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  • Per non dimenticare, mai

    Auschwitz, il luogo simbolo della follia umana, dell'abisso. 

    Con Giulia ne abbiamo parlato recentemente, lei stessa mi ha rammentato di quel suo viaggio in Polonia e così è venuta qua, nel “Giorno della memoria”, a raccontarlo anche a noi. 

    Un viaggio visto con gli occhi delle nuove generazioni, ma con lo stesso denominatore comune: non dimenticare e riflettere su quello che è stato.  

      
    Lo scorso anno avevo aderito all’iniziativa della mia scuola: “Viaggio della memoria”. 
Siccome certi argomenti non perdono mai d’interesse, eccomi qui a raccontare quella che fu la mia esperienza ad Aushwitz.
    Ogni piccolo episodio, anche quello più insignificante, assume un grande valore. Mi sento veramente abbattuta ma appagata, quello che ho vissuto è sicuramente unico e irripetibile.
 Dentro di me c’è un grande desiderio di parlare, di raccontare tutto a ruota libera.

    Accendo il computer, carico le foto che scattai e inizio a farle scorrere, mi soffermo su ognuna e dentro di me la commento...
 Ci sono le foto dei miei compagni di viaggio, così preziosi e simpatici, della mia accompagnatrice molto presente, ma non invadente, infine le immagini dei campi di concentramento.
 Queste ultime sono tantissime, ho cercato di cogliere ogni particolare e quello che racchiudono può essere definito con un unico aggettivo: “Orrore”.

    Durante tutta la visita il mio pensiero è stato uno: come può una sola persona ideare tutto questo e tanti uomini seguirlo in questa ideologia? 
Inoltre, durante il mio viaggio in treno, ho pensato alle condizioni in cui hanno viaggiato i deportati, patendo la fame, il freddo, la sete, la paura… e quanto il mio viaggio, con la stessa destinazione, sia stato invece agiato.
    Mentre visitavo il campo, attraverso le descrizioni della guida, riuscivo a immaginare le scene come se mi scorresse davanti agli occhi un film. Vedevo le immagini dell’appello, dei bambini strappati dalle braccia delle loro madri, delle famiglie divise subito all’arrivo, i lavori forzati, gli stenti, la paura nei loro occhi, ma anche il grande desiderio di sopravvivenza per rivedere le loro famiglie e ritornare alla propria casa.
    Nel campo di Aushwitz non è tanto la struttura esterna a lasciare scossi, ma pensare a quanto poteva accadere all’interno e mai una persona poteva pensare a un semplice villaggio. 
La visita all’interno dei block è veramente agghiacciante, si vedono le camere a gas, i forni crematori e il museo dove si possono osservare le prove tangibili delle brutalità subite dai deportati, ci sono infatti le bacheche contenenti le protesi di coloro che avevano una menomazione fisica, quelle dei capelli, in gran parte appartenute a donne e bambini, poi quelle delle valigie, degli abiti, dei giochi dei bambini e degli occhiali... 
    La cosa che si percepisce, visitando questo luogo, è l’umiliazione subita, queste persone erano costrette a spogliarsi davanti a tutti, ad essere marchiati, diventare dei numeri e perdere così la loro identità, la loro dignità di esseri umani.

    In questo viaggio ho avuto l’onore di ascoltare le sorelle Bucci, deportate all’età di 4 e 6 anni, Antonio Cesari, deportato all’età di 19 anni e infine Marcello Martini, deportato all’età di 14 anni. Tutti bambini che hanno dovuto crescere troppo in fretta, abbandonando la loro infanzia, i loro giochi, la loro famiglia per imparare “la vita in un campo di concentramento” e la sopravvivenza in esso.

    Da questa esperienza sono tornata arricchita. Ora ho il desiderio di portare testimonianza di tutto questo, proprio come lessi nella poesia di Primo Levi:
    Visitatore, osserva le vestigia di questo campo e medita: da qualunque paese tu venga, tu non sei un estraneo. Fa che il tuo viaggio non sia stato inutile e non sia stata inutile la nostra morte. Per te e per i tuoi figli, le ceneri di Oswiecim valgano di ammonimento, fa che il frutto orrendo dell’odio di cui hai visto qui le tracce non dia nuovo seme né domani né mai.”.
     
