(…ma qui scorre lento)

Feb04

Kenya: Katumbo

Per conoscere e tentare di comprendere l’Africa bisogna allora allontanarsi dall’albergo, dalla spiaggia, bisogna affidarsi ad una persona locale che ti accompagna fuori dai luoghi battuti dai turisti, facendoti apprendere la vera e spesso cruda realtà. Per questo sono oggi infinitamente grato a Katumbo, un ragazzo intraprendente ed onesto, uno dei tanti “Beach Boys”, che mi ha accompagnato per l’intero periodo a conoscere con semplicità la sua terra. 
Con lui ho visitato le cittadine di Watamu, Geze, Malindi, oltre al suo ed altri villaggi (con nomi impossibili da ricordare) che sorgono ai margini della foresta, tra palmeti, mango e baobab, tutti formati da spartane capanne, realizzate con il fango e dal tetto in Makuti (foglie di palma), senz'acqua ed elettricità.

Parlando di questo ragazzo s’intuiscono al tempo stesso le condizioni di vita del 90% della popolazione keniota.
Katumbo (Pancione tradotto in italiano) si alza all’alba, fa colazione con polenta e fagioli, dopodiché s’incammina verso la sua unica sussistenza: la spiaggia antistante i vari resort/hotel. Dopo circa due ore e mezzo di sentieri e strade bianche (25 km), percorse a piedi e senza scarpe, raggiunge il mare e lì inizia la giornata alla ricerca del turista da assistere offrendosi come guida.

In un Paese dove lo stipendio medio è di circa 30/50 Euro mensili anche un solo Euro in più a fine giornata può fare la differenza, a partire subito dal suo pranzo che gli costerà 20 Centesimi e sarà ancora a base di polenta e fagioli.
 Al tramonto riprende la strada di casa, altri 25 km percorsi però al buio o al chiaro di Luna, le capanne dei villaggi sono infatti illuminate solo dai fievoli lampade ad olio e dal fuoco che cuoce la cena. Certo, ancora polenta e fagioli. Prima di giungere al suo villaggio deve però far ricaricare la batteria del cellulare, anche lui come gli altri lasceranno il telefono presso una capanna fornita di energia elettrica, lo ritirerà poi il mattino seguente dopo aver pagato 5 Centesimi di Euro. Nel frattempo nessuna doccia rilassante, l’acqua è preziosa e costa cara, i pozzi di acqua potabile sono distribuiti ogni 2/3 km. Questi sono raggiunti durante il giorno dalle donne e tutte quelle taniche gialle, portate abilmente in testa, contengono 20 litri d’acqua… ma solo dopo aver pagato all’addetto del pozzo 5 Centesimi di Euro.

Prima di partire io e Gianmarco abbiamo prospettato a Katumbo la nostra intenzione di regalargli una bicicletta (circa 50 Euro), per lo meno raggiungerebbe la spiaggia in poco più di un’ora, ma ha declinato la cortesia perché con quelle strade, sarebbe un debito, le gomme si bucherebbero di frequente, invece, dice lui “andare a piedi non costa niente”. Allora, di comune accordo, abbiamo stabilito che dei mattoni (pietre bianche squadrate a mano e dal costo di 20 Centesimi cadauna) sarebbero stati più utili all’occasione, infatti da alcuni anni li sta mettendo da parte per costruirsi una capanna in muratura e lasciare quella in fango al fratello minore.
Eh sì, questa è la realtà di chi vive vicino al mare, alle cittadine con i turisti, basta però dirigersi a qualche decina di chilometri verso l’intero che la situazione è nettamente diversa, non c’è acqua e quindi non ci sono colture, la situazione sanitaria è carente e spesso si muore ancora di fame. 
Questo accade in gran parte del Paese, tranne nella zona di Nairobi, sede del governo presidenziale e dei soliti politici faccendieri, proprio dove si decide la sorte di milioni di loro concittadini.

>> Al villaggio di Katumbo e in altre realtà limitrofe...

 
Gen27

Kenya: 300 matite

L’Africa andrebbe conosciuta per quello che realmente è, un continente caratterizzato da molte, anzi troppe contraddizioni che la differenziano nel bene e nel male, anche se, purtroppo, ad abbondare sono quest’ultime.
Durante la mia breve permanenza in Kenya ho potuto in qualche modo ugualmente scoprirla, ammirarla, commuovermi, emozionarmi.

Ci sarebbe tanto da raccontare perché le sue sfaccettature sono molteplici e spesso complesse. Tant’è che, per non sovrapporre più argomenti, in taluni casi troppo disgiunti tra loro, suddividerò in diverse parti questo mio ultimo resoconto di viaggio: il territorio; la popolazione; gli orfanotrofi; gli animali.



Ora inizierò a raccontare quel territorio, specialmente con le immagini, descrivendo le tradizioni e la cultura locale, quella dei villaggi (le capanne sono in fango e prive di acqua ed elettricità) e delle migliaia di bambini che ti vengono incontro solo per sorriderti e dirti “ciao”, rimanendo lì a sventolare la mano finché non ti allontani. È un saluto che non racchiude nulla, è solo caloroso e spontaneo. Alcuni di loro desiderano la caramella, ma ci è stato sconsigliato di donarle per non influire negativamente sulla dentatura, allora tutti quei sorrisi gli abbiamo ricompensati con delle matite. Sì trecento matite che sembravano tanti oggetti del desiderio, ed è lì che capisci che quando non hai nulla anche il niente può rappresentare qualcosa.

>> Momenti di vita quotidiana...


 

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