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  • 20
    Ott

    Matilda: la donna che salvò nostro padre

    Aldilà della storia che può raccontare, a Cà Scapini non è rimasto proprio nulla: muri crollati, finestre spalancate, comignoli privi fumo da ormai mezzo secolo. Non c’è nemmeno un cane che abbaia. Solo silenzio. Sopravvivono solo i ricordi, proprio come se il tempo non avesse nessun effetto su di loro. Resta la memoria di chi in quel paese, oggi inghiottito dal bosco, ci è nato, vissuto e, in qualche caso, ci ha combattuto. Sensazioni forti che fanno di questo paese un custode della memoria.
     
    L’ultima storia che ci racconta è quella di John Crosthwaite Eyre, un soldato inglese liberato dopo l’8 settembre del 1943 dal campo di concentramento di Fontanellato. John, con altri suoi compagni, lasciò la pianura per rifugiarsi in Appennino e proprio a Scapini trovò ospitalità e protezione. Per tre mesi, la sua nuova “casa”, fu quella di Matilda Franchi in Moruzzi.
    Di questa sua inaspettata e fortunata accoglienza, la scrisse in una lettera (in allegato) alla madre il 2 dicembre del '43 prima di partire, a piedi, per la Svizzera: “Non ho mai patito la fame e non ho speso un centesimo per il cibo. Credo che siano le persone più gentili del mondo. Zia Matilda ci ha curato con formidabile coraggio e devozione, ed ora è quasi in lacrime per la nostra partenza. Ha combattuto con il resto del villaggio per tenerci ancora una settimana perché gli altri avevano paura. Nonostante la povertà, ha fatto quanto avrebbe fatto una madre”.
     
    Oggi, a distanza di 74 anni, i figli di John, Charles e Felicity, uno venuto dall’Inghilterra, l’altra dallo Zimbabwe, hanno reso omaggio alla tomba di Matilda presso il cimitero di Cereseto e hanno fatto un sopralluogo a Scapini e a ciò che resta di quella casa. Per l’occasione erano presenti nel borgo i nipoti di Matilda, sopraggiunti appositamente per incontrare gli “inglesi”.
    C’ero anch’io quel pomeriggio e vedere Charles e Felicity salire quelle scale cadenti, oltrepassare quella porta socchiusa, entrare in ciò che è rimasto della camera da letto del padre, dove ancora s’intravedono le pareti rosa, penso sia stata una delle gioie più belle della vita… chiaramente visibile nei loro occhi e in quel pezzetto di muro dipinto infilato nella tasca di Charles.
     
    Tutto ciò è potuto accadere anche grazie alla disponibilità prestata da Ettore Rulli di Compiano Arte Storia, che si è prodigato fin da subito ad accoglierli e organizzare la visita ai luoghi d’interesse, tra cui una cena decisamente speciale presso la Trattoria “Solari” a Cereseto, approntata con lo stesso menù che Matilda preparò a John la sera del 2 Dicembre 1943, prima della sua partenza, particolare riportato in un altro passaggio della lettera: “Ha ucciso due dei suoi ultimi conigli e ci servirà pasta ai funghi e coniglio in umido con polenta”.
    Charles, Nicki e la figlia Gemma, Felicity, Cinzia e Paolo Flores (gli amici che hanno fatto le ricerche e che poi sono riusciti a mettere in contatto i due figli con Ettore), soddisfatti e commossi, sono poi ripatiti con una promessa: “Hello zia Matilda, torneremo”.

  • 17
    Ott

    Cronaca di una morte annunciata

    Sveglia alle sette. Il pullman sarebbe partito di lì a poco, direzione Bologna. A credere che la nostra presenza presso l’Assemblea Regionale sarebbe servita alla causa c’erano cinquanta persone, coordinate da Insieme per Vivere e Comitato Pro Ospedale Borgotaro, i promotori di questa protesta bolognese.
    Sul posto, già schierate sulla scalinata della “Regione”, agguerrite più che mai, altrettante mamme, papà e figli provenienti da Castelnovo Monti, anche loro a bordo della nostra stessa barca, perciò tutti lì a protestare contro la chiusura dei Punti Nascita del nostro Appennino.

    A tenere a bada questo centinaio di cittadini, armati di fischietti e slogan scritti su di un lenzuolo, c’era persino un cellulare antisommossa della Polizia, anche se, a dire il vero, hanno subito capito che aria tirava e poco dopo se ne sono andati.
    Dalla tribuna riservata al pubblico, un centinaio di posti tutti occupati, abbiamo assistito a un voto che non c’è stato. Sì, rimandato al giorno successivo nonostante le richieste di Lega Nord, Movimento 5 Stelle, Sinistra Italiana e Fratelli d'Italia di votare durante la seduta, proprio per rispetto a quei cittadini che hanno sacrificato una giornata di lavoro o di impegni per poter essere presenti alla votazione. Nulla da fare, per ben due volte: “Non si può spettacolarizzare un voto”. Una scelta condivisa e confermata per alzata di mano da tutta la maggioranza. Parola del PD al gran completo. Una dimostrazione di non aver alcun senso di comprensione verso i cittadini. Prima il partito!
    Certo, meglio farlo senza pubblico, senza clamore, lontano dalla stampa. Tra voi.

    Una cosa l’ho capita, a questi signori non piace il dissenso, le folle vanno bene per applaudire, per tagliare nastri e per affermare il consenso. Temono titoloni, fischietti e slogan come l’acqua santa per il diavolo. Perciò è necessario mettere il silenziatore a chiunque possa ostacolare i loro strategici piani, attuati sempre per il nostro bene, tra questi anche quello di voler far nascere bambini da un’altra parte, fuori dalla loro terra.