Gang al bando

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  • Gang al bando

    Capelli lunghi, tatuaggi ancora umidi di fontana e giubbotti di carta, con un bel Parmalat che spicca sul davanti, sfrecciano in sella a biciclette e motorini truccati con aria provocatoria e minacciosa.
    Sono i Bandidos e i Cheyennes, due bande di ciclisti rivali che hanno trasformato la tranquilla cittadina in un campo di battaglia. Si fronteggiano ormai da quattro anni fra il Serpaglio e i Giardinetti a colpi di gare durissime.
    Entrare a far parte di queste bande non è cosa facile a cominciare dalle prove ai limiti della resistenza umana. I comuni denominatori per essere ingaggiati sono da sempre gli stessi: coraggio, abilità e resistenza. La prima, la più importante e la più spietata, 'Dire gatto con le orecchie' aggrappati al cancello del cimitero mentre rintocca la mezzanotte ( ma come cavolo si fa?!? ).
    La seconda, ancora più ardua, riuscire ad ingoiare un 'Pattìno' senza bere nel giro di trenta passi e infine la terza verifica: salire dalla Mira, scendere da Iagodnich lo Slavo, risalire da èU Rissu, riscendere, naturalmente pedalando senza mai poter alzare le chiappe dal sellino, nel limite massimo di TREDICI MINUTI!!!.
    Una volta abilitati, i Cheyennes e i loro compari Bandidos passano a micidiali provocazioni nei confronti dei cittadini e purtroppo senza fermarsi davanti a nulla.
    La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata durante la loro ultima bagarre notturna: giocare a mezzanotte un'intera partita di calcio in strada per le vie del centro. Come porta due tombini e per pallone una lattina di Fanta. Tra la popolazione dei dormienti una rivoluzione e un diluvio di proteste con la Guardia Notturna obbligata a sostare lì nei dintorni per tre o quattro notti di seguito.
    Ma anche di giorno le cose non filano per il verso giusto.
    Pedalano a 'tutta manetta' sui marciapiedi, percorrono l'intera via su una ruota sola, i segni delle strisciate lasciate sull'asfalto non si contano più, dribblano le vecchiette che attraversano la strada, mettono di traverso la '500' di Leprino parcheggiata sotto il portico, stendono di tanto in tanto qualche gatto di Cilàn e passano con la cartolina tra i raggi sotto la finestra della Ida di Lazzarelli, nota collezionisti di cani vivi di tutte le razze.
    E' stato un fulmine: di botto i tremila cani si sono messi ad abbaiare che buttavano giù i muri e si sentivano anche da via Roma.
    Per un motivo o per l'altro tutto il paese è in rivolta.
    Il bilancio di queste bravate è di undici esaurimenti nervosi, tre denunce verso ignoti per disturbo della quiete pubblica e la colpa di aver reso le strade cittadine completamente deserte. Adesso stanno tutti chiusi in casa dalla paura, sono state persino compromesse le visite quotidiane della Lisetta al cimitero e le già rare passeggiate dei fratelli Baderna 'dov'è la lanterna' secondo una celebre canzone del paese. oppure come quando si sparge la voce che il cane lupo di Benna ha rotto la catena e circola libero di sbranare chiunque. Neanche fossero tornati i tedeschi!
    Verificato che i normali sistemi di repressione e le scarse prove contro i Bandidos e i Cheiennes non hanno alcun riscontro, le guardie li fermano con ogni pretesto pur di rallentare le loro folli corse sui motorini:
    - Lo sapete che questo è senso unico e che in due non si può andare? -
    E giù una bella multa da presentare ai genitori.
    Gli eroi si danno subito una calmata e adesso filano via con la coda in mezzo alle gambe.
    La vita in paese è tornata normale, finalmente.