Finiti i 'fuochi' rimane la Luna
 

E se il vero piacere fosse già adesso?



Questione di fibra

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Questione di fibra
Sapete cosa mi colpisce? Che quando frana una strada o ci rotola sopra qualche sasso sono tutti lì a rilevare il problema con servizi TV, interviste e titoloni sui giornali: "Strada bloccata, frazione isolata", allora tutti in Provincia e Regione a protestare del problema, poi il giorno dopo arriva la ruspa e tutto è risolto. Quando invece si parla di interruzione per un’altra importante "strada", per questa intendo quella digitale, rilevante tanto e quanto quella tradizionale, allora il "blocco" non fa notizia. Ad esempio, mandare a casa una decina di dipendenti perché la linea ADSL è rimasta muta per 2 giorni o sopportare un mese di Banda Larga malfunzionante, per non dire ferma, è considerata routine, uno stato di fatto a cui sottostare silenziosamente, certo, perchè nessuno ne parla.

Tutte situazioni che accadono per una condizione di precarietà digitale, da molti anni ci siamo dentro tutti e tutti sappiamo bene che la nostra zona è servita malissimo dal punto di vista dei collegamenti internet, ad esempio la linea ADSL non è disponibile nel Comune di Compiano, così come una buona parte dei territori dei Comuni di Tornolo, Albareto, Borgotaro, Bedonia e Bardi. La colpa principale di questa carenza è dei gestori nazionali che non investono in zone poco remunerative per gli azionisti, oltre a tutti i Governi che non hanno mai fatto nulla per colmare questa mancanza.

Tra le tante necessità ricorrenti oggi in Valtaro e Valceno, soprattutto per non accelerare lo spopolamento, non sono più le strade ad alto scorrimento, bensì le infrastrutture informatiche, le vere autostrade dello sviluppo. Non disporre di tali servizi significa impoverire ulteriormente la già malandata attività economica montana.
La nostra Regione offre finanziamenti per abbattere il "Digital divide", soprattutto nelle zone appenniniche, ma in questi ultimi anni si è mai tentato di ottenerli per collegare alla fibra ottica almeno i centri urbani? E’ una domanda, non una provocazione, se qualcuno volesse rispondere.

Quanto sia importante disporre di una linea veloce basta guardare cos’è accaduto alle tredici ragazze del Call-Center con sede a Bedonia, da qualche giorno traslocate a Borgotaro per poter usufruire della fibra ottica, peculiarità a loro indispensabile per un’espansione lavorativa futura, sia per il volume d’affari che di dipendenti.
Non so se questa “sottrazione” di lavoratori sia più o meno importante di una frana, se questo stato di "Divario Digitale" possa essere sostenuto ancora per molto o se vedremo scendere a valle ulteriori risorse umane… per ora l’unica certezza è che io, come tanti tanti altri, continuiamo a mendicare quel benedetto Mega al gestore locale di turno… sempre se le linee non sono intasate, disturbate o mal funzionanti.

Un'estate per Thomas

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Un\'estate per Thomas
Ormai sono in pochi a non conoscere, purtroppo, la Sindrome di Menkes, la malattia neurodegenerativa che colpisce un bambino su trecentomila e causata da un difetto genetico che inibisce l'assorbimento di rame a livello intestinale. Il caso è divenuto noto in valle perché ad esserne affetto è Thomas, il bambino di due anni che vive a Bedonia.
Parlare di malattie rare come questa è un po' come tracciare una linea retta nel buio, qualcosa che va storto c’è sempre, casi che nemmeno la ricerca riesce a tracciare: pochi centri specializzati per le cure, difficoltà di accesso ai farmaci, fondi di ricerca inesistenti, tutte situazioni che mettono in ginocchio la famiglia, soprattutto psicologicamente.
Un caso che localmente non è stato certamente trascurato, infatti sono diverse le iniziative estive messe in campo per dare un aiuto concreto alla nuova Associazione fondata dai genitori: “Per sempre nel mio cuore”, una realtà che aspira a raccogliere fondi destinati alla ricerca genetica di questa rara Sindrome, ma soprattutto per sostenere quel filo di speranza  giunto dall'America, dove un medico starebbe sperimentando una cura che potrebbe rivelarsi efficace.
Cerchiamo tutti di partecipare e dare un contributo, anche simbolico, perché è vero che certe malattie sono rare, ma è anche vero che tutti insieme le possiamo rendere un po’ meno orribili.

