La Breva torna a vivere per una notte

Fra le tante frazioni di Tarsogno la "Breva" fu ed è certamente una delle più importanti.
Fino a 150 anni fa la campagna attorno era intensamente coltivata a grano, melica, patate e ortaggi di ogni specie, biade, erba medica… Buona parte della popolazione era dedita alla pastorizia: centinaia di pecore, mucche capre, importante l’allevamento del pollame.
Ma era il commercio l’anima e la risorsa forte intraprendenti abitanti. Decine di mulattieri e spalleni con decine di muli facevano la spola dalla Padania alla Liguria e viceversa per lo scambio dei prodotti delle due regioni.
Lo scorrere del tempo sembrava aver cancellato le antiche tradizioni di questo borgo: il profondo rapporto che legava la Breva alle proprie radici storiche e culturali ha invece ispirato una rievocazione storica.
In una splendida serata di luglio, insoliti personaggi hanno animato i vicoli e le piazzette solitamente quasi deserti, impersonando figure caratteristiche che un tempo popolavano una frazione tra le più numerose del paese.
Ogni angolo era arricchito da un mestiere caratteristico:
il maniscalco, l’intagliatore di legno, lo scalpellino, il cestaio, le sarte impegnate nella confezione dei “coturni”, la filatrice, la lavandaia, la venditrice di profumi, quella di pizzi e merletti, il calzolaio, i contadini.
I visitatori, oltre a godere visivamente di questo straordinario spettacolo, hanno potuto degustare gli antichi sapori che un tempo costituivano il cibo quotidiano degli abitanti della Breva: castagnaccio, marmellate, miele, pane nostrano, torte salate e dolci (tra cui il famoso “canestrello della nonna”), il tutto abbinato al vino servito nella rinata osteria.
Un momento davvero emozionante è stato il passaggio del corteo e la succssiva rievocazione storica: grazie a questi, le antiche case e le fontane, illuminate da suggestive fiaccole, hanno ripreso vita.
Mi auguro che questa manifestazione non sia un episodio isolato, ma che aiuti soprattutto chi in questa frazione ha avuto i natali a non abbandonarla, bensì a ridare vita e decoro a case e strutture, che testimoniano, pur silenzionse, una lunga storia di comunità numerose, di fatiche, di sogni, di storia.


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