Abbasso la 'Squola'

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  • Abbasso la 'Squola'

    Sveglia all'alba. E' veramente fatica svegliarsi presto quando non ci si è più abituati, specialmente dopo tre mesi di assoluta pacchia e troppe le cose da fare prima di iniziare la giornata da studente.
    Innanzi tutto una buona colazione a base di latte 'Sì, ma con Nesquik' e Pattino poi una bella strofinata di faccia con acqua sottozero da togliere il respiro. Occhio alle orecchie soggette a immancabile ispezione della maestra Maura. Segue il momento della vestizione. Il grembiulino è là appeso, lavato e stirato già da alcuni giorni, nero e liscio come una lavagna; il fiocco azzurro, bello e inamidato, fa la sua figura. Un'ultima passata del pettine sul ciuffo ribelle e tutto è pronto.
    Si va. Il tragitto è pieno di bambini fotocopia. Tutti esibiscono la mia stessa faccia tristarella incupita dal peso ciclopico della cartella quasi più grossa di noi. Ma non siamo soli. Macchè. La mamma, per tenere il passo allegro e deciso come dev'essere quello di uno studente modello, ci strattona senza pietà. Per fortuna a farci sorridere un pò ci pensano le facce del macellaio Manfredini al nostro passaggio. come un clown muove su e giù le orecchie e il cappello tenendo le mani in tasca: - Ma come diavolo farà? - Arriviamo così davanti al portone della scuola un pò meno malinconici. Lì riconosciamo subito quelli di 'prima' che, poverelli, se ne stanno in disparte, emozionati e infreddoliti, nel fissare attoniti i 'veterani' di quarta e quinta, alti e spavaldi. Ora dobbiamo entrare anche noi:
    - Ma quelli là ( i grandi di quinta ) ci faranno qualcosa? -
    - Ma cosa vuoi che ci facciano. -
    - Non vedi come ridono tra loro? Anche l'anno scorso ci avevano fatto uno scherzo! -
    Quel poco coraggio rimasto sembra andarsene, ma ormai è troppo tardi. La campanella è già suonata. Sgusciamo lesti lesti tra i 'grandi di quinta' per non farci acchiappare e in men che non si dica ci ritroviamo sani e salvi in aula. Ma il benvenuto c'è. E' scritto in evidenza sulla lavagna: 'ASINO CHI LEGGE'.
    Appena accomodati ai nostri posti, la maestra si alza di botto, nasconde furtivamente la 'Kaloderma' sotto il registro perchè ha le mani sempre screpolate e grida: - Tutti in piedi. Il Direttore! Noi in un unico coro: - BUON GIORNO, SIGNOR DIRETTORE! -
    Durante i cinque minuti del suo discorsetto tradizionale di inizio anno, nemmeno fiatiamo anche perchè l'occhio di falco della maestra vigila su ognuno di noi. Per mantenere le promesse fatte solo un minuto prima, ma anche per placare i nostri animi ribelli tenuti a freno a fatica, dopo l'uscita del Direttore siamo subito messi all'opera.
    Il quaderno ancora illibato è già aperto sul banco, la penna è pronta. - Tema. Descrivete, con parole vostre, come avete passato l'estate appena trascorsa! -
    Increduli e frastornati ci accasciamo sui banchi con lo sguardo puntato tra la foto del Presidente Leone e la crepa sul soffitto, in cerca di un possibile spunto, per porre fine, possibilmente in fretta, al prematuro martirio. La fatica nel fare scorrere la biro sul foglio bianco è da Ercole, strizzarsi le meningi per raccontare la nostra estate fatta di bagni, di giochi e di mangiate di anguria è il supplizio di Tantalo, ma alla fine qualcosa si butta giù. Chissà al momento del voto..
    Ma un anno passa in fretta e si arriva sani e salvi in prima media. Altre emozioni, altri timori nell'affrontare i soliti 'grandi' già con la permanente che non sta a posto, le richieste da aguzzini (la brioche gratis per tutto l'anno; la requisizione delle figurine dei calciatorigli ordini perentori che non lasciano repliche: 'Qui ci giochiamo noi. Voi andate da un'altra parte!').
    Le uniche consolazioni risultano per il momento non indossare più il grembiulino con il fiocco, portare i libri con l'elastico anzichè con la cartella e soprattutto possedere il sospirato diario. Diario 'Vitt' naturalmente, anche se il suo unico scopo risulterà quello di tracciare iniziali dentro a cuori trafitti.