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L'amore ai tempi di Marquez

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L\'amore ai tempi di Marquez
Ci sono libri che non sono come tutti gli altri. Libri che raccontano qualcosa più degli altri, che ti prendono per mano pagina dopo pagina, che ti conquistano per portarti dentro al racconto, quasi a farti esplorare un mondo parallelo. Fino ad oggi ho trovato un solo libro (quindi l'autore) capace di suscitarmi tali emozioni, in grado di cambiare anche la vita, non nel senso stretto del termine, ma in grado di segnarla sì. Sto parlando di "L’amore ai tempi del colera", di Gabriel Garcia Marquez. Il più bel libro che ho letto, senza dubbi. Prima o poi mi sarebbe piaciuto parlarne, farlo adesso mi dispiace anche un po'.
La mia storia con questo romanzo inizia da un regalo o meglio da un prestito mai restituito, mi è impossibile separarmi dai libri letti e poi, una volta terminato, è stata talmente tanta l'affezione che egoisticamente ce l'ho ancora con me, è là, in mezzo agli altri romanzi di Marquez.
Da allora sono passati oltre vent’anni ed è l’unico libro che ho riletto quattro volte, sulla seconda di copertina c’è indicato data e luogo di ogni occasione. Giovanna, quantomeno comprendimi.
Sono certo che lo aprirò ancora, come fosse la prima volta, è una lettura in grado di trasformare la realtà in sogno, la fantasia in speranza. Perché limitarsi?
Oggi Marquez ha definitivamente posato la penna sul tavolo, non scriverà più. Ma uno scrittore può morire?

#i50diZambelli

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#i50diZambelli
Il locale che Domenico Zambelli ha scelto per festeggiare il suo cinquantesimo compleanno era lungo il Naviglio di Milano, il Curò, un ambiente propriamente siciliano caratterizzato da limoni freschi disseminati qua e là, con stupende ceramiche di Caltagirone a far da sfondo e con quell'atmosfera di festa patronale nell’aria, luminarie e candele comprese, dettagli curati da Betta del ristorante "La Pergola" di Bedonia, mentre il brindisi degli auguri è stato poi affidato a due grandi marchi come Franciacorta Berlucchi e Wodka Grey Goose.  
Una tappa di vita che ha voluto condividere con tutti i suoi amici e collaboratori più stretti, tra gli invitati figuravano moltissime star della televisione, cinema e della moda italiana, oltre a noi storici amici di Bedonia.
Grazie alla sua personalità istrionica, ai valori umani che molte persone gli hanno riconosciuto, ha saputo conquistarsi stima e rispetto in un ambiente spesso descritto come ostile, diffidente e pieno di gelosie, qualità di non poco conto se raffrontate ai valori di "moda" oggi.
La mia non vuol essere assolutamente una sviolinata di parte, visto che ci conosciamo da oltre trent’anni, ma riporto solo ciò che vedo, anzi che sento direttamente da quelle persone che quotidianamente lo frequentano e ci collaborano… una virtù legata alla sua intelligenza e professionalità.
A questo punto mi sorge anche un dubbio: ma la "Sventurata" signora si sarà mai pentita di quella sua decisione? Non lo so, quello che immagino è che Domenico, giunto a questo punto, può sempre contare sull’ormai famoso motto di Jap: "La più sorprendente scoperta che ho fatto subito dopo aver compiuto cinquant’anni è che non posso più perdere tempo a fare cose che non mi va di fare".

