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Diletta e i suoi 18 (bignè)



Carlo, Nicoletta e Gabriele

Il fratello di Carlo ha voluto ringraziare i bedoniesi con una lettera e una donazione alla CRI
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Carlo, Nicoletta e Gabriele
Buon giorno a tutti,
tanti di voi non mi conoscono, ma sicuramente avranno conosciuto mio fratello Carlo e mia cognata Nicoletta, scomparsi nel settembre del 2014 in seguito ad una serie di eventi tragici.
Mio fratello si era trasferito a Bedonia da circa dieci anni per amore della moglie Nicoletta, originaria del posto, ma anche per lui era stato un coronamento di un sogno, adorava abitare qui e mi ripeteva sempre: “ A Bedonia si sta veramente bene”.
Io posso solamente ribadire che aveva ragione in quanto è un paese dove tutti si conoscono e si salutano per nome, dove non ci sono ipermercati per fare la spesa di corsa, ma tante botteghe con ottimi prodotti, dove si può scegliere ricevendo un consiglio da persone cortesi, dove il traffico non è caotico ed è un piacere respirare aria pulita.
Se oggi siamo qui è perché volevamo ringraziare tutti di vero cuore e in modo concreto, per la solidarietà e l’affetto ricevuto in questi mesi in cui la burocrazia mi ha portato a salire più e più volte a Bedonia.
È per me un piacere fare dono alla vostra Croce Rossa di una “Tavola spinale”, adatta al soccorso montano, per l’elisoccorso e per la radiologia.
Ancora un grazie al Sindaco Carlo Berni, al Parroco, al Dott. Pioselli, all’Amministrazione Comunale, alla Polizia Municipale, ai Carabinieri, agli impiegati delle Poste, ai titolari degli esercizi ricettivi come bar e pizzerie, a tutti i negozianti, a tutti i colleghi di lavoro, agli amici di mio fratello e mia cognata e a tutta la gente comune che incontrandomi per strada ha avuto una parola buona nei miei confronti, ma soprattutto, ed è la cosa più importante, vi ringrazio per aver voluto bene a Carlo e Nicoletta.

Saccani Gabriele - Salsomaggiore

Il carnevale di Bedonia

La sfilata conclusiva del martedì grasso
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Il carnevale di Bedonia
Per fortuna che la scuola primaria di Bedonia non molla la presa, sono infatti 32 anni consecutivi che alunni e insegnanti appaiono come il vero motore della sfilata conclusiva del martedì grasso bedoniese. È per questo motivo che mi soffermo su di loro, senza nulla togliere ai numerosi gruppi di Bedonia, Compiano, Bardi, Borgotaro e Albareto che partecipano e che varrebbe sempre la pena di citare uno a uno.
Il tema di quest’anno è stata l'Esposizione Universale che inizierà a maggio a Milano: "EXPO 2015 - Nutrire il pianeta, energia per la vita". Essendo l’alimentazione il tema di base, alunni e insegnanti sono andati alla ricerca di frutti e prodotti della nostra provincia, in gran parte ottenuti dalla lavorazione del grano e del latte, quali il formaggio e la pasta, tutti alimenti ottenuti dalla nostra terra e dalle sapienti mani delle nonne, è per questo motivo che non poteva mancare la pasta fatta in casa, quella tipica bedoniese: Tajarin, Turtei e Crusetti.
Il grande lavoro svolto si percepisce osservando il risultato finale della giornata, valutando i minimi particolari dei costumi e degli accessori, solo così si capisce che la sfilata richiede tempo, impegno e fatica da parte di alunni, insegnanti, genitori che, volenterosamente, lavorano da circa un mese e mezzo per produrre vestiti e accessori. La collaborazione tra l'Amministrazione Comunale e la scuola rimane sempre il punto di forza di questa manifestazione, ma su tutto prevale l'amore per il proprio paese, la voglia di vederlo sempre vivo e rivolto verso il futuro.

Sul Monte Penna dopo la nevicata

Una passeggiata con le ciaspole nel "Mondo di Narnia"
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Sul Monte Penna dopo la nevicata
È lasciando la frazione di Alpe alle spalle che si ha l’impressione di passare attraverso un vecchio armadio per giungere in un paesaggio fantastico, completamente bianco, dove tutto è innevato... esattamente come accade nel film: "Le cronache di Narnia".
Il camino del Rifugio Monte Penna fuma come un bastimento a vapore e il tetto mostra tutto lo spessore della neve caduta nei giorni precedenti: un metro. La premessa è quella che aspettavo: sarà una gran bella giornata.
Bevuto il caffè e noleggiate le ciaspole si può partire. I 602 ettari di foresta demaniale del Penna sono immacolati, la faggeta è più silenziosa del solito, tutto è attutito, quasi per non alterare quel sottile equilibrio creato dallo spesso manto nevoso.
Solo camminando con le ciaspole è possibile cogliere la neve “vergine”, alta, soffice e pulita, segnata solo dalle impronte di qualche animale di passaggio. Le strade sono trasformate in piste battute, chilometri di sentieri idonei anche per lo sci di fondo, oltre che per passeggiare in tutta tranquillità, compresa la strada per raggiungere il rifugio “Faggio di tre Comuni” (temporaneamente chiuso).
Siamo ancora lontani, il sole si abbassa e il vento gelido si alza, meglio tornare verso il caldo vin brulè che ci aspetta al rifugio di partenza, anche se nessuno sembra temere il freddo, proprio come laggiù a Narnia.

