Mario, il guardiano dell'isola
 

E l'ultimo spenga la luce



Qualcuno fermi Lucchi

La causa sarà la canicola di queste settimane o il risultato di un uso compulsivo dei social network?
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Qualcuno fermi Lucchi
Qualcuno fermi Lucchi. Da qualche tempo vede Berceto ovunque… dentro a una foglia, in un prato, nel bosco, nel culo di una bella ragazza, ma anche nel fisico muscoloso di un bel manzo, pure tra due vecchietti abbracciati o sulla copertina di Vogue… in pratica non c’è immagine virale che passi su Facebook che lui non ci infili dentro Berceto, sembra un disco incantato.
Passi pure lo slogan che “Berceto è il paese di montagna più vicino al mare”, ma a seguire la sua pagina Facebook c’è il rischio di diventare davvero Berceto-dipendenti o perlomeno di sognarlo ogni notte.
Sì perché tra proclami riguardanti Berceto; gli eventi in corso a Berceto, gli eventi passati di Berceto, quello che potrebbe accadere a Berceto e quello che non accade a Berceto; se il Papa andasse a Berceto; se la rivoluzione partisse da Berceto… Per poi continuare: l’aria più pulita al mondo è a Berceto; il paese dove non esistono le zanzare è Berceto; il paese più sicuro della provincia è Berceto; gli animali hanno il loro paradiso a Berceto; il Burqa non è possibile indossarlo a Berceto; persino gli elefanti sono in grado di pensare a Berceto e solo a Berceto e nei Caraibi si può vedere una Luna meravigliosa… in pratica, se non si fosse ancora capito, Berceto è diventato l’ombelico del mondo.
Arrivati a questo punto, non capisco se la causa di tutto ciò sia la canicola di queste settimane o il risultato di un uso compulsivo dei Social Network?
Almeno la sua di risposta sembra già di sentirla: "Nel bene o nel male, purchè se ne parli"

Una sola Valceno

Beppe Conti lancia la sfida sulla possibilità di fondere in un solo Comune la Valceno
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Una sola Valceno
Il tema “Fusioni” l’avevo riposto nel cassetto, parlare con i sordi e vestire i panni del Don Chisciotte non era per nulla gratificante. Nel frattempo sono passati tre anni, ma in Valtaro nulla è cambiato: argomento tabù era e innominabile è rimasto.
Mi chiedo se mai saremo un territorio fiero e responsabile, capace di accettare le sfide economiche, sociali e politiche che quest’ultima crisi ha reso evidenti?
Fatta la premessa torno sull’argomento perché Beppe Conti di Bardi ha fornito un nuovo impulso sul tema, ovvero fondere i Comuni della Valceno.
Concordo con lui sulla convinzione che bisogna andare oltre le Unioni e spingere sulle Fusioni, prima che queste siano inevitabilmente calate dall’alto, magari già preconfezionate e senza considerare le affinità territoriali dei comuni tra loro confinanti.

Abitanti di un paese e cittadini di una valle.

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Il Lupo e il Cacciatore

Dubbi, certezze e timori sulla presenza del lupo sul nostro Appennino
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Il Lupo e il Cacciatore
Per la prima volta in Valtaro due scuole di pensiero si sono sedute allo stesso tavolo per spiegare, ognuna con le proprie ragioni, la presenza del lupo in Valtaro, come nel resto d’Italia e, ormai, in tutta Europa. Un incontro che è avvenuto a Compiano durante la scorsa manifestazione: “Expo Taro Ceno”.
Da un lato Franco Zunino, ambientalista e cacciatore, cercava di dare credito alla leggenda della introduzione dei lupi, a suo sostegno inchieste francesi relative a parchi zoologici d’oltralpe, mentre dall’altro Willy Reggioni, ricercatore del WAC “Wolf Apennine Centre”, del vicino Parco Nazionale dell’Appennino Tosco Emiliano, ha dissipato dubbi e leggende con risultati di ricerche sul lupo in Italia e, più specificamente, nelle nostre montagne.
E così non si è nascosto che i lupi della montagna albaretese hanno sviluppato, casi davvero rari, una predilezione per la predazione dei cani, che nel mondo è già stata osservata, ma mai con la frequenza che avviene qui.
Questo comportamento, comprensibilmente avversato dal mondo venatorio, non deve però suscitare timori di assalti all’uomo, tant’è che in Italia non sono stati registrati casi dalla fine del ’700.
Altra circostanza legata alla presenza dei lupi nel nostro appennino è quella, sempre più comune, dei cani domestici di aspetto lupino, lasciati incautamente girovagare dai padroni e che possono essere scambiati per lupi.
Gli spunti di riflessione non sono mancati anche nel corso del dibattito col pubblico: ad esempio è emerso che gli allevatori della nostra valle lamentano ritardi e insufficienza nei rimborsi per i danni da predazione di canidi.
Un vero peccato che il pubblico fosse formato per la stragrande maggioranza da “addetti ai lavori”, tanti cacciatori, qualche ambientalista e pochissima “gente comune”, proprio quella che più lo teme perché intimorita da tanti pregiudizi.
ARGOMENTI: Ambiente; Compiano; Curiosità; Lupo;

