La testa nel pallone

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  • La testa nel pallone

    E' tardi, sempre troppo tardi, per correre fuori a giocare.
    Dopo essere saltati giù dal letto in tutta fretta, fatta la colazione al volo e in piedi, ci si butta giù per gli scalini di casa fatti a tre a tre e si è nella contrada ancora semi deserta, ma già imbevuta dagli odori dei pranzi in preparazione. Non è certamente il massimo sentirsi passare sotto il naso i grassi profumi dei soffritti o dei minestroni con dentro la verza avendo il gusto del caffelatte ancora in bocca.
    Ma alle nove siamo lì, contro il muro ormai scrostato della casa di fronte a tirare pallonate a più non posso: ogni colpo un piccolo pezzo d'intonaco se ne va..
    Molti i palleggi maldestri e qualche vetro rotto per il piacere dei proprietari delle finestre. Ogni tanto sulle nostre traiettorie da mediani di spinta o di ali tornanti s'imbatte qualche sfortunato passante: le gambe di 'Papaletto', il sedere della 'Gianna la nuda', la zucca pelata di 'Gajan', i quali ( 'Gajan' e 'Papaletto' ), arrabbiati come draghi, minacciano di bucarci la palla alla prima occasione. fa parte del gioco. 'Gianna la nuda' no, si limita a fare un urletto e a dire:
    - Ragazzi, state più attenti! -
    Nel pomeriggio invece, ci trasferiamo in luoghi più idonei a questo sport, lontano dai rompiscatole che non ti lasciano mai giocare in pace. Ce n'è sempre di più!
    Lo spazio più ambito per una partita che sia una vera partita, è il campo del 'Don', la Breia, il campo di calcio del paese. Irraggiungibile, essendo tassativamente riservato alla prima squadra che milita in seconda categoria. Non ci rimane che lo spazio a fianco: erba altissima, buche come voragini e, cosa che non ci va proprio giù, di forma romboidale.
    Si è mai visto un campo di calcio a forma di rombo? No. Ma questo è e ci adeguiamo!-
    Tutti lì nel primo pomeriggio, a dar vita ad intense scorribande calcistiche, ed essendo il campo irregolare di per sè non si vede l'ora di giocare senza la minima regola, spesso anche in venti contro venti.
    E quando si è dispari? Semplice. Si gioca a una sola porta, un portiere e quaranta scalmanati che tirano 'sissole' da ogni angolo.
    Quando il pallone esce dal campo romboidale, poichè molti sono quelli che interpretano il calcio come assoluta prova di forza e non come esercizio di precisione, va a finire spesso nel piazzale di 'Bagasu' che ha un cane lupo alla catena ormai ridotto alla ferocia totale per via di una fame atavica. Appena gli arriva il pallone vicino si trasforma in un leone del Circo Massimo e aggredisce la palla nella speranza che sia il boccone della giornata col rischio di piantarci i denti e bucarlo.
    Chi è il 'cristiano' votato al martirio che scavalca la rete e gli si avvicina per recuperare la sfera di gomma?
    Si perdono mezz'ore a fare la conta.
    Si potrebbe andare a casa e recuperare il pallone di cuoio, ma quello è un tesoro e va preservato come una reliquia. Chi se la sente di mandarlo al macello?
    Per ridurre al minimo questi rischi si può anche cambiare terreno di gioco, andare al Serpaglio, nel cortile della scuola elementare, che è tutta un'altra cosa. Certamente lì non esiste nessun pericolo di fuga, la palla è trattenuta da alti muraglioni di cemento, ma è anche vero che le porte non sono vere: sono disegnate sui muri a est e a ovest e non si riesce mai a capire se il tiro è dentro o fuori.
    Anche il fondo si presenta liscio come un biliardo perchè è in asfalto, ma se fai tanto di caderci sopra ti scortichi come un san Gerolamo.
    Fatto sta che non si è mai contenti. L'importante è che comunque il pallone continui a rimbalzare tra i nostri piedi e sulle nostre teste, campo o non campo, buche o senza buche, gomma o cuoio che sia. perchè senza pallone non si può vivere!