58 - 01 Ottobre 2026

La poesia nella scatola di latta

Ritrovare vecchi ricordi è sempre un'emozione e vale la pena riviverli

Aprire una vecchia scatola di latta riserva sempre delle belle sorprese. Questa volta, tra le cose che evidentemente avevo dimenticato di avere, è saltato fuori un foglio, piegato in due, con dentro una cartolina non spedita (in copertina). Sul foglio bianco, scritto con la penna blu, c'è una poesia. La data è quella del 1979.

A scriverla era stata mia zia Savina Medioli, che aveva sposato Rinaldo Cavalli, fratello di mio nonno "Gigino". Dopo la guerra si erano trasferiti a Piacenza e credo che quelle poche righe siano nate proprio dalla nostalgia per il proprio paese, per le persone e per le cose lasciate indietro.
Rileggendole oggi, dopo quasi cinquant'anni, quelle parole assumono però un significato diverso. Forse perché nel frattempo sono cambiate le persone, sono cambiate le case e, soprattutto, è cambiato il paese che Savina ricordava.

Per rinfrescare un po' la memoria del lettore, faccio un passo indietro. I miei zii abitavano a Bedonia. La loro casa era praticamente in centro al paese, ma aveva una caratteristica che oggi sembrerebbe quasi impossibile: intorno c'era un giardino e, attorno alla casa, svettavano tre pini altissimi. Era uno dei tanti angoli verdi oggi scomparsi. La casa viene demolita, i pini spariscono e al suo posto compare un nuovo fabbricato. Oggi, proprio lì, al suo posto, c'è il bar-gelateria "Peccati di gola". 

Ho una fotografia che scattai nel 1989, tra il Vicolo Pelpirana e Via Aldo Moro. È una di quelle fotografie che all'epoca non avevano nessun motivo particolare per essere conservate. Oggi, invece, mi accorgo che raccontano molto più di quanto immaginassi. Nella fotografia, quasi nascosti, si intravedono proprio quei pini.

Savina era anche la sorella di Ugo Medioli, personaggio molto conosciuto a Bedonia: capace operaio comunale e tra gli ideatori della Sagra della Trota. Ma questa è un'altra storia. 
Quella che ho trovato nella scatola, invece, è questa. Una poesia scritta dalla zia a Milano (vi abitava il figlio Pier Giorgio Cavalli) e che, evidentemente, ogni tanto tornava con il pensiero al suo paese.

E allora basta un foglio trovato dentro una vecchia scatola per far riapparire una casa che non c'è più, tre pini che non ci sono più e una persona che appartiene ormai a un'altra stagione della mia vita. Forse è proprio questo il bello delle vecchie scatole di latta: non sai mai cosa contengono fino a quando non decidi di aprirle.


VEDO NELLA MENTE (dalla Costa du Rissu)

Vedo Bedonia, Isola e Compiano; 
vedo una strada: va a Case Romano; 
e vedo Tornolo sopra un summello; 
alle sue spalle, un monte bello.

Vedo, sorpresa (ma questo è un sogno!), 
tanti alberghi: son di Tarsogno. 
Poi mi avvicino lassù dal Risso, 
cerco le case di Montarsiccio.

Or guardo in basso, che panorama!
Ma più non vedo la Pelpirana: 
dov'è sparita? dov'è nascosta? 
Troppo lontano: son sulla Costa!

Cerco il Serpaglio: più non esiste, 
son tutte case! Son molto triste! 
Vi sono strade senza un'aiuola, 
tanti edifici, anche una scuola.   

Ma io ricordo quel bel boschetto, 
quella discesa giù da Fifetto. 
Mandava gioia, quel monticello 
che a primavera era sì bello!   

La passeggiata... era poi quella 
che, a far l'amore in camporella, 
dava agli amanti forse più strani 
la poesia in mezzo ai castani.  

Così il Serpaglio han fatto sparire! 
Per i romantici è un po' morire...

 

Savina Medioli

Milano - agosto 1979

Isa

01/10/2026

Me la ricordo la casa coi pini... l'avranno tirata giù negli anni '90 ( più o meno)? La poesia è deliziosa, non sentivo la parola "camporella" da decenni!