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La 60a edizione della Sagra della Trota

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La 60a edizione della Sagra della Trota
Compiere sessant’anni senza dimostrarli. Si può dire con fierezza, anche perchè la Sagra della Trota è la manifestazione più longeva della provincia di Parma.
E pensare che era nata per caso, una conseguenza di una pesca eccezionale alla Trota… sì fu proprio così che nacque, in quella terza domenica d'agosto del 1954, offrendo ai villeggianti quel gran numero di trote fritte, accompagnate da una fetta di polenta e da un bicchiere di vino bianco.
In un documento storico (in allegato) sono riportati i dettagli di quella giornata: “La sperimentazione della Sagra della Trota fu effettuata senza inviti alle autorità. Le trote furono procurate dai pescatori locali (Biasotti n° 38 trote + Cavedani e Barbi), sotto la pioggia, senza seggiole e tavolini, a mò della Sagra del Pesce di Camogli”.
L’anno successivo, con l'allora Sindaco Avv. Aldo Milani, si decise di dar seguito a quella che diventò poi la Seconda Sagra della Trota: Ferruccio Bresadola forgiò i due padelloni per friggere, i dipendenti comunali realizzarono i fornelli in mattoni refrattari, le sarte cucirono i cappelli e i grembiuli per i cuochi, mentre un occhio di riguardo ci fu per gli abiti tradizionali delle giovani e belle cameriere.
In questa sessantesima edizione, l’Amministrazione Comunale di Bedonia e il Comitato della Sagra, hanno consegnato una targa ad elogio ai figli dei tre storici fondatori: Carletto Biasotti, Carlo Squeri e Aldo Milani.

Cartoline dalla Valtaro

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Cartoline dalla Valtaro
Tutta colpa della Valtaro, in particolar modo di Tornolo, Bedonia e Compiano. Aveva deciso di deporre il pennello per mancanza d’ispirazione, invece sono bastati un paio d’anni di presenza qui in valle per fargli tornare il desiderio di dipingere.
È il caso di Enrico Mercandalli, abitante a Milano, ma che ha scelto i dintorni di Tornolo per la sua seconda casa. Fiume, prati, cascine e boschi… sono state queste le prerogative del suo risveglio artistico: “Questi scenari sono un modo di staccarsi dalla vita di tutti i giorni per tornare a cogliere la bellezza che ci circonda”.
Di questa sua passione, ormai tornata al vigore di un tempo, ha deciso di farne una raccolta e quindi una mostra: “Cartoline dalla Valtaro”. In gran parte sono acquerelli che ritraggono la nostra campagna durante la fienagione, lo scorrere delle stagioni, particolarmente d’inverno, quando tutto si trasforma diventando un candido mondo fatato, senza però tralasciare alcuni scorci caratteristici dei nostri centri storici o delle frazioni.
L’esposizione di alcuni suoi lavori, allestita presso il Museo delle Mura a Borgotaro, resterà aperta fino al 31 Agosto e merita senza dubbi una visita…

Miss Trota all'Orfeo

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Miss Trota all\'Orfeo Erano gli anni ’60, la Sagra della Trota era ancora alle prime edizioni, ma già si pensava a come rendere quella giornata sempre più gradevole. È il caso del concorso di bellezza legato alla manifestazione dove si eleggevano le reginette della sagra, ovvero Miss Trota e Miss Eleganza.
Un’idea che venne alla Pro-Loco e all’Amministrazione presieduta da Gianni Moglia “Scarpa”.
L’elezione si teneva presso la sala del Cinema Orfeo, dove, per l’occasione, veniva organizzata una serata di gala di tutto rispetto: le ragazze in vestito da sera sfavillante, mentre per i ragazzi era d’ordinanza l’abito scuro, ovvero giacche, camicia bianca e occhiali neri.
Al rintocco della mezzanotte la musica si fermava e si accendevano le luci per acclamare la nuova Miss e consegnarle la spilla d’oro a forma di trota… nel 1961 venne eletta la signorina Maria Grazia Cassinari “Sasha”, mentre nel 1962 la villeggiante Carla Bordone, proveniente da Brescello, si aggiudicò il titolo di Miss Eleganza (ancora oggi frequenta Bedonia nel periodo estivo).
A fine serata, intorno all’una, le persone proseguivano la nottata nelle trattorie e nei bar del paese, un modo per festeggiare quella che era l’ultima festa d’agosto e quindi la fine dell’estate.
A conferma di tutto ciò c’è anche la testimonianza di Maria Pina che ben ricorda le serate passate nell’Osteria di Perito a servire ai tavoli fino a notte fonda: “Sai, in quella serata del ’62 servimmo oltre cento piatti di anolini”. Altri tempi, ma mai disperare.

