post commenti
  • Cinquant'anni fa a Bedonia

    Questo è uno scritto di un amico, un “bedoniese DOC”, residente da molti anni a Milano, ma il suo cognome ne è testimone: Serpagli. Lo propongo volentieri perché ripercorre in modo ben delineato gli anni sessanta, quegli anni vissuti a Bedonia, gli stessi che sono ormai ricordati come i "Mitici anni sessanta”.
    Bedonia, a giudicare dal racconto e dalle fotografie, viveva un gran bel periodo...


    Correvano gli anni cinquanta. In Italia si stava vivendo il travagliato periodo della ricostruzione post-bellica e nessuno ancora si rendeva conto che dietro l’angolo c’era il benessere: quell’ineguagliabile e sconvolgente periodo che passerà alla storia come il boom degli anni sessanta; fenomeno sul quale scrittori, sociologi, politici ecc  hanno versato fiumi di inchiostro.
    Passavo allora l’intera estate con i nonni a Bedonia, paese del quale mi sono sempre sentito figlio.
    Vivo da sempre a Milano, ho due figli ormai grandi e una nipotina.
    Anche se pretenziosi luoghi di vacanza, ormai abbastanza alla portata di tutti, mi catturano per le vacanze, non riesco a stare a lungo lontano da Bedonia: magari per un weekend o per qualche giorno d’agosto o in autunno per i colori dei boschi o in estate per il rigoglio della natura, il verde smaltato dei prati. Ma quando ritorno in città provo lo stesso dolore che provavo tanti tanti anni fa quando ai primi di ottobre cominciava la scuola e dovevo lasciare tutto ciò che avevo amato per intere estati che sembravano non finire mai: le corse e i giochi nei prati, i bagni nel fiume, le scorribande per rubare la frutta e le zucche nei campi, le interminabili partite di calcio (ero per tutti “il milanese”), le scarpinate su e giù pei monti, il campeggio sul Monte Penna con Don Corbelletta.
    I tanti e indimenticabili amici, molti purtroppo ormai persi, attendevano il mio immancabile e puntualissimo arrivo all’inizio dell’estate: un ‘lungo’ viaggio in 3° classe su panche di legno poi, a Borgotaro, la sbuffante corriera di Carpani, con Baffo al volante e Davide bigliettaio.
    A Marcinelle in Belgio si consumava il dramma di centinaia di italiani e la RAI iniziava la prime trasmissioni televisive.
    Portavo con me degli album di Topolino, vera leccornia letteraria per ragazzi, a quei tempi  introvabili  al paese, che leggevamo riuniti per ore e ore; solo qualche anno dopo, più grandicelli, vivevamo trasognati nel fantastico mondo salgariano e io favoleggiavo di epici incontri di calcio e pugilato probabilmente mai visti.
    Di tanto in tanto sentivo la nonna che, in quieto conversare con un’amica coeva, Bettina, celebre confezionatrice di abiti talari, elencava nomi di giovani (e meno giovani) bedoniesi che se ne erano andati: la corrente migratoria, pur scemata, era ancora forte mentre la risorsa del turismo - inteso in senso moderno – solo all’inizio.
    Spesso nei pomeriggi assolati eravamo costretti a salire, tra il frinire dei grilli, al Seminario che ci accoglieva  con le sue fresche e lindissime stanze (il salotto verde, quello rosso e così via) dove pazientissimi insegnanti ci impartivano, suppongo a modica spesa, considerati i redditi familiari, lezioni di latino o francese o matematica, tollerando con incredibile pazienza, i nostri irrefrenabili scoppi di ilarità collettiva.
    Al cinema (di Bedonia, naturalmente, allora c’era ancora) proiettavano film di John Wayne e Gary Cooper ma, con “Ladri di biciclette”, stava affermandosi il neorealismo italiano di De Sica e Zavattini.
    Fausto Coppi e Gino Bartali dividevano gli italiani.
    Ricordi di gioventù e della fanciullezza, solitamente i più piacevoli non ancora contaminati dagli inghippi della vita; con gli occhi della mente rivedo ancora il vecchio paese con le limpide acque del Pelpirana che lo solcavano, la Passerella e le donne che ritiravano dal forno teglie fumanti.
    Chiudendo questa breve parentesi di ricordi, il ragazzo di allora, deluso da una società che esalta sempre più valori non veri e che è indifesa contro una cieca e crescente violenza, non può che volgersi con infinita nostalgia.
     
