Eyes Wide Shut
 

Lago Bino



Gino, Partigiano e Capo Stazione

Il giornalista Stefano Rotta ricorda la figura e la vita del borgotarese Gino Caccioli
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Gino, Partigiano e Capo Stazione
L'unica volta che vidi Gino Caccioli, è stata anche l'ultima con Lodovico Stefanini. Fu lui a portarci dal vecchio amico ferroviere. Ci teneva tanto che gli dedicassimo una pagina di giornale: «ha tribolato tanto», ripeteva spesso.
L'idea di Stefanini era che con le parole, con una manciata di parole scritte (si spera) con testa e cuore, si potesse ripagare tanta gente onesta e silenziosa delle fatiche quotidiane di una vita.
Con Gino se ne va un'altra roccia di quella generazione. Sono nate e nasceranno altre persone buone, ottimiste e anche geniali. Ma loro, i nostri ultimi vecchi, hanno una marcia in più, che si legge dagli occhi e dal parlare poco e adagio: l'aver vissuto e sconfitto mostri, l'aver navigato tempeste, l'aver lavorato fin da piccoli con serietà e costanza, trovando sempre un sorriso per tutti.

Aveva vent’anni, Gino Caccioli, in una vecchia foto in bianco e nero con le bombe a mano sulla cinta. Partigiano Lucio, Prima Brigata Julia, distaccamento Dallara.
Un ragazzo di montagna come tanti, che non è voluto fuggire davanti alla Storia in Valtaro.

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I signori del vento

Ginevra: indagato per sospetta corruzione, lo scopo era realizzare un parco eolico
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I signori del vento

L’ultima volta che questi signori erano giunti in valle apparivano come i salvatori delle casse comunali, oltre che ad essere considerati portatori sani di fiorenti investimenti e di nuovi posti di lavoro, quelli che sarebbero nati nel realizzare 9 pale da 154 metri sul Passo Santa Donna, nel Comune di Borgotaro… ovviamente nel pacchetto era compreso anche il turismo eolico, opportunità senz'altro risolutiva per tutti noi ;)
Bisogna però ribadire che non tutti erano delle stessa idea, nel senso che il progetto presentato dalla società svizzera Renivest qualche dubbio l’aveva sollevato, soprattutto per le proporzioni spropositate delle pale, quindi per l'impatto sull'ecosistema e per l’entità dell’investimento economico, pari a diverse decine di milioni di Euro, a fronte di un capitale sociale di soli 50.000 Euro di Eolica Parmanse srl, esecutrice dei lavori.

Fatta salva la presunzione di innocenza, il C.E.O. ticinese di Renivest, già candidato per i Verdi al Consiglio Nazionale Svizzero, nonché presidente di Eolica Parmense srl, è stato indagato dal Tribunale di Ginevra per corruzione, si sospetta che abbia versato 180.000 Franchi (200.000 Euro circa) a un ex dipendente come ringraziamento per aver favorito la sua azienda nella trattativa con una società energetica di Ginevra per un parco eolico nel Cantone di Giura.
Non tocca certo a noi cittadini giudicarlo, anche perché il diretto interessato respinge tutte le accuse, ma quando dicemmo ai politici locali, sostenitori del progetto, che queste società fuori giurisdizione potevano scomparire da un momento all'altro, ci hanno indicati come catastrofici e sovversivi (e non solo). Ad avvalorare oggi i dubbi di allora c’è anche il sito internet della società che è attualmente “off line”.
A questo punto sarebbe anche interessante sapere cosa pensano i soci locali di Eolica Parmense srl, in fondo è (o era) il socio di maggioranza.

Per chi ancora non lo sapesse, il progetto è poi risultato “altamente impattante”, così come sostenuto preventivamente dai Sindaci contrari di Bardi e Compiano e dal parere definitivo della Provincia di Parma. Voglio inoltre ricordare che per avvalorare tale tesi decine di cittadini della Valtaro e della Valceno si sono autotassati per le spese legali dei ricorsi presentati (14.000 Euro).
Il mimino che si potrebbe fare ora sarebbe di chieder conto agli amministratori favorevoli al progetto delle loro affermazioni di entusiasmo, fiducia illimitata e per il sostegno sfegatato del progetto. Il nostro, di conto, lo abbiamo già pagato.

Fonte notizia: Ticinonews.ch e Liberatv.ch

Borgotaro: sveglia!

