USA - New York

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Aprile 2011 - New York

La prima volta a New York, non è cosa da poco, specialmente raccontarla.
 Sì, è una delle rare volte in cui il foglio bianco mi trasmette soggezione.  
Vorrei sbatterci dentro tutto ciò che ho visto, quello che mi ha impressionato. Vorrei raccontare di come si possa girare un film stando tranquillamente seduti su una panchina… è facile da fare, basta immaginarlo, basta ripercorre le scene già viste dentro a centinaia di film: C’era una volta in America, Gli Intoccabili, Ghostbusters, Manhattan, C’è posta per te, I guerrieri della notte, Taxi Driver, King Kong, Sex and the city… e questi sono i primi che vengono in mente. 


 
Poi arriva la città vera, quella dove non si perderebbe neanche un bambino (tanto meno Bonetti). Le strade a scacchiera e numerate sono l’uovo di colombo, nemmeno se sei fresco di giornata ti serve una mappa per trovare un qualsiasi indirizzo, basta solo guardarsi intorno, leggere e camminare. 

Non so quanto abbia camminato, ma riguardando le scarpe… tanto! Non mi sono fatto mancare nulla: farmi scansare dalla gente che esce frettolosa dalla metro; avvolgermi nei profumi di hot dog dei venditori ambulanti; far parte della bolgia incessante di Times Square; ascoltare il suono familiare delle sirene della polizia e delle ambulanze; ammutolirmi davanti al cantiere di Ground Zero; muovermi dentro a quell’invasione di taxi gialli; farmi intimidire dall’ombra inquietante dei grattacieli di vetro e cemento; rimanere esterrefatto dalla lunghezza delle Limousine; attraversare il ponte di Brooklyn (quello della gomma); passare davanti a Wall Street, al Madison Square Garden e ai teatri sulla Broadway; salire al mattino sull’Empire State Building (nel giorno del suo 80° compleanno) e poi di notte sul Rockfeller Center… semplicemente passeggiare a Central Park e dimenticarmi per qualche ora di essere nel cuore della Grande Mela.


 
Se però mi chiedessi: “cosa ti è piaciuto di più di New York?”. Probabilmente risponderei: tutto quanto.
Mi è piaciuto il rispetto e la cura del verde pubblico, la pulizia stradale, la percezione di sicurezza per le strade (sia di notte che di giorno), il timore che i cittadini hanno verso i poliziotti e quindi il rispetto delle regole civili, la funzionalità dei mezzi pubblici, le bandiere nazionali ad ogni porta e ad ogni ufficio, vedere esultare gente comune alla notizia apparsa su i monitor di Times Square: “O S A M A   B I N   L A D E N   I S   D E A D”… fondamentalmente la sensazione che lo stato sia al servizio dei cittadini e non il contrario. 

Non solo. Mi sono emozionato a leggere i nomi dei miei bisnonni sui registri di Ellis Island e mi hanno suscitato emozione le storie, anzi le vite da rospi, vissute e poi raccontate dei nostri emigranti, ma che oggi sono tutti collocati in posti di rilievo e, fatemelo dire, che hanno contribuito a far grande una città come Nuova York.
 
Forse un qualcosa che mi ha colpito più di altre c’è. E' stata un’idea, a dir poco utopistica e fantasiosa, ma presa al balzo e quindi realizzata dall’ex Sindaco Giuliani. Si trattava di demolire una ferrovia sopraelevata, costruita in ferro negli ’30, in disuso dal 1980 e poi dimenticata, la “High Line” appunto. La scelta è stata di non demolirla per realizzare un giardino pensile, con relativa passeggiata (è una zona poco trafficata), che attraversa per una decina di chilometri Manhattan. Passeggiare tra quei binari, oggi tramutati in forme armoniose, tra quella miriade di fiori, erbe e piante autoctone, sedersi sulle panchine o sdraiarsi su dei carrelli tramutati in sdraio prendi sole, si ha la sensazione che l’uomo sia ritornato protagonista della città, di quel luogo di eccessi. La vera notizia però è un’altra, la spesa per realizzarla è stata la metà rispetto a quella di demolizione.
Ehh... sti merican!