Lettera a Santa Lucia

Un ricordo di com'era vissuta negli anni '40 questa lunga e magica notte, oggi come ieri con emozione, ma certamente lontana dal consumismo che conosciamo
Con l’arrivo del vero freddo e la prima neve, durante la notte tra il 12 e il 13 dicembre, si giunge alla tradizionale ricorrenza di Santa Lucia. Secondo la leggenda, quella tramandata nella nostra parte di Appennino, la Santa gironzola con il suo asinello per le strade silenti e buie dei paesi, consegnando regali ai bambini buoni e sacchetti di carbone a quelli cattivi.
Gli effetti folkloristici di questa insolita notte, nonostante il susseguirsi delle generazioni, non si sono mai assopiti. A dimostrazione che il tempo passa, ma le emozioni restano, faremo un passo indietro, al periodo in cui la nostra Maria Pina Agazzi era una bambina: sarà lei a poterci raccontare di come allora era avvertita e vissuta questa magica notte.

Mi racconta che a Bedonia, nei primi anni ’40, non c'erano negozi di giocattoli, e a Parma si andava solo per stretta necessità, salute o affari importanti. Però, nel mese di dicembre, alcune botteghe di alimentari, come ad esempio quella di Modesto Moglia Bigö in via Trieste o quella della Maria Squeri -a mujé du Virgiliu de Pissi- in via Garibaldi, esponevano in vetrina anche i giocattoli: per le bambine c'erano bambole di celluloide o di pezza, pentolini in miniatura, piatti di latta, la corda per saltare, l’occorrente per ricamare, il gioco dell’oca, i due cerchietti con i bastoncini per lanciarli e la palla; per i bambini, il trenino di latta, gli arnesi in miniatura del falegname, fucili di legno e ferro, le carte da gioco piacentine, il meccano, la trottola, i mattoncini in legno e, anche per loro, la palla (anche se allora il calcio non era praticato, si tiravano delle gran pallonate contro ai muri).

"Anche all’asilo infantile passava Santa Lucia e la suora-maestra, all’inizio di dicembre, disegnava sulla lavagna dodici palloni con i “preziosi” gessetti colorati: ogni giorno, uno dopo l’altro, veniva cancellato dal bambino che si era comportato meglio: Giunti al giorno di Santa Lucia, su raccomandazione delle suore, andavamo all’asilo ben lavati (pochi avevano l’acqua in casa) e col grembiulino candido e profumato, poi ci facevano mettere un cappellino bianco alla “marinara”, dicendoci che sarebbe arrivata la “madrina”, accompagnata dall’arciprete don Paolo Checchi, per portarci i doni che la “Santa” aveva depositato presso la sua casa ma destinati a noi.

Questa signora si chiamava Berni e veniva dall’America. A Bedonia abitava in via Roma, in una delle ville in stile Liberty (oggi in rovina). Era sempre ben vestita, portava un simpatico cappellino e indossava molti gioielli… un vero fascino per noi bambine! Con don Cecchi aveva un bel rapporto, tanto da invogliarla a fare del bene per i bambini bedoniesi. Ho ancora ben presente quel grosso scatolone da cui tirava fuori tanti doni: sacchetti di caramelle, cioccolatini e biscotti. Dopodiché la suora ci faceva cantare:

Sul mare luccica, l’astro d’argento,
placida è l’onda, prospero il vento,
venite all’agile barchetta
mia Santa Lucia, Santa Lucia
.

Noi bambini, tornando dall'asilo, ci fermavamo a guardare le vetrine, incantati e affascinati dalle tante cose mostrate e dalle belle novità. Ricordo che qualche giorno prima del 13 dicembre scrivevamo una letterina con dei semplici e modesti desideri -non si era “aiutati” dalla televisione perché non c’era, pochi avevano la radio e quasi nessuno comprava i giornali, dove in ogni caso le pagine erano scarne di pubblicità. Nella giornata del 12, alla vigilia, c'era anche il rito per lucidare le scarpe, quasi sempre un po’ fruste e malandate. Quando nell’aria si sentiva un lontano scampanellio, noi bambini ci bloccavamo all’istante, non sapevamo se essere felici o preoccupati. Qualcuno diceva che, per la tanta neve, l’asinello era caduto e si era fatto male ad una zampa: così la nostra preoccupazione e delusione aumentava. Allora mia mamma ci invitava a recitare la poesia di Santa Lucia, in modo da far ristabilire l’asinello:

Santa Lucia bella, dei bambini sei la stella,
pel mondo vai e vai e non ti stanchi mai.
Porti confetti e doni a tutti i bimbi buoni.
Tutte le finestrine, anche le più piccine, anche le più lontane,
in questa notte d’oro hanno il loro tesoro.