Gianmarco Bozzia ci parla a ruota libera, senza tanti peli sulla lingua, della sua Borgotaro
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Borgotaro: sveglia!
Buongiorno a tutti i miei compaesani borgotaresi. Nei giorni scorsi ho partecipato a “Medievalis” a Pontremoli e una festa con così tanta gente erano anni che non mi capitava di vederla, anzi no, qualche settimana fa a Berceto con lo “Squinterno Festival”.
Essendo io di Borgotaro di queste cose ne sono un po' invidioso... e che dire poi di Bedonia, il paese qui vicino dove ogni sera di estate si riempie di gente inventandosene di tutte: Festa della Trota, X-Taro, Festa Hawaiana, Notti Rosa, Festa delle Fisarmoniche, concerti come quello dei Keravà che riempiono le piazze, insomma due o tre sere a settimana con le vie del centro storico piene. Anche a Bardi pare che come quest’anno così tanta gente non si era mai vista: Street Food, feste in piazze, ecc.

Veniamo a noi e per questo nomino il mio Sindaco Diego Rossi e il mio amico Assessore Matteo Daffada: “Ragazzi, bisogna che vi diate una mossa”.
Eh sì perché qui a Borgotaro, dopo l’Assessore al Turismo Claudio Barilli (che sinceramente di feste ne faceva), un mortorio così non si era mai visto.
Da ormai 30 anni, chiunque salga ad amministrare, si limita a fare dell’ordinaria amministrazione, ma così si muore. Si muore.
Quindi da cittadino di Borgotaro, oltre che padre di tre figlie che spero possano rimanere a Borgotaro, e commerciante di case, almeno una trentina di famiglie all’anno le porto a vivere qui da noi... dicendo ai vari milanesi o olandesi che vivo nel paese più bello del mondo. Anche per questi motivi vi invito a sentire un po' più la gente normale per trovare la giusta sinergia e rilanciare così il paese.

Alcune mie piccole e personali idee.

1) Eliminare le feste in Piazzetta La Quara e portarle nelle piazze del paese, in quella del Comune, davanti a Sant’Antonino e San Domenico, in Piazza Farnese o davanti ai giardini. A detta del 99% dei nostri compaesani la Piazzetta La Quara, oltre che maleodorante, è nascosta e tutte le volte ci organizzate concerti pesanti come la “La corazzata Potemkin” di Fantozzi. Passi il concerto “pesante come il Sasso di Vona” che va bene per gli intellettuali del Borgo, anche se solitamente dormono, ma nella scaletta annuale dei concerti fate qualcosa anche per noi che intellettuali non siamo, purché fatti nelle vie del centro. E non provate a dire che si fanno lì “per una acustica migliore” che tanto dell’acustica mica se ne sbatte nessuno.

2) Sfruttare meglio la nostra meravigliosa Via Nazionale e relative traverse, magari coinvolgendo e facendo contribuire i bar visto che di soldi, in quelle sere, ne girano parecchi.

3) Mangiare... il 90% della gente che sceglie di passare l’estate da noi, quando giù in pianura c’è un caldo, per cosa si deve muovere e venire su da noi? Per il concerto della grande corista lirica Vattelapesca, oppure perché sa che nelle vie del Borgo c'è da mangiare, da bere e da ballare? Se non arrivate a capire ste cose siete proprio fuori binario.

4) Capitolo Pro Loco. Ottima l’idea dei venerdì sera o della festa in piazza del Fritto Misto, tant’è che in quelle sere c’è un mondo di gente in giro. Quelli della Pro Loco bisogna che facciano capire che non stanno lì solo per gestire il Camping, ma anche togliere dalla testa dei borgotaresi l’idea che si son fatti, ovvero quella che negli ultimi 30 anni non hanno fatto nulla e chi sta lì è perché c’è tutto un “aumma aumma”.

Siamo montanari e sappiamo che "Il parlar chiaro è da amico" quindi quello che vi dovevo l’ho detto. In bocca al lupo, siete bravi ragazzi e il compito che vi aspetta è arduo, ma i voti li avete presi per quello, quindi è anche giusto che ve li meritiate.