Parma allo specchio

Dagli anni 90 ad oggi, veramente poche le tracce di "parmigianità" sopravvissute
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Parma allo specchio
Ho trovato una città che non è più la stessa. No, non mi riferisco all'ultima eccezionale nevicata. Il raffronto è con gli anni ’90, quando la frequentavo quotidianamente. Sono passati vent’anni è vero, ma la differenza è notevole.
Martedì, avendo un paio d’ore da consumare insieme alle suole, ho voluto godermi Parma come da tempo non accadeva: passeggiando nei borghetti, sbirciando gli androni, osservando le vetrine, entrando nelle chiese... per tutto il tempo non ho fatto altro che guardarmi intorno.

Qualche tempo fa, se avessi dovuto descrivere Parma, avrei usato altre parole, certamente più nobili, magari legate all’eredità culturale lasciata da Maria Luigia, ora è diverso, posso farlo attraverso la realtà. Il centro storico l’ho trovato diverso, profondamente mutato, un po’ come se quel fascino di città Ducale si fosse squagliato come neve al sole. Il motivo è senz’altro lo specchio dei tempi: dover abbandonare la provincialità per far posto alla multiculturalità e alle occorrenze di un’immigrazione fuori controllo.

Una metamorfosi cittadina sotto gli occhi di tutti, nelle vie del centro basta ascoltare chi ti passa accanto per accorgersi che la “R” non è più testimone delle nobili origini, le donne eleganti e ingioiellate sono rare come le gemme di quel tempo, si distingue solo qualche elegante avvocato con i gemelli al polso e il cappello tirolese.
Basta girare un po’ a piedi per accorgersi che gli angoli e i portici sono ridotti a latrine a cielo aperto, i gradini delle case sono occupati da visi stranieri con la birra in mano, mentre tutt’intorno c’è un andirivieni di lampeggianti blu e occhiate guardinghe.

Veramente poche le tracce di “parmigianità” sopravvissute: la gran parte delle vecchie botteghe alimentari, i prestigiosi negozi di abbigliamento e di antiquariato non esistono quasi più, soppiantati da pizza al taglio, kebab, money-transfer, abbigliamento da quattro soldi o da serrande abbassate con il cartello “Affittasi”. Solo attraversando il ponte, per giungere nell’Oltretorrente, proprio quello che racchiude tutto l’orgoglio cittadino, mi sollevo un po’ il morale scorgendo una frase sul lungo Parma, sopravvissuta alle svariate “alluvioni” e sintomatica dei “Pramzàn”: “Berna t'è pasè al Ter mo miga la Parma”.

Nessun “indice puntato” alla politica locale, anzi al nuovo Sindaco va tutta la mia solidarietà, ereditare una città anestetizzata dall’happy hour, vissuta al disopra delle proprie possibilità e stordita da truffe, complicità e corruzione (700 milioni i debiti nascosti nei bilanci comunali), è stato solo un onere.

Il 41 bis allo Zappa-Fermi

Ora sembra più un istituto penitenziario che una scuola. Tagliata anche la vite americana
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Il 41 bis allo Zappa-Fermi
Alle brutture non c’è mai fine. Solo qualche settimana fa il Liceo Zappa-Fermi aveva fatto parlare di sé, in quel caso era per gli ammirabili lavori "fai da te" degli alunni, mentre adesso è per una scelta sciagurata, ovvero quella di “sbarrare” l’ingresso come una sorta di prigione. Così conciato, potrà ancora essere il simbolo della scuola come lo è sempre stato? Davvero c'è la convinzione che debbano servire le sbarre?
Domenica ci sono passato davanti e a vedere tutta quella ferraglia mi sono ricordato delle parole del Prof. D’Incà, condivise qualche giorno prima su Facebook a disapprovazione per la scelta compiuta:  
"Ieri ho fatto un giro per il Borgo, avevo nostalgia e sono passato davanti alla scuola dove ho insegnato per 18 anni. Sono rimasto allibito... un cancello modello “41 bis” troneggia al posto di una magnifica “Vite americana” che così bene adornava l'ingresso dello "Zappa Fermi". Pianta che, tra le altre cose, oltre a donare ombra e decoro all'edificio, era cara a una persona che si dedicò con tanto amore alla scuola, anche in ricordo della moglie scomparsa.
Chissà quale sicurezza porterà all'edificio quell’enorme griglia poiché le vetrate a fianco rimangono sprovviste di sbarre? Complimenti a chi ha avuto questa brillante idea, davvero geniale!".
ARGOMENTI: Scuola; Borgotaro; Persone; Facebook;

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