La Pigna di Tagliavini

Aldo Tagliavini: scultore e artigiano, nonchè abbellitore
Ogni paese ha tante storir da raccontare. Storie di persone, di luoghi, di oggetti che magari vediamo ogni giorno senza sapere da dove arrivino e chi li abbia pensati. Questa racconta di una di quelle persone.

Fu con Casimiro Tagliavini, originario di Colorno, che tutto ebbe inizio. Era il 1901 quando si trasferì a Borgotaro e acquistò, nei pressi della stazione ferroviaria, nel quartiere San Rocco, un ampio appezzamento di terreno. Qui mise in piedi un’attività artigianale per la costruzione di tubi e altri manufatti in cemento.

Nel 1934 Casimiro scomparve e, da quel momento, la ditta passò di mano. Prese il nome del terzogenito "Aldo Tagliavini", perché già da una decina d’anni era impegnato insieme al padre a mandare avanti il lavoro. Aldo era nato proprio lì, nel 1906. Tra tubature, stampi, cemento e attrezzi di lavoro.

Aldo, fin da ragazzo, aveva dimostrato una certa predisposizione per il disegno e per la scultura. Un giorno, proprio nei laboratori di San Rocco, gli venne in mente di provare a ritrarsi utilizzando un blocco di gesso. Si mise al lavoro. Quando ebbe finito, c’era solo da meravigliarsi. Al padre Casimiro non restò che assecondare quella predisposizione e iscriverlo all’Accademia di Belle Arti di Carrara. Luogo ideale per imparare a disegnare, progettare e creare opere in gesso, cemento e marmo.

A scuola si esercitavano osservando la natura: animali, foglie, fiori. E poi lupi e leoni, tra i soggetti più raffigurati. Aldo osservava, disegnava e poi cercava di trasformare quello che vedeva in qualcosa di bello, qualcosa che potesse essere riprodotto. Nel tempo libero, sempre con la matita in mano, continuava a fare schizzi di oggetti, decorazioni e animali. Disegnava pensando già a come poter trasformare quelle forme in cemento o in marmo. È probabile che l’idea della pigna sia nata proprio in uno di quei momenti. La pigna aveva per lui un significato ben preciso. Era un modo per celebrare la bellezza dei nostri boschi, quei pini che spesso sorgevano proprio davanti alle ville. Un oggetto apparentemente semplice, ma con una forma che poteva essere inserita in tanti contesti.

Negli anni 30 del Novecento, le ville di nuova costruzione, molte delle quali con richiami allo stile Liberty, sorgevano numerose in tutta la Valtaro e nella vicina Lunigiana. Tutti questi edifici avevano bisogno di un ulteriore abbellimento. C’erano da costruire cancellate, balaustre, pilastri, recinzioni, scalinate, vasi, decorazioni. E poi c'erano anche i giardini che dovevano essere arredati, soprattutto con fontane e vasi che ricordavano, nelle forme, quelli di fattura seicentesca. Ma tra tutte le creazioni di Aldo risaltavano sempre quelle due pigne. Difficile non riconoscerle e, soprattutto, impossibile non notarle, visto il numero di esemplari che si incontrano in tutto il nostro comprensorio e nelle valli limitrofe.

Dal 1968, da quando Aldo non c’è più, sono passati quasi sessant’anni, ma è come se fosse ancora tra noi, vista l'eredità artistica e architettonica che ha lasciato.
Ancora oggi, sopra quei pilastri, attorno alle ville, spiccano queste forme così familiari ai valtaresi che ormai fanno quasi parte del paesaggio. Infatti, in quasi tutte le più belle ville Liberty di Borgotaro, soprattutto in via Montegrappa e via Piave, di Bedonia, lungo via Roma, viale Europa e a Follo, a Tarsogno e in altri paesi della Valtaro, c’è ancora qualcosa che porta la sua firma, anche se magari non ce ne siamo mai accorti.

La sua attività non si limitò però alle ville e alle decorazioni. Aldo Tagliavini restaurò la cinquecentesca chiesa di San Domenico a Borgotaro, danneggiata da un bombardamento, e lavorò nelle chiese di San Rocco, Albareto, Gotra, Montegroppo e Boschetto. Sono opera sua anche il Sacrario ai Caduti nel cimitero di Borgotaro e la chiesa di Baselica, oltre a diversi ornamenti realizzati per alcuni alberghi di Tarsogno, per il Seminario e la Basilica di San Marco a Bedonia e il Castello a Compiano. 
Un lavoro che racconta bene quanto fosse ampia la sua capacità di lavorare il cemento, il gesso e la pietra, trasformando così una semplice idea in qualcosa destinato a rimanere immutato nel tempo.

Sono passati ormai cent’anni da quando, ragazzo, entrava nella scuola d’arte con una matita in mano. E le sue opere sono ancora lì, diventate ormai una sorta di museo a cielo aperto, quasi a raccontarci la storia. Basta saperle riconoscere.

Ma torniamo al suo “simbolo di maestria”. La pigna di Tagliavini è una di quelle cose che abbiamo visto centinaia di volte, forse senza mai chiederci chi l’avesse pensata, disegnata e poi trasformata in cemento. A ricordarci che qualche volta un piccolo segno lasciato da un uomo può durare molto più della sua vita. Un piccolo segno, ripetuto chissà quante volte, ma che dopo un secolo continua a stare sopra quei pilastri, quasi ad indicarci cos’è la bellezza. Ecco il motivo del sostantivo che ho usato per descrivere Aldo: "abbellitore”.

Alcuni esempi delle sue creazioni



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