Il canestrello della Domenica delle Palme

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Il canestrello della Domenica delle Palme
L’usanza di preparare la ciambella, anzi "U canestréllu cü levee", per la Domenica delle Palme è senz’altro antica e fa piacere sapere che ancora oggi ci sia qualche bedoniese che tramandi la tradizione. Farina, uova, zucchero, uvetta e ovviamente lievito madre, un dolce semplice, ma dal sapore gradevole e con un profumo speciale.
Non so risalire alle origini di questa tradizione, quello che c’è di certo è solo l’età del lievito che Maria Pina utilizza per la preparazione del dolce: cent’anni.
Mi dice che la base del suo lievito, ottenuto dalla fermentazione dell’uva, è tramandata dai tempi di sua nonna, quando ancora non esisteva quello più efficace di birra, comparso in Valtaro dopo la seconda guerra mondiale e dove trovava comunque riluttanza all’impiego poiché bollato come: "Lavü muderni".
Maria Pina mi chiama dalla finestra e mi chiede di salire in casa. Ha già davanti il canestrello, ancora tiepido e profumato, ne taglia una fetta per donarmelo, nel mentre mi racconta una storia che non conoscevo e rimasta in uso fino agli anni 50/60. La consuetudine voleva che il padrino regalasse al proprio “figlioccio” una ciambellina rotonda, la quale veniva infilata al collo del ragazzo/a a mo’ di medaglione, al termine della messa delle "Undici"… ma il dono non durava tanto a lungo, per l’ora di pranzo non rimaneva che un nastrino rosso, sguarnito e svolazzante.
Ora però mi sorge un dubbio, il prossimo anno dovrò regalare una ciambellina a Diletta e Sebastiano, ma poi se la metteranno al collo?

Notte dopo gli esami

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Un'altra vicenda si aggiunge al mio giudizio che il tempo fugge inesorabilmente, ormai oltre misura. Sembrava di ieri il ricordo di quella notte prima degli esami dove Martina e Beatrice, le cugine “Botti”, sedute sulla panchina rossa davanti alla canonica, apparivano in preda all’ansia della maturità, invece, da quella calda sera di giugno, di anni ne sono passati, tant’è che sabato sera hanno festeggiato la loro “Laurea”.  
Una nottata in compagnia passata al Bar Lucia, tra chiacchiere, sangria e a cantar canzoni del passato con i "Gatti Matti". Per ricordare la serata non poteva cerco mancare la nostra reporter Valeria, anche se, a dire il vero, era un po’ schifata dal tenere in mano una compatta Canon di un’amica, per la sua Nikon non era certo un luogo consono, ma nonostante il ”mezzo” anomalo è riuscita ugualmente a scattare le consuete mille foto.
Ora non ci resta che aspettare il prossimo party, Martina sta frequentando il quarto anno di Conservatorio e Beatrice tra un paio d‘anni potrà compiacersi del titolo “Arch.”, ma se il tempo si comporterà sempre allo stesso modo, il domani è già dietro l’angolo, quindi a presto mie care!
Ah dimenticavo... ragazze, anch'io ho dato il mio contributo alla serata e il mio "regalino" è nel video qui allegato ;)
Notte dopo gli esami

Thomas "Per sempre nel cuore"

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Thomas \ Le chiamano malattie rare e la Sindrome di Menkes la è eccome. Non ci sono dubbi, undici i casi conosciuti in Italia, una malattia talmente rara che il Sistema Sanitario Nazionale nemmeno la riconosce. Si tratta di una patolgia neurodegenerativa che colpisce un soggetto su trecentomila ed è causata da un difetto genetico che inibisce la produzione di rame nell’organismo. Già questo potrebbe bastare ad aver chiara la situazione.
Ne parlo perché il caso ci riguarda da vicino, a esserne affetto è Thomas, un bambino che vive a Bedonia e il prossimo 15 Aprile compirà due anni.
Chi frequenta Facebook il caso lo conosce bene, infatti il video diffuso da Fabio Brigati, il papà di Thomas (uno dei gestori della piscina e palestra bedoniese), ha già ottenuto oltre ventiduemila visualizzazioni e un migliaio di condivisioni, ma non è ancora sufficiente, ecco perché mi ha chiesto di parlarne anche qui, proprio per far scoprire un mondo che non tutti conoscono, e, perché no, gettare le basi per fondare un’associazione ONLUS locale.
Il motivo è semplice, questa patologia, come tutte le "rare", racchiude un’infinità di problemi: pochi centri specializzati per la cura, difficoltà di accesso ai farmaci, fondi di ricerca inesistenti, tutte situazioni che mettono in ginocchio la famiglia, soprattutto psicologicamente.
Fabio, su questi temi e sulle problematiche che sta vivendo (e che ha vissuto), sta persino scrivendo un libro: "Per sempre nel cuore", un’iniziativa che, messa insieme a tutte le altre, possa servire a sensibilizzare l’opinione pubblica, le istituzioni e i media nazionali sulle conseguenze delle patologie rare.
La salute e la serenità è il bene più importante che la vita ci ha concesso, oltre che un diritto sacrosanto.

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Cà Scapini
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