    Giulia Rossi

12 Commenti

  • Serena

    26/01/2012

    Aushwitz... ci sono stata anch'io ormai 15 anni fa...
    ma ogni volta che se ne parla o che vedo qualche foto è come se rivivessi quella visita... tra l'altro era Dicembre... un freddo barbino!!! E in Polonia a dicembre il sole si spegne alle tre del pomeriggio: ho pensato subito a come avessero vissuto li quelle persone, in inverno con quella specie di stracci di vestiti leggerissimi che erano costretti a portare... oltre ai lavori forzati, oltre ai maltrattamenti, oltre al fatto che potessero andare in bagno in orari prestabiliti (per un minuto al giorno!!!) davanti a tutti perché che il bagno era in mezzo alla baracca dove dormivano tutti, oltre ai lavori forzati, oltre a subire esperimenti genetici (non vi dico degli esperimenti sulle donne incinte)...
    Un posto pazzesco, in cui andare è un dovere per mantenere vivo il ricordo di quello che è stato possibile che alcuni uomini siano riusciti a fare ad altri uomini in nome di un'assurda superiorità razziale...
    E lo sai cosa mi fa senso pensare? Che se un certo numero di uomini ha agito in quel modo, significa che anche dentro ognuno di noi c'è una parte che ci potrebbe far agire in quel modo... una qualche pazzesca parte di noi che ci potrebbe far muovere così... mi vengono i brividi... E' davvero POSSIBILE? Si, nessuno di noi ne è immune...
    Ed è proprio per questo che bisogna parlarne... per questo bisogna non dimenticare... per questo bisogna ricordare!!!
    Ricordiamocelo per far sì che quella parte di noi non venga MAI MAI MAI MAI MAI più fuori e che venga sempre sopraffatta e conquistata dalla bellezza del rispetto, dell'empatia, della fratellanza, del cuore, dell'amore...
    MAI MAI MAI MAI più uno scempio del genere...

  • Remo Ponzini

    27/01/2012

    Non ho mai desiderato andare a visitare questi lager che odorano di follia omicida. Mi era capitato, in gioventù, di leggere libri o di vedere film al riguardo ma, quando penso a queste ignominie, e mi capita anche se non vorrei, l'orrore mi pervade e la mente, forse per una forma di auto-difesa, tende a cancellare queste mostruosità quasi a volermi proteggere.

    Lo scorso anno, quando Gigi caricò un analogo servizio, non ebbi neppure il coraggio di scrivere due righe di commento. Invece questa notte sono stato scosso dalla presentazione di questa ragazzina che, con una proprietà ed una compitezza di linguaggio, mi ha fatto capire che non si può fare come gli struzzi e che certi argomenti, anche se angoscianti, non vanno posti nel dimenticatoio ma affrontati ed impressi nella memoria per sempre.

    Cara Giulia, come vedi anche una giovincella imberbe come te può avere la capacità di catechizzare un catorcio come il sottoscritto. Non ti sei di certo messa in cattedra di proposito ma la narrazione del tuo viaggio ad Aushwitz, composta con una incisività ed una maestria ammirevoli, mi ha fatto immedesimare e mi ha coinvolto come fossi presente. Ci hai trasmesso il tuo appagamento ed il tuo arricchimento culturale e questo ti onora.

    Non so che scuole tu stia frequentando ma vedi di mostrare questo scritto alla tua prof. Può darsi che anche Lei abbia qualcosa da apprendere. Nessuno può vantare ruoli predefiniti.
    Brava e grazie.

  • Nico

    27/01/2012

    Prego perche' nessuno riesca mai a cancellarci la memoria... mai piu', mai piu'....

  • Osvaldo Poli

    27/01/2012

    Due primavere fa partimmo in treno alla volta della Polonia. Eravamo una comitiva di pensionati e di studenti come te, tutti alla volta di Auschwitz, il nostro circolo ARCI COLOMBA ci aveva organizzato il viaggio attraverso il percorso che condusse milioni di deportati verso i campi di concentramento. Ne tornammo tutti cambiati. Hai ragione cara Giulia, non li dimenticheremo nemmeno noi.

