(…ma qui scorre lento)

Gen28

Terremoti in Valtaro, dal 1545 ad oggi

Quando certe notizie le ascolti in televisione o le leggi sui giornali hanno un effetto, quando invece siamo noi a fare la notizia, allora la realtà cambia… e di parecchio.

Il terremoto di oggi ci ha sconquassato tutti, ma per davvero, tant’è che nemmeno gli anziani ricordano una simile scossa: 5,4 di magnitudo della Scala Richter, con epicentro nel parmense, a un tiro di schioppo da noi, tra le località di Berceto e Corniglio.
 Per fortuna è avvenuto ad una profondità di 60 km, quindi i danni sono stati pressoché nulli, solo tanta paura e altrettanta confusione, sì perché a simili eventi non ci eravamo proprio abituati.

Se però andiamo a cercare qualche dato storico vediamo che la zona della Valtaro non è nuova a questi fenomeni, infatti ho trovato un documento dell’Istituto di Geofisica e Vulcanologia che definisce l’evento di oggi “gemello” con uno precedentemente avvenuto il 25 Ottobre 1972, con un’intensità di 4,8 di magnitudo, con epicentro a circa 13 km a ovest dell'evento di oggi e ad una  profondità di 76 km.

Ma se andiamo indietro nel tempo, di terremoti di questa intensità, ne possiamo trovare anche altri, ad esempio a Borgotaro il 9 Giugno 1545 ne avvenne uno di magnitudo 5,33; in Valtaro il 28 Novembre 1849 di 5,03; a Bedonia il 28 Ottobre 1927 di 5,13 (vedi foto allegate); a Borgotaro il 13 Giugno 1934 di 5,22; il 9 Novembre 1983 nel parmense di 5,10. 

Una particolarità, in tutti questi casi il sisma si è generato ad una profondità media di 60 km, pertanto i danni non sono mai stati di entità rilevante.
Prendiamola così…

>> le foto delle tendopoli allestite a Bedonia in occasione del sisma del 1927...

 
 
>> Il sito dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia con la lista delle scosse...
Gen27

Per non dimenticare, mai

Auschwitz, il luogo simbolo della follia umana, dell'abisso. 

Con Giulia ne abbiamo parlato recentemente, lei stessa mi ha rammentato di quel suo viaggio in Polonia e così è venuta qua, nel “Giorno della memoria”, a raccontarlo anche a noi. 

Un viaggio visto con gli occhi delle nuove generazioni, ma con lo stesso denominatore comune: non dimenticare e riflettere su quello che è stato.  

  
Lo scorso anno avevo aderito all’iniziativa della mia scuola: “Viaggio della memoria”. 
Siccome certi argomenti non perdono mai d’interesse, eccomi qui a raccontare quella che fu la mia esperienza ad Aushwitz.
Ogni piccolo episodio, anche quello più insignificante, assume un grande valore. Mi sento veramente abbattuta ma appagata, quello che ho vissuto è sicuramente unico e irripetibile.
 Dentro di me c’è un grande desiderio di parlare, di raccontare tutto a ruota libera.

Accendo il computer, carico le foto che scattai e inizio a farle scorrere, mi soffermo su ognuna e dentro di me la commento...
 Ci sono le foto dei miei compagni di viaggio, così preziosi e simpatici, della mia accompagnatrice molto presente, ma non invadente, infine le immagini dei campi di concentramento.
 Queste ultime sono tantissime, ho cercato di cogliere ogni particolare e quello che racchiudono può essere definito con un unico aggettivo: “Orrore”.

