58 - 10 Ottobre 2002
A Pierangelo Bertoli
Nessuno ne parla, eppure è stato uno tra i più grandi cantuatori italiani
Oggi “andrò” a Modena e mi è venuta voglia di parlare di Pierangelo Bertoli. Non posso farlo da bedoniese, perché Bertoli non era di Bedonia. Non posso nemmeno farlo da parmigiano, perché non era di Parma. Lo farò allora da emiliano, perché Pierangelo Bertoli era di Sassuolo.
Il motivo di questo mio interesse è semplice: vorrei dare voce alla sua scomparsa, avvenuta, per chi non lo sapesse ancora, lunedì 7 ottobre. Lo faccio perché mi sono accorto che, a parte qualche sito internet musicale e alcuni quotidiani, ben pochi organi d’informazione si sono occupati della morte di quello che considero uno dei grandi cantautori italiani.
Voglio pensare che il motivo sia legato, in qualche modo, alla sua personalità. In vita era una persona schiva, certamente non presenzialista dal punto di vista televisivo. Non era un idolo delle generazioni più giovani e non “chattava” con i suoi fan. Ma non voglio nemmeno pensare che i media lo abbiano trascurato perché era un uomo scomodo, un paladino e un messaggero di idee “contro”. O, peggio ancora, perché la sua figura avrebbe potuto far comparire un velo di tristezza al di là dello schermo, in quel mondo televisivo che troppo spesso sembra essere il regno del perfetto, del bello e dell’apparire.
Bertoli non ha mai nascosto la sua condizione. Anzi, della sua carrozzella andava fiero: l'aveva persino messa, anzi imposta, sulla copertina di un suo disco. Non voleva che fosse nascosta, perché quella carrozzella faceva parte della sua vita, ma non ne rappresentava il limite. Pierangelo Bertoli è stato, fin dagli anni Settanta, un interprete e un promotore di problematiche che ancora oggi sono di grande attualità.
Molti, probabilmente, non avranno condiviso le sue idee. Ma non per questo lo si può mettere da parte. Credo sia sempre indispensabile “levarsi tanto di cappello” davanti a chi lotta, denuncia e, spesso nell’impopolarità generale, sbandiera al mondo il desiderio di esprimere il proprio punto di vista, anche quando è scomodo.
La guerra, i test atomici, l’ingiustizia verso i meno abbienti, il potere arrogante dei potenti: sono temi che, prima o poi e al di là del proprio credo politico, finiscono per sfiorare tutti. E lui ne parlava senza troppi giri di parole.
Un concerto a Borgotaro: con l’occasione voglio ricordare anche un suo concerto in valle. Era il 1976 e Bertoli arrivò in Sala Imbriani (il concerto si tenne al primo piano del palazzo, incredibile ma vero vista la sua condizione) per presentare il suo album, “Eppure soffia”. Per chi c’era, sarà certamente un ricordo. Per chi invece non c’era, è una piccola pagina della storia musicale del nostro territorio che vale la pena riportare alla memoria.
Ma per capire veramente chi era Pierangelo Bertoli, forse non servono tante parole. Basta ascoltare "A muso duro". È quasi un suo autoritratto. Ascoltandola oggi ho l’impressione che quando le scrisse, alla fine degli anni settanta, intravedesse già il futuro e non solo il suo, perché, continuando la canzone, termina proprio così: "E non so se dopo avrò gli amici a farmi il coro o se avrò soltanto volti sconosciuti, io canterò le mie canzoni a tutti loro, e alla fine della strada potrò dire che i miei giorni li ho vissuti".
Giacomo
02/11/2013Eppure il vento soffia ancora....parole alle quali ricorro quando qualcosa non va. Ieri ho postato l"intero ritornello. Avevo bisogno di sentirmelo alle spalle, il vento. Quello che soffia e spinge...