  • Arturo Curà

    27/01/2012

    L'orrore dei campi di concentramento racconta bene a quali follie può portare un'umanità deviata e ad ogni scadenza del "giorno della memoria" non ci si può esimere da riflessioni tumultuose e laceranti.
    Qui l'orrore, quello vero, quello che squarcia le carni, denuda i corpi, riduce gli esseri ad un ruolo ben più basso degli animali è purtroppo la conferma che le cosidette "potenze diaboliche della storia" si manifestano a ritmi cadenzati.
    La famosa "Bestia" dell'Apocalisse ogni tanto esce dal sottosuolo e semina morte e distruzione.
    C'è differenza infatti tra i Gulag sovietici, Auschwuitz, le leggi fasciste del '39 e le fotografie dei soldati e soldatesse U.S.A. che irridono montagne di corpi nudi e martoriati di recente memoria?
    I Lager dunque non finiscono mai ( vedi Guantanamo ) e chi ancora oggi ( i casi sono purtroppo molti ) irride l'eccidio spaventoso di ebrei, zingari,ribelli politici, omosessuali negandolo è la palese dimostrazione che l'uomo, anche davanti alla realtà raccapricciante di una storia non molto remota, non ha imparato a conoscere la pietà.
    E così accade che il dolore e l'umiliazione e il massacro dei vinti possono essere considerati e urlati come pura invenzione.
    Non sono mai andato nei luoghi dell'orrore nazista ma ad ogni lettura, ad ogni documento storico o racconto cinematografico vengo devastato e umiliato al punto di ammutolirmi chiedendomi se anch'io, messo nelle condizioni di un soldato del terzo reich, avrei obbedito agli ordini.
    E solo il dubbio di poter essere un aguzzino seppure ferocemente costretto mi riporta dolorosamente alla mia infanzia quando un giorno ho catturato una lucertola e le ho tagliato la coda con enorme piacere osservando i suoi spasimi sulla sabbia.
    Quando l'incoscienza infantile, giustamente e fortunatamente rimossa, rimane nello spirito di alcuni adulti produce mostri e la storia ce lo insegna.

  • Simo

    27/01/2012

    Un'ora fa ti stavo commentando ma poi "Caxxo il terremoto" lo farò un'altra volta
    scusa Giulia ma lo farò appena mi passa la tremarella alle gambe

  • Brontolo Nè

    27/01/2012

    Carissimi, come sapete vivo a Firenze, ed anche se lontano da Berceto, anch'io ho sentito il terremoto e dopo aver lasciato passare un congruo tempo ho chiamato la mia amica Luciana di Albareto per sapere del suo spavento e sentirla mi ha tranquillizzato non poco.
    Bene, visto che lo spavento è stato tanto, ma i danni pochi; riprendiamo ad esprimere i nostri pensieri ed oggi i pensieri vanno al fatto più esecrabile messo in atto nel nostro continente nel secolo scorso.
    Decidemmo, qualche anno fa, di far conoscere, alle nostre giovani figlie, quei fatti e di far vedere loro cosa alcuni uomini, pieni di se e della loro ideologia, riuscirono a programmare e mettere in atto in quei luoghi d'inferno.
    Così partimmo, non per una visita turistica, ma per un vero e proprio pellegrinaggio, partendo dalle foibe sul carso (altra bruttissima storia) e dalla risiera di San Sabba a Trieste fino a quella che chiamiamo Auschwuitz; il problema fu trovare Auschwuitz, non un cartello non una indicazione ed il satellitare che mi ha fatto fare stradine secondarie di campagna ! Sembrava proprio un luogo nascosto . Tutt'oggi cercando su Google Earth il luogo si trova, ma si chiama Oświęcim.
    Insomma Auschwuitz, se sai che è esistita, e ti impegni, la trovi; se parti da solo e vai a cercare Auschwuitz, dovrai essere proprio molto bravo per arrivarci.
    Se poi nei paesi vicino o nel paese stesso domandate in giro qualche indicazione, vi assicuro che nessuno sa nulla.
    Non è vero , sanno ! ma non hanno assoutamente piacere che la gente vada e che veda; perchè vedere di persona fa tutto un altro effetto che sentirne parlare o leggere di quel genocidio.
    Quell'atteggiamento ostile ci fece ragionare sul fatto e passammo dal pensare che se ne vergognassero, ma scartammo presto questa ipotesi e dopo varie ipotesi, dai loro atteggiamenti, ci parve evidente che davamo semplicemente fastidio a quei nipoti e pronipoti delle persone che vedevano semplicemente come un qualsiasi lavoro la costruzione di quelle misere baracche e delle camere a gas e dei forni crematori.
    Ci accorgemmo che eravamo molto distanti dalle dichiarazioni ufficiali, fatto sta che rimane molto difficile credere che nessuno sapesse nulla e che comunque nulla avrebbero potuto fare per tutti quei treni merci pieni di gente stipata molto peggio di animali che entravano pieni ed uscivano vuoti e che di tutti quelli che entravano nessuno usciva ne vivo ne morto, veramente difficile da credere.
    Tutto questo non lo dico per dare ai figli ai nipoti e pronipoti colpe dei loro ora vecchi, ma per condannare un atteggiamento che oggi non ha più necessità di esistere, avrei preferito trovare indicazioni sobrie, ma chiare precise e puntuali, mi ero immaginato di trovare gente cordiale e disponibile, quasi grata a chi si reca ,non solo in pellegrinaggio ed in religioso silenzio a meditare e pregare per i martiri uccisi barbaramente ed in massa, ma anche per rendersi conto della condanna che la locale popolazione dovrebbe dimostrare verso quell'efferato genocidio, proprio per trovare conferma che tutto è veramente finito anche nel profondo degli animi.
    Devo dire che se questa condanna c'è non l'ho trovata e se c'è è certamente molto ben nascosta, naturalmente non voglio dire che sia così, esprimo quello che ho visto e sentito, dunque una mia personalissima opinione .
    Vi assicuro però che all'interno di quei campi dove l'inferno era in terra, la sofferenza ancora aleggia ed è molto ben percepibile, tanto che consiglio veramente di andare e giungervi con animo tranquillo e sereno per meglio sentire ed ascoltare i lamenti strazianti di chi non c'è più.

