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  • 20
    Nov

    La Valle del Lucido

    Si deve sempre cercare un motivo per fare qualcosa. È la regola. Per meglio conquistare un luogo bisogna farlo a piedi, passo dopo passo, non in macchina. È il caso della Lunigiana, una terra che avevo sempre percepito dal finestrino, attraverso sguardi sottratti all’autostrada.
    Un bel trenino diesel parte da Aulla, direzione Garfagnana e poi Lucca. La nostra meta è la stazione di Gragnola. È da lì che inizia l’escursione attraverso la Valle del Lucido, chiamata così poiché le acque del torrente che la solca sono limpide da secoli.
     
    Ad accompagnarci in questo territorio sconosciuto ai più, è la bercetese Cecilia Molinari, new entry tra le guide di Trekking Taro e Ceno: "La valle che visiteremo è sicuramente una delle zone più affascinanti della Lunigiana". Ora la posso assecondare: "Non si sbagliava". A renderla tale sono i piccoli paesi arroccati ai piedi delle Apuane e incastonati tra uliveti e vigneti: Gragnola, Monzone, Equi Terme.
     
    Sono piccoli borghi che tribolano per non morire, ma con dentro la passione del riscatto, così come accade ai nostri paesi in Valtaro, a tutto l’Appennino. Raccontano la stessa storia, uguale per tutti, non cambia di una virgola: spopolamento e invecchiamento della popolazione.
    Anche questa terra conserva un trascorso fatto di sacrifici, di gente umile e tenace che ha dedicato la propria vita al lavoro, chi nei campi, chi nelle vicine cave di marmo, ma tutti con lo stesso intento: sbarcare il lunario per non abbondonare quei luoghi.
     
    I segni di questo passato rurale sono ancora ben visibili attraverso i castagneti, i mulini e gli essiccatoi. È il caso di Alessandro, un giovane agricoltore che ha scelto di non abbandonare la sua terra e gestire l'azienda agricola "La Bucolika di Fazzano". La sua è un’attività basata sull’accoglienza e la produzione di prodotti del territorio, primo fra questi la castagna. Ha ripristinato, infatti, un vecchio essiccatoio, uno dei tre ancora in funzione in questa valle, e la sua farina di castagne ha così conquistato in pochi anni la notorietà che meritava. Ci fermiamo a pranzo da lui e nei piatti lunigianesi che ha preparato, si avvertono impegno, caparbia e passione… ingredienti essenziali per cambiare il destino di queste terre.

  • 15
    Nov

    La tenda delle donne

    È vero, già si respira aria natalizia, ma quella “Capanna” illuminata che spicca nei “Giardini” di Borgotaro non fa parte di un presepe vivente, anche se, inconsapevolmente e a suo modo, rappresenta anche lei la “natività”. Nel nostro caso, quella che non c’è.
    Dentro ci sono donne di ogni età, ceto sociale, classe politica. Entrano una dopo l’altra, si danno il cambio, dalle 8 del mattino alle 20 di sera. Sono tutte lì, all’acqua e al freddo, perché vogliono presidiare ad oltranza la causa in cui credono e confidano: far cambiare idea alla Regione, farle considerare l’effettiva distanza con Fidenza o Parma, farla riflettere su quella "sicurezza" tanto sbandierata. Sono tutte lì a combattere una battaglia pacifica per sostenere un loro diritto: far nascere figli o nipoti a casa loro. Emozionante è la solidarietà dei commercianti borgotaresi che cercano di rendere questa permanenza un po’ meno tribolata recapitando loro bevande calde, dolci e soprattutto “calore umano”.
     
    Domenica scorsa c’è stata una sentita manifestazione organizzata dalle “Mamme”, iniziata nei Giardini 4 novembre e terminata davanti all’Ospedale Santa Maria. Una protesta nata dopo la decisione regionale di chiudere il Punto Nascite di Borgotaro insieme ad altri due dell’Appennino emiliano.
    Nel contempo è stata allestita al centro del paese una tenda tutta bianca. Sistemata lì perché dall’aiuola dell’Ospedale, luogo simbolo del dissenso, è stata subito sfrattata per forza maggiore. Un’installazione che vuole essere l’immagine di una protesta arrabbiata, un contributo di sani principi delle molte mamme deluse e dei molti cittadini valtaresi che si sono visti “soffiare da sotto il naso” il loro Punto Nascite. In pratica sono lì per rivendicare il mal tolto.
     
    In quella stessa giornata hanno partecipato curiosamente al corteo alcuni Sindaci e Assessori, forse anche dispiaciuti per l’accaduto, ma che non hanno comunque espresso contrarietà agli atti ufficiali, neppure nei confronti dei responsabili del provvedimento, tanto meno con un’informale e timida autocritica: “Potevamo fare di più”. La domanda sorge perciò spontanea: “Da che parte stanno veramente?”. Con una mano accolgono la decisione, mentre con l’altra agitano il dissenso. Qualcosa non torna.
     
    Ma non tutto il male viene per nuocere, da questa esperienza, nuova per un paese come Borgotaro, sta nascendo qualcosa di positivo, qualcosa di mai visto prima, ovvero quella solidarità necessaria ed indispensabile per combattere assieme, tutti uniti contro i soprusi. In questa tenda si sta formando un gruppo di persone, spesso solo conoscenti tra loro, ma pronte ad ogni evenienza, forse per la consapevolezza che la lotta non finirà a breve, anzi, questa forma di ribellione verso scelte affidate a terzi sarà sempre più fondamentale per la nostra sopravvivenza e per quella della nostra montagna.