Terminata la lucidatura delle scarpe, poi adagiate sotto al letto, andavamo a consegnare le letterine dei desideri ai nonni, agli zii e a qualche amico di famiglia. Noi le portavamo ai tuoi nonni, Tina de Sghia e Giginu Cavalli, che avevano il negozio di frutta-verdura e coloniali (erano alimenti che arrivavano dalle colonie italiane in Africa), e la loro bottega era in via Garibaldi dove ora c’è l’oreficeria di Romano Moglia.

Alla sera si andava a dormire prima del solito e si faceva una gran fatica a prendere sonno: lo scampanellio si faceva sempre più vicino, e ci sembrava di sentire perfino lo zoccolio dell’asinello.
Alla mattina del 13 dicembre, dopo un’agitata sveglia all’alba, in casa c’era un’aria gioiosa, e trovare poi, accanto alle scarpe, i dolcetti e qualche gioco era un’emozione incomparabile. Spesso trovavamo i doni accostati tra la cenere e qualche pezzo di carbone, proprio per richiamare alla memoria qualche capriccio commesso tempo prima e non ancora dimenticato dai genitori -a quei tempi non era una gran fatica procurarsi quel “materiale punitivo”, in quanto le case venivano riscaldate solo con le stufe a legna. Dopodiché, prima di andare a scuola, facevo il giro dei parenti e poi passavo alla bottega della Tina e di Gigino: infatti, nonostante non tenessero giochi, dalle loro mani si ritiravano sempre con gioia arance, mandarini, fichi secchi, datteri e noccioline americane.
Un giorno, quello del 13 dicembre, fatto di gran felicità, nonostante fosse funestato, per diversi anni, da venti di guerra".

Ha collaborato a questo post: Maria Pina Agazzi



4 Commenti
  1. Dolores

    Che bei tempi!
    La sera del 12... Mentre io.. mio fratello e claudio andavamo a letto... papà metteva sulla finestra della nostra cucina che 'dava' sull'aia... un po' di fieno e mezzo secchio dell'acqua per l'asinello... e mamma in cucina lasciava un piatto di minestra e un pezzo di pane e formaggio per santa lucia.
    Noi 3 agitatissimi... cercavamo il sonno...ma non lo trovavamo. Guardavamo dal nostro lettone i giochi di luce che le tendine di pizzo... illuminate dalla luna..riflettevano nelle pareti luccicose dal freddo... fino a che crollavamo.
    Al mattino presto 'saltavamo' il letto per vedere cosa ci aveva lasciato santa lessi'a nelle nostre scarpette lasciate sul davanzale della finestra... nella nostra... degli zii e poi giù dai nonni: un mandarino... 2 noci... 1 torroncino.
    Piccoli doni... ma grande gioia... anche se erano poveri... anche se erano sempre gli stessi.

  2. Pino Valle

    Negli anni Cinquanta all'asilo tenuto dalle suore "cappellone" per Santa Lucia arrivava un asinello vero con due gerle colme di regali per noi bambini: era una doppia emozione per i regali e per l'asino che scendeva dalle scale. Io mi domandavo perché Santa Lucia non si facesse vedere. Mi ricordo che il grembiulino era a quadretti blu.

    Forse qualcuno si ricorda della Mariuccia Capitelli che aveva l'incarico di portarmi all'asilo e io gliene volevo perché avrei preferito rimanere a casa con la mamma e le zie, ma non quando arrivava Santa Lucia! All'asilo c'era quel giorno un'aria di mistero e noi bambini eravamo curiosi e intimoriti allo stesso tempo.

    Com'è cambiato il mondo. Allora non si sapeva cosa fosse il consumismo e noi ci guardavamo bene dal fare richieste di cose futili: basta davvero un mandarino, delle noci, un po' di cioccolata ed eravamo felici.

    Pino Valle

  3. Rossana

    Che bei ricordi!!!! E chi ricorda la Santa Lucia della Antonina Biasotti? E le dame di carità che venivano con i giochini all'asilo?

  4. Dolores

    SCOPOLO anni '50
    Mio cugino Giorgio ricorda di aver scritto la letterina a Santa Lessi'a chiedendole un paio di stivaletti neri che aveva visto da Bellagamba: neri... belli... lucidi.... UN SOGNO! Stesso regalo che aveva chiesto il cugino Claudio dei Pariotti.
    Il mattino del 13... Giorgio aveva trovato dentro la scarpetta... insieme ad un mandarino, due noci ed un torroncino. Anche una lettera. La scrittura gli parve molto simile a quella della mamma... ma la delusione fu grande. Quando lesse che non aveva potuto accontentarlo perchè aveva da pensare anche a Daniele e Mariarita... i suoi fratelli, ma la delusione raggiunse il culmine quando trovandosi col cuginetto (figlio unico) lo vide con gli stivaletti nuovi ai piedi... appena trovati sul davanzale e che anche lui stesso desiderava. Vinto dalla delusione... scappò lontano in lacrime: a te' be'n grama Lessi'a.... a fa' ste difere'nse... ne te scrivero' mai pu'...
    E così è stato.... ed ora, dopo 60 anni, spera sempre in qualche sorpresa...

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