La morosa friulana

Il racconto di un lungo viaggio a bordo di una Fiat 500, un avvenimento affascinante, appassionato e arduo, tanto da renderlo oggi quasi incredibile
Ci sono racconti che rapiscono fin dalle prime parole, e allora cerco di non farmi sfuggire nulla, perché so che alla fine non potranno deludermi. Questo è uno di quelli. È accaduto sessant'anni fa, ma non per questo risulta meno avvincente, soprattutto se il fatto riferito non è logorato dal tempo e si manifesta invece in tutta la sua trasparenza. Credo inoltre che la bellezza di una storia da raccontare vada ricercata nei dettagli di un determinato episodio, in questo caso riguardante un viaggio avvenuto nel 1962: quando le scomodità erano risapute, i tempi apparivano lenti e le mete scorrevano nel verde delle campagne -ma era anche il periodo che si guidava con il braccio fuori dal finestrino, la sigaretta in bocca e con il sorriso stampato sul retrovisore.
Eh sì, con la Fiat 500 ne sono state fatte di tutti i colori e questa non è nient'altro che un'altra storiella da aggiungere alla sua prestigiosa fama.

Facciamo quindi un piccolo passo indietro, andiamo al 1961. Remo Ponzini viene chiamato al servizio di leva: fu l’ultimo scaglione a prestare servizio per diciotto mesi. Dopo il CAR di addestramento a Pistoia, viene destinato in Friuli Venezia Giulia, più precisamente a Paluzza e poi a Tolmezzo, sempre in provincia di Udine, presso il 7° Battaglione Trasmissioni.
Una meta lontana da casa e inaspettata, considerando che i genitori avevano tentato il ravvicinamento con la famosa "amichevole raccomandazione", in questo caso affidata al Colonnello Luigi Quagliano, ufficiale dell'Esercito Italiano, in quel periodo presente a Bedonia in occasione dei campi estivi militari e successivamente per aver sposato la bedoniese Maria Musa.

Remo, essendo immatricolato al corso di marconista, aveva più tempo libero e orari più flessibili rispetto agli altri commilitoni. Un giorno, in seguito al solito consiglio "Vai lì che si mangia bene", si recò presso il ristorante di Treppo Carnico, a pochi chilometri da Tolmezzo.
Trovandolo poi di suo gradimento ci ritornò altre volte, poiché il rapporto qualità/prezzo era ottimo -per il pranzo si spendevano 600 Lire- e la gentilezza delle proprietarie, due sorelle entrambe vedove, non era da meno. Il servizio di sala era svolto da una ragazza, figlia di una delle donne, ed è in quel contesto che il nostro "Caporale" adocchia la giovane Luisa Ballarin.

Tra i due seguono diversi mesi di "platonica" frequentazione: "Essendo un militare non volevo essere frainteso o scambiato per un opportunista, sia da lei e tantomeno da mamma e zia".
Passano sei mesi e il servizio militare giunge così al termine, ma i due ragazzi, vista l’evidente intesa, non si perdono di vista e intraprenderanno un rapporto epistolare, seguìto anche da qualche breve telefonata, e alla fine decideranno di rivedersi, occasione per consegnare a Remo anche qualche poesia composta dalla ragazza durante il fugace distacco (una è in allegato).

Rientrato a Bedonia, poiché era in aspettativa, Remo viene riassunto dalla Cassa di Risparmio di Parma, questa volta con l'impiego di "cassiere" e non più di "fattorino". Passano solo due settimane, ed ecco che decide di ritornare su i suoi passi e trascorrere “lassù” il fine settimana, ancora inconsapevole che quel viaggio sarà il primo di tanti altri.
La sua auto, come quasi tutti giovanotti dell'epoca, era la Fiat 500, e per un viaggio di 480 chilometri non era certo il mezzo più consono: "Ma era quello ché non ce n'era altro".

Così, al sabato mattino di buon'ora, con la cartina geografica ripiegata sul sedile, in compagnia di un pacchetto di STOP infilato nel taschino della camicia, ma fortificato da tanta pazienza e desiderio, partiva con destinazione Friuli: "Pensa che allora era tutta strada normale, l'unica autostrada era quella "del Sole" tra Bologna e Milano, ma io non la facevo, così il tragitto era Parma, Guastalla, Mantova, Verona, Vicenza, Mestre, Udine, Gemona, Tolmezzo. Visto il lungo tragitto viaggiavo con la tanica di benzina da 12 litri sul sedile posteriore, di notte i distributori erano chiusi e in giro non c'era anima viva".

