La scuola è appena ricominciata e, come succede ogni settembre, tornano a galla ricordi, persone e storie. Danilo Tria, che per diversi anni ha insegnato a Bedonia, mi ha mandato queste righe da condividere con i lettori del blog. Una lettera che racconta un pezzo della sua vita, gli anni trascorsi in paese e il legame che, nonostante la distanza, è rimasto ancorato con la Val Taro.
Settembre 2018. Lo ricordo benissimo. In quei giorni iniziava una nuova storia della mia vita. Era un lunedì quando ricevetti una telefonata dalla segreteria dello Zappa-Fermi di Borgotaro. Si trattava di un incarico per una docenza alla scuola di Bedonia. Così decisi di accettare e partire. Nella valigia c’erano anche speranze e sogni da realizzare. In fondo mi sentivo un emigrato dalla Puglia.
I personaggi di questa storia possono essere quelli della canzone di Gino Paoli: “Eravamo in quattro, un ragazzo e tre ragazze, con la voglia di cambiare il mondo”. È con loro che ho condiviso questo viaggio inaspettato.
Nel paese di Bedonia ci ho poi vissuto otto anni. Non dimenticherò più le piacevoli passeggiate nei boschi, la festività della Madonna di San Marco, il Grest e la parrocchia di Sant’Antonino, il carnevale, il Festival del fungo e del tartufo, la Sagra della Trota, i volontari della Croce Rossa e soprattutto le serate ai tavolini del Bar Lucia… fighi, che serate, che spettacolo! E chi se le dimentica? Lì ho avuto anche modo di conoscere tantissima gente, molte persone veramente speciali. Una in particolare.
Ora che, per motivi di lavoro, mi sono allontanato dalla Val Taro, mi è sembrato giusto scrivere queste due righe dedicate a questo paese che merita di essere vissuto. “Ci tornerò presto”, me lo sono promesso! In fondo c’è una parte di me che non si può dimenticare.
“Andai a vivere nei boschi perché volevo vivere l’essenza della vita”. Così scriveva Henry David Thoreau. Nei boschi della Val Taro, direi io. Ed è proprio così. Un posto, come diceva qualcuno: “dove si trova ospitalità, un posto tranquillo dove l’uomo si riconcilia con la natura, dove si ritrova la dimensione umana”.
Dopo tanti anni, oramai, qui la gente mi conosceva. Mi conoscono tutti. Sentirsi dire: “Mi dispiace che te ne vai!” vuol dire che ero parte di una comunità, aver vissuto pienamente il mio tempo. Proprio come diceva Thoreau. A presto.
Susy e Titti
24/09/2026Danny, sempre gentilissimo e educato ci mancherai!! A presto. In bocca al lupo Susy e Titti