Succedeva a Santa Fè

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  • Succedeva a Santa Fè

    Le chiazze di neve che ancora resistono ai tenui raggi primaverili si sciolgono lentamente. Dopo aver guadagnato pian piano terreno, il verde è di nuovo chiazzato dalla fioritura dei meli e il ruscello che scorre tra due file di noccioli si fa, giorno dopo giorno, sempre più rigoglioso.
    E' appena arrivata la primavera e già sono iniziati i primi scontri tra le bande rivali nell'incantevole prato di Pane e Formaggio. Questa collina è ricoperta da una distesa d'erba, margherite e piscialetti ed è all'apparenza luogo assai felice, ma guai a addentrarvisi senza la consapevolezza di scatenare un inferno con la banda occupante.
    Quando dall'alto delle due querce secolari le vedette lanciano l'allarme, spesso e volentieri menzognero, di un presunto avvicinamento della terribile banda della Ciosa o dell'implacabile mucchio selvaggio di via Roma, scatta immediata l'offensiva per non farsi prendere di sorpresa.
    A quel punto è tutta una frenesia.
    Chi è salito sulle piante si aggrappa alle liane e scende sparato facendo Tarzan, chi sta dormendo nella cascina si risveglia allucinato e chi sta facendo la punta alle frecce corre velocemente a distribuirle ai 'guerrieri'..
    Il capitano, per radunare quel formicaio impazzito, urla disperatamente dentro alle 'potentissime' ricetrasmittenti:
    - Ci siamo, tutti ai nostri posti e occhi aperti!!! -
    Il sergente invece, si accerta che dietro le barricate di balle di fieno tutto vada per il meglio, che fionde ed archi siano perfettamente tesi e che le carabine 'Alce Veloce' siano state caricate di gommini con dentro i chiodi.
    Ma proprio durante la massima tensione, quell'imminente attacco si trasforma in falso allarme.
    Non vi è in noi la gioia dello scampato pericolo, ma l'amarezza:
    - Maledizione. che fanno? Da tre giorni aspettiamo questa occasione! -
    Per niente appagati della calma che regna nel prato si va in cerca d'ogni pretesto pur di scendere sul piede di guerra.
    Si è così resa necessaria la cattura di un componente della banda rivale, solitamente il più mingherlino. Detto fatto e il povero mal capitato viene trascinato all'interno dell'accampamento e immediatamente legato alla grande quercia. La tortura tipicamente indiana, condotta dal lungo coltello Naso Colante (Sugo), prenderà subito il via. I lacci di cuoio stretti al collo, preventivamente bagnati, saranno lasciati a restringersi al sole, operazione lenta ma efficace al fine di fargli 'sputare' tutto quello che sa sui componenti della sua banda e sul posto esatto del loro comando.
    La confessione è presto avvenuta. Cosa non difficile, perchè tremante alla vista di tutti quei coltelli a scatto e impaurito dal tremendo metodo di Naso Colante, avrebbe confessato chiunque.
    Con in mano tutte le informazioni per individuare il loro covo, si parte per il Bosco dell'Arrostito nel Rio Grande. Una volta individuate le capanne nemiche, vengono immediatamente distrutte, previa sottrazione di tutte le armi custodite al loro interno.
    - Senza fionde, lance e archi sarà dura attaccarci e vincere! -
    Il giorno successivo la scoperta dell'incursione tra le due bande regna un rabbioso rancore che dopo il primo screzio innescherà una sfida all'ultimo sangue, la cui conclusione è stata poi la storia a narrarla.