    Luciano Serpagli

11 Commenti

  • ValeDB

    09/07/2012

    Ricordo un articolo della gazzetta di qualche anno fa, con intervista a due storici villeggianti/emigranti statunitensi che avevano affermato che bedonia all'epoca valeva tre parigi!

  • Paola

    09/07/2012

    I miei nonni mi hanno sempre raccontato di un paese unico.
    Lì a Bedonia vi hanno trascorso oltre trenta estati consecutive, a leggere queste parole mi sembra di risentirli, dicevano sempre che fosse una piccola Svizzera.
    E' stata una emozione. Grazie
    Un bacio da Milano - Paola

  • Marco Biasotti

    10/07/2012

    ....e con l'ultima foto "al bar Biasotti"......è scattata la lacrima.

  • Elisa Chiapparini

    10/07/2012

    Che emozione, leggere le cose che ho sempre sentito, uguali, e che mi sembrava di essere l'unica al mondo ad aver vissuto.
    Come Luciano ho passato la parte più bella della mia infanzia e adolescenza a Bedonia. Gigi si ricorda le interminabili partite a PATTA a Ronconovo, dove tutto il paese era coinvolto o l'estate della guerra di gavettoni......
    L'affetto che ho per gli amici di li, è immutato negli anni. E' la scenografia ricorrente dei miei sogni notturni e una gran parte del mio cuore sarà sempre Bedoniese, anche se sono figlia adottiva di questo incantevole luogo del cuore.

    Elisa

  • Remo Ponzini

    10/07/2012

    Caro Luciano,

    Ci hai sciorinato uno spaccato di vita bedoniese d'annata inducendo, tutti noi, a rivivere i tempi in cui eravamo degli imberbi giovincelli.
    Devo ammettere che nonostante tu sia sempre stato battezzato "il milanese", perchè li risiedevi, hai dei ricordi estivi molto più particolareggiati dei miei. A mia "discolpa" v'è da dire che mi trovavo segregato in seminario e le mie vacanze erano limitate ad un paio di settimane che trascorrevo nella chiesa parrocchiale a disposizione del parroco. Una sorta di clausura per tenerci lontani dalle tentazioni (donna = diablo) ma poi un po' di recupero lo feci quando lasciai quel luogo.

    Che il tuo amore per il nostro paesello fosse e sia genuino lo testimoniano le ricorrenti escursioni che tuttora compi con il Peppino al seguito (un Serpagli pure lui). Ormai conosco i tuoi tempi e quando scoccano i 3/4 mesi di assenza, giunge puntuale il richiamo della foresta e mi arriva la mail che mi preannuncia il vostro arrivo. Un legame continuamente alimentato, sbocciato in un passato ormai remoto, ma che ora è divenuto viscerale ed indissolubile.

    So già che ci rivedremo in ottobre/novembre mesi di colori e di rimembranze.
    A presto.
    Remo.

  • Enrico Serpagli (Giulio)

    10/07/2012

    Caro Luciano Serpagli,
    la tua storia è molto simile alla mia (credo che tra Serpagli ci si possa dare del tu anche se non ci conosciamo).
    Ho lasciato Bedonia da ragazzo agli inizi degli anni 50' ma sono sempre tornato a passare le vacanze nella casa del nonno Moretto nella Piazzetta, fino a che avevo i bambini piccoli. Poi torno tutti gli anni a trovare i miei vecchi al cimitero e la Madonna di San Marco sul Penna. I tuoi ricordi sono anche i miei (" la sbuffante corriera di Carpani, con Baffo al volante e Davide bigliettaio").
    Anch'io, d'ogni tanto, mando degli "amarcord a Gigi (l'ultimo "Quando si ballava da Franchi con la fisarmonica di Putacello"). I ricordi mi fanno sentire ancora "bedoniese" anche se è ormai è passato un tempo "geologico" da quando ho dovuto lasciare il paese che tanto amavo.

    Enrico Serpagli (detto Giulio)

  • Claudio Agazzi

    10/07/2012

    Bene, bello, bravi.

