caffè Biliardo

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  • caffè Biliardo

    Le carte e il biliardo sono dei veri toccasana per chi non sa come perdere il proprio tempo.
    Lontano da occhi e orecchie indiscrete la sala 'di sopra' del bar Mellini si trasforma come ogni giorno nel teatrino del gioco d'azzardo e, spettatori casuali, ci siamo noi, impegnati in una innocente partita a stecca o a flipper, ma al contempo testimoni di gare che a raccontarle sembrerebbero di pura fantasia.
    Una maratona che vede i giocatori più incalliti, i così detti professionisti, fare delle vere 'tirate' al limite della sopravvivenza umana. Dall'una del pomeriggio all'una di notte, con solo un'ora di pausa per la cena, per tutto il santo anno, Pasqua, Natale e Ferragosto compresi.
    I bei nomi non mancano: Francesco, Enrico, Pistola (Mitra per gli amici), il Siculo, Bruno ed alcuni tassisti. Tra i più incalliti figura 'Il Bambino', che tra un servizio e l'altro riesce a farsi un paio di mani micidiali.
    L'ambiente è perfetto: nuvolone di fumo che si taglia con il coltello, televisione accesa privata del sonoro, juke box continuamente manipolato dai giocatori per renderlo meno fastidioso e scaletta d'ingresso laterale, ad uso degli imboscati: "io... mai stato lì!!!".
    I nostri occhi sono così testimoni di scene allucinanti: strappo e successivo lancio dell'intero mazzo di carte; ordinativo tramite urlo della tazzina di caffè numero ventitrè, seguito dall'immancabile e perentorio ordine 'Rosetta sul conto'; multe che crescono a vista d'occhio sul tergicristalli della macchina di Enrico parcheggiata (in moto) sulle strisce gialle riservate ai 'tassì' e sigarette cedute 'amichevolmente' a diecimila lire l'una pur di fumare durante la mano decisiva, quella fatta di mosse a sorpresa, segni proibiti, mazzate sul tavolo, sguardi disperati e grida di gioia.
    - Chi ha vinto? -
    Non poteva essere altrimenti.
    L'ha spuntata ancora una volta Francesco su l'ormai sepolto vivo dalla cenere Meghìn e sul delirante Bruno che implora gli Dei di tutto l'Olimpo pur di aiutarlo nella sua 'ultima' e 'perpetua' rivincita. Ma quando anche questa va male, chiede al suo eterno vincitore di poter passare al biliardo per toccare con mano se di scalogna ossea si tratta.
    - Senza dubbi si tratta di scalogna super ossea. -
    Con l'essersi convinto di aver piantato lui i chiodi e averlo così crocifisso, visto che ha avuto la peggio anche qui, in piena crisi nervosa è arrivato a mangiarsi la palla numero dieci del biliardo. Steso ansimante sul tappeto verde, sono dovuti intervenire in tre per estrargliela..
    La notte è ormai fonda, Vincenzo distrutto dalla sua giornata di efficiente cameriere, non vede l'ora di andarsene a dormire. Pur di far smammare quelle "sedie umane" le escogita proprio tutte: crea una corrente micidiale spalanca porte e finestre mettendo a serio rischio il riporto del Siculo, lava il pavimento con ammoniaca schietta (con quell'aria morirebbe anche il mostro di Spazio 1999), alza a tutto volume il televisore e lo sintonizza sulla 'calda' Triveneta (anche il più grande Viveur non rinuncerebbe a un'occhiatina).. ma nulla sembra distrarli dalla loro concentrazione.
    E' così costretto ad intervenire Gianni, anche lui assonnatissimo:
    - Ragassi, l'è ura..ne veuju miga fè mateina! -
    Qualche istante dopo il 'Rauss' da mastino napoletano, non rimane altro che qualche migliaio di cicche bianche e gialle su di un pavimento rosso.
    Fuori continuano per giorni i nostri commenti a quelle strane comiche. Le lezioni dei cosiddetti 'grandi' non sono delle più lusinghiere, ma quando anche a noi capita di spedire l'avversario a pagare 'il banco è in fondo a destra', magari dopo una lunghissima partita ai 101 con rivincita e aver vinto le tanto sudate mille lire, l'orgoglio della vittoria non è assolutamente da meno.