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  • 26
    Apr

    Pelpi Trail

    È stata la prima edizione sotto diversi aspetti: considerare le potenzialità e definire gli aspetti tecnici. Le centinaia di iscritti sono una risposta concreta e gli inconvenienti riscontrati sul percorso uno stimolo a migliorare. Una cosa è però certa, la nostra valle va “venduta” per quella che realmente rappresenta: un ambiente unico, suggestivo e, perché no, invidiato. Una gara come la Pelpi Trail testimonia quindi uno dei tanti modi di far percepire il nostro territorio ai tanti che ancora non lo conoscono. È questa la missione principale degli organizzatori: Pro Loco Bedonia, Vallinbici e I Love Run.
     
    Ore 9 del mattino, piazza Centinaro è già gremita: c’è chi fa colazione, chi si riscalda i muscoli e chi tenta l’iscrizione dell’ultimo minuto. Dopo mezz’ora le persone al nastro di partenza sono 600, di cui 100 atleti registrati per affrontare il percorso competitivo, monte Pelpi andata e ritorno per un totale di 23,5 km (dislivello 1230 metri), mentre i restanti 500 hanno compiuto la camminata non competitiva, 12 km sviluppati attraverso gli innumerevoli sentieri che circondano il capoluogo di Bedonia.
    Unico rimpianto: la giornata non era proprio delle migliori, il monte Pelpi aveva il suo famoso “cappello”, così nebbia e foschia hanno causato qualche problema di orientamento agli atleti della competitiva. Qualche sbuffo momentaneo, poi rientrato all’arrivo: “In fondo era la prima edizione”. Grazie quindi a qualche critica costruttiva e ai consigli ricevuti, utili a migliorare ulteriormente l’evento.
     
    Manifestazioni come questa stanno prendendo sempre più piede in Valtaro e le camminate di Borgotaro, Bedonia, Albareto e Tarsogno ne sono una prova tangibile. Per questo motivo ho una visione personale, quella di vedere tutte queste competizioni riunite sotto lo stesso “ombrello”, pur mantenendo il nome di ognuna delle specialità: Quadrifoglio Ultra Trail, Pelpi Trail, Albareto MudRun, Cento Croci Trail.
    La “3T Valtaro” sarebbe senz’altro un buon accorgimento per poter unire le forze, promuovere il territorio con metodo condiviso e un unico obiettivo, che non è solo quello di creare indotto o un introito economico, ma bensì quello di far conoscere oltre provincia e regione la nostra valle. Un gruppo di sportivi ormai conosciuto e che ha la giusta esperienza per rivolgersi a una platea diversa dai soliti cento atleti del circuito trail provinciale. Potrebbe essere un modo sicuro e funzionale per vendere un prodotto tutto nostro e rivolto all’intero nord Italia: un solo marchio, una sola valle, un unico successo.

    Per la riuscita della manifestazione c’è voluta la collaborazione di tutti, in particolare: Bar Lucia, Snack Bar, Web Progetto, Gastronomia da Jack, Mobili Monteverdi & De Rè, Norda (Cristian Romualdi), Parmalat (Marco Bardini), Ferramenta Caramatti, Rally del Taro (Gino Scarpenti), Mabe Incisioni, Erreà Sport, Ascom Parma, Croce Rossa Italiana Comitato di Bedonia, Protezione Civile Bedonia, Moto Club Taro Taro Taro, Gruppo Alpini di Bedonia e Anzola con più di 60 volontari messi a disposizione, Caldo Glaciale di Alessio Ambanelli per i premi, oltre ad un ringraziamento particolare all'Amministrazione Comunale di Bedonia per il supporto.

  • 19
    Apr

    La soluzione dell’acqua

    Fino a qualche tempo fa se pensavi a “Montagna 2000” ti veniva l’orticaria. La musica però sta cambiando. Non sono io a dirlo, ma i numeri, l’accortezza aziendale e soprattutto la trasparenza.
    Era legittimo parlarne quando andava male, per quale ragione non farlo se i risultati sono positivi?
    Una sterzata decisiva messa in pratica dalla nuova direzione generale, da un anno e mezzo assunta da Emilio Guidetti. Non temo di ripetermi: “Persona che sta procedendo a spron battuto, mettendo in atto veri e propri miracoli se raffrontati con la gestione 'allegra' del passato”.

    Un provvedimento sostanziale di questo periodo riguarda il censimento delle 609 utenze pubbliche, quelle ad oggi non soggette a pagamento perché prive di contatore: municipi, palestre, scuole, cimiteri e soprattutto le 343 fontane pubbliche. Un gran numero di allacci non controllati sparsi nei nostri comuni e spesso con tubi allacciati da privati (vedi foto). Un’operazione di razionalizzazione che vale, sul piano economico, circa 330.000 Euro/anno se portata a regime, somma che andrebbe a incidere, positivamente, sul costo della bolletta che riceviamo: "L’acqua non è gratis e per il principio dell’equilibrio finanziario imposto dalla legge se non la paga Tizio la paga certamente Caio".

    Aldilà del recupero di costi e acqua potabile, tutte queste fontanelle potrebbero alimentare un grosso problema idrico in tempi di siccità come quella che stiamo vivendo in questi ultimi anni (le condizioni meteo nel ciclo dell’acqua hanno un ruolo fondamentale), costituendo uno spreco copioso di una preziosa risorsa.
    Il problema diventa risorsa regolandone l’uso: contatori su tutte le utenze ad oggi non misurate (publiche e non), applicazione delle tariffe deliberate dall’agenzia nazionale e sostituzione dei rubinetti tradizionali con quelli a pulsante, in modo da aprire e chiudere l’acqua secondo necessità, invece che lasciarla scorrere anche quando non utilizzata.

    Un’opera di razionalizzazione per evitare di sprecare migliaia di metri cubi di acqua potabile, totalmente sottratta agli acquedotti e già gravata da costi alla fonte (non sgorga gratis). Un lusso non più sostenibile.
    Qualche dato reso disponibile dalla società: al cimitero di Borgotaro è stata trovata una perdita di acqua potabile (110 m3 al giorno), pari ad un introito annuo di 35.407 Euro; due fontane di Fornovo ne utilizzano 45 m3 al giorno (sono prive di ricircolo), pari a 13.000 Euro/anno.
    Tanto per capirci... un'abitazione con un nucleo di 3/4 persone consuma mediamente 0,4 m3/giorno. A mali estremi, estremi rimedi: “Se non paghi non controlli”.

    In questi giorni è stato rilasciato il bilancio e il risultato parla chiaro: nel 2016 c’è già un utile netto di 119.836 Euro. Per i più maliziosi è facile pensare: “Sarei capace anch’io, con le bollette che arrivano…”. Questi risultati vanno però ricercati in una gestione amministrativa meno clientelare e con acquisti più scrupolosi.
    Ho letto qualche esempio illustrato durante l’assemblea dei soci (allegata in PDF): l’acquisto del tubo in plastica costa ora il 43% in meno; il costo della gestione dei depuratori è inferiore al 17%; un interesse passivo pagato alle banche nel 2015 era all’incirca del 9%, ora è del 3,5%. Non solo, sono state ridotte le spese legali per contenziosi da 117.000 Euro (2015), a 35.000 Euro (2016), mentre sono aumentati gli introiti dagli scarichi produttivi, in precedenza non correttamente monitorati: 151.000 Euro nel 2016, contro i 91.000 del 2014.

    Ridurre gli sprechi, pagare meno e pagare tutti”. È questa la filosofia per ottenere una bolletta più leggera, almeno fino al 31 dicembre 2019, termine attuale dell’era Guidetti.