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  • 11
    Gen

    Quell'aria di gennaio

    Da questa mattina, ma per tutto il giorno, per le vie di Borgotaro, si sta vivendo una situazione paradossale, la stessa di sempre, quella che viviamo da un anno a questa parte: c'è puzza.
    Cosa ci sia nell'aria, purtroppo, nessuno lo sa ancora, tranne quelli che sostengono che sia solo l’olio delle patatine fritte. Una cosa però è certa, te lo può dire anche un bambino: non è aria pura, respirabile come dovrebbe essere. Mal di testa, bruciore agli occhi e nausea non fanno presagire il meglio.
     
    Ho appena segnalato ad ARPAE, per l'ennesima volta, questa situazione da terzo mondo, nessuno richiama, solito immobilismo e solita risposta automatica: “Nel ringraziarla per l'informazione inviata, Le confermiamo che tutte le segnalazioni pervenute in merito, questa inclusa, verranno utilizzate per cercare di individuare possibili soluzioni del problema”.
     
    Qui a Borgotaro si sta vivendo una situazione dove nessuno sa niente e dove nessuno sente niente. Bè, quasi. Per fortuna le persone con il naso e il cervello al loro posto ci sono ancora e per quel che possono si fanno sentire. Si sta vivendo un contesto che mi ricorda tanto il profondo sud, quello del “non vedo, non sento, non parlo".
     
    In questi ultimi giorni, nonostante l’odore sia evidente, persistente e denso, ci sono ancora persone che ritengono che sia “normale”, poi ci sono quelle che fanno finta di non sentire e quelle che non lo sentono nemmeno se ci infili la testa dentro al camino. Chissà poi perché? Ma dal tuo silenzio cosa ti aspetti in cambio? Parlo proprio a te, respiratore atipico; proprio a voi, politici navigati.
    Ma tutta questa gente del Borgo non avrà un minimo dubbio, non considererà la propria salute, non avrà un figlio o uno straccio di nipote a cui pensare e a cui donare un futuro migliore?

  • 10
    Gen

    La bottega di Bagnetta

    Sono davvero tanti i ricordi che mi legano al negozio che la famiglia Serpagli ha deciso, se pur a malincuore, di chiudere dopo 55 anni di onorata attività. Senza dubbio una delle dolorose conseguenze che Amazon e il commercio on line hanno sulla nostra società, in modo particolare per i negozi dei piccoli centri e quelli di elettronica.
     
    Quando aprì si chiamava “Casa della Radio”. Oltre alla riparazione di radio e televisori, si vendevano elettrodomestici e articoli musicali. Si trovava in via Trento a Bedonia e da quel posto non si era mai spostato. Per tutti è sempre stata la “Bottega di Bagnetta”.
     
    Là dentro c’era un pezzettino della mia adolescenza, motivo più che valido per esserci affezionato. Il salto indietro nel tempo va ai primi anni ’80, quelli della mia adolescenza. Erano i tempi dell’HI-FI, della tanto ambita “Alta Fedeltà” musicale. Il mangiadischi “arancione”, quello per ascoltare i 45 giri come Furia cavallo del West, Orzowei o Sandokan non bastava più, serviva qualcosa di più affidabile, di più professionale, ma soprattutto qualcosa di più serio, di adatto a quella musica “a 33 giri” che da lì a poco avrei iniziato ad ascoltare.
     
    Davanti a quello “Stereo” tutto nero della AKAI ci sbavavo ormai da troppo tempo: amplificatore da 60 Watt, piastra per le cassette, sintonizzatore, ed infine due casse acustiche RCF, 120 Watt di pura libidine sonora. Ci misi del tempo, ma riuscii ad acquistarlo, anche se non bastò lavorare un’intera estate in ferramenta. Ora che la qualità audio era buona, mancava solo la materia prima: i dischi.
    Per acquistare le ultime novità musicali non c’erano molte possibilità, una di queste era quella di prendere il treno e andare Parma: Il Discobolo, Discoteca33, Mistral Set o Crisopoli erano le mete predilette. Per tutte le altre volte, quando non c’era fretta, i vinili si ordinavano proprio da “Bagnetta”, i quali arrivano la settimana successiva all’ordine.
     
    Il negozio era anche la nostra meta per rifornirsi di musicassette in modo da duplicare gli LP o creare le compilation: le TDK C60 e C90 erano le predilette. Ricordo anche quando Fausto tentava di rifilarci, in mancanza delle nostre richieste, gli LP del suo prediletto Fausto Papetti: “E’ un saxofonista bravissimo, suona tutti i generi di musica… e poi guarda qui che copertine”. In effetti le copertine meritavano la giusta attenzione, ma la musica non era proprio di nostro gradimento. Fatto sta, che di lì a poco, lo soprannominammo “Papetti” e così rimase negli anni.
     
    I dischi acquistati in quel periodo li possiedo ancora tutti, perché si sa, sono oggetti che si tengono come le cose preziose, non si vendono, non si scambiano e non si dovrebbero nemmeno prestare. Tra questi LP ve n’è uno di Fausto Papetti (alla fine riuscì a rifilarmelo), per cui trovo che questa sia la serata giusta per riascoltarlo, oggi come allora: accendendo l’amplificatore e posando la puntina sul solco…

    P.s.
    Un altro bellissimo e indimenticabile ricordo legato a Fausto Serpagli è il suo libro: “Dall’UFO al nucleare”, a breve su questi schermi. Promesso!