Che è un romanzo diverso lo capisci subito, questo lo "vedi". Dopo un paio di pagine ci sei già “dentro”, lo vivi da vicino, riesce a farti muovere insieme ai personaggi protagonisti.
È una storia costruita nel vicino levante ligure, Chiavari, Sestri e Zoagli, e sarà anche per questo motivo che le parole si trasformano subito in rappresentazioni a noi familiari.
“Donne altrimenti amate” è il titolo del primo libro “noir” di Aldo Boraschi, giornalista e blogger borgotarese, anche se da qualche anno vive e lavora a Lavagna.
Come in ogni romanzo giallo ci sono segreti da risolvere e colpi di scena, taciuti con maestria fino al capitolo finale.
Tutto parte da un omicidio insospettabile, per poi arrivare a intrighi familiari e alla risoluzione del caso.
L’incanto della Riviera è infatti turbato dal ritrovamento di Stefania, una giovane universitaria senza un nemico al mondo, sgozzata come un animale in un tranquillo pomeriggio di un giorno qualsiasi, uno di quelli in cui non succede mai niente.
Nel protagonista Fabio, giornalista in una piccola televisione locale, ci ho scorto il vissuto dell’autore, difatti ci racconta le problematiche quotidiane di una tv privata di provincia: mancanza di mezzi, problemi economici e precarietà, dove è la sola passione che ti spinge a continuare e a non mollare, per poi giungere a quella svolta che, fino ad allora, aveva cercato invano.
Un racconto coniugato al femminile: donne legate da un sottile, quasi invisibile, filo d’amore dato e ricevuto.

Una cosa l’ho capita ed è ormai chiara a molti. Chi ha approfondito l’argomento sulle pale eoliche del Santa Donna è totalmente contrario alla loro realizzazione, chi rimane fermo alla parola “Eolico”, senza approfondire l’argomento, è totalmente favorevole.
Il futuro di due intere vallate si sta proprio giocando su queste due opportunità decisionali.
L’impresa esecutrice e l’Amministrazione di Borgotaro l’hanno capito fin da subito, tant’è che in questi anni hanno taciuto il progetto di fattibilità, fino a che la notizia non è uscita di soppiatto da palazzo Manara, infatti lo studio di fattibilità era in cantiere dal 2008 e il deposito del progetto presso il Comune c'è stato nel novembre 2011.
Ne approfitto anche per fare una domanda alla minoranza consigliare: “Ma ci siete o ci fate?”.
Devo dirlo, alla presentazione pubblica del progetto, avvenuta venerdì scorso e organizzata dal Comune e dall’Eolica Parmense srl, mi sono sentito preso in giro per due ore. Della serata salvo solo i brevi interventi del pubblico (otto) e l'introduzione del Sindaco Rossi, il quale ha francamente espresso, senza tanti giri di parole e se verranno approvate in regione, la volontà di realizzare queste nove pale, alte 154 metri, che andranno dal Passo Santa Donna fino alla Val Vona, per poi giungere nei pressi di Caffaraccia. Nessuna parola di sostegno invece è andata ai cittadini della Val Noveglia… loro fanno parte del Comune di Bardi, quindi la loro sorte non era (e non è) contemplata da questa scelta tutta borgotarese.
I restanti relatori, quattro svizzeri e due parmigiani, a cui gli mancavano solo le parrucche bianche delle corti inglesi per essere meglio considerati “superiori”, si sono rivolti alle persone in sala trattandole da vere “montanare”, ovvero: ignoranti in materia di eolico, facendo bere la loro relazione priva di dati concreti, aggirando di fatto il vero problema legato all’impatto ambientale, ma non solo, sembrava che la soluzione al protocollo di Kyoto sia strettamente legata a questo impianto valtarese.
Hanno persino riferito che il loro parco eolico porterà eco-turismo, che le case subiranno un incremento di valore, che il rumore di fondo delle pale e dei rotori sarà nella norma e quindi non dannoso per la salute e la quiete dei residenti e che daranno lavoro a tante famiglie locali, idem sarà per lo sviluppo delle strutture ricettive.
Quindi siamo salvi, è questa la soluzione a tutti i nostri problemi?
Sia ben chiaro, non voglio essere io, Ivano o altri a convincervi a essere contro o a favore a questo progetto smisurato e scellerato, ma se ci tenete al mantenimento della già magra economia in valle, a conservare quanto fino ad ora è stato turisticamente realizzato, a tutelare la protezione dell’ambiente, a garantire la vostra serenità, a preservare il valore economico delle vostre proprietà immobiliari… informatevi.