    Peccato che quando c'è una qualsiasi campagna che mira alla salvaguardia di questo "incantevole", "delizioso", "unico" posto incontaminato nessuno ci metta la propria faccia e siano quattro gatti a doversi sempre mettere in gioco al posto di tutti voi. Gli altri non sanno scrivere, non hanno tempo, si sentono inadeguati.

    Bene andiamo avanti così. Noi vivremo di ricordi i nostri figli, i vostri figli neppure di quelli.

    Complimenti all'egoismo e al menefreghismo.

    E un grazie enorme a chi, come il buon Gigi, con generosità continua questa opera indomabile di informazione e di sostegno alla nostra valle.

    Claudio Agazzi

  • Peppino Serpagli

    11/07/2012

    Chissà se, poco prima dell'attimo fuggente di cui alla foto n. 5, la simpaticissima Antonina Biasotti aveva appena finito di raccontare "Tu see che se spusa a Mina?" Peppino Serpagli (Mi)

  • Claudio Rossi

    11/07/2012

    La prima volta che sono andato a Bedonia è stato nel 1962, dopo di che dal 1967 andavo tutti gli anni è rimanevo tutte le estati, è li mi sono fatto molti amici che non dimenticherò mai nella mia vita.
    Io abito a Buenos Aires (Argentina) e continuo a venire spesso. Quindi mi ricordo quando andavamo a Las Vegas, dopo La piramide...... e prima andavo sempre in canònica...... quindi Bedonia sarà nel mio cuore.
    Saluti Claudio

  • Enrico Serpagli (Giulio)

    14/07/2012

    Non so se il signor Claudio Agazzi si riferisse anche a me (il suo commento è arrivato subito dopo il mio e quindi a pensar male a volte ci si azzecca). Ritengo, tuttavia, che prima di accusare qualcuno di “egoismo e di menefreghismo” sarebbe bene documentarsi.
    Infatti, per quello che mi riguarda, quando quelli della Valle mi hanno invitato, ho sempre risposto “presente” con:

    -una serata di proiezione di diapositive sull’Etiopia (dove avevo soggiornato per sei mesi come docente presso l’Università di Addis Abeba) tenuta a Bedonia (non ricordo il periodo ma eravamo sul finire degli anni 80’) (invitato da Renato Cattaneo);
    -una conferenza sui fossili tenuta nella sala conferenze del Seminario di Bedonia assieme al prof. Sergio Raffi per presentare il nostro libro “Introduzione alla Paleontologia” edito dalla UTET (fine anni 90?)(invitato da Renato Cattaneo);
    -una mostra fotografica “I colori della materia” tenuta presso il salone dell’Asilo parrocchiale di Bedonia dal 17 luglio al 5 agosto 1999 (invitato da Renato Cattaneo per conto del Centro Studi Cardinale Casaroli);
    -una mostra fotografica “ Il senso dell’ordine” tenuta presso il Museo delle Mura di Borgotaro dal 29 agosto al 13 settembre 2009 (invitato dall’Assessorato alla Cultura);

    Se poi il signor Agazzi non si riferiva a me allora mi scuso per aver pensato male.

  • Claudio Agazzi

    16/07/2012

    Buongiorno Sig. Serpagli (Giulio).
    Mi scuso io perché sono stato impreciso.

    Non mi riferivo a lei o a qualcuno in particolare ma volutamente volevo essere generalista. Noto sul web la presenza di molta gente per bene, umana, predisposta al prossimo e nel nostro caso al proprio paese. Stride molto con quello che succede poi nella realtà.

    In genere ci si occupa più del proprio interesse che del bene comune e il web diventa un gisutificativo, una bella frase, un dolce pensiero e il mio obbligo l'ho assolto.

    Sarebbe bene che ci fosse più coesione e presenza nella realtà. Io non sono uno dei più attivi anche se qualche cosa cerco di fare o di proporre, altri fanno più di me, lo stesso Gigi ne è un esempio.

    Cordialmente

    Claudio Agazzi

 

Commenta

Accetto Non accetto
Scrivi la somma e invia: 3 + 7 =
Resta aggiornato


Cancellazione POST

Se desideri cancellare e gestire i tuoi post clicca qui ed accedi alla tua area riservata.
Se non utilizzi piu' la mail con cui hai scritto il post che vuoi eliminare contattaci e cercheremo di aiutarti: esvaso@gmail.com