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  • 23
    Lug

    Un paese per sette bambini

    Sono bambini a cui basta poco perché dalla vita non hanno avuto proprio niente. È sufficiente un bacio sulla guancia, un foglio di carta con un pennarello o un tubetto di bolle di sapone per vedere un sorriso compiaciuto.
    Maryia, Artsiem, Vladzislay, Viktoria, Natallia, Maryia e Mikhai. Sono sette bambini bielorussi, orfani e affetti dalla Sindrome di Down. Per tutto il mese di luglio saranno ospitati dal paese di Borgotaro. Trenta giorni vissuti amorevolmente.

    Quando le mie amiche hanno pensato di organizzare una cena con questi bambini ho subito aderito e con entusiasmo. Subito dopo ho iniziato a pormi mille domande: “Come dovrò comportarmi? Mi capiranno? Riuscirò a essere naturale?”. Sono stati sufficienti cinque minuti, due tiri di palla, per far svanire i miei dubbi come neve al sole. Sono dolcissimi, gioiosi e affettuosi, con tanta voglia di vivere addosso. Gli sono andato incontro titubante e timoroso, ma è bastato uno dei loro tanti abbracci della serata per trasformare una normale serata di luglio in una bellissima giornata.

    Questi sette bambini, gli stessi accolti lo scorso anno, fanno parte di un gruppo di altri 123 arrivati dall’orfanotrofio statale di Ulukovie, nelle vicinanze di Gomel, nel sud della Bielorussia. Chernobyl è a sole due ore di macchina.
    Si tratta di uno dei tanti progetti umanitari gestiti da “Help for Children” di Parma. Il numeroso gruppo è stato preso in carico dai vari comitati della Provincia di Parma e poi trasferiti nei loro rispettivi paesi per un mese di “vera e sana” vacanza.
    Durante la serata potuto notare con quale rigore sono stati educati: quando si gioca si gioca, quando si mangia si mangia e quando si dorme si dorme. Nessuno sgarra, solo con la palla in mano tutto cambia, sono incontenibili, travolgenti, ed è lì che ti “colpiscono”.

    Liubov, una delle due accompagnatrici al loro fianco, che se la cava anche molto bene con l’italiano, mi conferma che i ragazzi, proprio per il loro stato di salute, in istituto ci passeranno tutta la vita, l’unico cambiamento lo subiranno a 16 anni, quando passeranno da un orfanotrofio per adolescenti ad uno per adulti. Solo alcuni di loro, i casi meno gravi, si fidanzano e poi, una volta sposati, escono per condurre una vita autonoma.

    Per saperne ancora di più incontro Damaso Feci di Intersos Valtaro e, in questo caso, anche coordinatore di “Borgotaro Ospitale”, comitato sorto espressamente per sostenere questa lodevole iniziativa (sulla pagina Facebook allegata è riportata l’attività quotidiana). Un progetto di cui fanno parte tutte le associazioni di volontariato di Borgotaro, Amministrazione Comunale compresa, le quali hanno risposto positivamente all’appello per affrontare i “costi vivi”, calcolando che solo il viaggio ammonta a circa 4.500 Euro (aereo e bus di trasferimento), oltre alle spese per il mantenimento quotidiano.  

    La base è stata allestita presso locali dell’Assistenza Pubblica, lì trascorrono la notte e fanno la prima colazione, mentre i pasti vengono consumati presso la sede dell’Avis e alla baita degli Alpini. Nella quarta e ultima settimana saranno invece ospitati presso la colonia parrocchiale di Marina di Massa.
    Quest’esperienza con l’acqua del mare, l’anno scorso, ha riservato scene divertentissime ed emozionanti a chi li assisteva sulla spiaggia, in fondo era la prima volta che vedevano onde, sabbia, paletta e secchiello.

    Di anno in anno l’attenzione della cittadinanza verso i bambini bielorussi cresce come una maionese. Sono sempre più le singole famiglie che li ospitano a pranzo o per l’intera giornata, commercianti che offrono indumenti o scarpe, ristoranti che li invitano per una pizza, medici che li visitano gratuitamente e ordinano le medicine offerte poi dalle farmacie e poi la piscina oppure le giostre durante la festività della Madonna del Carmine.
    L’opportunità più bella che possa accadere a una comunità.

  • 18
    Lug

    Da 80 anni svetta dal monte Penna

    È stata una giornata dal sapore antico, di quelle che solitamente si vedono nelle fotografie ingiallite dal tempo: una lunga processione, la banda e i sacerdoti che concelebrano la funzione religiosa.
    I tempi sono cambiati, la popolazione è diminuita e la devozione non è più quella di una volta. Ai giorni nostri non è semplice richiamare una folla attorno ad un altare e farla sedere in preghiera, magari dopo aver percorso anche cinque e più ore a piedi: è il caso dei settanta pellegrini partiti da Bedonia per raggiungere il monte Penna, e tra questi anche il vescovo di Parma mons. Enrico Solmi.
     
    Poi però ci sono le eccezioni, e l’80° anniversario della posa della Madonna di San Marco sulla cima del monte Penna (il “Pennino”, per i Valtaresi) lo è stato. La ricorrenza è stata veramente sentita, così da richiamare, ancora oggi, diverse centinaia di fedeli provenienti non solo dalle valli del Taro e del Ceno, ma anche dai versanti limitrofi: parmense, piacentino e genovese.
     
    La S. Messa delle 16, celebrata in quell’autentica “cattedrale naturale” che è “la Nave”, è stata presieduta da mons. Enrico Solmi, Vescovo di Parma con, al suo fianco, il Vicario del Vescovo di Piacenza mons. Luigi Chiesa e, naturalmente, mons. Lino Ferrari, qui soprattutto nella veste di Rettore del Santuario della Madonna di San Marco; concelebrata, inoltre, da alcuni parroci del comprensorio. concelebrata dai parroci delle parrocchie del comprensorio. A lato dell’altare erano presenti le autorità civili del territorio. Tra i fedeli anche alcune signore testimoni viventi di quel lontano 18 luglio 1937, giorno della deposizione della statua, e ancora oggi visibilmente emozionate.
     
    Al termine della funzione religiosa c’è stato un significativo riconoscimento, per mezzo dell’assegnazione di targhe ricordo (di cui tre alla memoria) a cinque personaggi che, ai nostri tempi, hanno saputo manifestare e vivere in pienezza il loro amore per il Penna: “punti fermi” che rispondono ai nomi di don Giuseppe Squeri, don Giuseppe Ferrari, Giannino Agazzi, Mauro Mallero e Fortunato Agazzi. Una attestazione, questa, voluta dalla Pro Loco bedoniese e dal Seminario di Bedonia, organizzatori dell’avvenimento.
     
    Una grande manifestazione, dunque, che ha potuto felicemente svolgersi, anche grazie alla collaborazione fondamentale di altre associazioni e soggetti locali: Croce Rossa Italiana e Avis (delegazioni di Bedonia), Protezione Civile, Soccorso Alpino, Gruppo Alpini Anzola, Cantamaggio Anzola, Comune di Bedonia, Moto Club Taro Taro Taro, Glenn Miller Band, Norda Spa e agli abitanti di Santa Maria del Taro per aver riproposto in loco una mostra di fotografie dell’epoca e il carrello originale che servì per il trasporto della statua dal loro paese alla cima del monte.
    Una menzione speciale va al Gruppo Alpini di Bedonia per la bella idea d’illuminare, prima volta in ottant’anni, la statua della Madonna… un bagliore che è stato visto fino agli estremi delle vallate circostanti, per molti un segnale di speranza.