  • Giulia

    27/01/2012

    Per prima cosa volevo ringraziare Gigi per aver pubblicato il mio racconto del viaggio ad Auschwitz. Ancora oggi, ad un anno di distanza, in me riemergono le emozioni provate durante la visita di quei luoghi dell'orrore... da quanto ho letto nei commenti lasciati da voi ho potuto capire che chiunque da questo viaggio è tornato arricchito e consapevole di ciò che ha visto. Con enorme piacere ho potuto constatare che grazie a questo mio piccolo racconto sono riuscita a far immedesimare e coinvolgere anche chi questo viaggio non lo ha mai fatto...

  • Marco Biasotti

    28/01/2012

    Grande Giulia!
    Hai espresso tutto l'orrore in poche righe. Grazie di avercelo ricordato, ora sta a noi non dimenticare.!

  • Arturo Curà

    28/01/2012

    A proposito della Giornata della Memoria Stefano Corradino de Il Fatto Quotidiano (27 gennaio 2012) scrive:

    27 gennaio 2012, Giornata dell’Amnesia

    - Mauro Vattani, di giorno console e di notte cantante nazirock;
    - Editore inglese riporta in edicola il Mein Kempf a puntate;
    - Sondaggio: il 21% dei tedeschi sotto i 30 anni non associa niente ad Auschwitz;
    - Cresce il numero dei negazionisti che confutano lo sterminio degli ebrei;
    - Accendini e poster su Mussolini circolano in tabacchi ed edicole;
    - A Parma CasaPound definisce i partigiani violenti e stupratori;
    - A Forlì consigliera Pdl lancia appello: “E’ ora di parlare del Mussolini buono“;
    - A Torino professore insulta su Fb ebrei, immigrati, omosessuali e disabili;
    - Condizioni da lager nei Centri di identificazione degli extracomunitari (Cie);

    Se questa è la Memoria…

  • Pace e Bene

    28/01/2012

    Nazismo e comunismo, nessuna differenza. Per l'ideologia si uccide sempre, in nome del popolo che siano neri o rossi, però si ricordano solo quelli ammazzati dai neri. Così va la storia ma non dimentichiamo quelli ammazzati dai regimi del cumunismo

    Urss: 20 milioni di morti,
    Cina: 65 milioni di morti,
    Vietnam: 1 milione di morti,
    Corea del Nord: 2 milioni di morti,
    Cambogia: 2 milioni di morti,
    Europa dell’Est: 1 milione di morti,

    Se dobbiamo ricordarli almeno ricordiamoli tutti

  • Luciana Sangiorgi

    29/01/2012

    Ma quale ideologia puo'ispirare fatti cosi' aberranti? Solo una pazzia perversa puo' concepirli. Eppure sono avvenuti e non è detto che non si possano ripetere, purtroppo. Giusto é far conoscere questi fatti ai giovani, ricordare il loro orrore. Sto leggendo il libro di Bernardi, anche' li' quanto odio. Grazie Gigi e grazie alla tua amica Giulia.
    Gigi, sta nevicando, scrivi qualcosa su questa coltre bianca .....un po' di dolcezza.

 

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