo Val di Taro, dove Alessandro Bassoli e l'enologo Vincenzo Vernocchi hanno presentato le nuove annate della loro cantina, accompagnandoci in un percorso che ha saputo unire tecnica, esperienza ed emozione.

Dietro ogni calice non c'era soltanto un vino, ma una storia raccontata con il dovuto trasporto emozionale. Una storia che nasce sulle colline romagnole di Predappio, terra naturalmente vocata alla viticoltura, e che continua in un luogo decisamente più sorprendente: Gotra di Albareto, nel cuore dell'Appennino parmense.

È proprio qui che il progetto assume un significato particolare. Da almeno sessant'anni, in Alta Valtaro, nessuno aveva creduto fino in fondo nella possibilità di ottenere un vino di qualità da questi campi, ormai da troppo anni vocati al solo taglio dell’erba. Alessandro, invece, ha deciso di provarci. Non per nostalgia del passato, ma con lo sguardo rivolto al futuro, affiancato dalla competenza e dalla sensibilità enologica di Vincenzo.

I risultati, oggi, parlano da soli. La degustazione è iniziata con due eleganti Metodo Classico, bianco e Rosé, entrambi ottenuti da uve Sangiovese. Due interpretazioni originali di un vitigno che, in mani esperte, riesce a sorprendere anche nella versione spumantizzata, regalando profumi fini, una piacevole freschezza e una bollicina non invadente. Successivamente sono arrivati nel calice due rossi che raccontano caratteri diversi ma complementari: un Merlot morbido, tenace ed equilibrato e un Sangiovese Superiore che conserva tutta la personalità classica del vitigno.

Ogni vino è stato presentato da Alessandro e Vincenzo con semplicità, senza eccessi tecnici, lasciando spazio ai racconti della vigna, delle stagioni, delle scelte compiute durante la vinificazione e di quell'entusiasmo che accompagna chi lavora seguendo prima di tutto una passione.

Ad accompagnare la degustazione, lo chef borgotarese Alessandro Delnevo ha proposto una serie di piatti studiati per valorizzare ogni bottiglia. Un dialogo continuo tra cucina e vino, dove nessuno dei due cercava di prevalere sull'altro, ma entrambi contribuivano a creare un equilibrio piacevole e naturale.

La cosa più bella della serata, forse, è stata proprio questa: vedere nascere qualcosa di nuovo in un territorio che continua a sorprendere. L'Appennino parmense non è soltanto boschi, funghi e sentieri turistici. Oggi può aggiungere un nuovo capitolo dedicato al vino.

Se questo è soltanto l'inizio, le premesse sono davvero incoraggianti. Perché quando la determinazione incontra la competenza, e quando il rispetto per la terra diventa il punto di partenza di ogni scelta, anche una sfida che sembrava impossibile può trasformarsi in una piacevole realtà. Una storia fatta di coraggio, pazienza e passione, che continuerà a scriversi vendemmia dopo vendemmia. Perché, a volte, i sogni mettono radici. E quando trovano la terra giusta, diventano anche realtà.