Le due Notti Rosa

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Le due Notti Rosa
Ma allora la gente c’è! Eppure durante i giorni della settimana mi chiedo dove si rintani. Se ne starà tutta in casa, d’Agosto ? Mah... per me è una domanda che non riesce a trovare risposta. L’interrogativo nasce perché se c’è una manifestazione le persone escono come le lumache dopo la pioggia, mentre se si tratta di fare due passi o bere qualcosa al bar… il ‘Deserto dei Tartari’, sembra incredibile ma è così.
Tipico caso delle “Notti Rosa”… qui non c’è caldo, freddo o crisi che tenga, le persone si ritrovano a centinaia nel centro storico bedoniese. Anche quest’anno, per la quarta volta, sono state due bellissime notti d’agosto, trascorse ad ascoltare musica fino alle tre del mattino, per una volta senza la scure dei “Decibel” e dell’orario, tutti lì, nel bel mezzo della baraonda, a mangiare, ballare o semplicemente a raccontarsi chissà cosa.
Bellissima e d’effetto la novità di questa quarta edizione, mi riferisco a quel gruppo di figure luminose “Spaziali” che si aggiravano tra la folla, un bellissimo contrasto tra il bianco fluorescente dei costumi e il buio della notte, un’idea vincente che contribuisce a tenere alta la qualità della festa.
Invece, il momento musicale più bello, non solo di queste due notti, ma dell’estate, è stato senza dubbi il concerto della Stop Hoe Band, la “Reunion” d’eccezione ha dimostrato quanto siano capaci e appassionati questi ragazzi (tutti valtaresi) di fare musica in maniera professionale.
Serate che ti mandano a letto con il sorriso…

Giorni pari e giorni dispari

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Giorni pari e giorni dispari
La compagnia teatrale Lupus in Fabula ha portato in scena un nuovo spettacolo, questa volta omaggiando uno dei padri della drammaturgia moderna, Eduardo De Filippo.
La commedia “Giorni pari e giorni dispari” è stata adattata dal regista Aldo Craparo, a dimostrazione che certi dialoghi non richiedono necessariamente il Vesuvio come sfondo, grazie all’ironia emiliana e agli attori bedoniesi non ci sono stati rimpianti.
Due atti adattati e fusi per creare un unico filo conduttore della trama. “La parte di Amleto” mostra l’agitazione dietro le quinte di una scalcagnata compagnia teatrale, in procinto di mettere in scena “Il dono di Natale”, sempre di  Eduardo De Filippo... malintesi, momenti di commozione, smisurato amore, momenti d’ ilarità si susseguono in un crescendo che trasporta il pubblico insieme alla storia.
Il finale è volutamente lasciato aperto ai desideri di ogni spettatore, però al contrario del testo originale, il regista ci lascia uno spiraglio, una speranza di felicità.
Come nel più classico teatro nel teatro, i protagonisti si spogliano degli abiti di scena per ingraziarsi gli applausi del pubblico di Bedonia. Così don Mimì torna a essere l’effervescente Giovanni Gardini, donna Sofia l’ironica Anna Guzzetta, Emilia la dolce Wanda D’Auria, Attilio il regista Aldo Craparo, il cavaliere saggio Carlo Zelioli e Vincenzina la promettente Alessia Mariani.

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