Elegia per 'George'

Un piacevole ricordo dedicato a Giorgio Ponzini, noto personaggio di Bedonia
Ieri mattina, mentre le campane annunciavano il suo funerale, due persone mi hanno fermato per parlare di Giorgio Ponzini. Abbiano rivissuto, con un velo di malinconia, ma anche con il sorriso, qualche simpatico episodio della sua vita. Giorgio era un "personaggio" bedoniese a tutti gli effetti e, proprio per questo, non poteva mancare un ricordo anche su questo blog. Più che un articolo, sono semplicemente piacevoli ricordi. 
La foto di copertina, una delle mille che gli ho scattato negli anni, era stata tra quelle scelte per l'allestimento di "Attimi bedoniesi", la mostra che avevo allestito nel 2010 lungo le vie del paese.
Giorgio ha fatto parte della mia gioventù, così come gli scherzi che gli combinavamo. Più di una volta lo mandammo dall'Anna Raggi in farmacia, dalla "Maria dei Fiori" o da Romano Moglia in gioielleria, inventandoci naturalmente commissioni inesistenti.
In fondo, però, quello era davvero il suo lavoro: andare da una parte all'altra del paese per consegnare o ritirare pacchi, fare la spesa o sbrigare le più disparate commissioni. Tutto per 1.000 lire a incarico. A pensarci oggi, era stato un precursore di Glovo: oggi lo chiameremmo un rider, ma per la mia generazione è stato, e resterà sempre, semplicemente "Chinaglia".
Ora lascio la parola ad Andrea, perché anche per lui Giorgio è stato uno dei personaggi più emblematici della nostra "Pieve".

Gigi  


Se n’è andato anche “George”, come a me piaceva chiamarlo, per quella sua flemma ed impassibilità che, sempre ai miei occhi, lo rendeva il “più Inglese” di tutti gli abitanti di Bedonia. Giorgio Ponzini ci ha lasciato a 76 anni, dopo una vita sobria e riservata, fatta di fugaci comparse in paese, sempre negli stessi luoghi e momenti della giornata, per ritirare e recapitare pacchi, “pizze” di film o giornali in arrivo con gli autobus di Carpani; per consegnare fiori o semplicemente per godersi il monotono e ripetitivo tran tran quotidiano di un piccolo borgo di montagna come Bedonia, seduto ai soliti bar od angolini del paese dove, probabilmente, si sentiva “al sicuro” (da un punto di vista emotivo, intendo). 

Lo conoscevo da sempre Giorgio, essendo io cresciuto nella porzione della Pieve dove lui, coi genitori ed il fratello Romano, ha trascorso gran parte della sua esistenza, ovvero la parte alta di via Trieste, nucleo storico per eccellenza di Bedonia. Quando ci si incontrava nel quartiere, mi porgeva lo stesso, brevissimo saluto (“Ciao Andrea”) che, scandito con la medesima flemma che caratterizzava il suo andare, mi avrebbe poi rivolto durante l’intera sua esistenza. Nei miei ricordi lo vedo sempre uguale, come se il tempo lui non riuscisse a scalfirlo: un po' sovrappeso, coi capelli un po’ lunghi e pettinati all’indietro, in camicia a maniche corte e con ai piedi i soliti sandali e calzini corti. Volto sempre imperturbabile, eppur distinto da una espressione buona, mite ed un po' sognante.

Sicuramente una “figura” di altri tempi e contesti (come Bedonia ormai non è più), di quelle che riescono a conferire al posto in cui vivono un profilo di particolarità ed unicità. Uno degli ultimi ormai, dopo la scomparsa, più o meno recente, di numerosi altri “protagonisti” della vita del paese, altrettanto peculiari e singolari. Personaggi che, come nel caso di Giorgio, forse proprio per questa loro unicità e singolarità, erano benvoluti e “protetti” da tutti. Mai una parola di troppo (anche perché io da “George” non ho mai sentito proferire una frase che contenesse più di 2 o 3 parole); mai un tono o un atteggiamento sopra le righe; mai un dissidio o uno sgarbo. A modo suo, un “vero lord”. E questo nonostante episodi di dileggio nei suoi confronti, da parte unicamente di ragazzi un po’ strafottenti del paese, non siano nel tempo mancati. 

Ne ricordo uno fra tutti, che ogni tanto riaffiora fra i ricordi di noi amici, e che ben descrive la natura e l’animo del nostro Giorgio. Era un caldo mattino d’inizio estate dei primi anni settanta. Giorgio che avanza col suo solito “passo da plantigrado” su Via Garibaldi (via principale del paese), fra le mani un bellissimo mazzo di fiori. All’improvviso, da uno dei numerosi bar distribuiti sui lati della via, una voce lo apostrofa dicendo: “Date adre Giorgiu, chi pasissena” (“Affrettati Giorgio se vuoi evitare che i fiori appassiscano prima della loro consegna”). Telegrafica e cortese, al suo solito, la risposta: “Smettila, Massimo!”

Ci mancherai, caro Giorgio! Con la tua dipartita il pantheon dei personaggi della Pieve perde un altro dei suoi integranti più caratteristici e benvoluti e si affievolisce sempre di più. Mi conforta il sapere che nell’aldilà troverai un universo sicuramente più alla tua dimensione, nel quale l’incedere flemmatico e, più in generale, l’esistere “lento” non saranno più l’eccezione, ma la regola valida per tutti. Che lo spirito delle anime flemmatiche continui ad assisterti per l’eternità!

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Alcune foto di Giorgio



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