• 26
    Ago

    Sposa per un giorno


    6

    L’abito bianco, quello del “giorno più bello”, quello del desiderio, quello che non fa mai smettere di sognare le giovani donne. Nessuna esclusa. Da sempre simbolo di un universo bianco e fatato, un tempo anche di speranza. Sono vestiti che rimangono, nel bene o nel male, inseparabilmente legati al passato, per questo custoditi gelosamente in fondo a un baule: “Finché morte non ci separi”. Inevitabile, in ogni abito c’è una storia alle spalle. D'amore prima di tutto. La Pro Loco di Bedonia ha così provato a raccontarne qualcuna.

    Si è perciò voluto ricreare una retrospettiva in modo da raccogliere gli abiti nuziali in uso dal 1875 al 1978, quelli che più rappresentano la nostra storia, tra questi uno creato dalla stilista bedoniese di Alta Moda Clara Centinaro e due in pizzo lavorato con il tombolo risalenti al 1875 e 1892.
    La sfilata è stata una vera immersione nelle atmosfere del passato, un’occasione per notare gli occhi lucidi delle spose di un tempo, particolarmente in chi vedeva indossato l’abito da figlie o nipoti, a loro volta emozionate.

    In Piazza Centinaro non c’era più posto, erano tutti lì ad ammirare quei quaranta vestiti da sposa e per attribuire un lungo applauso a Marina Cardinali, ideatrice della serata, a Liliana Pavesi, stilista bedoniese con un atelier a Parigi, per l'impostazione di vestiti e modelle, e a tutte le signore che hanno sostenuto l’iniziativa mettendo a disposizione il loro abito nuziale.
    Durante la sfilata sono state evidenziate le ispirazioni del periodo storico, i colori e i tratti del taglio sartoriale, proprio quelli influenzati dalla cantante famosa, dall’attrice del cinema o dalla moda parigina: lungo, corto, chiuso, scollato, con la pelliccia, il velo o lo strascico, ma pur sempre un vestito da sogno… forse anche per alcune di queste ragazze, spose per un giorno.

  • 22
    Ago

    Unicuique suum? ( A ciascuno il suo? )


    26

    In tutta la montagna, non solo a Bedonia, c’è una grande inquietudine per quanto sta accadendo sul Colle San Marco. Quell’istituzione religiosa e culturale, ovvero il binomio Santuario-Seminario, punto di riferimento della nostra gente, sta attraversando un periodo di forte disagio e profonda crisi.

    A seguito della rinuncia alla carica di Rettore da parte di don Renzo Corbelletta, la Curia piacentina, da cui il nostro Seminario dipende, ha stabilito la scissione in due enti distinti: da una parte il Santuario, dall’altra il Seminario. Il primo guidato da don Domenico Accorsini come Rettore e coadiuvato da don Bruno Cardinali; mentre il secondo sarà gestito da don Piero Bulla, parroco di S. Lazzaro a Piacenza ed Economo della diocesi.

    Quantomeno anomala la scelta di separare le due realtà del Seminario e del Santuario, da sempre un unico Ente come voluto dai fondatori storici: don Stefano Raffi, don Giovanni Agazzi, don Silvio Ferrari e don Renato Costa.
    “Da sempre un unico corpo con due polmoni”, proprio come ha rammentato don Angelo Busi, vicario episcopale della Valtaro-Valceno, durante il convegno organizzato per affrontare questa gravosa questione.

    Una scelta di scissione ancor più anomala in tempi in cui, con forza e determinazione, il Vescovo invoca su tutto il vasto territorio diocesano la fusione delle piccole parrocchie, troppo numerose come enti giuridici e troppo poco abitate, soprattutto nelle nostre zone montane, considerato anche il numero di sacerdoti che si riduce drasticamente di anno in anno.

    Le popolazioni delle Valli di Taro e Ceno si sentono giustamente preoccupate per questa singolare scelta, in fondo sono loro che lo hanno fortemente voluto, fornendo costantemente un contribuito essenziale per la realizzazione delle opere: offerte in denaro, materiali, giornate di lavoro gratuito e soprattutto con importanti lasciti. Motivi più che validi per considerare Santuario e Seminario come propri.

    Molti hanno in questi mesi manifestato la ferma volontà che questo prezioso punto di riferimento resti immutato, continui la sua missione, sia pur in modi adeguati ai tempi e alle mutate necessità, assicurando anche alle nuove generazioni il suo insostituibile contributo.
    Gestire questa importante struttura da lontano, senza conoscere la nostra storia, le nostre tradizioni, la sensibilità, la mentalità della nostra gente è difficilissimo e le frizioni saranno perciò inevitabili.

    Da qualche mese in molti stanno facendo squadra pur di “non mollare la presa” e subirne lo scorporo. Prese di posizione significative ci sono state sia da parte dagli ex alunni, dai sacerdoti legati al nostro Seminario, da una parte importante della popolazione e infine dall’Amministrazione Comunale di Bedonia.
    Il Seminario e il Santuario, binomio inscindibile, nei loro centosettant’anni di storia ne hanno brillantemente superate molte. Supereranno anche questa?