Con i canoni di oggi sarebbe un viaggio davvero incredibile, tant'è che me lo faccio ripetere un'altra volta: "Sì, era così, ci mettevo circa sei ore, ma se c'era la nebbia anche otto, e in quei casi scendevo spesso dalla macchina per leggere i cartelli da vicino perché non sapevo più dov'ero. Però, poi, per l'ora di pranzo arrivavo sempre".

Senza neanche accorgersene arrivava la domenica sera e verso la mezzanotte riprendeva la strada del ritorno, per arrivare a Bedonia verso le sette del mattino: "Se avevo tempo passavo da mia mamma a lavarmi la faccia e a cambiarmi la camicia, ma a volte arrivavo anche alle otto e in quel caso andavo direttamente in banca, senza neanche passare da casa. C'era la vitalità dei vent'anni".   
Questo andirivieni andò avanti per circa un anno, dopodiché i viaggi si diradarono finché la fiamma della passione non si spense da sola.

Siamo giunti al termine di questo stravagante racconto e non mi restava che un'ultima domanda, a questo punto inevitabile: "Remo, dimmi un po'… per aver sostenuto un simile calvario, se pur piacevole, ma quanto era bella questa morosa friulana?".

Hanno collaborato a questo post: Remo Ponzini |Giacomino Gandi |Maria Pina Agazzi |Stefano Orsi


Alcune foto dei primi anni '60 di Remo Ponzini, scattate nei dintorni di Bedonia e durante il servizio militare



7 Commenti
  1. Remo Ponzini

    Ma guarda un pò questo Esvasante che mi combina. Nei ripetuti incontri del sabato mattina, ciacolando in lungo ed in largo, gli parlai, diversi anni fa, del mio servizio militare. A distanza di anni mi disse che voleva parlarne su Esvaso. Io manco più mi ricordavo della conversazione ma Lui non volle sentire parlare di dinieghi e mi costrinse alla resa. Gli diedi pure qualche dettaglio aggiuntivo.

    Prima di addentrarmi devo fare alcune precisazioni sul rapporto civili/militari di quei tempi. Feci i prima 40 giorni di CAR a Pistoia ed i rapporti non esistevano, Anzi, quando si usciva in libera uscita, le donne se vedevano militari sullo stesso lato del marciapiedi tagliavano la strada ed andavano su quello opposto. In Carnia (zona a nord del Friuli) invece mi trovai in un altro mondo. Non c'era alcun pregiudizio e le conversazioni erano ricorrenti e piacevoli.

    Le donne erano in netta maggioranza per il semplice motivo che tanti uomini andavano. come stagionali, a lavorare nella vicinissima Austria. Una cosa che mi stupì moltissimo fu il comportamento delle donne al bar. Usufruivo di un permesso permanente che mi permetteva di uscire, per motivi di servizio, quando volevo. Non mi facevo mancare un cappuccino con torta di mele per iniziare bene la giornata ed un giorno disse ad una ragazza cosa gradiva prendere. Mi disse un " tocai". Io non capii ma il barista aveva già messo sul bancone un bicchiere che riempì di vino. Impensabile che accada nei nostri paesi; soprattutto a quei tempi.

    (Fine prima parte- nella seconda parlerò della Luisa Ballarin) Non mi piacciono i post troppo lunghi.

  2. Remo Ponzini

    Durante il servizio militare, chi poteva permetterselo, andava spesso a cena fuori. Sentii parlare bene di un ristorante in Treppo Carnico ed inizia a frequentarlo. Distava quasi 3 km. dalla caserma di Paluzza ma erano quasi tutti pianeggianti. Già sapete che era gestito da due vedove ed una di quella aveva due figlie. La citata Luisa Ballarin di anni 16 ed una sorella minore di due/tre anni che si chiamava Silvia.

    Si creò subito un ottimo rapporto personale con la madre delle ragazze che, appena libera, veniva al tavolo a conversare con me. Nacque subito una grande amicizia che coinvolse anche la figlia Luisa Ballarin. L'Esvasante (Gigi per chi non lo sapesse) termina la presentazione chiedendomi quanto fosse bella la Luisa.

    Ebbene era una ragazza splendida sotto ogni aspetto. Sia fisico che caratteriale. Inoltre era molto intelligente e si esprimeva con linguaggio colto e con una affabilità molto singolare. D'altronde il suo passatempo preferito era quello di scrivere poesie di cui era molto gelosa. Non osai neppure chiederle di farmele leggere.

