Come due palme in riva al mare
 

Dedicatvm S. Carolo MDCCCXLVII



Love Taro & Ceno ha fatto cento

I primi 100 imprenditori che hanno creduto alla "cieca" nel Consorzio LT&C
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Love Taro & Ceno ha fatto cento
Non è passato nemmeno un anno da quando si era pensato di creare uno strumento essenziale e utile per il nostro territorio, ma che potesse anche dare una mano concreta alla gente che in Valtaro e Valceno vive, investe e lavora.
Oggi possiamo dire che un traguardo è già stato conquistato. Il Consorzio Love Taro & Ceno ha raggiunto i 100 iscritti, anzi in concreto sono 105 (vedi elenco allegato).
100 persone che amano il loro territorio; 100 titolari che non vogliono arrendersi; 100 attività che hanno deciso di credere in noi; 100 persone che non hanno aspettato di vedere i risultati prima di aderire; 100 realtà che formano un gruppo, una rete, perché da soli non è facile cambiare le cose, ma tutti insieme si è più forti.
È grazie a queste 100 persone che siamo ancora più carichi di energia e se anche tu aderirai potrai essere partecipe della nostra rinascita.
Ma non è per niente finita qui. In vista ci sono già altri tre importanti traguardi.
Tra meno di un mese arriva il primo numero di LOVE's GIORNALE: un mensile cartaceo distribuito "porta a porta", un modo efficace per farlo arrivare a tutti, andando oltre internet, dove si potranno trovare le tante offerte dei nostri associati e restare informati sulle nostre attività. A metà marzo l'uscita dell'APP di Lovetaro&ceno: dapprima la versione per Android e, a seguire di qualche settimana, quella per iOS. Dopodiché, a primavera, finalmente la pubblicazione del PORTALE vero e proprio.
Molto altro bolle in pentola, ma vogliamo sorprendervi un po' alla volta, quindi per ora ci fermiamo qui. Se tutte queste cose sono state fatte e potranno continuare ad essere fatte è grazie ai nostri 100 eroi. Grazie a tutti per la fiducia!

Ballo della scuola 2016

Una vera cerimonia che segnerà indelebilmente i ricordi degli studenti
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Ballo della scuola 2016
Chi non ha mai sognato di partecipare al leggendario “Ballo della Scuola”? Un vero e proprio evento con le sue tradizionali regole: gli inviti, la ricerca del vestito elegante, la gara di ballo e infine l'incoronazione del re e della reginetta. Un alone romantico e leggendario, passaggio inevitabile della storia scolastica americana, ma che ora ha scosso anche i nostri studenti dello Zappa-Fermi.
Ho provato un vero senso di invidia. Per uno che è stato svezzato con Happy Days e poi cresciuto con il mito di Grease… è stato inevitabile.
Questa occasione, ideata dalla Valtarese Basket, non è stata la fine dell’anno scolastico, bensì una serata del carnevale. La sostanza però non è cambiata, anzi, essendo alla prima edizione, l'aspettativa tra gli adolescenti era alle stelle, c’è anche chi ha pianto per l’emozione. Il successo era facilmente comprensibile, le serie televisive e i film ce l’hanno mostrata infinite volte, tant’è che l’esito non è stato da meno: una serata tanto sospirata ed infine perfetta.

Tutto è iniziato settimane prima, quando la notizia si è sparsa per il paese. Com’è ovvio, la parte più “eccitante” di questa bellissima idea, è stato il celebre “invito”. L’usanza vuole che siano i ragazzi a invitare le ragazze, andarle a prendere a casa “fiori alla mano” e in coppia raggiungere il ballo, in questo caso il “Palasabione”, con ingresso rigorosamente a invito e limitato a studenti e “Prof”.
A scuola, nei giorni precedenti, i gossip ovviamente si sprecavano, le voci incontrollate sui vari “lui” che inviterà “lei” sono circolate a dismisura, spesso ornate da gioia, ma anche da delusioni. Le ragazze, com’è immaginabile, sono state quelle più emotivamente coinvolte: la pettinatura, stirati o mossi; le scarpe, con i tacchi o senza; il vestito da scegliere, corto o lungo?
E per rispettare alla lettera il copione del film, a fine serata, c'è stata l’elezione del re e della reginetta del ballo, e la coppia incoronata è stata Giovanni e Matilde.
Sono certo che la serata sia stata unica e indimenticabile, non solo per i due proclamati. Momenti destinati a rimanere nel cuore di tutti, studenti e professori.
ARGOMENTI: Scuola; Borgotaro; Carnevale;

Comune Unico. Ultima chiamata!