Gli eventi organizzati a Bedonia sono i seguenti:

23 Luglio: serata danzante con l'Orchestra Paolo Bertoli e gli allievi della sua Music School;
27 Luglio: serata danzante con l'Orchestra Casadei;
09 Agosto: presentazione del libro del papà di Thomas: "Per sempre nel mio cuore" di Fabio Brigati;
22 Agosto - Concerto dei New Trolls;
29 Agosto - Concerto del gruppo bandistico Glenn Miller Band;

07 Agosto - A Santa Maria del Taro, alle ore 21, presso il Salone della Proloco, ci sarà una tombolata; 

09 Settembre - A Borgotaro estrazione della sottoscrizione a premi presso il Campo Bozzia. I biglietti da 2 Euro è possibile acquistarli presso molte attività commerciali di Borgotaro, Bedonia, Compiano e Albareto.

L'epicentro Val di Taro

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L\'epicentro Val di Taro
Sciame sismico intenso, epicentro circostritto in Alta Valtaro e cuore in gola… tutte caratteristiche che non ti fanno vivere proprio serenemente e giunti a questo punto qualche dubbio può sorgere, avere un parere fondato sarebbe l’ideale. Lunedì ho scritto all’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia chiedendo notizie sulla sismicità della nostra area, oggi ho ricevuto risposta e ringrazio il Dott. Alessandro Amato per il tempo dedicato.
Due piccole scosse anche nella giornata di ieri (inferiori a 2), oltre alle sei tra la notte di domenica e lunedì, quasi tutte comprese fra il Magnitudo 2 e 2.6, fanno parte di uno sciame sismico che sta perdurando dal 24 Giugno, in tre settimane se ne sono contate una ventina.
Un gran numero di scosse, certamente di piccola entità, ma essendo stato individuato l’epicentro tra i Comuni di Bedonia, Compiano, Tornolo e Albareto, il boato che annuncia il tremore si avverte chiaramente, specialmente di notte, quindi la preoccupazione nei cittadini è tanta… basta vedere il numero di coloro che riportano sui social network la propria ansia dopo una scossa.
Si sa, non c’è modo di anticipare i terremoti con certezza, ma i cosiddetti precursori sismici e i segnali premonitori dei terremoti esistono e sono monitorati, a tal proposito allego la relazione aggiornata a ieri e rilasciata dall’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia.

Isola di Pianosa: da Inferno a Paradiso

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Isola di Pianosa: da Inferno a Paradiso
L’isola di Pianosa è una sottile, lunga e solitaria linea in mezzo al Mar Tirreno e finché non ci sei a ridosso non riesci nemmeno a percepirla, il suo punto più alto è infatti di 25 metri e la superficie è di soli 10 km².
Peculiarità che l’hanno resa a metà dell’800 un luogo ideale per costituirci la prima colonia penale agricola italiana. Sotto il piano naturalistico è stata questa la sua salvezza, infatti dal 1996 è stata destinata a Riserva Integrale del Parco Nazionale dell'Arcipelago Toscano, ovvero: divieto di approdo, navigazione, pesca, immersioni fino ad un miglio dalla costa, mentre l’accesso e la balneazione sono autorizzati solo se accompagnati da guide.
Pianosa è disabitata da quando nel 1997 il carcere è stato chiuso, da allora, oltre ai detenuti, hanno abbandonato l’isola anche le guardie, i loro familiari e i pochi civili che lì vivevano.
Polizia Penitenziaria, Carabinieri, Guardie Forestali e un paio di civili sono gli abitanti che presidiano attualmente l’isola, oltre ad una ventina di detenuti in regime di semilibertà che si occupano della ristrutturazione di alcuni edifici e della gestione di un ristorante-bar.
Senz’altro buoni propositi, ma in realtà è solo una goccia nel mare, le costruzioni sono tante e tutte di pregevole valore architettonico, ma si stanno sgretolando a vista d’occhio e la sensazione è di vederle svanire presto nel nulla. Un vero peccato perché la composizione di tutti gli edifici è ben curata, piacevole e ricca di spunti architettonici, una scelta attuata nel 1870 dall’allora direttore del carcere Leopoldo Ponticelli, persona innegabilmente lungimirante poiché volle rendere apprezzabile ai detenuti anche l'estetica degli edifici, una valutazione gradevole, almeno alla vista, di un luogo da molti definito "Inferno".
La dismissione del carcere ha lasciato un vuoto enorme, forse incolmabile. Tra quelle vie deserte, tutte intitolate ai caduti per mano di mafia, si mormora che esistono diversi progetti per il recupero di Pianosa, ma dallo Stato nessun cenno, nessun programma fondato o fattibile. Fino ad ora si è concretizzata l’apertura dell’Albergo Milena, una piccola struttura d’accoglienza presso l’abitazione dell’ex Direttore del carcere, e la gestione di tutte le escursioni, sia di mare che di terra, affidata obbligatoriamente alle Guide Naturalistiche.
Una certezza è anche l’Associazione per la difesa dell'Isola di Pianosa, costituita dopo la chiusura del carcere per la volontà di alcuni ex pianosini, il loro intento è quello di conservarne la memora storica, promuovere la rinascita e sensibilizzare la condizione del paese soggetto a frequenti crolli, tetto della chiesa compreso.
Tra loro sono in molti a sperare che l’Ente Parco faccia valere la propria forza per salvaguardare queste stupende ricchezze paesaggistiche e architettoniche, un vero "Paradiso" della nostra tanto amata, quanto strampalata, Italia.

