Parigi - III

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25/29 Aprile 2013
 
Mi appariva talmente diversa dalle visite precedenti che mi sembrava la mia prima volta a Parigi. Ci sono sempre andato in inverno, con mani e piedi perennemente congelati, con vetrine sfavillanti e con le migliaia di lampadine che rallegrano Champs-Elysées.
Questa volta è andata decisamente meglio, la chioma degli alberi aveva il suo naturale vigore, le aiole mostravano il colore dei tulipani e i prati dei parchi erano di un verde novello, del tutto immutato invece lo charme parigino. Ne ho la conferma, ogni volta è una nuova volta.
Grazie alla clemenza del tempo “Gambe in spalla”, sono partito dal baricentro della città, dalla silhouette della “Dame en Fer”, proprio da quella torre ideata dall’Ing. Eiffel, quella che doveva essere smontata poco dopo essere stata costruita e divenuta poi l’emblema di Parigi.
Passeggiando tra Rue e Boulevard, attorno alla piazzetta degli artisti di Montmartre, si assapora la vita quotidiana di una citta frenetica quanto tranquilla, sì perché basta girare l’angolo, uscire dal percorso turistico, che tutto diventa più umano, meno caotico, come le Brasserie del quartiere latino,  più accoglienti e meno sbrigative di quelle conquistate da orde di turisti, e un “Caffè espresso” bevuto a Saint-Germain sembra meno ciofeca di quello che realmente è.
Poi un pezzo di cuore l’ho lasciato al Museo Orsay, non l’avevo ancora visitato, ed è una vera meraviglia tutto quel contenuto “impressionista”, mi ha colpito in particolare un quadro di Monet “La Pie” con tutti quei “bianchi” e quel controluce non lo dimenticherò facilmente; invece l’altra metà l’ho lasciata a Notre Dame dove ho avuto la fortuna di ascoltare un concerto d’organo e quelle note così naturali, quando echeggiavano tra una navata e l’altra, rendevano un effetto incomparabile a qualsiasi amplificatore moderno.
Prima di ripartire, passando davanti alla piramide del Louvre, è stato inevitabile il rimando a un recente articolo di Gian Antonio Stella sul Corriere: “Tutti i musei pubblici d'Italia guadagnano meno del Louvre”. Incredibile ma vero!