    Ma una sera, grande sorpresa, mi diede un foglio scritto a macchina con una poesia a me dedicata (vedi allegato di Gigi). Mi commossi e la riposi in un posto recondito per conservarla al meglio. I rapporti con questa ragazza rimasero molto teneri ma anche solo amichevoli. Non dico fraterno ma quasi. Qualche tenerezza, qualche bacio sulle guance ma tenendo a freno gli impulsi sessuali che a quella età abbondavano.

    Ero troppo amico di tutta la famiglia e ci tenevo moltissimo. a questo legame. Se avessi oltrepassato certi confini, forse, avrei perso tutto. La rividi diverse volte dopo il servizio militare ma l'elevata distanza che ci divideva fece diradare sempre più le mie frequentazioni. Nulla vale di più di una "vera amicizia" perchè io, nonostante i sessant'anni trascorsi, la sto ancora portando nel cuore.

  3. Dolores

    Vuoi vedere che un giorno vedremo il nostro Remo a "C'è posta x te"'?
    Che da uomo affascinante. Colto e accattivante... Sicuramente ha lasciato il segno!!!! Sarebbe il lieto fine di una storia bella e pulita dei bei vent'anni!
    Pure io a Genova ho conosciuto un giovane militare di Mestre, nel 71... non ci siamo più lasciati...
    E tu Remo... e tutti... attenti a quel Gigi che ascolta tutto... e prima o poi scrive!

  4. Sonny Fiat 4ever

    Il signor Remo non ha specificato se oltre la tanica di benzina tenesse con se' anche la lattina dell'olio motore e la riserva di acqua per il radiatore e per il suo bollente spirito ? Quel numero di chilometri senza soste poteva mettere a repentaglio anche un motore inflessibile, cosiddetto mulo, come la FIAT 500 montava ma senza stupirmi troppo del tratto andato sempre a buon fine.

  5. Remo Ponzini

    Cara Dolores, ti ringrazio per tutti gli elogi che hai profuso nei miei confronti. Non li meritavo ma so che tu hai un cuore che esprime solo sincerità ed affetto.
    Hai ragione quando esprimi prudenza nell'interloquire con il gran maestro Gigi perchè annota, nella sua immensa memoria, qualsiasi cosa gli venga raccontata.

    Ce l'ho messa tutta per dissuaderlo dai suoi proponimenti di pubblicare questi episodi della mia vita giovanile perchè ritenevo che non potessere interessare ad alcuno ma Lui fu così pressante che dovetti soccombere. D'altronde capisco che trovare nuovi argomenti tutte le settimane sia una impresa assai ardua.

    L'unico rimpianto che ho è quello di non aver saputo mantenere vivo nel tempo questo rapporto amichevole. Ho fatto molte ricerche sul web sul nome di questa ragazza che ora avrebbe circa settantacinque anni ma, a prescindere che il cognome Ballarin sia molto diffuso, non sono riuscito a trovare nulla. Purtroppo la vita è fatta anche di distrazione ed errori.
    Un abbraccio ed un caro saluto a tutta la tua famiglia.

  6. Bedonieseinfriuli

    Certo che leggere i nomi di paesi a me cari sia x il servizio militare svolto in Carnia, Paluzza, Paularo, sia xche ora abito in Friuli è bello sapere che altri Bedoniesi abbiano svoltoil servizio di leva. Capisco il sig. Remo anche se non lo conosco di avere avuto la bellezza di quelle valli e i loro abitanti e di essersi meravigliato se una donna abbia chiesto un bianco è normale x loro adesso come allora, ho fatto servizio negli alpini 50 anni fa. Un saluto dal Friuli. Mandi.

  7. Remo Ponzini

    Caro amico Bedonieseinfriuli, avevo già sentito parlare di te ma non ricordo dove. Probabilmente avevi fatto qualche intervento su Esvaso. Io ero in un Battaglione Trasmissioni in Paluzza. Poi feci tre mesi come "aggregato" nel Battaglione Alpini di Tolmezzo come marconista. Infine gli ultimi mesi a Bassano del Grappa (bellissima cittadina) perchè il mio battaglione da Paluzza era stato trasferito li.

    Pensa che qui, anche ora, non si vede donna al mattino a farsi un bianchetto. In Carnia invece non avevano alcuna sudditanza nei confronti dei maschietti. Erano "libere" in senso lato e non avevano delle mamme-padrone che gli imponevano delle restrizioni come da noi. Parliamo dell'inizio degli anni sessanta ma là il femminismo era già praticato con naturalezza e senza sbandieramenti sciocchi.

    Mandi (è il ciao friulano).

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