Durante tutta la visita il mio pensiero è stato uno: come può una sola persona ideare tutto questo e tanti uomini seguirlo in questa ideologia? 
Inoltre, durante il mio viaggio in treno, ho pensato alle condizioni in cui hanno viaggiato i deportati, patendo la fame, il freddo, la sete, la paura… e quanto il mio viaggio, con la stessa destinazione, sia stato invece agiato.
Mentre visitavo il campo, attraverso le descrizioni della guida, riuscivo a immaginare le scene come se mi scorresse davanti agli occhi un film. Vedevo le immagini dell’appello, dei bambini strappati dalle braccia delle loro madri, delle famiglie divise subito all’arrivo, i lavori forzati, gli stenti, la paura nei loro occhi, ma anche il grande desiderio di sopravvivenza per rivedere le loro famiglie e ritornare alla propria casa.
Nel campo di Aushwitz non è tanto la struttura esterna a lasciare scossi, ma pensare a quanto poteva accadere all’interno e mai una persona poteva pensare a un semplice villaggio. 
La visita all’interno dei block è veramente agghiacciante, si vedono le camere a gas, i forni crematori e il museo dove si possono osservare le prove tangibili delle brutalità subite dai deportati, ci sono infatti le bacheche contenenti le protesi di coloro che avevano una menomazione fisica, quelle dei capelli, in gran parte appartenute a donne e bambini, poi quelle delle valigie, degli abiti, dei giochi dei bambini e degli occhiali... 
La cosa che si percepisce, visitando questo luogo, è l’umiliazione subita, queste persone erano costrette a spogliarsi davanti a tutti, ad essere marchiati, diventare dei numeri e perdere così la loro identità, la loro dignità di esseri umani.

In questo viaggio ho avuto l’onore di ascoltare le sorelle Bucci, deportate all’età di 4 e 6 anni, Antonio Cesari, deportato all’età di 19 anni e infine Marcello Martini, deportato all’età di 14 anni. Tutti bambini che hanno dovuto crescere troppo in fretta, abbandonando la loro infanzia, i loro giochi, la loro famiglia per imparare “la vita in un campo di concentramento” e la sopravvivenza in esso.

Da questa esperienza sono tornata arricchita. Ora ho il desiderio di portare testimonianza di tutto questo, proprio come lessi nella poesia di Primo Levi:
Visitatore, osserva le vestigia di questo campo e medita: da qualunque paese tu venga, tu non sei un estraneo. Fa che il tuo viaggio non sia stato inutile e non sia stata inutile la nostra morte. Per te e per i tuoi figli, le ceneri di Oswiecim valgano di ammonimento, fa che il frutto orrendo dell’odio di cui hai visto qui le tracce non dia nuovo seme né domani né mai.”.
 
Giulia Rossi

>> Le foto del campo di Aushwitz e della cittā di Cracovia...

 
 
>> Il ricordo dello scorso anno: 'La memoria del tempo'...
Gen23

La morte di un fotografo

Ci sono delle circostanze, se pur casuali, che quando ci sbatti contro ti angosciano e di brutto.

Quella casa aveva un che di famigliare, eppure era la prima volta che ci entravo. Non ci è voluto molto a capire che quella famigliarità era dovuta, non alla casa in sé, ma al suo contenuto. Quelle stanze trasmettevano la vita di chi le aveva vissute, sostanzialmente anche la mia. 

Gli stessi colori alle pareti; le stesse librerie colme di libri, alcuni persino doppi; gli scaffali con migliaia di CD, suddivisi per generi musicali; raccoglitori di negativi, custodie di diapositive e scatole di fotografie, tutto a testimoniare un’epoca non ancora troppo lontana. Ma non solo... un’intera parete di film in DVD e VHS, molti in doppia versione; maschere e manufatti di artigianato etnico, utili per far sopravvivere i viaggi; locandine di film, stampe di Vermeer, fotografie e quadri appesi per rievocare chissà quali altre occasioni. 

Poi un’infinità di oggetti appoggiati qua e là: sassi, radici, candele, incenso, sigari, conchiglie, biglietti aerei o di un concerto, c’era persino un vaso con le biglie di vetro. 

