La Principessa delle Faraone

Sono 'piombato' in un paesino, tra Cornolo e Pione, che all'apparenza sembrava "abbandonato" da Dio. Solo un pugno di case in pietra, tutte abbracciate tra loro, tutte diroccate. Non c'era veramente nessuno o meglio nessun essere umano. C'erano solamente delle faraone, qualche gallina, un paio di galli e un pavone.

Al mio arrivo hanno iniziato fare un bordello incredibile da lì ho capito che non erano tanto abituati agli 'stranieri'. Ero in anticipo. Nell'attesa mi sono seduto su un sasso. Al sole. Ci sono rimasto quasi un quarto d'ora. Intorno solo silenzio. Tranne che per un lontano rintocco di campane. Le nuvole, altissime e sottili, correvano lente, spinte da un vento impercettibile.

Ogni tanto raggiungevano il sole trasmettendo a terra un'immensa ombra, poi, dentro a quell'alone itinerante, è comparsa la persona che attendevo, l'unica 'habituè' del paesino: gonna dal colore indefinito, scarponi inzuppati di terra, camicia rosa e fazzoletto a quadri legato sotto il collo una signora inizialmente burbera, ma è bastato poco per capire che fondamentalmente era una persona cortese. Non abita lì, sale lassù quotidianamente per tenere in ordine i campi, per sfamare il pollaio e a rilassarsi lo spirito.

Mi ha chiesto se avevo bisogno, gli ho risposto di sì. Di quel paese sapeva proprio tutto. Strano, stranissimo, non era gelosa di quel luogo dimenticato da tutti, tranne che da lei. Dentro ad ogni casa c'era un pezzo di sua proprietà: zappe, rastrelli, galline, faraone, galli, fieno, bottiglie vuote, cani. La ricorderò come la "Principessa delle Faraone", non tanto per la carica nobiliare quanto per un indiscutibile diritto.


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