Il giorno dopo la nevicata

Sul passo Santa Donna, tra la Valle del Taro e quella del Ceno
Nel weekend scorso è nevicato. Parecchio. Anche per sedici ore consecutive. In paese ne è caduta una quarantina di centimetri, ma bastava spingersi nei dintorni che quel candido manto raggiungesse quasi il metro d’altezza. La stessa quantità l’ho trovata in questo luogo, a mille metri sopra il livello del mare: tra una pineta e l’apertura panoramica sulla vallata.

Le fotografie sono state scattate il giorno successivo la nevicata, le condizioni meteorologiche erano leggermente migliorate, svolazzava solo qualche fiocco di neve e il sole s’intravedeva timidamente, e subito scompariva, come se si vergognasse di dover sciogliere quelle forme tanto perfette quanto stregate.

Gli alberi erano tutti ricoperti da uno spesso strato nevoso, che ne piegava e incurvava i rami a tal punto da richiamare alla mente l’aspetto di tante facce tristi. Sembravano colpiti da un incantesimo. Vittime di un sortilegio apparivano anche le gemme racchiuse in uno strato di ghiaccio trasparente, colpevoli di essere spuntate anzitempo e per questo ibernate fino all’imminente primavera.

Ciò che colpiva era però il silenzio, tutto intorno non una persona, non una macchina, non un cane; solo qualche cornacchia nera che gracchiava e il debole rintocco di un vicino campanile che rompeva quell’evidente immobilità, quell’assenza assoluta di rumori...

La pineta del Passo Santa Donna...



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