La Legge di stabilità 2016 prevede il raddoppio del contributo ai Comuni nati da fusione
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Comune Unico. Ultima chiamata!
Da quando stiamo parlando di “Fusione dei Comuni” sono già passati tre anni e mezzo. Inizialmente una gran baraonda: “Sì a 5, no a 3, anzi a 4, sarebbe bello anche a 6”. In pratica nulla di tutto ciò. Poi furono anche organizzati un paio di convegni per mettere in contatto i cittadini con la politica (senza ottenere risultati), dopodiché il sipario di questo sgangherato teatrino si chiuse nuovamente.
Gli anni passano, ma qui la musica non cambia. Nel frattempo c’è anche chi non se l’è fatto dire due volte. Nella nostra regione, dal 2014, sono già 8 i Comuni unici al posto dei 22 preesistenti ed altri 7 progetti si stanno delineando.
Inizialmente c’era anche diceva che erano tutte favole, però adesso gli esempi ci sono, i finanziamenti sono reali, ma nonostante tutto, in Valtaro, l’argomento è rimasto tabù.
Nessun Sindaco di valle si è fatto pubblicamente paladino dell’iniziativa. Questione di campanili, poltrone o di oscurantismo ideologico? Non lo so. L’unica certezza è quella che in due anni sono già andati persi un paio di milioni di Euro a fondo perduto (vedi allegato).

La Regione Emilia Romagna e lo Stato però non demordono, anzi raddoppiano.
La Legge di stabilità 2016, pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 30 dicembre 2015, prevede il raddoppio del contributo statale ai Comuni nati da fusione. Un importante sostegno al processo andrà a beneficio di tutti i Comuni creati da fusione e a quelli che saranno istituiti in futuro. Senza dimenticare che ai nuovi Comuni unici è riconosciuta la sospensione del Patto di stabilità per 5 anni e una "corsia preferenziale" per i progetti regionali presentati.
Tale Legge dispone che dal 2016 i contributi ordinari corrisposti alle fusioni avranno una durata di 10 anni (prima erano 15 anni) e verranno incentivate con priorità le fusioni dei Comuni che raggiungono la soglia minima di popolazione di 5.000 abitanti e quelle che includono almeno tre Comuni, di cui almeno uno sotto i 1.000 abitanti.

Una Legge che ha tutto l’aspetto di un’ultima chiamata, che sembrerebbe fatta apposta per la nostra Val Taro e quindi da cavalcare all’istante… prima che i piccoli comuni siano accorpati per decreto e senza tanti incentivi.

Le terre del Levante ligure

Attraverso il sentiero che va da Framura a Levanto, passando per Bonassola
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Le terre del Levante ligure
Il sentiero inizia appena oltrepassati i binari. Un centinaio di scalini anticipano il tragitto, ma una volta terminati si può chiaramente intuire quale sarà il percorso della giornata: da Framura a Levanto, passando per Bonassola.
Il percorso è semplice e molto panoramico, aperto ai venti di tramontana e il mare è un fedele compagno per tutto quel tratto di costa. Si attraversano anche un paio di piccole frazioni ed è lì che la “Liguria” si mostra e si fa sentire attraverso colori, profumi e un dialetto dall’accento salmastro.
Poi arriva la pineta, così altri sentori prevalgono nell’aria, i terrazzamenti con le vigne e gli ulivi: “Tère de dùu travaggiu”. Finalmente la discesa, con il mare laggiù, sempre bene in vista. Gli ultimi tre chilometri sono in galleria, un tratto ferroviario dismesso negli anni ‘70 in seguito al raddoppio della tratta La Spezia-Sestri Levante. Lì i binari sono stati abbandonati per lasciare posto a una caratteristica pista ciclabile che collega Bonassola a Levanto.
La ricompensa della giornata è ormai a portata di mano. Dal fondo della galleria s’intravede Levanto e con il paese già s’immagina quel pezzo caldo di focaccia “unta e bisunta” preparata per il pranzo. Il passo involontariamente s'allunga.
Luoghi dove all’anima viene naturale mescolarsi con ciò che vedi e assapori.

Bardi: rosso fisso

Nel giro di due anni hanno chiuso entrambi i distributori del paese
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Bardi: rosso fisso
Quando la spia segna “rosso” si individua il distributore più vicino, ma se in questo caso è l’unico ed è definitivamente chiuso, allora la faccenda si complica. A Bardi “essere in riserva”, è diventato un problema.
Nel giro di due anni hanno chiuso entrambi i distributori. Una situazione a dir poco paradossale e una vera mazzata per gli abitanti di Bardi e del circondario.
Per capirne la causa basta andare al bar a prendere un caffè: costi fissi di gestione, tasse, energia elettrica e margini ridotti all’osso, oltre ai famigerati “chiodi” di ditte e artigiani sottomessi alla crisi. Impossibile quindi tirare avanti.  
Con questa realtà è anche difficile trovare un nuovo gestore, ma se non si troverà in fretta una soluzione, i bardigiani saranno costretti a sopportare gravi disagi. Il rifornimento più vicino dista infatti 14 km e per fortuna che nel 2014 intervenne l’Amministrazione Comunale di Varsi aprendo un proprio impianto self-service per riportare un servizio che mancava al paese da 15 anni.
L’impianto è un’attività privata, ma è pur vero che è un servizio essenziale per i mezzi di soccorso e i cittadini, in particolare per le persone anziane che hanno poca dimestichezza con il “self”, infatti stanno ricorrendo al vecchio metodo delle taniche.
Un disagio concreto, tant’è che l’Amministrazione Comunale di Bardi si sta interessando al caso facendo pressioni sulla compagnia per restituire al più presto il servizio, almeno con un self-service.
Oggi ho inevitabilmente pensato alla canzone di Battiato che recita: “Che felicità ci dà l'insegna luminosa quando siamo in cerca di benzina”.
ARGOMENTI: Bardi; Valceno;

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