Verso il porticciolo
 

E le campane suonano il vespro



Nicoletta e Carlo

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Nicoletta e Carlo
Se ne sono andati, uno dopo l’altro. Lei per una malattia, lui per scelta.
Quarantadue anni lei, quarantacinque lui. Troppo presto per entrambi.
Di loro avevo già scritto qualche riga giorni fa, subito dopo gli eventi, ma alla fine avevo cancellato tutto. Rileggendo quelle poche parole mi apparivano inappropriate, quasi da considerarle un corpo estraneo o un impiccio dentro a quel loro Amore che nessuno poteva conoscere, tranne loro perché era solo loro. Una relazione che da qualche parte continuerà, sono sicuro.
È per diversi motivi che sono tornato qui a scrivere di Nicoletta e Carlo, perché nella loro cassetta della posta qualche anima buona ha pensato di lasciarci due rose rosse; perché ho visto i manifesti funebri affissi uno accanto all’altro, anche lì insieme, come lo saranno per sempre nel cimitero di Tomba; perché ho letto le parole di Claudio Agazzi scritte sulla sua bacheca di Facebook e che desidero riportarle anche qui perché sono perfette e leggere, racchiudono la sostanza e la tenerezza di quel rapporto.

Non ho mai parlato con loro. Li ho sempre visti, sempre. Mano nella mano, sorridenti, contenti di sentirsi vicini. Sono morti, così come li vedete, belli, solari, unici. Sono morti a pochi giorni l'uno dall'altra. Forse non avrebbero voluto comparire qui, forse avrebbero preferito rimanere nell'intimità della loro mano nella mano ma sono io che ho bisogno di rappresentarli per dimostrarmi che esiste qualche cosa di unico, qualche cosa che va oltre la morte, più importante della vita stessa. Grazie.

Troppa grazia Sindacato

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Troppa grazia Sindacato
Lo anticipo subito, se non volete rovinarvi la giornata, non guardate il video qui a fianco.
Ancora una volta c’è da vergognarsi e ancora una volta c’è di che arrabbiarsi per i soliti privilegi, di concessioni incredibili, in questo caso rilasciate ai sindacalisti, proprio per mezzo di una Legge, la 564 del 1996… a farla breve basta essere assunti con una carica sindacale, anche per pochi mesi soltanto e la pensione integrativa sarà calcolata sull’ultima mensilità, come fosse stata percepita per l’intera attività lavorativa pregressa.
Nel caso specifico dell’inchiesta si tratta di un’insegnante che nell’ultimo anno di lavoro è stata assunta dal sindacato Snals a 2.000 Euro al mese (a dir loro senza recarsi mai al lavoro), così percepirà una pensione integrativa come se quello stipendio fosse stato ottenuto per un’intera carriera (avrà un’integrazione di 1.500 Euro/mese oltre alla pensione di insegnante di ulteriori 1.500 Euro a vita), oltre ad altri dirigenti dello Snals che usano questo escamotage per ottenere integrazioni di 60-80 mila euro l’anno.
Alla facciaccia di tutti noi che versiamo i tributi con il metodo contributivo. E poi ci chiediamo come fa l’INPS a tirare avanti? Finché ci saranno in giro questi parassiti è inutile porsi domande! Ho sempre più la certezza che questa gente parla bene e razzola male.
Ma a noi cittadini, ai loro lavoratori iscritti, è mai stato detto che esiste questa Legge? In un periodo di “Tagli quotidiani” nessuno se n’è mai accorto o si fa sempre finta di niente? È mai possibile che questi benefici debbano uscire allo scoperto solo perché a farlo è un’inchiesta della giornalista Nadia Toffa delle Iene? E i quotidiani e i telegiornali? Sì certo, prima c’è il vestito “nude look” di Belen.

