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  • Giannutri, l'isola di Agrippina

    Per chi volesse saperne qualcosa di più su Giannutri, l’isola più piccola dell’Arcipelago Toscano, gli basterebbe leggere le informazioni che ho letto appena sbarcato, scritte a chiare lettere sulla porta dell’unico bar dell’isola, proprio indirizzate ai nuovi arrivati. Il cartello riporta le "Domande frequenti" dei turisti e relative risposte dei residenti, metodo certamente funzionale, ma che ricorda un po’ l’accoglienza alla “ligure”:

    In quanti vivono sull’isola?
    15 in inverno e 500 in estate / Per andare alla villa Romana? Inutile andarci perché tanto è vietato / L’acqua come arriva? Da tre anni c’è il dissalatore / Ci sono alberghi? No ci sono solo case private e un residence / E se uno sta male? È in funzione un servizio 118 efficientissimo / Quanti collegamenti ci sono? Due a settimana in inverno e tutti i giorni in estate / Ci sono spiagge? No l’isola è tutta a scogli / Ma lei vive qui? Sì per stare in pace!
     
    Detto questo, Giannutri è un'isola a numero chiuso di visitatori, non vi sono strade asfaltate, solo sentieri in terra battuta, quindi niente macchine, moto e camper, si gira solo a piedi, accompagnati obbligatoriamente dalle Guide Escursionistiche, ma in quel giorno, neanche l’ombra, quindi mi sono arrangiato.
    Per metà è ancora privata, compreso quello scempio di villaggio turistico costruito negli anni '70, mentre la restante parte l'ha acquistata (2004) all'asta il Ministero dell'Ambiente e la Regione Toscana per il fallimento della Società proprietaria, inclusa l'area di una villa Romana, simbolo dello sfarzo imperiale, fatta costruire nel II secolo d.C. dalla famiglia patrizia dei Domizi Enobarbi, la stessa a cui appartenevano Agrippina e Nerone. Si tratta di un’ampia dimora con pavimenti in marmo e mosaici, dotata di un tunnel di comunicazione con il mare e di una grande terrazza affacciata sul mare.
    Il sito archeologico, dopo quindici lunghi anni di chiusura per "lavori", è stato riaperto nel giugno del 2015. Un intervento atteso da anni e che per troppo tempo era rimasto in balia di sé stesso, anzi di alcuni "amici" di Nerone che lo utilizzavano per organizzare festini privati in abiti romani: i "Toga party".
    Povera Italia!

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