Isola di Capraia

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1/2 Giugno 2015

È un’isola dell’Arcipelago Toscano, più vicina alla costa francese della Corsica che a quella toscana, ma con due ore e mezzo di navigazione Capraia rimane a portata di mano, si riescono a fare due giorni pieni grazie ai comodi orari del traghetto Toremar.
Si va a piedi, la macchina non serve, si lascia nel parcheggio di Livorno, l’isola non ha strade asfaltate se non una di 800 metri, tanto per collegare il porto al paese.
Niente macchine e nessun rumore: il posto ideale per vivere un soggiorno d’altri tempi.
Una volta sbarcati si gira a piedi, infatti gran parte dei turisti la scelgono per fare escursioni di trekking o immersioni. Il territorio dell’isola fa parte del Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano, ovvero il reale sostentamento per molti dei 300 abitanti.

Se cercate spiagge lunghe, affollate e sabbiose non è il posto ideale, qui le spiagge vanno conquistate nel vero senso del termine, l’isola è tutta frastagliata, impervia e a picco sul mare. Il metodo migliore per esplorarla, oltre alle scarpe da ginnastica o la mountain bike, è senza dubbio il giro in barca, per qualche ora non esiste altro che mare turchino, fondali trasparenti e grotte naturali… meraviglie raccontate con incredibile passione da Fabio, a bordo della sua “Dragut II”.
Una cala degna di nota è senz’altro quella della Mortola con una spiaggia che appare e scompare, a seconda dei venti: il Libeccio la forma mentre il Grecale se la porta via.

Oltre ai più celebri di Gorgona e Pianosa, anche Capraia aveva il suo carcere (attivo dal 1872 al 1986) e ciò che resta della Colonia Penale Agricola è lì da vedere, purtroppo. Allego una fantastica relazione del 1940, redatta da un Ispettore Agricolo per conto del Ministero di Grazia e Giustizia… tempi in cui tutto funzionava e per averne conferma è sufficiente leggere qualche passo del rapporto per capire che la “Cosa pubblica” era considerata ben diversamente da oggi.
Insomma un weekend che non dimenticherò facilmente, lo devo principalmente all’ospitalità dell’albergo “Il Saracino” e Nawal, tra le sue qualità, ha il dono ti farti sentire parte integrante dell’isola, non poco per un montanaro come me.