Jamaica

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Marzo 2002

Sono arrivato in Jamaica sano a salvo, l'aereo caduto in Ecuador qualche giorno fa mi aveva fatto presagire il peggio, solitamente un disastro aereo è sempre seguito da un altro. Non chiedetemi il perchè.
L'impatto iniziale con la città di Kingston non è stato il massimo, la gente, qui nella capitale, è piuttosto acida nei confronti dei turisti, specialmente se 'bianchi', ci è voluto poco a capirlo. Non è davvero il massimo, per la maggior parte del giorno sarò solo, mio cugino è assorbito totalmente dal lavoro, quindi. dovrò cercare di cavarmela alla benemeglio.
Non voglio però parlare di questo, potrei sembrare un martire e un martire ai Caraibi è difficile da credere. Come dicevo. eccomi arrivato quaggiù, a diecimila chilometri da casa. Il cambiamento lo si nota subito, già dalla scaletta dell'aereo, quando l'onda di caldo e la luce intensa ti danno il benvenuto.
La sensazione è sempre la stessa di chi atterra ai Carabi: stesso clima, stessi profumi, stessa energia. Il profumo è però la sensazione che più colpisce, l'odore di Azalee e del Mango maturo è così intrinseco nell'ambiente che ti sembra di essere arrivato in un angolo di paradiso. l'hotel non è male, la camera è al primo piano, ci sono due bei lettoni e un bel balconcino, davvero molto carino, con due poltrone e un tavolino, la vista è sulla piscina e sul giardino ricco di piante e fiori profumati. So già che questo angolino sarà il mio rifugio preferito "la mia stanza", ci passerò gran parte del tempo, un bel libro e un buon sigaro mi terranno compagnia, ne sono certo.