La "gita" domenicale

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  • La "gita" domenicale

    Questa domenica abbiamo finalmente il via libera: la nostra macchina ha la targa pari. E' stato deciso che oggi pomeriggio si va al Borgo a trovare il nonno all'ospedale.
    Il traffico è scarso, sembra una giornata tratta dallo sceneggiato 'I sopravvissuti', quest'austerity ci ha messo tutti in ginocchio, anzi con i piedi per terra, anzi sui pedali, viste le numerose coppiette che pedalano senza paura al centro della strada.
    - Bisognava proprio restare senza petrolio per ripescare giù in cantina la vecchia Graziella! -
    Giunti nei pressi dell'ospedale ci fermiamo un momento al bar per comprare i biscotti al nonno. I vetri della macchina iniziano ad appannarsi, tutti ci chiediamo come mai il papà ci metta così tanto, non sarà certo per la scelta dei biscotti. In queste occasioni si comprano solo Oro Saiwa, Savoiardi o Tuc.
    Tornerà da lì a poco:
    - Bene, la Ferrari è ancora in testa! -
    Parcheggiata la 128 in un piazzale stranamente semivuoto, scendiamo in tutta fretta:
    - Facciamo presto, qui tra poco mangiano. - sentenzia la mamma in direzione del 'Ferrarista' perditempo, mentre a me riserva le attenzioni del caso:
    - Quando siamo dentro non toccare niente.. cammina piano e non gridare.. qui c'è gente che sta male! -
    Appena oltrepassata la porta, ai bordi della scalinata antistante incrociamo lo sguardo severo di due busti marmorei. Sembrano messi lì apposta per rammentarci che le raccomandazioni appena sentite sono da rispettare alla lettera, pena una puntura con un ago 'lungo così'.
    I corridoi che percorriamo sono altissimi e apparentemente quieti, se non fosse per quel fastidioso rimbombo di zoccoli di legno che di tanto in tanto rompe lo strano silenzio.
    Mi tengono stretto per mano forse per timore che possa fare le scivolate sui lunghissimi pavimenti lucidi come specchi.
    Arrivati davanti alla camera '23' cerchiamo con lo sguardo il letto del nonno. Il suo sorriso ci aiuta ad individuarlo subito nella stanza immensa.
    Malgrado la fioca luce gialla tutto ci appare più splendente: le pareti bianche, i letti bianchi, i camici bianchi. Qui persino le suore sono bianche.
    - Con quella cuffia in testa sembra la foca monaca dell'album degli animali! -
    Però sono gentili:
    - Ciao come ti chiami, la vuoi una caramella al miele?
    La risposta non è immediata. Le guance rosso fuoco risaltano ancora di più in quell'ambiente così candido.
    Per distrarmi mi portano alla finestra; da lì si vede il ponte di ferro.
    - Guarda là. tra poco ci passerà sopra il treno. -
    Il fischio del suo arrivo e il cigolio dei freni si arrestano davanti al vetro della finestra. E' lontano e piccolissimo, ma quello è veramente un treno vero.
    - Ah cosa darei per essere laggiù. -
    Le zollette di zucchero con una goccia di limone che il nonno mi allunga addolciscono momentaneamente quell'amaro desiderio. Seduto sul letto non mi resta che ascoltare i discorsi tra il nonno, i genitori e gli altri ammalati.
    Quello con due canne nel naso:
    - A me mi ha operato Coppini dall'ernia. Dicono che nelle operazioni sia un vero 'luminario'. -
    Subito la risposta del nonno:
    - Si, ma anche Ferrari è un bravo specialista e poi lui sa proprio tutto di tutto; io ci vado anche per farmi fare gli occhiali. -
    La vecchietta abbracciata al termosifone:
    - E come si mangia bene qui. proprio bene! sarà che a trovarne fatto sembra tutto più buono. -
    C'è anche un ammalato un po' strano, non parla con nessuno, tranne che con la sua flebo:
    - Centoquarantadue, Centoquarantatre, Centoquarantaquattro... -
    Gli infermieri entrano con un carrello. Dopo aver disposto sul tavolo centrale minestrina in brodo, purè con stracchino e mela cotta, ci fanno uscire:
    - Signori è ora della cena! -

    Quest'ospedale mi è piaciuto così tanto che non vedo l'ora di ritornarci domenica prossima. Chiederò allo zio se ha la targa dispari.