La famiglia Carpani

La storia della famiglia Carpani, a partire dal loro arrivo a Bedonia nel 1919
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La famiglia Carpani
Carpani non è un cognome “nostrano”, quindi chi erano, da dove provenivano e perchè una mostra fotografica a loro dedicata?
La famiglia Carpani è originaria dell’appennino bolognese, più precisamente del paese di Vidiciatico. Famiglia numerosa e già dall’inizio del ‘900 era introdotta nel ramo dei trasporti urbani a Bologna e nelle Marche.
Nel 1919, finita la guerra, il papà Angelo acquistò da Antonio Serpagli detto “Il Moretto”, la concessione per i collegamenti nelle nostre vallate, fino a quel momento gestiti con le diligenze a cavalli, impresa che affidò ai due figli più piccoli Aldo (1891-1977) e Lino (1892-1973).
Proprio presso l’albergo “Il Moretto” alloggiarono i due giovani imprenditori con un contratto di “vitto e alloggio” per due anni. Lino poco dopo conobbe la bedoniese Dina Dellapina e nel 1920 la sposò. Da quel matrimonio nacquero Carpano (1922-1992), Angelo (1924-1975), Vasco (1926-2001) e Ginetto (1929-1987).
Il fratello-socio Aldo decise di abbandonare Bedonia nel 1922 per tornare al suo paese d’origine e Lino proseguì così l’attività in proprio. Acquistò nuovi mezzi e nuove linee, tra cui il collegamento con Santa Maria e Chiavari, dopodiché, con l’apertura della nuova strada, il collegamento con Bardi via Ponte Leca.
Gli affari andavano bene, quindi iniziò a costruire l’ampio garage di Via Europa, il fabbricato con antistante il distributore dell’AGIP in via Divisione Julia e l’officina in via Mons. Checchi.
Dal 1935 al 1943 fu nominato Commissario e Podestà di Bedonia, ma fu anche arrestato durante un rastrellamento tedesco e per qualche tempo tradotto in prigionia a Chiavari e a Genova, per poi essere rilasciato dopo qualche tempo.  
Riprese il lavoro, ma poco dopo scoppiò la seconda Guerra Mondiale, un grosso problema per i trasporti poiché la benzina scarseggiava o era razionata.
Il suo ingegno imprenditoriale lo portò ad acquistare il podere “Rio Scorza” nel Comune di Valmozzola per trivellarlo alla ricerca del gas metano. Lo trovò, quindi installò le bombole alle corriere e per gran parte del conflitto mondiale alimentò i mezzi con il gas autoprodotto.
Lo stratagemma però non ebbe vita lunga, il governo del dopo guerra, pressato dall’ENI di Mattei, costrinse alla chiusura tutte le piccole concessioni estrattive.
Il “Cavaliere” tornò a essere Sindaco di Bedonia dal 1965, ma per soli due anni in quanto si dimise.
L’attività dei trasporti proseguì fino al 1975, anno in cui gli eredi cedettero mezzi e linee all’azienda parmigiana TEP, all’infuori di Carpano che mantenne ancora per qualche anno la conduzione di un pullman gran turismo.

Autolinee Cav. Lino Carpani

La mostra di questa storica azienda bedoniese è raccontata attraverso 44 immagini
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Autolinee Cav. Lino Carpani
Un nuovo viaggio nel nostro passato, ancora una mostra fotografica, questa volta per raccontare la storia delle “Autolinee Cav. Lino Carpani”.
Un’azienda che è stata fondata nel 1919 e che rappresentò una vera e propria rivoluzione nel trasporto locale dei passeggeri. La prima linea istituita fu quella che collegò Bedonia con la stazione ferroviaria di Borgotaro, seguirono poi i collegamenti con Bardi, Parma e Chiavari.
Questa esposizione vuole essere un omaggio alla famiglia Carpani, ma anche ad autisti e bigliettai, a meccanici e impiegati che per molti anni hanno lavorato per l’azienda bedoniese.
Le 44 immagini che ho selezionato vanno dal 1919 fino agli anni ’70, testimonianze che rappresentano una preziosa "fonte" storica, rappresentazioni che fissano nella memoria volti e attività legate all’azienda di Lino Carpani.
La mostra è stata finanziata e resa possibile grazie al Comune di Bedonia “Assessorato alla Cultura”, ma anche con il contributo delle famiglie “Eredi Carpani”. Ringrazio inoltre: Alba Mutti Carpani per aver messo a disposizione l’album di famiglia e per averne raccontata la storia con estrema lucidità; Gianni Squeri per aver riferito con emozionante passione molti aneddoti che hanno caratterizzato la sua lunga permanenza in azienda; Bruno Cavalli, Piera Corvi, Fausto Armani, Giacomo Berni e Stefano Orsi per aver fornito altre fotografie e documenti storici.     

La mostra è allestita nelle vie del centro storico di Bedonia dal 9 luglio e sarà visibile fino al 7 settembre 2015.

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