Ampliata la zona del Fungo IGP

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Ampliata la zona del Fungo IGP
Se n’era parlato a lungo, c’era chi era favorevole ad allagarla, chi invece non voleva modifiche, poi c’erano anche quelli del “Vengo anch’io, no tu no”. Alla fine la modifica al disciplinare di produzione dell’Indicazione Geografica Protetta “Fungo di Borgotaro” c’è stata, la Commissione Europea si espressa a favore della richiesta avanzata dal Consorzio di Tutela.
Le principali novità consistono nell’allargamento dell’area IGP e nella possibilità di marchiare il prodotto essiccato. Così da oggi, 17 Settembre, entra in vigore il nuovo disciplinare e l’area si estenderà anche ai comuni di Bedonia, Compiano, Tornolo, Berceto e Zeri, fino ad ora era limitata a quelli di Albareto, Borgo Val di Taro e Pontremoli, per cui la superficie utile sarà di oltre 63.000 ettari, triplicando di fatto l’area originale.
Per quanto riguarda la zona di Bardi nulla è cambiato, il Consorzio di Tutela ha sottoposto la possibilità di inserimento, ma purtroppo i documenti storici che sono stati reperiti ed allegati alla richiesta non hanno evidenziato alcun riferimento al Comune di Bardi, motivo per cui non si è potuto inserire alcuna porzione del suo territorio.
Un altro cambiamento attuato è la possibilità di marchiare il prodotto essiccato, una circostanza che permetterà di estendere la commercializzazione al mercato nazionale e internazionale, senza limitare la lavorazione del fungo ai soli mesi di settembre e ottobre, non dimentichiamo che già da fine Ottocento il fungo secco della Valtaro era commercializzato perfino oltreoceano.
Su quest’ultima possibilità del “Secco” mi prendo l’impegno di un approfondimento, penso che lo richieda perché con tutto il fungo essiccato che arriva dall’est Europa sono curioso di sapere quali saranno i criteri per stabilirne l’originalità.
Questa scelta di ampliamento dovrebbe rappresentare un’ulteriore opportunità di sviluppo per il territorio, sia dal punto di vista economico-commerciale, sia dal punto di vista turistico, ma soprattutto per avvantaggiare la permanenza delle popolazioni nelle aree rurali delle nostre valli.

Dalla torbiera al Monte Nero

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Dalla torbiera al Monte Nero
Il piacere di raggiungere la cima del Monte Nero, 1677 metri, diventa poca cosa se ciò che incontri nel frattempo è altrettanto meritevole. Tutto inizia lasciando la strada asfaltata, con il sentiero che attraversa la torbiera e porta dritto alla “Tana di Monte Nero”, un luogo incantato, quasi fuori dal tempo. Si tratta di una micro zona risalente all’ultima glaciazione avvenuta 20.000 anni fa. Lì è possibile osservare degli esemplari di Abete Bianco di alcuni secoli, tra cui il famoso “Barbalbero”, un abete di 120 centimetri di diametro, con un’età stimata intorno ai 500 anni. Si tratta dell’unica pineta di Pino Mugo e Abete Bianco situata al di fuori delle Alpi.
Poi il cammino riprende e la salita si fa sentire. Raggiunta la cima tutto si apre, i nostri monti sono tutti lì davanti: Penna, Orocco, Pelpi, Ragola, Maggiorasca, Bue e poi giù fino al Lesima nell’Oltrepò Pavese… non solo, là in fondo c’è persino il mare e un’isola che si mostra timidamente, poi lo sguardo si abbassa e compare il gioiello ben custodito di quel luogo, la visione tanto desiderata, il Lago Nero.

Giuliano Ibrahim Delnevo

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Giuliano Ibrahim Delnevo
Un giorno suo figlio gli ha detto: "Vado in Turchia". Invece è corso a combattere in Siria, ed è stato ucciso. Un anno dopo, il borgotarese Carlo Delnevo prova a spiegare a Vanity Fair cosa spinge un italiano ad arruolarsi nell’esercito dei fanatici musulmani.
I video diffusi dall’Isis dove il boia dall’accento britannico decapita gli occidentali, hanno riacceso l’attenzione sul jihadismo di origine europea. Ecco perché la giornalista Greta Privitera ha incontrato Carlo Delnevo, il cui figlio Giuliano, il primo italiano convertito all'Islam a morire tra le fila dei ribelli. Cadde in battaglia il 18 giugno del 2013.
Giuliano mio, ma che fai? Torna indietro, scappa…”. Cade la linea e Carlo non parlerà mai più con suo figlio. Giuliano aveva i nemici a 100 metri di distanza, dal cellulare si potevano sentire i rumori della guerra. Il giorno dopo sarebbe morto combattendo come jihadista contro il regime di Bashar al-Assad, vicino ad Aleppo, in Siria.
Oggi il padre, per risentire la sua voce, guarda alcuni vecchi video su YouTube, come quello in cui recita le Costellazioni del Corano, e si commuove. A 19 anni, Giuliano, genovese e cattolico, si è convertito all’Islam ed è diventato Ibrahim. Quattro anni dopo è partito per la Siria per combattere al fianco degli islamisti nella Legione degli stranieri.
La giornalista gli chiede perché, secondo lui, il suo Giuliano, un ragazzo nato e cresciuto in Italia, ha scelto la Jihad. “Perché la Siria e la difesa dei musulmani erano diventate le sue ragioni di vita”, gli risponde. “Se avessi capito il suo piano gli avrei impedito di partire”.
In allegato è anche possibile vedere il video di Carlo Delnevo dove spiega, senza tante interpretazioni giornalistiche, quanto accaduto e perché, mentre l'intervista è possibile leggerla sul numero di Vanity Fair di Settembre da oggi in edicola.

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