In mostra sessant'anni di Trota e Polenta

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In mostra sessant\'anni di Trota e Polenta
Ancora un viaggio nella memoria, ancora una mostra fotografica, quest’anno per raccontare il mondo della Sagra della Trota. Un omaggio a coloro che sono stati gli ideatori e poi i protagonisti di molte edizioni: friggitori, impanatori, menatori di polenta, bellissime cameriere, ma anche quelli che si trovano in piazza a degustare quanto ordinato in quella terza domenica d’Agosto.
Le immagini che ho selezionato vanno dal 1954 alla fine degli anni ’70, testimonianze che rappresentano una preziosa "fonte" storica, rappresentazioni che fissano nella memoria volti e attività legate alla Sagra, nonché quei gesti dovuti all’esperienza e tramandati, per sessant’anni, fino ad oggi.
Un ruolo decisivo lo ebbero i commercianti del centro storico e in particolare i dipendenti comunali di quel tempo, impegnati in un ruolo attivo e determinante per la riuscita della festa.
 
La mostra è stata allestita lungo la via del centro storico e sarà visibile fino al 31 Agosto 2014, un’iniziativa finanziata dal Comune di Bedonia e dal Comitato Sagra della Trota, ma resa poi possibile grazie alle molte persone che mi hanno aiutato durante l’inverno a realizzarla donandomi le loro fotografie e raccontandomi nel contempo alcuni simpatici aneddoti, tra questi: Bruno Cavalli, Paolo Salini, Lusardi Peppino, Guido e Carla Sghia, Lino Barozzi, Franco Danzi, Giovanna e Renata Fiduciosi, Franca Rossi-Taburoni, Camilla Tedaldi, Wilma e Alberto Chiappari, Mariella e Giuliana Serventi, Giorgio Mocellin e infine, ma non per ultima, Virginia Biasotti, al cui padre, Carletto Biasotti, va la dedica di questa mostra, fu lui nel 1954 a ideare e coordinare questo evento di grande interesse turistico e tradizionale per il paese di Bedonia e per tutta la Valtaro.
 
La Sagrà è una manifestazione nata per caso, conseguenza di una pesca eccezionale alla Trota, fu proprio così che nacque, offrendo ai villeggianti quel gran numero di trote fritte, accompagnate da una fetta di polenta e da un bicchiere di vino bianco.
L’anno successivo, con l'allora Sindaco Avv. Aldo Milani, si decise di dar seguito a quella che diventò poi la Seconda Sagra della Trota: Ferruccio Bresadola forgiò i due padelloni per friggere, i dipendenti comunali realizzarono i fornelli in mattoni refrattari, le sarte cucirono i cappelli e i grembiuli per i cuochi, mentre un occhio di riguardo ci fu per gli abiti tradizionali delle giovani e belle cameriere… e oggi, di quei tempi, ne abbiamo un bel ricordo.

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