Con stima e rispetto. Gianmarco Bozzia

Museo del tempo

A Compiano è visibile una raccolta di attrezzi che rappresentano il passato e il lavoro dei nostri nonni
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Museo del tempo
Il luogo è sempre lo stesso, la chiesa di San Rocco, quella sconsacrata dal 1884. In pratica è lo spazio dove Maria Teresa Alpi allestì il Museo degli Orsanti… finché non prese il volo la scorsa primavera.
Sul cortile, ad accogliere i visitatori al posto dell’orso, un vecchio carro da buoi, quanto basta ad anticipare che si sta entrando in un posto dedicato alla nostra ruralità, al nostro passato contadino, alla memoria del lavoro dei nostri nonni.
È stato aperto in sordina nello scorso mese di luglio, ma già ampiamente apprezzato da diversi visitatori durante l’estate. L’idea di realizzare un “museo del tempo”, orientato a farci ripercorrere quelli che erano i lavori o le consuetudini del passato, è venuta a Ginetto Bertani, Luigi Galluzzi, Giuseppe Guadagnoli, Silvio Delnevo e Gino Toscani, guida al "Museo Guatelli" di Ozzano dal 1974.

I muri sono ricoperti da migliaia di arnesi, ben disposti per generi, tanto ingegnosi quanto misteriosi. Testimonianze messe lì per descrivere le tante storie legate indissolubilmente alla terra, alla povertà e al lavoro di uomini, donne e bambini.
Questi attrezzi ornano pareti, soffitti e pavimenti, uno accanto all’altro come tessere di un immenso mosaico, disposti ordinatamente, dai più piccoli a quelli più grandi. Con un po’ d’immaginazione si possono persino intuire i rumori o gli odori che quegli strumenti producevano o rappresentavano: dal battito del martello alla ruota sul selciato, dal profumo di cuoio a quello del lucido da scarpe.

Anche quella che un tempo era la sacrestia è stata oggi trasformata nella cucina delle nostre nonne: stufe, mestoli, ferri da stiro, “preti” per scaldare il letto, paioli di rame e casseruole in terracotta sono lì a rammentare un tempo nemmeno troppo lontano.
Penso che questa raccolta, ma l’intento è di trasformarla in un museo stabile, ben rappresenti quella che era l’armonia della vita quotidiana fino al dopo guerra.  
Com’è ovvio c’è ancora molto da fare, ma la premessa e l’idea sono già di per sé ottime e ognuno di noi può contribuire a far crescere questo progetto, magari donando oggetti inutilizzati che si trovano in cantina, nei solai o in stalle e fienili.
Non dubito che lo sviluppo di questa collezione potrà dare notevoli soddisfazioni e raccontarci così, tante altre piccole storie.

San Giovacchinetto

Fino alla fine degli anni ’50 “San Giuvachén” si festeggiava il 16 agosto nei prati intorno a Bedonia
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San Giovacchinetto
Maria Pina la trovo seduta in via Trento, sulla panchina rossa, che è ancora uno dei simboli sopravvissuti della bedoniesità. Mi siedo con lei e come sempre ascolto i suoi ricordi: “Lo sapevi, vero, che fino alla fine degli anni ’50 “San Giuvachén” si festeggiava nei prati intorno a Bedonia: in Costalissèra, da Panfurmaju, inta Peschéra, a Ca Marsòccu o dau Cristu?".
 
Mi racconta che allora non si diceva andiamo a fare un picnic, ma "anémma a fê San Giuvachén". La data canonica era quella del 16 agosto, così le donne che preparavano le torte di patate usando il condimento “du ròstu”, preparato per il giorno di Ferragosto, in occasione della festa di Maria Assunta.
Per l’occasione si riunivano nei prati intere famiglie e il posto d’onore era sempre riservato alle “nonne” ovvero le suocere, pur mandando giù bocconi amari.
Seduti su una coperta si mangiavano in allegria le nostre torte di patate, di riso e d'erbette, per poi terminare la giornata con un bel canto e una fetta “de canestréllu cu levê”. I bambini erano invece intenti a salire sugli alberi di mele e a giocare  “aa sümmagatta” (capriole), “au tìngulu” (nascondino) e “aa lippa” (piroetta di un legnetto).
 
Questa usanza era stata ripristinata nei primi anni ’80 da Renato Cattaneo e si svolgeva nel Parco della  Peschiera, c’era chi si portava le torte da casa o chi le acquistava sul posto, ma l’obiettivo della manifestazione era soprattutto quello di promuovere la nostra cultura culinaria. Sul posto si vendevano le confezioni di “crocetti con il sugo di lepre”, i salumi nostrani di Chiappari e “Panbiancu”, mentre la selezione dei vini piacentini era stata affidata a Carlo Cavalli e quelli della cantina di Albarola del Conte Otto Barattieri erano i preferiti.
Questa ricorrenza ha avuto però vita breve, solo per qualche anno, motivo più che valido per ripristinarla, in fondo lo scopo è ancor oggi quello di allora… “non perdersi per strada”.

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