La gita al Passo della Cisa

Un luogo piacevole dove ci siamo passati tutti e che aiuta a non sprecare il piacere dei ricordi
Credo che l'ultima volta che mi sono fermato davanti al Santuario posto sul Passo della Cisa fosse per una gita scolastica, prima media o giù di lì. Guardando oggi quella chiesetta, nonostante i quattro decenni trascorsi, mi sono tornati alla mente le circostanze di quella giornata.

Ricordo bene anche i momenti precedenti: eravamo in classe, nel mezzo della "ricreazione", alcuni dei miei compagni erano ricurvi sui banchi, altri armeggiavano attorno a qualche marchingegno e altri ancora parlavano sottovoce di chissà quali segreti, quando entrò il professore di matematica e scienze Cristoforo Messina chiedendo la nostra attenzione: "Ragazzi, si farà una gita a Berceto, chi viene?"

La frenesia per quella novità fu immediata e la si notava dall'agitazione che regnava in classe: "Io ci vado, tu ci vieni? - Io lo devo chiedere ai miei – Dai, dai... ci andiamo!". Un'occasione irrinunciabile per scoprire un pezzo di mondo oltre alla nostra Bedonia. Così, dopo qualche giorno, alle sette di mattina e in attesa dei soliti ritardatari, partimmo con la corriera blu di Carpani, avvolti dall'inevitabile nuvola di fumo nero.

Dopo un'oretta di viaggio arrivammo a destinazione, quasi non si vedeva la chiesa tanta era la nebbia che l'avvolgeva: "Mettete la giacca a vento, fuori fa freddo". Da subito sembrò una situazione anomala, eravamo a 1041 metri S.L.M e sul confine tra due regioni: "Guarda guarda, ho un piede in Emilia e l'altro in Toscana".

Ancora prima di salire quella ripida scalinata e raggiungere l'interno del santuario, c'era già chi si era fiondato nei bar circostanti per comprare le peggior porcherie, mentre il mio occhio notò subito il chiosco dei souvenir (ancora oggi presente), un vero ricettacolo di oggetti, tanto strani quanto inusuali. Tutti articoli che riproducevano al loro interno quel luogo ameno: la penna con dentro il paesaggio, il portachiavi a forma di abete, gli scudetti adesivi o la "palla di neve" da girare sottosopra... personalmente mi comprai una medaglia di bronzo, invece per mia nonna la chiesetta in marmo luminescente, di quelle che cambiavano colore in base alle previsioni meteorologiche... quello che invece non ricordo è se quel "prezioso" gingillo arrivò tra le sue mani tutto d'un pezzo.

P.s. Anche questa volta ho portato a casa un “souvenir”, ma al posto delle solite cianfrusaglie ho scovato delle deliziose torte dolci preparate dal bar-pasticceria “Passo Cisa”.

FOTO: al passo della Cisa



3 Commenti
  1. Patrizia

    E davanti a quell'altare ho detto un SI' che dura da 59 anni!

  2. Harley

    Finalmente un articolo dove non si parla di gran premio della Cisa, con motociclisti spericolati, di curve tagliate, di contromano, di ginocchia sull'asfalto, di morti.

  3. Trilussa

    Il valico presenta ancora oggi, come qui documentato, due bellissime "marcature" di confine in pietra arenaria, fondate davanti alla antichissima stazione di "Posta", ben sopravvissute a predoni di oggi e intemperie di sempre: il confine territoriale, tra i Ducati di Parma e Piacenza e il Granducato di Toscana. Varrebbe la scampagnata solo per ammirarle.

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