Alla Corte di Carpadasco

Un angolo nobile, sconosciuto ai più, dove le vestigia di un'antica corte, un tempo benedettina, stentano a restare in piedi
Domenica ricorre la “Giornata FAI di Primavera” e vado a visitare Carpadasco, uno splendido complesso di edifici seicenteschi con trasformazioni sette-ottocentesche, sviluppatosi su precedente insediamento benedettino. Già da questi brevi significativi cenni storici, si può capire l’importanza ed il valore del luogo.

Ogni edificio, angolo, scorcio è impregnato di storia di vissuto e appena varcato l’ingresso principale, all’interno della corte, mi sento completamente immersa in una magica atmosfera.

Dopo che la guida FAI ci ha fornito informazioni su questi storici immobili segnalati per un auspicabile recupero del patrimonio architettonico, familiarizzo con l’ambiente: prima entro nella “Casa padronale”, con torre angolare, ove nel 1870 è nato il poeta Francesco Zanetti, poi nell’ “Oratorio” ottocentesco, situato di fronte al corpo centrale della dimora.

All’interno della casa è possibile visitare solo il piano terra, ma già dalle prime stanze, anche se spoglie e fatiscenti per l’abbandono, si può cogliere il fasto del tempo che fu… il soffitto dell’ingresso e quello delle stanze visitabili è a volte, il pavimento in legno della prima stanza a destra è posato a lisca di pesce, con decorazioni sull’esterno; attira la mia attenzione un camino in marmo rosa ed un capitello, elemento divisorio di un’altra stanza importante per le sue dimensioni, ma a questo punto il buio non invita a proseguire…

Lascio la casa del poeta, attraverso il cortile ed entro nell’oratorio, gioiello perché sembra perfettamente agibile e ben tenuto, ma è solo impressione, dovuta anche alla luce viva, pulita che filtra dalle finestre a mezza luna poste in alto, sui lati, e ai fiori di campo posati dai custodi vicino all’altare, ma appena metto a fuoco, le pareti, il pavimento, l’altare percepisco che questa casa di preghiera sta chiedendo “aiuto” a chi varca la sua porta…

La mia sensazione è condivisa da signore del posto che mi raccontano la gloria del tempo e delle presenti difficoltà a mantenerlo; annuisco, esco verso il giardino-frutteto, ma il mio pensiero d’impotenza e di stupore davanti a tanta bellezza è rimasto all’interno di quella chiesetta derubata negli ultimi anni dell’oro donatole dai fedeli e devastata dal degrado.

Rimango così colpita che continuo ad ammirare, scoprire, guardare, ascoltare chi parla, ma non riesco più a scattare foto. Una forma di rispetto verso tanta bellezza, ora fatiscente, ma entrata nella storia sia dell’importante casata, sia della nostra valle.

Non mi resta che diventare “Mecenate per l’Italia per un giorno”, oggi con una simbolica offerta, domani magari, con un impegno più fattivo.

La corte e il paese di Carpadasco



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