Apparentemente tutte cianfrusaglie senza senso, ma so con certezza che ognuna di loro rappresentava un frangente di vita, un preciso episodio, una persona.

Io lo so, sono piccoli tesori che per il resto del mondo non significano nulla, ma possono rappresentare il mondo di chi ha voluto conservarli e sbarazzarsene significherebbe gettare via veri e propri gioielli.
Sono memorie insospettabili, sono storie che ti vengono incontro, che riavvolgono il tempo ogni volta che le sfiori.
Adesso quel fotografo, per me senza un volto, non c’è più e tutte quelle cose senza di lui non hanno più nessuna ragione di essere lì, non rappresentano più nulla per nessuno. Quelle stanze sono state affidate a un commerciante di cianfrusaglie, gran parte finiranno in discarica, altre in qualche mercatino.

Non lo conoscevo, ma è come se avessi saputo tutto di lui...
Oggi per me è stata una brutta giornata, ho toccato con mano il futuro.
 
Gen18

Santorum: da Cā di Boso alla Casa Bianca?

In questi anni di leggende metropolitane ne sono uscite parecchie: si racconta infatti che Federico Fellini sia originario di Foppiano o Carla Bruni di Tasola, questa invece non la è e ci sono le prove.
Si tratta di Richard “Rick” Santorum, uno dei candidati repubblicani in lizza per sfidare il Presidente uscente Barack Obama.
Rick, 53 anni e sposato con sei figli, deputato repubblicano e governatore della Pennsylvania, è di origini italiane, tant’è che suo nonno materno, Adamo Dughi, era nato a Bedonia e viveva a Montarsiccio, più precisamente a Cà di Boso, piccolo paesino abbarbicato al Passo Segalino. 

Negli anni ottanta, Rick insieme ai genitori vennero a Bedonia per conoscere da vicino la terra dei loro avi, proprio quella del nonno Adamo, figlio di Domenico Dughi e Maria Luisa Lusardi, entrambi contadini di Montarsiccio, che ai primi del ‘900 emigrarono, come tanti altri nostri conterranei, negli Sati Uniti.
Domenica scorsa, in compagnia di Remo, abbiamo ritrovato la casa dei “Caccìn”, così era soprannominata al tempo la famiglia Dughi e nonostante sia abbandonata da molto tempo risaltano ancora le iniziali sul portale in arenaria “D.L.”, sono quelle del trisnonno di Rick, Lazzaro Dughi, e l’anno di costruzione: 1903.
Tra quei viottoli stretti e sconnessi di Cà di Boso, ancora oggi, si intuiscono i motivi che li spinsero ad emigrare oltre oceano, basta guardarsi intorno per percepire che da quelle terre sarebbe stato difficile reggere le sorti di una famiglia: miseri terreni sorretti da muretti a secco, boschi scoscesi, mucche e cavalli al pascolo, qualche gallina nell’aia…
L’ultima testimone vivente di quei tempi è una parente dei Lusardi, è la mamma di Flavia, Gisella, Nino e Ivo Botti, Paola Elda Lusardi, che, nonostante i suoi ottantasette anni, ha brillantemente raccontato la storia di quella famiglia di emigranti. Intervistata anche dal giornalista di Panorama, Giacomo Amadori, ha terminato il suo racconto con queste parole: “Spero che Rick possa vincere, perché darebbe lustro alla sua terra d’origine. Se perde, lo invito a pranzo. Potrà consolarsi con polenta e funghi, cinghiale e le trote del nostro torrente”.

>> Le foto di Cā di Boso e di Rick durante la campagna elettorale...

 
 
>> L'articolo di Panorama dedicato alle origini del candidato Santorum...

 

Cerca in Esvaso

Attivitā



WEB AGENCY PARMA

Il libro che sto leggendo


Esco a fare due passi - Fabio Volo
Le fotografie e i testi presenti nel blog sono di Esvaso - Copyright Š 2006/2012