Fate domande, esigete i dettagli, partecipate agli incontri, ma fate in fretta, non rimane tanto tempo per inviare in Regione i nostri dissensi.
Non siate indifferenti ed egoisti solo perché a essere colpiti saranno i cittadini di Porcigatone e della Val Noveglia, questa è una nobile causa che ci riguarderà tutti e da vicino.
A questo punto sorge una domanda, che tutti dobbiamo farci: ma chi e cosa ci stiamo mettendo in casa?
All’apparenza potrebbe sembrare una favola, invece non la è, quindi non inizierò con il canonico “C’era una volta…”.
Da qualche settimana a Borgotaro sono arrivati, chissà da dove, due bellissimi cigni, tutti bianchi e dal becco arancione.
Si tratta senz’altro di una coppia, visto che il cigno è monogamo, però mi va di pensare che siano proprio un maschio e una femmina in una fuga d’amore.
Fatto è che il primo si è piazzato bello pacifico sotto il ponte di San Rocco, mentre il secondo è un poco più a monte e sguazza allegro nel lago sovrastante la “Diga”… vicini se pur divisi.
Oggi li ho seguiti entrambi, per niente intimoriti dalla mia presenza e da quella di un paio di pescatori: sono veramente eleganti, placidi e maestosi.
Che io sappia non si erano mai visti prima d’ora in alta Valtaro, ma se qualcuno ha notizie di altre occasioni le può indicare nei commenti.
“Ma guarda tè… due cigni nel Taro”. Sono veramente stupito, anche se non sono il solo. Sì perché ho notato che anche Giacomo Bernardi è rimasto colpito da questa strana comparsa, tant’è che dalla sua pagina di Facebook ci aggiorna quotidianamente sul loro comportamento, segnala gli eventuali spostamenti e lo stato di salute (pare che uno abbia un problema a una zampa).
A questo punto, vista la permanenza a oltranza dei due uccelli, favola o non favola, gli serve proprio un nome…

Come ho già scritto in un’altra occasione, non tutti sanno che sotto al Bar Mellini c’era una discoteca (1978-1983). Un luogo dove ho trascorso, senza dubbio, gli anni più belli della mia vita, proprio le notti dell’adolescenza.
Ma non vorrei riparlare di quanto ho vissuto io, bensì di coloro che l’hanno vissuta in altro modo, organizzando feste private in costume, dove noi, piccole canaglie, ci accontentavamo solo di sbirciare.
Eh sì, sul finire degli anni ‘70 Bedonia ebbe il suo Night Club: La Piramide.
Ci si accedeva direttamente dal bar, attraverso una lunga scala ripida. Pavimento in moquette nera, pista metallica, pareti nere traslucide, neon colorati, poltroncine ai lati, un piccolo bar e ovviamente l’angolo per il disc jockey.
La Piramide, somigliante alle celebri "Caves" parigine, era di ridotta capienza ( massimo 200 persone ) e raggiunse il suo "trionfo" in occasione di un paio di serate di Capodanno, una Festa Egizia e un Carnevale Messicano. Feste a tema cui potevano accedere solo gli invitati attorno alla mezzanotte, dopo la rituale cena alla Pergola. Allora il locale si trasformò in luogo magico, grazie a scenografie mirabolanti a costo zero, ideate e realizzate dal nostro Arturo Curà.
Per il Capodanno la Piramide accolse gli invitati sotto una vera cascata di stelle sbrilluccicose appiccicate con lo scotch dappertutto: sul fondale a parete intera apparivano tre enormi Re Magi in carta bianca che si trasformava in un violetto abbagliante grazie ad una lampada con effetti fluorescenti, allora di moda nelle discoteche.
La Festa Egizia aveva alle pareti stampe realizzate a mano raffiguranti personaggi dell'antica civiltà del Nilo. Sul fondo emergeva, a mo' di proscenio, la sala del faraone che si apriva davanti ad un deserto a tutto campo con palmizi, dune e Nilo in lontananza. Una assoluta meraviglia. Altrettanto si fece per il Carnevale Messicano con decorazioni adeguate in un’esplosione di colori, fiori e cerchi penzolanti dappertutto.
Per chi ebbe la fortuna di partecipare a quelle notti, sono certo, rimarranno indimenticabili.