58 - 14 Settembre 2026

La contrada e la generazione Alfa

La nostra piazzetta e le strade sono rimaste sempre le stesse. Cambiano solo i ragazzi.

Torno nella “contrada”, nella “piazzetta” Cesare Battisti. Anche questa volta ci sono di mezzo dei ragazzini/e. A differenza degli altri due di origine pakistana che, qualche tempo fa, avevo fotografato mentre giocavano tradizionalmente a pallone, anche questi appartengono alla generazione “Alfa”, ma il divertimento è con altri strumenti.

Sono sei, seduti per terra, in cerchio. Ognuno ha in mano un telefono cellulare. Probabilmente stanno giocando insieme a qualche gioco di società, anche se, a guardarli da qui sopra, sembrano quasi immersi ognuno nel proprio piccolo “mondo informatico”.
Anche loro hanno attirato la mia attenzione, anche questa volta ho scattato una foto e, anche questa volta, mi è venuto da pensare a come siano cambiati i giochi dei bambini. Proprio in quella stessa “piazzetta”, cinquant’anni fa, ci giocavamo anche nelle serate estive.

Allora di tecnologico c’era solo il telefono fisso di casa, attaccato al muro – sempre per i pochi che lo avevano, non era il mio caso. Alcuni apparecchi telefonici avevano persino il lucchetto, perché non si poteva mica telefonare a piacimento.
Sempre lì si giocava a nascondino, a “palla patta” o a campana, dove con il gessetto bianco si disegnavano le righe sulla strada. Il resto ce lo metteva la fantasia. E si correva. Si saltava. Si sbucciavano le famose ginocchia. Nessuno aveva bisogno di spiegarti come si giocava. Le regole si inventavano sul momento. E se non andavano bene, si cambiavano.

Oggi è diverso. La tecnologia offre giochi molto più sofisticati, stimola sicuramente i riflessi, la velocità di reazione e, in molti casi, anche la capacità di risolvere problemi. Ma spesso mette un bambino davanti a uno schermo e lo porta a giocare da solo, anche quando intorno ci sono altri bambini.

Questi sei, però, sono ancora seduti in cerchio. Forse è proprio questo il particolare che mi piace della fotografia. Hanno tutti un cellulare in mano, ma sono insieme. E allora, forse, non è ancora tutto perduto. Anche per la generazione Alfa può esserci la bellezza di ritrovarsi nella “contrada”.